L’eiaculazione ritardata: un problema poco conosciuto

Alcuni disturbi della sfera sessuale maschile come la disfunzione erettile e l’eiaculazione precoce sono ormai abbastanza conosciuti e spingono chi ne soffre a cercare attraverso vari canali rimedi risolutivi.

Nell’immaginario comune, invece, poter protrarre un rapporto sessuale per ore e ore viene quasi considerato un vantaggio! Nella nostra cultura il “maschio” afferma la propria potenza virile anche attraverso la sessualità e la “resistenza” in un rapporto sessuale è uno dei parametri con cui misuriamo la sua qualità di “amatore”.

L’eiaculazione ritardata, quindi, è una problematica di cui si parla poco e per cui si fatica a riconoscere il reale disagio che porta con sé.

Quando pensiamo a una vita di coppia serena e soddisfacente non possiamo evitare di includere l’aspetto sessuale fra gli elementi in grado di renderla tale. La sessualità in una relazione può essere considerata in qualche misura il “termometro” della vicinanza affettivo-relazionale-psicologica fra i partner.

Spesso difficoltà di comunicazione, incomprensioni, litigi, rancori o il vortice della routine incidono negativamente sulla sfera sessuale. Allo stesso modo, i disturbi della sfera sessuale sono in grado di creare profonde distanze emotive nella coppia.

L’eiaculazione ritardata, al pari dei disturbi più noti e diffusi, ha il potere di generare malessere all’interno di una coppia. Un malessere che ha origini e conseguenze tanto a livello individuale quanto a livello relazionale.

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La sessualità maschile e le sue problematiche sono sempre più sotto gli occhi di tutti… Dall’uscita della pillola blu e degli altri farmaci per la Disfunzione Erettile fino alle nuove proposte terapeutiche per l’Eiaculazione Precoce, le scienze mediche e i mass media si stanno sempre più interessando al benessere sessuale dell’uomo e dell’eventuale partner.

Ma sentiamo mai parlare di eiaculazione ritardata?

Sicuramente è una situazione meno diffusa e percepita di altri disturbi (si parla comunque di circa il 3% della popolazione generale, e inoltre pochi studi sono in realtà stati effettuati per verificarne l’esatta diffusione); probabilmente, rispetto alle problematiche sopra accennate, non impedisce in modo diretto la funzionalità sessuale e può quindi essere vista come meno invadente.

Parliamo comunque di un disagio individuale e spesso relazionale da non sottovalutare, la cui difficoltà nel trattamento lo rende un ostacolo spesso persistente alla soddisfazione sessuale.

Questa disfunzione è classificata nel più recente manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali (DSM IV-TR) come Disturbo dell’orgasmo maschile. Ci si riferisce all’ER anche come incapacità eiaculatoria, disfunzione eiaculatoria, ipercontrollo eiaculatorio, aneiaculazione, inibizione dell’orgasmo, anorgasmia maschile.

Possiamo distinguere un disturbo Generalizzato ed uno Situazionale, a seconda se questo si presenti in tutte le attività sessuali o solo nella penetrazione e non nelle manipolazioni o nelle stimolazioni orali. Solitamente, il disturbo non si presenta nella masturbazione; questo sottolinea l’importanza della componente psico-relazionale come causa principale o, quantomeno, concausa determinante il disturbo.

Possiamo inoltre distinguere una situazione Primaria, quando il problema è presente già prima dell’inizio della vita sessuale vera e propria, ed una Secondaria, ovvero quando il disagio compare dopo un periodo di funzionamento sessuale adeguato.

Molteplici sono le possibili cause psicologiche alla base di tale problematica. Tra le teorie maggiormente convalidate in letteratura troviamo

  • difficoltà a raggiungere una sufficiente stimolazione fisica o mentale e/o una adeguata concentrazione sulle percezioni sensoriali che salgono dal loro pene durante il rapporto sessuale;
  • grande discrepanza tra il comportamento sessuale messo in atto con il partner e le fantasie sessuali durante la masturbazione;
  • conseguenza di conflitti psichici;
  • disturbo del desiderio mascherato come disturbo dell’eiaculazione.

