Affrontare lo stress si può: la parola d’ordine è coping!

Non tutti sono consapevoli del fatto che aumentare il proprio potere di fronte a situazioni particolarmente difficili o stressanti è possibile e lo si fa attraverso una serie di strategie cognitive e comportamentali che sono in grado di aumentare la nostra efficacia nei confronti dei problemi e delle situazioni che investono la nostra vita.

Si tratta delle cosiddette strategie di coping!

Possedere adeguate strategie di coping non ci dota di un tocco magico in grado di risolvere tutti i problemi, ma della capacità di ricorrere a tutte le risorse di cui siamo dotati per fronteggiare le difficoltà. In particolare ci consente di:

  • mantenere lucidità nel valutare l’entità del problema
  • individuare i mezzi che abbiamo a disposizione e che ci possono consentire di risolverlo
  • individuare strategie e soluzioni
  • controllare gli stati emotivi negativi legati alla situazione di difficoltà
  • percepire sé stessi come “efficaci“, cioè in grado di affrontare il problema
  • essere propensi ad accettare il cambiamento che la soluzione potrebbe comportare

Le strategie di coping di cui ognuno di noi è dotato non sempre ci consentono tutto ciò, in quanto si formano nel corso dello sviluppo e si consolidano con l’esperienza. E’ quindi una modalità di pensare e agire appresa che, in quanto tale, può rivelarsi più o meno funzionale.

Ma il fatto che sia soggetta ad apprendimento la rende anche modificabile!

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La parola stress è ormai sulla bocca di tutti. Tutti hanno un’idea più o meno precisa di cosa sia e come si manifesti. Quello che non tutti sanno è quali sono le strategie più o meno efficaci per farvi fronte.

Chi di noi non ha mai pensato, di fronte a una situazione particolarmente difficile, “non ce la posso fare”? E quante volte è capitato che questo pensiero ci abbia portato a rinunciare a perseguire un obiettivo importante?

Non esiste una bacchetta magica per ottenere tutto quello che vogliamo, ma qualcosa che ci aiuti a mettere in campo tutte le risorse di cui siamo dotati per non soccombere troppo facilmente alle avversità c’è eccome! Ed ha un nome ben preciso: coping.

Il termine coping deriva dall’inglese “to cope with”, che vuol dire “far fronte a”, “affrontare”.

E’ stato introdotto nella ricerca psicologica negli anni sessanta da alcuni studiosi delle emozioni, ma fu grazie a Lazarus e Folkman, e al loro modello cognitivo-transazionale (1984), che fu approfondita la nozione di coping come attività che coinvolge la sfera cognitiva tanto quanto quella emotivo-affettiva.

Si intende per coping: “gli sforzi cognitivi e comportamentali per trattare richieste specifiche interne o esterne (e i conflitti tra esse) che sono valutate come eccessive ed eccedenti le risorse di una persona” (Lazarus, 1991).

È dunque un concetto strettamente connesso con quello di stress, infatti indica l’insieme delle strategie cognitive e comportamentali messe in atto da una persona per fronteggiare una situazione difficile, quotidiana o straordinaria; la capacità dell’individuo di attivarsi e fare qualcosa per dominare l’evento e controllare le proprie emozioni.

Gli eventi sono stressanti nella misura in cui sono percepiti come tali, per cui uno stimolo produrrà o meno una reazione di stress a seconda di come viene interpretato e valutato. Giudicare la richiesta proveniente dall’ambiente come una minaccia, una sfida o un danno dipende da fattori legati alla persona, come il suo sistema di valori, le credenze relative sia a sé stessa sia all’ambiente e agli scopi che si prefigge.

Tuttavia lo stress non è un’esperienza esclusivamente soggettiva: la sua entità è definita anche dalle caratteristiche oggettive dello stimolo, come la qualità dell’evento (controllabilità, imminenza,  pericolosità) e la sua quantità (ad esempio, la durata temporale o la “vicinanza” con altri eventi che costituiscono una potenziale minaccia per l’equilibrio psico-fisico dell’individuo).

Infine, la portata stressogena di un evento è definita anche dalla valutazione che ognuno di noi compie rispetto alle proprie risorse e capacità di far fronte allo stimolo stressante. Le strategie di coping, appunto. In altre parole un evento sarà tanto più stressante quanto più l’individuo si percepirà inadeguato e incapace di fronteggiarlo (Lazarus, 1993; Lazarus e Folkman, 1984).

