Le tue debolezze mi fanno male: le reazioni empatiche per l’imbarazzo altrui

Avrete tutti nella vostra vita vissuto situazioni di imbarazzo, magari si è trattato di situazioni pubbliche, come spesso accade, oppure molto intime.

La capacità di imbarazzarsi, e i correlati neurologici di tale sensazione, sono stati già da tempo studiati e identificati, ma ben minori sono invece gli studi che si sono occupati di osservare che cosa accade a chi osserva qualcun altro mentre si trova in una situazione imbarazzante.

I più informati si ricorderanno le divulgazioni a proposito della scoperta dei neuroni a specchio, chiamati ad essere la base neurologica dell’empatia, ovvero della capacità umana di immedesimarsi negli altri.

Ci imbarazziamo a nostra volta non appena vediamo qualche altra persona commettere una gaffe imperdonabile?

Ebbene si, come era facile immaginare, e come sicuramente ci è già capitato, la cosa non ci lascia indifferenti: a volte ci sentiamo come se fossimo proprio stati noi a commettere l’errore, ci rimaniamo quasi male! Come si spiega tutto questo?

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A darci una mano nel rispondere a questa domanda è lo studio condotto da sette ricercatori tedeschi e inglesi che hanno osservato attraverso la Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI) che cosa accade nel cervello di un individuo che osserva una scena in cui un’altra persona fa… una figuraccia. La particolarità dello studio, che lo rende ancora più interessante, è che non solo ai partecipanti era mostrata una persona che era consapevole della gaffe compiuta, ma anche situazioni in cui questa non ne era a conoscenza. Al tester insomma era richiesto non solo di immedesimarsi nel personaggio osservato, ma anche di immaginare come si sarebbe sentito se avesse saputo in quale situazione si era cacciato!

I risultati infatti ci mostrano come la sensazione di imbarazzo si verifichi sia quanto si osserva una persona che è conscia della gaffe appena fatta, sia nel caso che questa non sia riconosciuta dal protagonista.

Ancora più interessante però è la seconda parte della ricerca che ha indagato i correlati neurologici di questa sensazione: cosa succede nel nostro cervello?

Le immagini ottenuti con la fMRI mostrano come si attivi la corteccia cingolata anteriore e la parte sinistra anteriore dell’insula che sono le stesse che si attivano quando vediamo soffrire di dolore altre persone! In un certo senso è come se soffrissimo per chi si sta trovando in una situazione imbarazzante, sia quando ne diventa consapevole sia quando ne resta ignaro!

References:

Krach S, Cohrs JC, de Echeverrı´a Loebell NC, Kircher T, Sommer J, et al. (2011) Your Flaws Are My Pain: Linking Empathy To Vicarious Embarrassment. PLoS ONE 6(4): e18675. doi:10.1371/journal.pone.0018675

http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0018675

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Dott.ssa Elena Amistà

curatrice della rubrica "rassegna stampa scientifica" Psicologa (iscrizione all’Ordine degli Psicologi del Piemonte n°5820), laureata nel 2008 in Scienze della Mente, presso l’Università degli Studi di Torino, ha frequentato master biennale in Metodi Qualitativi per la Ricerca Applicata all’Indagine Sociale e di Marketing dell’Università Cattolica di Milano. Da sempre interessata ai temi della metodologia della ricerca in ambito psicologico e sociale, coltivo la passione della “buona ricerca” prima di tutto tenendomi informata! Svolgo attività di ricercatore e intervistatore per diversi enti e istituti di ricerca e attività didattica presso l’Università della Valle d’Aosta.

3 Responses

  1. elia ha detto:

    “Le immagini ottenuti con la fMRI mostrano come si attivi la corteccia cingolata anteriore e la parte sinistra anteriore dell’insula che sono le stesse che si attivano quando vediamo soffrire di dolore altre persone! In un certo senso è come se soffrissimo per chi si sta trovando in una situazione imbarazzante, sia quando ne diventa consapevole sia quando ne resta ignaro!”.

