Sessualità nella terza età: da taboo a norma

Quando pensiamo all’attività sessuale, probabilmente ci immaginiamo giovani coppie alle prese con la scoperta dei piaceri del sesso e con la conoscenza intima reciproca. Qualcuno fatica persino a pensare all’intimità fra i propri genitori, magari ancora nel pieno della maturità sessuale.

Quasi nessuno, invece, concepisce la sessualità fra persone anziane!

Eppure chiunque abbia sperimentato la gioia di condividersi intimamente con l’uomo o la donna che ama conosce il benessere che deriva da questa condivisione. Sa quanto questa sia in grado di influenzare le persone positivamente sia a livello fisico che psicologico, quando viene vissuta con la giusta serenità.

Perché il trascorrere degli anni dovrebbe precludere questa possibilità?

L’idea che le persone anziane debbano astenersi dall’espimere i propri bisogni sessuali è frutto di un pregiudizio, diffuso persino fra gli anziani stessi e fra i professionisti della salute. Da qualche tempo assistiamo a un cambiamento di prospettiva, ma perché il sesso fra gli anziani venga considerato “la norma” c’è ancora molta strada da fare.

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L’attività sessuale è sicuramente considerata un aspetto fondamentale della vita nei giovani e negli adulti; nella terza età è invece stata considerata per lungo tempo un taboo.

Nonostante, infatti, la popolazione del mondo occidentale,  soprattutto in Italia, sia composta in gran parte da ultra-sessantacinquenni, la nostra cultura è sicuramente pervasa da una cultura “ageista”, che tende a valorizzare tutto ciò che è giovane e a discriminare gli anziani. Rispetto alla sessualità sicuramente questa concezione è stata a lungo tempo preponderante, con un diffuso stereotipo che  la vedeva come di stretta pertinenza del giovane e dell’adulto ed una visione dell’anziano come “asessuato”, in quanto considerato non sessualmente attraente e non interessato a tali attività.

Tale pregiudizio è talmente pesante che né nei documenti istituzionali dei maggiori Paesi né nelle pubblicazioni ufficiali delle principali società scientifiche a livello geriatrico e/o sessuologico si è parlato in modo diffuso del benessere sessuale come obiettivo primario da raggiungere anche nella terza età.

Il sesso tra gli anziani veniva quindi interpretato come qualcosa di “disgustoso” o considerato semplicemente divertente e ridicolo.

Negli ultimi anni i comportamenti sessuali negli anziani hanno iniziato ad essere visti in modo maggiormente normativo. Probabilmente ciò è dovuto anche all’allungamento generale dell’aspettativa di vita ed al maggior numero di persone anziane che non riportano grandi problemi di salute, ovvero al prolungamento dell’aspettativa della cosiddetta “vita attiva”.

Inoltre, lo sviluppo di farmaci specificamente indirizzati alle disfunzioni sessuali ha incrementato l’interesse per una fascia di popolazione prima del tutto esclusa dal “marketing del sesso”.

L’accresciuta consapevolezza anche mediatica rispetto ai propri bisogni e diritti sessuali ha quindi reso gli anziani maggiormente consapevoli delle proprie potenzialità, incrementando la domanda di interventi terapeutici per le proprie problematiche di salute che tenessero conto anche della propria salute sessuale.

La sessualità nella terza età è stata quindi col tempo sganciata da questo aspetto di taboo e riconsiderata come connessa ad aspetti di salute: riduce la tensione, permette uno stato di vicinanza con l’altro, è basata più su aspetti “ricreativi” che “procreativi”. Una regolare attività sessuale sembra contribuire infatti al benessere fisico e psicologico, riducendo anche i problemi di salute connessi all’invecchiamento.

Sicuramente l’attività sessuale nell’anziano presenta aspetti differenti rispetto all’età generativa, aspetti che sono stati considerati in alcune ricerche condotte, seppure scarsamente rappresentative.

Sembra, ad esempio, che in questa fase la sessualità sia più connessa all’affettività e meno “prestazionale” (Fabrizi, Simonelli, 2002): alla fisiologica diminuzione della performance fisica si accompagna, infatti, un incremento dell’esperienza e della conoscenza di se stessi e degli altri, aspetti anch’essi fondamentali nel comportamento sessuale.