Gli eventi percepiti come stressanti in genere appartengono alle seguenti categorie :

  • Eventi traumatici. Rappresentano situazioni di estremo pericolo al di fuori delle usuali esperienze umane
  • Eventi incontrollabili e imprevedibili. La controllabilità di un evento rappresenta il grado in cui possiamo influenzarlo o fermarlo. Uno stressor incontrollabile non può essere evitato ed aumenta il livello di stress percepito. La prevedibilità invece rappresenta il grado in cui sappiamo se e quando un evento si verificherà. Poter prevedere un evento anche senza la possibilità di controllarlo riduce l’impatto stressante.
  • Eventi che rappresentano cambiamenti importanti. Qualunque cambiamento che  richieda numerosi riadattamenti  può essere percepito come stressante.
  • Conflitti interni. Sono questioni non risolte sia consce che inconsce. Si ha un conflitto quando bisogna scegliere tra due mete o modi di agire incompatibili o che si escludono reciprocamente. Il conflitto può insorgere anche quando due bisogni sono in opposizione fra loro.

Il coping ha dunque due funzioni fondamentali: cambiare la difficile relazione con l’ambiente e modificare il proprio stato emozionale. La strategia che decideremo di adottare, dipenderà dal modo in cui riusciremo a percepire e valutare tanto l’evento stressante quanto noi stessi in rapporto a questo evento.

Ma le strategie di coping non garantiscono il successo dell’adattamento dell’individuo al contesto stressante. Infatti il coping può essere tanto funzionale alla situazione, e pertanto in grado di mitigare e ridurre la portata stressogena dell’evento; quanto disfunzionale ad essa. In tal caso potrà persino amplificarla.

In pratica, le situazioni stressanti vengono vissute e hanno conseguenze diverse, a seconda di quali strategie di coping, adattive o disfuzionali, il soggetto mette in atto nella particolare situazione.

Esistono diversi stili di coping che un individuo tende ad adottare in maniera preferenziale:

  • Il coping centrato sul problema (Problem-focused coping) consiste nel tentativo di modificare o risolvere la situazione che sta minacciando o danneggiando l’individuo. Comprende strategie ed azioni il cui scopo è ridurre l’impatto negativo della situazione tramite un cambiamento esterno della situazione stessa quando essa è valutata come controllabile e modificabile. Le strategie agiscono riorganizzando e ristrutturando cognitivamente le parti che compongono il problema o semplicemente cercando di minimizzarne gli effetti nocivi. Le tecniche usate sono: la raccolta d’informazioni, il problem solving, il training volto all’incremento di abilità interpersonali, mutamenti di stile di vita, sforzi volti a cambiare l’ambiente circostante, ecc. E’ lo stile più funzionale e risulta correlato negativamente con le manifestazioni psicopatologiche.
  • Il coping centrato sulle emozioni (Emotion-focused coping) consiste nella regolazione delle reazioni emotive negative conseguenti alla situazione stressante e viene utilizzato dagli individui per far sì che esse non prendano il sopravvento di fronte a situazioni incontrollabili. Le strategie messe in atto sono tese alla modificazione dell’esperienza soggettiva spiacevole e delle emozioni negative che la accompagnano. Sono strategie rivolte verso il sé: cercare il significato degli stress vissuti, esprimere apertamente le proprie emozioni, training di rilassamento, sognare ad occhi aperti, rimuginare, negare la realtà o la severità di un evento, ecc. La strategia di coping orientata all’emozione pare sia correlata alla depressione e all’ansia nonché a sintomi psicosomatici.
  •  Il coping d’evitamento (avoidance coping) consiste nel tentativo dell’individuo di ignorare la minaccia dell’evento stressante attraverso la ricerca del contatto con le persone come diversivo sociale o impegnandosi in attività che distolgono la sua attenzione dal problema (pulire la casa, guardare la televisione, uscire per fare delle cose, ecc.). Gli stili di coping orientati all’evitamento hanno il fine di ottenere velocemente la riduzione dell’ansia, dando così veloce beneficio. Tuttavia l’uso di tali comportamenti evitanti costituisce spesso la soluzione peggiore, poiché essi creano un circolo vizioso evitante senza risolvere il problema iniziale.

