Il gossip e le sue funzioni: a cosa bisogna stare attenti?

Questa volta ci occupiamo di pettegolezzi. Sebbene in genere il termine abbia una valenza negativa, bisogna allo stesso tempo riconoscere che il gossip, così come viene comunemente definito in lingua inglese, ha anche un’utilità non trascurabile.

Avere notizie su persone che non conosciamo direttamente, oppure sapere dettagli che senza terzi non potremmo conoscere, ci permette infatti di apprendere una grande quantità di informazioni che possiamo sfruttare per fare scelte, ponderare i nostri comportamenti ed eventualmente cercare di evitare situazioni spiacevoli.

 Leggi tuttoLa condizione necessaria per credere al pettegolezzo che ci giunge all’orecchio è ovviamente l’attendibilità della fonte, che lo rende quindi più o meno utilizzabile. Il pettegolezzo insomma è un’ottima modalità di trasmissione della conoscenza che ci consente di sapere senza vedere, provare o toccare, perché altri prima di noi l’hanno fatto…  e ce lo stanno raccontando!

Ma quanto ci  influenzano i pettegolezzi? Come utilizziamo questo tipo di informazioni?

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Alcuni ricercatori hanno studiato il modo in cui possedere informazioni negative o positive sulle persone influenza la capacità di prestare attenzione a ciò che vediamo. Prima di descrivere come hanno fatto è necessario descrivere una delle infinite capacità del nostro cervello, ovvero quella di elaborare più stimoli contemporaneamente, anche quando gli stimoli sono presentati, nello stesso istante, separatamente uno ad ognuno dei nostri occhi.

Facciamo un esempio che estremizza un po’ il fenomeno della rivalità binoculare (così si chiama): se stiamo guidando e con l’occhio destro vediamo un gatto che sta per attraversare la strada e con l’occhio sinistro vediamo un’auto che sopraggiunge in senso opposto, il nostro cervello dedica in modo alternato, e senza che noi ce ne accorgiamo, un po’ di tempo al gatto e un po’ di tempo all’auto (ovviamente stiamo parlando di millesimi di secondo!!). In condizioni normali il tempo dedicato ai due stimoli non è molto diverso. Tutto cambia quando uno dei due viene giudicato prioritario, ovvero degno di maggior attenzione! In questo modo se lo stimolo destro rappresentasse un pericolo per la nostra integrità ecco che diventerebbe lo stimolo predominante  e il tempo dedicatogli aumenterebbe per lasciare l’altro in disparte.

Ma cosa c’entra tutto ciò con il pettegolezzo?

Ebbene alcuni ricercatori della Northeastern University, della University of California e della Harvard Medical School,  hanno dimostrato che, stando al paradigma della rivalità binoculare, i volti associati a pettegolezzi negativi conquistano la priorità rispetto ai volti associati a gossip positivi o neutri!

In altre parole il volto di una persona di cui sappiamo un qualcosa che giudichiamo socialmente riprovevole passa in primo piano rispetto a quello di chi pare assuma comportamenti o abbia abitudini che invece sono considerate lodevoli o “normali”.

L’esperimento è piuttosto articolato e potete consultare l’intero articolo qui.

Aldilà della metodologia utilizzata, il risultato dello studio però ci basta per riflettere su quanto le informazioni di carattere sociale e riferite alle relazioni che hanno le persone le une con le altre, e che apprendiamo da persone che riteniamo attendibili, siano importanti non soltanto perché influenzano il comportamento e le nostre scelte, ma anche perché modificano processi decisamente fuori dal nostro controllo ed estranei alla nostra consapevolezza!

References:

Anderson E, Siegel EH,  Bliss-Moreau E,  Feldman Barrett L. The Visual Impact of Gossip. Science. 2011; 332(6036): 1446–1448. doi:10.1126/science.1201574.

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Dott.ssa Elena Amistà

curatrice della rubrica "rassegna stampa scientifica" Psicologa (iscrizione all’Ordine degli Psicologi del Piemonte n°5820), laureata nel 2008 in Scienze della Mente, presso l’Università degli Studi di Torino, ha frequentato master biennale in Metodi Qualitativi per la Ricerca Applicata all’Indagine Sociale e di Marketing dell’Università Cattolica di Milano. Da sempre interessata ai temi della metodologia della ricerca in ambito psicologico e sociale, coltivo la passione della “buona ricerca” prima di tutto tenendomi informata! Svolgo attività di ricercatore e intervistatore per diversi enti e istituti di ricerca e attività didattica presso l’Università della Valle d’Aosta.

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