Se mi piace lo ricordo: apprendimento e tecniche di memoria

Nel lavoro, nello studio e nella vita abbiamo sperimentato quanto sia stretto il legame fra memoria e apprendimento e quanto sia frustrante non riuscire a ricordare una parola, un numero, un nome. Tanto da aver pensato, almeno una volta, di iscriverci a uno di quei corsi di tecniche per sviluppare una memoria prodigiosa, in grado di farci ricordare tutto, ma proprio tutto, fin nei minimi dettagli!

Eppure dimenticare è un bisogno.

In ogni momento, siamo bombardati da una quantità tale di stimoli che ricordarli tutti manderebbe in cortocircuito il nostro cervello!

L’obiettivo è pertanto ricordare ciò che è importante e necessario. Ma come fare?

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Senza memoria la vita non è vita.
La nostra memoria è la nostra coerenza, la nostra ragione, il nostro sentimento, persino il nostro agire.

(Oliver Sacks)

La nostra memoria è selettiva. E’ un po’ come se i nostri sensi facessero delle istantanee a tutto ciò con cui entriamo in contatto, ma poi la nostra mente trattiene, quindi sviluppa e rende eterna, solo una minima parte di esse. I nostri ricordi sono legati alle nostre emozioni, quelle che proviamo quando entriamo in contatto con gli stimoli che l’ambiente ci propone.

Per capire come funziona il nostro modo di apprendere e come fare per migliorare i nostri processi mnemonici dobbiamo prima di tutto capire come funziona la memoria e la raccolta delle informazioni.

Gli stimoli dall’esterno vengono prima di tutto in contatto con la memoria sensoriale che è il primo filtro alla memorizzazione. Le informazioni ricevute vi soggiornano solamente pochi secondi e di tutte quelle in ingresso ne vengono scartate circa il 75%. Delle informazioni restanti solamente l’1% viene selezionato come degno di passare all’analisi e alla memorizzazione. Le informazioni arrivate con successo alla memoria a breve termine (MBT) hanno da pochi secondi a qualche minuto di tempo per procedere verso la memoria a lungo termine (MLT). Il passaggio da un’allocazione all’altra è pressoché automatico e inconscio, basato sulle nostre abitudini e capacità di memorizzazione personali.

La concezione della memoria corrente in ambito scientifico è la Teoria Multiprocesso di Atkinson e Shiffrin (The control of short-term memory. Scientific American, 1968): la memoria è composta da tre magazzini distinti per capienza  e permanenza delle informazioni che contengono.

  • La memoria sensoriale è un magazzino di elevata capienza e bassa permanenza, ospita molte informazioni  visive ed uditive (da cui il nome “memoria sensoriale”) destinate  a perdersi  dopo qualche secondo. Vi persistono il tempo necessario a fornire al soggetto un orientamento nello spazio, una panoramica completa  e immediata dell’ambiente, questa infatti è la funzione della memoria sensoriale.
  • La memoria  a breve termine è un magazzino di limitata capacità e limitata permanenza (30 sec.), prolungabile però mediante reiterazione: ripetendo più volte l’informazione, la si reintroduce nuovamente; successive reiterazioni trasferiscono l’informazione dalla memoria  a breve termine alla memoria a  lungo termine, come accade nello studio, quando le nozioni appena apprese vengono ripetute, oralmente o in altre forme, affinché diventino possesso stabile dello studente. Il rafforzamento di informazioni che ha luogo nello studio equivale al loro  passaggio dalla MBT alla MLT.
  • La memoria  a lungo termine è un magazzino di elevata capienza ed elevata permanenza. Vi accedono le informazioni sottoposte a processo di reiterazione.

Le emozioni ricoprono un ruolo importantissimo nei processi dell’apprendimento e della memorizzazione.

Come mai se una materia non ci piace difficilmente riusciamo ad apprenderla? Come mai se abbiamo avuto una esperienza positiva passata affrontiamo con maggiore serenità una prova analoga? E come mai un evento felice è più facilmente rievocabile in momenti di gioia e un evento triste in un momento di abbattimento?

La risposta è nell’ippocampo, un fascio nervoso, posto sopra il cervelletto, appoggiato ai ventricoli laterali. L’ippocampo ha la capacità di selezionare e trasferire le informazioni memorizzate dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine. Tra le sue funzioni, all’interno del sistema limbico, c’è anche quella della gestione delle emozioni.

Il sistema limbico è il responsabile dei comportamenti relativi ai bisogni primari dell’uomo quali il mangiare, il bere, il procurarsi cibo e tutto ciò che è attinente alla sfera sessuale nonché l’interpretazione dei segnali provenienti dagli altri e dall’ambiente. È in quella zona del cervello che avviene la rielaborazione delle sensazioni, delle emozioni, dei sentimenti e tramite questa interpretazione si realizza la nostra percezione della realtà.