Tutte le strategie fin qui descritte sono utili ad alleviare l’ansia connessa alla percezione di stress, tuttavia la scelta di una strategia attiva, che ci veda protagonisti della soluzione del problema risulta più funzionale sia nel risolvere la specifica situazione problematica sia nel determinare una percezione di autoefficacia che servirà in futuro, in una situazione simile, a sentire che saremo in grado di gestirla e affrontarla.

Le abilità di coping possono essere “allenate” e potenziate grazie all’uso di tecniche cognitive e comportamentali che agiscono:

  • sulle capacità di problem solving (valutazione del problema, definizione degli obiettivi, individuazione delle risorse disponibili e delle alternative possibili, pianificazione della strategia di azione, attuazione della soluzione individuata, valutazione del risultato)
  • sulla capacità di arginare l’effetto dirompente delle emozioni connesse allo stress (gestione dell’ansia, tecniche di rilassamento, meditazione, tecniche di respirazione e controllo dei muscoli e della postura)
  • sulla consapevolezza e sul controllo dei pensieri automatici e illogici che amplificano e mantengono l’esperienza di stress
  • sulla valutazione di sé, delle proprie risorse interiori, della propria autostima.

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Dott.ssa Laura Caminiti

HR Consultant, specialista in selezione e formazione delle Risorse Umane Socia fondatrice, amministratrice e responsabile di PsicologiaOK EMAIL: caminiti.laura@gmail.com Sono una persona socievole e dinamica, aperta alle novità e al cambiamento. Da bambina ho sognato di fare il prestigiatore, il meccanico, lo scienziato, l’artista, il veterinario...poi a un certo punto mi sono accorta che mi piaceva osservare le persone. Volevo conoscere le loro storie, comprendere i motivi per cui si comportavano in un certo modo, scovare cosa le accomuna e cosa le rende così diverse, sapere dove si trovano le risorse per reagire ai momenti difficili che la vita a volte ci impone. Così ho scelto la Psicologia e, poco più avanti nel percorso, ho conosciuto e mi sono innamorata della Psicologia del Lavoro e di tutto ciò che ruota intorno al settore delle Risorse Umane. Oggi sono una Psicologa del Lavoro e delle Organizzazioni (iscrizione all’Albo n° 18846 - Ordine degli Psicologi del Lazio), laureata a Firenze con ordinamento quinquennale. Ho un master in Gestione, Sviluppo e Amministrazione del Personale. Attualmente lavoro presso la Baby & Job s.r.l., società che opera nell'ambito dei servizi dedicati all'infanzia. Mi occupo di selezione, sviluppo, progettazione e supporto alla Direzione. Coordino anche il centro di ricerca e formazione interno, Infanzia & Dintorni. In passato, ho acquisito una discreta esperienza nel campo dell’accoglienza e del supporto al disagio sociale grazie al mio lavoro di educatrice di sostegno ai bambini disabili nelle scuole d’infanzia e operatrice in casa famiglia; ma anche di ricerca e sviluppo nel campo degli strumenti di assessment psicologico. La mia frase preferita: “Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde” (Alessandro Baricco)

3 Responses

  1. Luigi ha detto:

    In passato avevo già approcciato a queste strategie tese alla riduzione da stress, percependole come molto utili ai suoi scopi. A distanza di tempo,mentre mi trovo a dover combattere quasi quotidianamente con problemi legati all’ansia, capisco in pieno il contenuto del suesteso articolo e consiglio a tutti coloro che si trovano qui per cercare un rimedio allo stress di leggere, comprendere, approfondire e applicare le suddette strategie anche se all’inizio possono sembrare non particolarmente utili o addirittura banali.

  2. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Luigi:
    Grazie Luigi per questa importante testimonianza.
    Purtroppo si tende a sottovalutare la necessità di prestare attenzione e cura al benessere psicologico finché purtroppo non ci si trova a combattere con qualche problema che interviene a scombussolarci la vita.

    Ritengo invece che anche in ambito psicologico sia importantissimo iniziare a ragionare in ottica di prevenzione e andare ad affinare, migliorare, sviluppare tutte quelle capacità e competenze psicologiche e relazionali che diventano strumenti di protezione dal disagio. Le abilità di coping sono solo un esempio…

  1. 6 novembre 2015

    […] continuo equilibrio tra gratificazioni e frustrazioni il bambino interiorizza e sviluppa le proprie strategie di coping  (far fronte […]

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