Donne in rinascita: la crisi come momento di crescita personale

Quando si parla di “crescita personale” spesso viene naturale l’associazione con termini come PNL, counselling, life coaching, ecc… Ovvero con quelle tecniche che si propongono come facilitatori della crescita attraverso l’acquisizione di abilità e il superamento di problemi che le sono di ostacolo.

Da un punto di vista più strettamente psicologico, si intende quel percorso, più o meno lungo e più o meno difficile, attraverso cui cerchiamo di migliorare noi stessi e la nostra vita mettendo in discussione le nostre convinzioni, aprendoci a nuove possibilità, diventando consapevoli delle nostre potenzialità e imparando a sfruttarle al massimo.

Il processo di crescita personale passa più spesso di quanto desidereremmo attraverso momenti di profonda crisi. Rompere con il passato è il più delle volte necessario per compiere quel passo in più che ci serviva per diventare grandi…migliori! La nostra chiave di volta.

Qualcuno lo ricorderà. Era la fine dei favolosi anni ’90. Quarantenne, italoamericano, prigioniero nel braccio della morte in un carcere di massima sicurezza statunitense, parlava agli italiani attraverso la radio. La radio era Radio2, il programma era “Alcatraz – un Dj nel baccio della morte” e lui era Giacomo “Jack” Folla, alias Diego Cugia.  

Non avendo più nulla da perdere Jack può permettersi di dire tutto ciò che vuole, senza peli sulla lingua. Parla di vita e di morte, di politica e di amore, di musica e di pubblicità, del denaro, del consumismo e della televisione, inframmezzando i suoi monologhi con le colonne sonore della sua vita. Il suo pensiero e le sue parole un giorno vanno anche alle donne. Più precisamente, alla forza delle donne da sempre curiosamente etichettate come “sesso debole”.

Il brano “Donne in Rinascita” ti catapulta d’incanto nel ricordo di quel preciso istante, che la maggior parte di noi ha vissuto o sta vivendo, in cui abbiamo avuto la netta sensazione che il mondo ci fosse crollato addosso. Che tutto fosse andato in pezzi come una boccia di cristallo che scoppia per il troppo freddo. Che ci siamo chiesti da dove mai avremmo potuto ricominciare. Ti catapulta in quel preciso istante in cui la vita ha scelto per te e ti ha costretto a mettere tutto in discussione, persino te stesso. Soprattutto te stesso.

Il brano parla di donne ma tocca tutti. Tocca tutte quelle persone che percepiscono che la loro vita non sta andando nella direzione che desiderano. A volte la sensazione è vaga, sottile; altre volte pesante come un macigno, tanto che per ignorarla e tirare avanti c’è bisogno di uno sforzo immenso.

Affrontare questa sensazione a viso aperto spesso fa paura. Significa, per usare le parole di Jack, prendere la ruspa e scavare a quattro mani dentro sé stessi. Porsi una serie infinita di perché. Cercare le risposte.

Ma le donne di cui parla il nostro eroe alla fine rinascono sempre. Trovano dentro sé stesse le risorse  per iniziare e compiere questo cammino. Risorse che sono sempre state lì, magari sepolte da tonnellate di paure e insicurezze, e aspettavano che la ruspa facesse un po’ di pulizia.

La crisi, dice Jack. Lacrime e parole….una sorta di catarsi.

E, a proposito di parole, “crisi” deriva dal verbo greco krino = separare, cernere, in senso più lato, discernere, giudicare, valutare. Nell’uso comune ha assunto un’accezione negativa in quanto viene associata al peggioramento di una situazione. Ma volendoci riappropriare del suo vero significato potremmo cominciare a pensare alla crisi come a un momento di riflessione, di valutazione, di discernimento. Il presupposto necessario per un miglioramento, per una rinascita appunto.

Leggi il brano

Donne in Rinascita
Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita. Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta. Che uno dice: è finita.

No, non è mai finita per una donna. Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole. Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia. Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.

Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare. Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai. E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l’aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s’infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.

Sei stanca: c’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto. Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa. Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: “Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così”. E il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natale e Pasqua. In quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.