    E se si dicesse che quando ci immedesimiamo in qualcuno che prova dolore è come se fossimo imbarazzati per colui si sta trovando in una situazione dolorigena? Come possiamo escludere logicamente l’una o l’altra delle due ipotesi funzionali?
    Di certo non sulla base di ciò che ci sembra più plausibile…
    Purtroppo, le strutture neurali citate sono riportate come significativamente attive in una pletora di funzioni complesse. Ciò non permette di concludere nulla circa la specialità della loro implicazione funzionale ma piuttosto sulla loro generalità. Cioè probabilmente queste strutture si occupano di mediare funzioni alla base sia dei processi legati all’empatia, sia legati all’imbarazzo o ad altre funzioni con correlati emotivi come il disgusto (per esempio, la salienza sensoriale, la rilevanza comportamentale dell’evento osservato, il livello di difficoltà del compito a cui si è sottoposti durante l’esperimento, etc.). Ci sono molte rassegne critiche in questo senso.

    Purtroppo questo genere di interpretazioni sono quelle che contribuiscono a trasformare la ricerca scientifica in giornalismo sensazionalistico. Demerito dei ricercatori è seguire questo genere di moda.

  2. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ elia:
    Grazie Elia per l’ottima osservazione!
    Ci ricordi l’importanza di mantenere sempre un occhio critico e di non dare mai nulla per scontato o assodato…specie in campi in evoluzione come questo!

    Purtroppo hai ragione…capita spesso che la ricerca prenda vie dettate da motivazioni più legate al successo, al marketing o agli interessi economici e politici che non per l’importanza di “scoprire” o capire un certo fenomeno…è triste, a volte ingiusto, ma è quello che realisticamente succede!

    Tuttavia, l’osservazione di una correlazione fra due fenomeni è sempre un buon punto di partenza per comprenderne la natura e stimolare la curiosità degli addetti ai lavori; e se è demerito di alcuni ricercatori giungere a conclusioni sensazionalistiche per seguire le mode, sarà merito di altri verificare correttamente le ipotesi e giungere a interpretazioni più vicine alla realtà….il dibattito scientifico è fatto anche di questo, da sempre 🙂

    Grazie ancora per averci letto e averci dato il tuo prezioso contributo

    Buona vita!

  3. Elena ha detto:

    @Elia
    anche io ti voglio ringraziare per il commento: evviva il dibattito!
    Mi associo a quanto detto dalla dott.ssa Caminiti: la ricerca procede spesso (e per fortuna) secondo il famoso criterio di falsificabilità. Scopriamo, ci crediamo… fino a quando non si dimostra che quello che avevamo scoperto (o capito) non è vero! Si procede quindi a tentoni e, per spiegare almeno in parte perché i ricercatori possono alcune volte ricercare un po’ di notorietà: si procede là dove ci sono i fondi per la ricerca. I fondi sono quasi sempre dove c’è un guadagno per il finanziatore… spesso questa strada si interseca con quella del marketing e della pubblicità.
    Ho citato nell’articolo proprio i neuroni a specchio: quanti ricercatori, pseudo ricercatori o divulgatori scientifici hanno usato questi termini nei titoli dei lori libri? Proprio perché una scoperta così luccicante anche agli occhi dei non addetti ai lavori ti può aiutare ad arrivare a persone altrimenti troppo distanti da te.
    Sì, può essere triste, ma credo anche che sia uno dei compromessi a cui a volte si deve scendere per poter portare avanti il proprio lavoro.
    Detto ciò, la caratteristica fondante di questa rassegna rimane quella di basarsi sempre su articoli scientifici “veri”, cioè pubblicati su riviste scientifiche accreditate (che non è detto che non siano toccate dai meccanismi di cui sopra, ma qualche garanzia in più ce la danno).
    Tornando al contenuto dell’articolo invece, dobbiamo ricordarci che molto probabilmente le conoscenze che al momento abbiamo sul funzionamento cerebrale sono minime e benché siano molte, chissà quante di queste verranno disconfermate nei prossimi anni. Il cervello è un universo ancora oscuro, le nostre capacità di percepire gli stati d’animo altrui, di immedesimarci e di comprenderci l’un l’altro lo sono ancor di più. Questo è un tassello: forse sì, l’insula è funzionalmente parlando una zona non deputata a compiti specifici ma generica. E quindi adesso che pare essere così mi chiedo: ci sarà qualcos’altro sotto? E se no, come possono capacità così complesse essere gestite in modo generalizzato? Invece di una miriade di competenze stiamo forse parlando della stessa che ci permette di fare questo e quell’altro….?
    Infine, vorrei ricordare che i brevi articoli di questa rubrica hanno lo scopo di incuriosire il lettore, di fargli dire “ah c’è il link, adesso me lo voglio leggere l’originale” e per questo motivo il formato è volutamente un po’ (ma non troppo spero) smart 🙂
    Grazie!!

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