Educare con i no: riappropriarsi del ruolo di genitore

Autore: Dott.ssa Claudia Russo – Pedagogista

Qualche tempo fa i media hanno dato risalto alla notizia di alcuni genitori condannati a pagare un risarcimento ad una ragazzina vittima di una violenza di gruppo, di cui erano stati giudicati colpevoli i loro figli. Alla base della sentenza la convinzione da parte della Corte che l’atto compiuto fosse il frutto di una «mancata educazione dei sentimenti e delle emozioni che consente di entrare in relazione non solo corporea con l’altro».

Da questa motivazione potrebbero scaturire tanti discorsi ma una cosa che sicuramente colpisce è che alcuni esperti hanno accolto la decisione dei giudici come un segno capace di ristabilire il diritto dei genitori ad essere tali, a prendere posizione rispetto all’educazione dei loro figli.

A dirla così sembra una follia, dato che appare naturale che i genitori abbiano il dovere di educare i loro figli,  figuriamoci se non anche il diritto!

Ma siamo sicuri che nella nostra società questa apparente ovvietà sia poi tale nella pratica?

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Quante volte capita che comportamenti anche gravi e ai limiti dell’antisocialità vengano derubricati come “ragazzate”? Quanti insegnanti si trovano impotenti di fronte ad alunni indisciplinati e comunque giustificati nei loro comportamenti dai genitori?

A questo proposito la riflessione non va tanto incentrata su come riuscire ad avere il controllo dei ragazzi, quanto su come dar loro ciò di cui hanno bisogno. Questo considerato soprattutto che gli studiosi concordano nell’interpretare la ricerca degli eccessi da parte dei ragazzi come sintomo di disagio e vera e propria richiesta di aver posti dei limiti, che però raramente arrivano, in un tentativo probabilmente un po’ estremizzato di antiautoritarismo oltre che per evitare ai propri figli esperienze frustranti e dolorose.

La spinta antiautoritaria nell’educazione è meno recente di quanto si possa pensare e trova le basi nell’evoluzione che il pensiero pedagogico ha avuto a partire dalla prima metà del ‘900 sotto l’influsso delle idee progressiste che iniziarono a circolare già dal diciottesimo secolo. Al centro della riflessione c’era il nesso fra educazione e potere, e da essa derivarono vari esperimenti di educazione alla libertà, come per esempio quello fatto da Tolstoj nella sua scuola di Jasnaja Poljana già nella seconda metà dell’ottocento o da Neill negli anni ’70 a Summerhill.

Nell’ambito di quella che fu definita Pedagogia Libertaria si fece largo il concetto di autodeterminazione, unito all’intento di sostituire, appunto, la libertà all’autorità, educando i ragazzi senza ricorrere alla forza ma facendo, invece, appello alla loro curiosità e ai loro desideri istintivi.

Oltre che all’evoluzione delle idee pedagogiche, la scelta di un approccio educativo antiautoritario è legata indubbiamente anche ai cambiamenti che sono avvenuti all’interno della famiglia contemporanea, al cui interno non vige più la ferrea disciplina di un tempo, complice anche la maggiore flessibilità che hanno assunto i ruoli genitoriali, per via delle nuove esigenze sociali e lavorative.

La famiglia, pertanto, è sempre più luogo di confronto, nella quale la madre non è più esclusivamente relegata alla funzione di cura e il padre a quella normativa, così come i figli non sono più considerati sempre e solo in posizione subalterna, ma al contrario vengono incoraggiati ad essere più autonomi e ad esprimere opinioni e sentimenti.

In tale contesto il no viene usato sempre meno dai genitori che preferiscono fare accettare le loro regole ai figli convincendoli, attraverso il dialogo, della loro opportunità.

Troppo spesso, tuttavia, capita che i genitori diano all’opinione dei figli lo stesso peso della loro o addirittura, per insicurezza o per difficoltà ad assumersi delle responsabilità, permettano che siano i figli stessi a decidere ciò che è meglio per loro.

Non va dimenticato, però, che se responsabilizzare i ragazzi precocemente significa da un lato dar loro l’opportunità di esprimersi e sperimentarsi, dall’altro presuppone che essi sappiano già ciò che è meglio per loro, che posseggano una capacità di giudizio che in realtà ancora non hanno.