Inoltre, spesso tale disturbo risulta legato ad una condizione di ansia, di paura del problema che non lascia la mente libera di farsi inondare dalle piacevoli sensazioni erotiche. Tale ansia è sostenuta, solitamente, da difficoltà di natura psicologica di rapporto con l’altro sesso (ovviamente, se si manifesta in in uomo eterosessuale) o di rapporto con se stessi in relazione agli altri.

Tali difficoltà sono spesso evidenti nella storia personale, non solo in quella sessuale.

Spesso la componente psicologica che sta alla base di tale problema è legata proprio alla difficoltà di dare, di concedere qualcosa di proprio all’altra persona. Il/la partner infatti viene posto spesso sotto giudizio sulla sua “capacità” di meritarsi l’essenza del proprio io sessuale, simbolizzato appunto nello sperma.

Altre volte si può trovare un atteggiamento opposto in cui il liquido seminale è vissuto come qualcosa che “sporca” e non si vuole, con esso, contaminare il partner, che viene vissuto come esemplare puro da sublimare e lasciare “senza macchia”. Tale aspetto può essere connesso ad una educazione religiosa repressiva, con pesanti sensi di colpa verso il sesso e la propria sessualità.

E’ frequente rintracciare nell’educazione ricevuta dai soggetti con ER la presenza di aspettative genitoriali eccessive, tanto forti da inibire diverse forme di espressione libera, soprattutto connessa al tema del piacere. Alla base del disturbo può anche trovarsi una avversione o una paura della procreazione che, in rapporti eterosessuali, potrebbe derivare dall’atto o ad un’ambivalenza nei confronti del matrimonio o di un’unione che comporti responsabilità.

Il disturbo può essere inoltre connesso ad aspetti più pratici: ricorso a tecniche sessuali inadatte, scarsa stimolazione psicologica e fisica, inadeguatezza del partner. Questi aspetti vanno sicuramente indagati, insieme alle possibili cause di tipo bio-medico, prima di intraprendere una terapia di tipo psicologico.

Ma quali sono le conseguenze psico-relazionali connesse al disturbo?

Il tutto può generare nell’uomo un forte senso di inadeguatezza, ansia, frustrazione e finire per portare a problemi dell’erezione o addirittura all’astensione dal sesso. Generalmente, al contrario di come i luoghi comuni ci farebbero propendere a pensare, chi soffre di eiaculazione ritardata ha una vita sessuale meno attiva e soddisfacente rispetto agli uomini che non presentano questa problematica: non sempre il partner è disposto ad avere un rapporto sessuale lungo anche ore pur di riuscire a vedere il suo compagno raggiungere l’orgasmo.

A volte capita anche che questi uomini si sentano costretti a fingere l’orgasmo per evitare la dolorosa confessione del problema, rinunciando del tutto a raggiungerlo durante il coito e ricorrendo in solitudine alla masturbazione, magari dopo ore dal rapporto, una volta che l’eccitamento provocato dall’incontro sessuale è quasi del tutto svanito.

A sua volta, il partner può frustrarsi moltissimo nel vedere che il proprio compagno non riesce a “venire” mentre fanno sesso e generalmente se ne attribuisce tutta la colpa. Può sentirsi offeso, sessualmente inadeguato, non abbastanza attraente, non desiderato; tutto ciò può finire per minare la propria autostima sessuale. In caso opposto, può sviluppare un profondo risentimento nei confronti del partner e, in ultima analisi, decidere di lasciarlo per trovare un compagno che sappia “venire”. Nelle coppie eterosessuali, inoltre, non è da sottovalutare l’importanza che assume la difficoltà nella procreazione, che è spesso anche il motivo scatenante per la ricerca di un aiuto per il problema.

L’intervento psicologico della eiaculazione ritardata può quindi essere più impegnativo e lungo rispetto ad altri disturbi sessuali, proprio perché la condizione psicologica di base, spesso, ha una collocazione più profonda e quindi più incisiva sulla personalità del paziente.

Ciò implica un lavoro più impegnativo per rimuovere le cause del disturbo.

La situazione lasciata a se stessa senza intervenire precocemente rischia quantomeno di rimanere stabile, anche a causa della ignoranza che, solitamente, entrambi i partner hanno sull’argomento, che sostiene paure, sospetti o cattive interpretazioni del quadro clinico. Tali aspetti suggeriscono alla coppia tante idee risolutive sbagliate che spesso finiscono per aggravare sia la realizzazione del rapporto sessuale sia il giudizio che ognuno ha del disturbo e della prospettiva risolutiva.