E’ emerso nella letteratura scientifica che in questa fase sia frequente una riduzione dell’interesse per il sesso negli anziani (Gott, Hinchliff, 2003) connessa a molteplici cause: livello globale di salute, maggiore presenza di disfunzioni sessuali, problemi di ordine pratico.

Tuttavia, nei casi in cui avviene, questa diminuzione pare più connessa all’insorgenza di problematiche che ad aspetti puramente fisiologici (Taylor, Gosney, 2011): basti pensare che in una recente ricerca condotta negli Stati Uniti (Herbenick et al., 2010) è emerso come quasi metà degli uomini e circa un terzo delle donne ultrasettantenni praticassero la masturbazione.

Questo sembra un chiaro indicatore della continuità dell’espressione sessuale durante tutto l’arco di vita: il desiderio e gli interessi sessuali si mantengono, infatti, lungo tutto il corso dell’esistenza e sono aspetti considerati sempre come molto importanti.

Le condizioni generali di salute (sia fisica che psicologica) sono uno dei fattori principali da considerare tra quelle che vanno a minare il benessere sessuale.

E’ chiaramente emerso (DeLamater, 2012) come peggiori sono le condizioni di salute, minore è l’importanza che viene data all’attività sessuale.

Questo è vero per tutte le età… anche se sicuramente risulta più evidente nelle persone anziane. L’andropausa e la menopausa, le fasi dello sviluppo sessuale che rispettivamente nell’uomo e nella donna precedono la terza età, comportano dei cambiamenti a livello genitale che, se non sempre coincidono con problemi sessuali, molto frequentemente necessitano un adattamento alle nuove necessità.

La sessualità in questi anni dipenderà molto dal modo in cui i partner riusciranno ad adattarsi a queste nuove necessità; allo stesso modo avrà un influenza preponderante il grado di importanza che è stato dato alla sessualità nel corso della propria vita… le nuove teorie psicologiche (Berger, 1996) suggeriscono infatti che ci sia sempre infatti una sorta di “continuità” nell’invecchiamento rispetto ai valori ed agli interessi.

Alcune malattie molto diffuse nella terza età (dislipidemia, ipertensione, diabete mellito, depressione) sono importanti fattori di rischio nello sviluppo di disfunzioni sessuali.

Tra gli uomini la disfunzione sessuale più diffusa è la Disfunzione Erettile. La capacità di mantenere l’erezione sicuramente diminuisce con l’avanzare dell’età. E’ quindi evidente come tale disturbo sia maggiormente presente negli anziani. Da ormai quindici anni sono stati via via lanciati sul mercato farmaci appositi (gli inibitori della fosfodiesterasi) che possono essere prescritti per risolvere tali problematiche.

Nelle donne in fase post-menopausale, la secchezza vaginale è sicuramente il problema più diffuso tra quelli connessi con scarso funzionamento sessuale. Anche per questo aspetto esistono comunque appositi dispositivi per diminuire il disagio (ad esempio, l’uso locale di creme lubrificanti).

Problemi di ordine pratico, come la mancanza di un partner o scarsa salute del partner, sono invece tra le cause principali per la diminuzione dell’interesse verso il sesso nella terza età. Anche l’istituzionalizzazione o l’impossibilità di avere una privacy con il proprio partner sono ostacoli al benessere sessuologico degli anziani.

Troppo spesso l’interesse sessuale degli anziani istituzionalizzati viene percepito come un problema comportamentale piuttosto che come l’espressione di un bisogno profondo che viene loro negato!

Sicuramente il pregiudizio dell’anziano “asessuato” crea la barriera più grande. Da una parte gli stessi soggetti sono riluttanti, per imbarazzo dovuto alla cultura o magari proprio perché non percepiscono la sessualità come un loro diritto, a cercare un aiuto specialistico per risolvere problemi o anche semplicemente per discutere di dubbi rispetto ai cambiamenti del funzionamento sessuale, riconoscendo spesso al medico di medicina generale la maggiore expertise anche rispetto alla propria salute sessuale. Allo stesso modo un professionista della salute, se non accuratamente formato, trova difficoltà a parlare di sesso con una persona anziana ed è meno predisposto ad indagare la sua storia sessuale o a proporre soluzioni quando emergono dei problemi in questa sfera.