Comunque sia andata, ora sei qui e so che c’è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento. Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.

Ed è stata crisi, e hai pianto. Dio quanto piangete! Avete una sorgente d’acqua nello stomaco. Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino. Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo. E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l’aria buia ti asciugasse le guance?

E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze! Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore. “Perché faccio così? Com’è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?” Se lo sono chiesto tutte. E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.

Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi? E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai. Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.

Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te. Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa. Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.
Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente. Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va, va in corsa. E’ un’avventura, ricostruire se stesse. La più grande.

Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli. Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo. Perché tutti devono capire e vedere: “Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse”.

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa. È la primavera a novembre. Quando meno te l’aspetti…

Jack Folla

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Dott.ssa Laura Caminiti

HR Consultant, specialista in selezione e formazione delle Risorse Umane Socia fondatrice, amministratrice e responsabile di PsicologiaOK EMAIL: caminiti.laura@gmail.com Sono una persona socievole e dinamica, aperta alle novità e al cambiamento. Da bambina ho sognato di fare il prestigiatore, il meccanico, lo scienziato, l’artista, il veterinario...poi a un certo punto mi sono accorta che mi piaceva osservare le persone. Volevo conoscere le loro storie, comprendere i motivi per cui si comportavano in un certo modo, scovare cosa le accomuna e cosa le rende così diverse, sapere dove si trovano le risorse per reagire ai momenti difficili che la vita a volte ci impone. Così ho scelto la Psicologia e, poco più avanti nel percorso, ho conosciuto e mi sono innamorata della Psicologia del Lavoro e di tutto ciò che ruota intorno al settore delle Risorse Umane. Oggi sono una Psicologa del Lavoro e delle Organizzazioni (iscrizione all’Albo n° 18846 - Ordine degli Psicologi del Lazio), laureata a Firenze con ordinamento quinquennale. Ho un master in Gestione, Sviluppo e Amministrazione del Personale. Attualmente lavoro presso la Baby & Job s.r.l., società che opera nell'ambito dei servizi dedicati all'infanzia. Mi occupo di selezione, sviluppo, progettazione e supporto alla Direzione. Coordino anche il centro di ricerca e formazione interno, Infanzia & Dintorni. In passato, ho acquisito una discreta esperienza nel campo dell’accoglienza e del supporto al disagio sociale grazie al mio lavoro di educatrice di sostegno ai bambini disabili nelle scuole d’infanzia e operatrice in casa famiglia; ma anche di ricerca e sviluppo nel campo degli strumenti di assessment psicologico. La mia frase preferita: “Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde” (Alessandro Baricco)

5 Responses

  1. Laura ha detto:

    Questo pezzo è un colpo allo stomaco. Quanta verità, quanta amarezza … ma soprattutto quanta speranza!
    Grande Diego Cugia e grazie a voi per averlo fatto rivivere e per avermi informata che è ancora possibile scaricare e ascoltare le parole di Jack su radio 2 🙂

  2. gregorio ha detto:

    bellissime parole … ma perchè deve sempre essere un uomo a scrivere cose così belle delle donne?

  3. Sonia ha detto:

    Senza parole. E un pò di commozione! 😀
    Quello di Jack Folla è per noi donne uno specchio meraviglioso nel quale dovremmo guardarci ogni giorno per riuscire ad abituarci a pensarci, vederci e sentirci così come lui.
    Mi ricorda Rossella O’Hara.. http://www.youtube.com/watch?v=um9RxHcNA5s ..e il suo ‘Domani è un altro giorno’.
    Grazie Jack Folla e grazie Laura per aver scritto quest’articolo.

  4. persone invidiose ha detto:

    Assolutamente si, la crescita e il cambiamento si fa in crisi!

    La crisi infatti è una grande opportunità di cambiamento.

    Alcuni riescono a crearle da soli, provando tanto dolore e così riescono quando vogliono o quasi a migliorare la loro vita, altri solo quando la vita le dice “datti da fare!”, l’importante è esserne consapevoli, il destino lo creiamo noi e nessun’altro!

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