Tra gli “autorimedi” si può tentare di prolungare il rapporto anche per un’ora, assumere alcolici, concentrarsi su fantasie particolari… senza però spesso raggiungere alcun risultato. L’idea di averle provate tutte senza riuscire a risolvere il problema allontana i partner che, dando sempre di più per scontato il risultato del rapporto, finiscono per evitarlo rinunciando alla propria sessualità nella coppia.

Uno psicologo con una apposita specializzazione in sessuologia clinica potrà di certo aiutare nella risoluzione del problema. Ai pazienti con ER dovrebbero essere offerti interventi flessibili e focalizzati sistematicamente sulla causa del proprio sintomo e sulla situazione specifica, non tralasciando gli aspetti rilevanti a livello medico, psicologico, interpersonale, contestuale e sociale che possono evidenziarsi quali fattori predisponenti, precipitanti o di mantenimento nella manifestazione della disfunzione.

Né un singolo intervento né una selezione di interventi scelti in modo predeterminato potrà efficacemente funzionare in modo specifico, se non strettamente connessi ad un’analisi approfondita del sintomo che personalizzi l’intervento. Altro elemento fondamentale da considerare è il bisogno di pianificare eventuali sessioni di mantenimento una volta terminata la terapia, per mantenere i benefici e prevenire eventuali ricadute. Solo così si potrà pensare di produrre un intervento efficace per garantire il miglior benessere psico-sessuale all’uomo ed all’eventuale partner.

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Dott. Stefano Eleuteri

Psicologo della Salute, Psicoterapeuta, Consulente in Sessuologia. Presidente Associazione Educere. redattore EMAIL: stefano.eleuteri@gmail.com TELEFONO: 348/4454786 Sono una persona curiosa e piena di interessi. Nel mio tempo libero amo cantare e fare pilates. Mi piace molto viaggiare e credo sia formativo e utile per ampliare i propri orizzonti e punti di vista; anche per questo ho deciso di arricchire il mio percorso di studi universitario in Psicologia Clinica e Dinamica, svolto presso la “Sapienza”, Università di Roma, con un periodo di studi svolto a Colchester (UK) con il programma Erasmus, e di preparare la mia tesi di laurea a Gotenburgh (Svezia). Sono iscritto all’Albo degli Psicologi del Lazio N° 18192 e al Registro Interno dei Consulenti Sessuali della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica; Membro per la Regione Europea della Youth Initiative Committee (World Association for Sexual Health; WAS) e Socio Ordinario della Associazione Andrologi Italiani. Nell’esercizio della professione provo a mantenere un equilibrio costante tra clinica, ricerca e formazione, che sono i tre aspetti che prediligo e che ritengo non possano essere sganciati se si vuole essere efficaci in ognuna di queste aree. Svolgo attività di orientamento, tutorato e counselling agli studenti presso la Facoltà di Medicina e Psicologia della “Sapienza”, Università di Roma e l'attività clinica di psicologo e di consulente in sessuologia a Viterbo e a Roma. Per le attività di ricerca in campo sessuologico e psicogeriatrico collaboro con l’Istituto di Sessuologia Clinica di Roma e con cattedre universitarie. Ho avuto modo di fare esperienza in campo formativo collaborando per le attività didattiche degli insegnamenti di "Psicologia dello sviluppo sessuale" e di "Fattori di rischio e protezione nell’arco di vita” nei Corsi di Laurea in Psicologia, poi con affidamento degli incarichi didattici riguardanti l’ambito psico-sociale nel Corso di Alta Formazione in “Assistenza al Paziente Geriatrico” e in quanto docente di “Psicologia sociale nell’anziano” presso il Master di I livello in “Case Management nella rete integrata dei servizi a favore dell’anziano (Il Case Manager geriatrico)”, tutti presso la Facoltà di Medicina e Psicologia della “Sapienza”, Università di Roma Negli ultimi anni investo molta energia e passione nell’organizzare eventi, percorsi formativi e di crescita personale per l’Associazione “Educere”, di cui sono vice-presidente e fondatore, che svolge le sue attività principalmente nel viterbese e nell’orvietano.

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