Le persone anziane dovrebbero invece poter esercitare i propri diritti sessuali, consapevoli del benessere psico-sociale connesso alla sfera sessuo-affettiva in tutto l’arco di vita, e ricercare un aiuto specialistico con professionisti esperti nel settore sessuologico qualora si presentino difficoltà.

La senilità, una parte così lunga della nostra vita, potrebbe così essere vissuta più pienamente.

Allo stesso modo è importante che i professionisti della salute e le società scientifiche facciano il massimo per modificare lo stereotipo che vede la sessualità solo come componente fondamentale della vita attiva, così che si tenga sempre in maggiore considerazione tale aspetto come importante lungo tutto l’arco di vita.

La sessualità esprime da sempre una condizione di benessere, un fattore di integrazione e di arricchimento della salute psicofisica in tutte le fasi del ciclo di vita: l’anziano può vivere in modo soddisfacente la propria sessualità, ma per farlo deve superare gli atteggiamenti, i pregiudizi e gli stereotipi sociali che spesso vengono anche da lui condivisi.

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Dott. Stefano Eleuteri

Psicologo della Salute, Psicoterapeuta, Consulente in Sessuologia. Presidente Associazione Educere. redattore EMAIL: stefano.eleuteri@gmail.com TELEFONO: 348/4454786 Sono una persona curiosa e piena di interessi. Nel mio tempo libero amo cantare e fare pilates. Mi piace molto viaggiare e credo sia formativo e utile per ampliare i propri orizzonti e punti di vista; anche per questo ho deciso di arricchire il mio percorso di studi universitario in Psicologia Clinica e Dinamica, svolto presso la “Sapienza”, Università di Roma, con un periodo di studi svolto a Colchester (UK) con il programma Erasmus, e di preparare la mia tesi di laurea a Gotenburgh (Svezia). Sono iscritto all’Albo degli Psicologi del Lazio N° 18192 e al Registro Interno dei Consulenti Sessuali della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica; Membro per la Regione Europea della Youth Initiative Committee (World Association for Sexual Health; WAS) e Socio Ordinario della Associazione Andrologi Italiani. Nell’esercizio della professione provo a mantenere un equilibrio costante tra clinica, ricerca e formazione, che sono i tre aspetti che prediligo e che ritengo non possano essere sganciati se si vuole essere efficaci in ognuna di queste aree. Svolgo attività di orientamento, tutorato e counselling agli studenti presso la Facoltà di Medicina e Psicologia della “Sapienza”, Università di Roma e l'attività clinica di psicologo e di consulente in sessuologia a Viterbo e a Roma. Per le attività di ricerca in campo sessuologico e psicogeriatrico collaboro con l’Istituto di Sessuologia Clinica di Roma e con cattedre universitarie. Ho avuto modo di fare esperienza in campo formativo collaborando per le attività didattiche degli insegnamenti di "Psicologia dello sviluppo sessuale" e di "Fattori di rischio e protezione nell’arco di vita” nei Corsi di Laurea in Psicologia, poi con affidamento degli incarichi didattici riguardanti l’ambito psico-sociale nel Corso di Alta Formazione in “Assistenza al Paziente Geriatrico” e in quanto docente di “Psicologia sociale nell’anziano” presso il Master di I livello in “Case Management nella rete integrata dei servizi a favore dell’anziano (Il Case Manager geriatrico)”, tutti presso la Facoltà di Medicina e Psicologia della “Sapienza”, Università di Roma Negli ultimi anni investo molta energia e passione nell’organizzare eventi, percorsi formativi e di crescita personale per l’Associazione “Educere”, di cui sono vice-presidente e fondatore, che svolge le sue attività principalmente nel viterbese e nell’orvietano.

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