Se la posizione dei figli rispetto ai genitori è oramai assodato che sia di parità in termini di dignità e di valore, tuttavia non può che essere di “inferiorità” sul versante dell’esperienza. Un ragazzo, infatti, per quanto maturo sia, non lo sarà mai quanto un adulto e avrà bisogno che questi gli stia accanto ed esplichi la sua funzione di orientamento nella realtà, anche attraverso la presa di posizioni chiare e definite, atte a dare sicurezza ai figli, sollevandoli dall’onere, ancora troppo gravoso, di darsi da soli una direzione.

Niente paura, quindi, nel dire no, avendo cura, però, di motivare le scelte fatte: le piccole frustrazioni motivate aiutano a riconoscere i confini tra l’io e il mondo, permettono di imparare a controllare gli impulsi, a dominare l’ansia che nasce dall’attesa, a sopportare le avversità.
Il fatto di rendersi conto di possedere le risorse  per superare la situazione di disagio, poi, accresce il senso di sicurezza vissuto dal bambino o dal ragazzo.

Oltre a prendere posizioni motivate, fondamentale è anche non essere contraddittori, sia i permessi che i divieti devono apparire frutto di riflessione, non legati all’umore del momento o passibili di essere smontati facilmente con qualche lacrima dei più piccoli…o qualche sbattuta di porta dei più grandicelli.

Tirando le somme, ciò che va dato ai ragazzi è un modello ben definito col quale confrontarsi. La psicologia, d’altronde,  ci insegna che crescere è anche frutto di un gioco di identificazioni con le figure che ci circondano e delle quali di volta in volta facciamo nostro qualcosa, nello sforzo di crearci un’identità.

L’incontro con un adulto sicuro e autorevole (non autoritario) in quest’ottica, piuttosto che limitante risulta costruttivo, in prima battuta perché fornisce quel bastone al quale appoggiarsi quando le proprie gambe sono ancora troppo deboli e successivamente perché, sia che si accetti la sua proposta comportamentale, sia che la si contesti e rifiuti, tale scelta scaturirà sempre da una riflessione su sé stessi e quindi sarà frutto di quell’autodeterminazione che rende l’essere umano libero.

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Dott.ssa Laura Caminiti

HR Consultant, specialista in selezione e formazione delle Risorse Umane Socia fondatrice, amministratrice e responsabile di PsicologiaOK EMAIL: caminiti.laura@gmail.com Sono una persona socievole e dinamica, aperta alle novità e al cambiamento. Da bambina ho sognato di fare il prestigiatore, il meccanico, lo scienziato, l’artista, il veterinario...poi a un certo punto mi sono accorta che mi piaceva osservare le persone. Volevo conoscere le loro storie, comprendere i motivi per cui si comportavano in un certo modo, scovare cosa le accomuna e cosa le rende così diverse, sapere dove si trovano le risorse per reagire ai momenti difficili che la vita a volte ci impone. Così ho scelto la Psicologia e, poco più avanti nel percorso, ho conosciuto e mi sono innamorata della Psicologia del Lavoro e di tutto ciò che ruota intorno al settore delle Risorse Umane. Oggi sono una Psicologa del Lavoro e delle Organizzazioni (iscrizione all’Albo n° 18846 - Ordine degli Psicologi del Lazio), laureata a Firenze con ordinamento quinquennale. Ho un master in Gestione, Sviluppo e Amministrazione del Personale. Attualmente lavoro presso la Baby & Job s.r.l., società che opera nell'ambito dei servizi dedicati all'infanzia. Mi occupo di selezione, sviluppo, progettazione e supporto alla Direzione. Coordino anche il centro di ricerca e formazione interno, Infanzia & Dintorni. In passato, ho acquisito una discreta esperienza nel campo dell’accoglienza e del supporto al disagio sociale grazie al mio lavoro di educatrice di sostegno ai bambini disabili nelle scuole d’infanzia e operatrice in casa famiglia; ma anche di ricerca e sviluppo nel campo degli strumenti di assessment psicologico. La mia frase preferita: “Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde” (Alessandro Baricco)

1 Response

  1. 5 ottobre 2014

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