Risulta chiaro quindi come la necessità di ricordare cose fondamentali per la sopravvivenza dell’uomo, leghi alle emozioni la capacità di memorizzare più o meno informazioni. Se una sensazione è stata forte, nel bene o nel male, sarà facile che il nostro ippocampo trasferisca quel pacchetto di informazioni verso la memoria a lungo termine. Altrettanto facilmente accadrà che gli stimoli ricevuti su argomenti di scarso interesse per noi verranno filtrati e scartati immediatamente, in altri termini verranno destinati alla dimenticanza, tecnicamente all’oblio.

Per capire meglio, si potrebbe citare Edward Thorndike (Intelligenza animale: uno studio sperimentale dei processi associativi negli animali. Psychological review, 1989)  che fece il noto esperimento di chiudere un gatto in una gabbia, dotata di chiavistello. Dopo alcuni tentativi il gatto riusciva a liberarsi, ma la cosa impressionante e dimostrata è che il gatto impiegava sempre meno tempo a liberarsi, una volta trovata la giusta metodologia di apertura della gabbia.

Questo tipo di apprendimento viene definito strumentale in quanto alla positiva riuscita dell’esperimento corrispondeva, come ricompensa, la libertà del gatto. Da qui vennero tratte le due seguenti deduzioni:

  • legge dell’effetto: l’essere vivente tende a ripetere i comportamenti che producono effetti benefici mentre tende ad abbandonare i comportamenti inutili o che producono effetti deleteri.
  • legge dell’esercizio: una risposta è più probabilmente ripetibile nella misura in cui essa è stata ripetuta.

Quindi visto che se una materia ci è particolarmente antipatica avremo molta difficoltà a memorizzare informazioni che la riguardano, possiamo ovviare modificando i processi di apprendimento, sperimentando nuovi processi didattici.

Ad esempio, si può agevolare il nostro ippocampo, nella memorizzazione di informazioni che per indole o mancanza di passione verrebbero scartate, utilizzando un metodo ludico di associazione di immagini alle cose da memorizzare. Possiamo auto-motivarci “ingannandoci” temporaneamente per l’apprendimento di cose particolarmente antipatiche o che ci interessano poco.

Vediamo ora qualche tecnica di memorizzazione.

La memoria non è un pacchetto preconfezionato che ci è dato in dotazione, ma una capacità che possiamo allenare. Servono motivazione, curiosità, costanza e delle buone tecniche di memoria.

Esistono diversi metodi per aiutarci a ricordare più informazioni, tra i tanti possiamo ricordare quelli più celebri.

La più antica e veramente semplice, che possono usare tutti, è la tecnica dei Loci di Cicerone.

Molti uomini dello spettacolo e bravi politici la usano correntemente perché consente, anche nel caso in cui intervenga una distrazione, di riprendere il filo del discorso.

Cicerone nella sua opera “De Oratore”, composta nel 55 a.C.,  notava che era più facile ricordare avvenimenti che avessero un’incidenza forte sui sensi. Vista, olfatto, tatto, gusto e udito possono essere usati per fissare in mente, volontariamente o involontariamente, sensazioni forti e velocemente associabili ad una medesima sensazione già vissuta in precedenza.

La tecnica dei Loci (che significa luoghi) è molto utile per la memorizzazione di elenchi di qualunque genere e si basa sull’associazione di un elemento di un luogo ai punti dell’elenco da ricordare.

I luoghi o gli ambienti da scegliere devono essere molto familiari come per esempio la sala da pranzo di casa o la strada che si fa per andare a lavoro. Questi elementi devono essere già impressi nella mente in maniera inequivocabile quindi vanno scelti con cura. Poi si sceglie ogni singolo elemento in modo che non possa esserci nessun tipo di confusione: vanno preferiti oggetti grandi e ben evidenti agli oggetti piccoli, nessun oggetto nascosto dentro armadi o cassetti. A questo punto si devono convertire i concetti dell’elenco in immagini da associare agli elementi che sono stai scelti.

Le associazioni fatte dovranno essere divertenti, insolite e molto vivide in modo da essere facilmente memorizzabili.

L’esempio classico che si riporta è il salotto di Cicerone che potrebbe avere un pilastro, una statua, un anfora; i punti del suo discorso potrebbero essere “la situazione degli schiavi”, “i problemi delle terme” e “l’arrivo del console”. A questo punto le associazioni sarebbero:

  • Gli schiavi incatenati al piastro che tentano invano di liberarsi
  • L’acqua che sgorga dalla statua come alle terme
  • Il console che esce dall’anfora gridando “sorpresa!”

Ripercorrendo mentalmente il suo salone, Cicerone non avrà difficoltà a ricordare in sequenza i punti cardine del suo discorso!

Il limite della memoria umana sembrerebbe essere rappresentabile da sette unità elementari di informazione secondo George Miller (“Il magico numero sette più o meno due”, 1956). Tali blocchi vengono definiti chunks.  Miller  aveva notato che mediamente un essere umano può elaborare circa sette unità di informazioni per volta. Si può sfruttare questa prerogativa come perno associativo per le informazioni da memorizzare. Per chiarire il concetto è sufficiente effettuare dei semplici esperimenti a cui chiunque si può sottoporre.

