Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle… le neuroscienze e l’amore

L’amore

Negli scorsi articoli abbiamo già illustrato un paio di ricerche, relative al campo delle neuroscienze, che in vari modi possono facilmente essere ricondotte e situazioni, momenti e stati ricorrenti nella nostra vita quotidiana.

Ma dell’amore? Di quello non abbiamo ancora parlato!

Come dimenticarselo? E le neuroscienze, se lo sono dimenticato? Certo che no, sebbene ci sia voluto un po’ di tempo prima che le conoscenze teoriche, gli strumenti e gli approcci metodologici permettessero di avvicinarsi ad un tema così tanto ampio, ricco di sfaccettature e… poetico.

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Ma qual è il network cerebrale dell’amore?

Alla visione di fotografie delle persone a cui siamo sentimentalmente legati, escludendo fratelli, parenti e amici, aumenta la conduttività cutanea, il battito cardiaco e l’attività del muscolo zigomatico (coinvolto nelle espressioni facciali).

Per capire meglio però quali siano le aree cerebrali che modificano i loro parametri in tali condizioni, sono stati necessari studi condotti con l’utilizzo della fMRI (ovvero della risonanza magnetica funzionale) che è in grado di identificare il metabolismo e le variazioni di sangue e di ossigenazione delle aree cerebrali. In questo modo ora sappiamo, con un certo grado di precisione, che la visione della foto dell’amata o dell’amato attiva l’area del cingolo anteriore, il nucleo caudato e il talamo, ovvero zone cerebrali normalmente attive nella situazioni euforiche e durante l’assunzione di oppiacei e droghe.

In aggiunta, dal momento che l’amore è un’emozione complessa, si notano attivazioni delle regioni corticali, coinvolte nei processi razionali di rappresentazione del sé, attenzione, memoria e associazioni mentali, e precisamente delle zone della corteccia occipito-temporale, tempo-parietale e della zona occipitale.

Ma l’amore, è sempre uguale?

Ovviamente no, non solo cambia nel tempo ma ne esistono di tipi diversi: una cosa è l’amore che proviamo per i nostri genitori e un’altra è quello che proviamo per il nostro partner anche dopo i primi tempi dell’innamoramento. Anche questa volta quello che percepiamo e che era già stato teorizzato lo ritroviamo “disegnato” fra le curve della corteccia cerebrale che appare essere più o meno attiva in diverse regioni a seconda del “tipo di amore” che stiamo provando.

Non so a voi, ma ora mi paiono ancora più veri questi versi.

A me pare uguale agli dèi
chi a te vicino così dolce
suono ascolta mentre tu parli
e ridi amorosamente.

Subito a me
il cuore si agita nel petto
solo che appena ti veda, e la voce
si perde nella lingua inerte.

Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,
e ho buio negli occhi e il rombo
del sangue nelle orecchie.

E tutta in sudore e tremante
come erba patita scoloro:
e morte non pare lontana
a me rapita di mente.

[da Lirici greci, in Poesie e discorsi sulla poesia, Mondadori, 1971]

[trad. di Salvatore Quasimodo]

S Cacioppo, F Bianchi-Demicheli, E Hatfield, RL Rapson  Social neuroscience of love Clinical Neuropsychiatry 2012; 9, (1): 3-13http://www.clinicalneuropsychiatry.org/pdf/01_cacioppo.pdf

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Dott.ssa Elena Amistà

curatrice della rubrica "rassegna stampa scientifica" Psicologa (iscrizione all’Ordine degli Psicologi del Piemonte n°5820), laureata nel 2008 in Scienze della Mente, presso l’Università degli Studi di Torino, ha frequentato master biennale in Metodi Qualitativi per la Ricerca Applicata all’Indagine Sociale e di Marketing dell’Università Cattolica di Milano. Da sempre interessata ai temi della metodologia della ricerca in ambito psicologico e sociale, coltivo la passione della “buona ricerca” prima di tutto tenendomi informata! Svolgo attività di ricercatore e intervistatore per diversi enti e istituti di ricerca e attività didattica presso l’Università della Valle d’Aosta.

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