Se indicate su un foglio una sequenza di dodici numeri e li fate leggere a dieci persone chiedendo successivamente quante cifre ricordano, noterete con stupore che sui 10 soggetti sottoposti al test la maggioranza ricorderà sette numeri dell’elenco. Ora provate voi.

Leggete la seguente sequenza una sola volta:

1 4 5 3 0 8 0 3 1 7 4

Ora chiudete gli occhi e provate a riscrivere la sequenza.

Se ne avete ricordati circa 7 l’esperimento ha confermato la regola. Oltre i 7 elementi si inizia inevitabilmente a commettere errori, che aumentano all’aumentare della sequenza che si prova a ricostruire.

Se utilizziamo a nostro favore la prerogativa dei 7 chunks di Miller,  basterà accorpare due a due le cifre per ricordare tutte:

14 53 08 03 17 4

In questo modo ricorderemo più di sette cifre e sarà sufficiente memorizzare la funzione che ci ricorda che le cifre erano singole per ricostruire correttamente la sequenza data.

Un altro sistema di memorizzazione usato da molti formatori, definito PAV, paradosso azione vivida, consiste in un processo di associazione della cosa difficile da ricordare a un paradosso, convertendo la staticità di un oggetto in un’azione che riusciremo a visualizzare come reale e vivida.

Il nostro subconscio resta scosso da questa situazione paradossale visualizzata e decisamente originale, al punto che se la ricorda molto più facilmente di altre vissute nel quotidiano.

Un esempio classico è quello associato alla memorizzazione della parola “autobotte”. Se si pensa ad un’auto costruita come una botte di vino con quattro ruote che ci sta davanti in autostrada, sarà più facile ricordare questa parola. L’importante è trasformare la staticità di un’autobotte in un’azione paradossale, più facile da ricordare, associata all’emozione di ilarità che ci può dare il pensare ad una botte con le ruote che sfreccia in autostrada.

Usare delle buone tecniche può aiutare a memorizzare le informazioni di cui abbiamo bisogno; ma anche delle sane abitudini possono aiutarci a mantenere in allenamento il nostro sistema di memorizzazione!

  • Respirare profondamente e rilassarsi aiuta a difendere il sistema nervoso e la memoria dagli effetti devastanti dello stress.
  • Scrivere promemoria può essere un modo per allenarsi e tenere alta la nostra creatività.
  • Aumentare gli stimoli cambiando interessi e facendo esperienze nuove può migliorare l’apprendimento, le funzioni cognitive, e dare vigore alla memoria.
  • Mangiare cioccolato fondente aiuta a proteggere il cervello: il cacao è l’alimento con la più alta concentrazione di antiossidanti.
  • Infine dormire aiuta a  consolidare i ricordi (sleep effect): un sonno notturno di circa 8 ore aiuta il cervello a creare le memorie delle esperienze fatte il giorno precedente.

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Dott.ssa Susanna Casubolo

Psicologa - Psicoterapeuta redattrice EMAIL: susanna.casubolo@hotmail.it Sono psicologa del lavoro e psicoterapeuta di formazione strategica integrata iscritta all’albo degli psicologi del Lazio dal 2005 (n.13083). L’approccio strategico integrato si basa su un lavoro multidimensionale realizzato con la persona (famiglia e/o gruppo) finalizzato al cambiamento. Integra diverse prospettive terapeutiche e lavora su tutti i livelli di cui è composto il problema rimanendo focalizzato sul qui e ora, lavorando per obiettivi ed utilizzando creativamente tecniche ben definite. Oltre all’attività come libera professionista ho maturato esperienza nell’utilizzo della narrazione di sé e della metafora nella scrittura, anche attraverso il lavoro con i gruppi e la realizzazione di corsi di scrittura autobiografica, di scrittura di fiabe e di formazione per animatori e dirigenti centri anziani. Con Aracne Editrice ho pubblicato nel 2005, insieme a Anella Rizzo, “Autobiografia e musicoterapia come supporto nell’assistenza dei malati di Alzheimer” e nel 2010 “Storie di bambini e di bambine per esorcizzare un incontro. Ovvero la paura di mostrarsi o l’arte di nascondersi all’altro”. Con Ded’A Edizioni ho pubblicato nel 2011 “In Metro”. Sono autrice, sempre per DEd’A Edizioni, del social book “People and the city” (www.peopleandthecity.dedaedizioni.it) con pagina dedicata su facebook https://www.facebook.com/cityandpeople. Attualmente scrivo anche per i portali di informazione “Roma che verrà” e “Italia24ore”. Sono un’osservatrice attenta e mai stanca della vita e delle persone. Sono fiduciosa e ottimista e mi piace non perdere mai di vista i sogni senza lasciarli chiusi nel cassetto, preda della polvere, ma lasciandoli invece vivere e respirare all’aria della creatività bambina che crescendo li accompagna verso il futuro della realizzazione. Mi piace molto una frase di Jeremy Irons: “Abbiamo tutti le nostre macchine del tempo. Alcune ci riportano indietro, e si chiamano ricordi. Altre ci portano avanti, e si chiamano sogni”.

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