Maschio o femmina: la genitorialità nei disordini dello sviluppo sessuale

Sono incinta!

Per una coppia che decide di buttarsi nell’avventura della genitorialità questo è l’annuncio più atteso, dolce, entusiasmante e, allo stesso tempo, terrorizzante!
Sì, perché da quel momento inizierà un lungo periodo carico di emozioni e aspettative, molte delle quali assolutamente positive, ma allo stesso tempo tremendamente complesso per via dei cambiamenti che comporta a più livelli.

Sin dall’inizio della gravidanza i genitori e la famiglia allargata iniziano a costruirsi una serie di fantasie su come sarà il nascituro.

Molte di queste aspettative fondano la loro base su quale sarà il suo sesso: “Sarà forte e di successo (se maschio)… Sarà bella e intelligente (se femmina)….”. Inizia la battaglia per la scelta del nome e si fantastica sul suo aspetto, scommettendo sulle somiglianze.

Ma cosa succede se la sua identità di genere non è così chiara?

Leggi l'articolo completo

Circa un bambino su 1500 nasce con genitali ambigui (Intersex Society of North America; ISNA, 2006).

Lo sviluppo sessuale è infatti un processo lungo e delicato, costituito da differenti fasi, ad ognuna delle quali potrebbero insorgere delle problematiche che producono un disordine dello sviluppo sessuale, frequentemente chiamato in letteratura DSD dall’acronimo della definizione inglese Disorders of Sexual Development. Inoltre non tutti i DSD comportano ambiguità a livello genitale, pertanto, seppure non siano mai stati effettuati studi specifici, si può a ragione ipotizzare che il numero dei bambini che nascono con DSD sia maggiore di quanto sopra riportato.

I vari disordini dello sviluppo sessuale vengono distinti in tre grandi categorie (Consensus statement on management of intersex disorders, 2006) in base al cariotipo. Il cariotipo è il patrimonio cromosomico, formato da 22 coppie di cromosomi autosomici e 1 coppia di cromosomi sessuali (generalmente si ha 46 XX per la donna e 46 XY per l’uomo).

I tre gruppi categorizzati sono:

  • DSD con anomalie dei cromosomi sessuali, il gruppo di disordini più diffusi in cui rientrano anche la Sindrome di Klinefelter (47, XXY) e la Sindrome di Turner (45, X0);
  • 46, XX DSD, che comprendono condizioni in cui è presente un eccesso di androgeni;
  • 46, XY DSD, condizioni meno frequenti delle precedenti in cui rientrano la Sindrome di Morris (AIS; sindrome da insensibilità completa agli androgeni) e la sindrome da insensibilità parziale agli androgeni  (PAIS).

Le cause di tali problematiche sono varie e a volte ancora sconosciute: può mancare un gene nella sequenza del DNA o esserci una differente combinazione di geni che crea le condizioni per uno sviluppo sessuale diverso dalla maggioranza dei maschi o delle femmine.

Queste variazioni genetiche possono avvenire in base a una modificazione nel corso dello sviluppo oppure possono essere conseguenti ad una trasmissione ereditaria.  Meno frequentemente, eventi durante la gravidanza, come ad esempio l’esposizione a prodotti chimici, possono costituire la base di tali disordini.

Alcuni DSD possono produrre sterilità. Questo dipenderà dal tipo specifico di disordine e dalla storia medica della persona. Va inoltre sottolineato che, grazie ai continui progressi scientifici e tecnologici, un bambino che nasce oggi con la prospettiva di essere infertile, potrebbe in un futuro prossimo essere in grado di diventare genitore  biologico.

I disordini dello sviluppo sessuale non sono connessi ad uno specifico orientamento sessuale: questo costrutto è infatti un qualcosa di complesso e connesso non solo a fattori biologici ma soprattutto a fattori psico-sociali, e i ragazzi con DSD hanno le stesse probabilità degli altri di sviluppare un orientamento eterosessuale (attrazione verso partner dell’altro sesso), omosessuale (interesse verso lo stesso sesso) o bisessuale (attrazione verso entrambi i sessi).

Proprio a causa delle forti aspettative connesse con la fase della gestazione e dei primi periodi di genitorialità, capita a molti di provare un senso di perdita quando si apprende la diagnosi di DSD del proprio bambino: tale sentimento è dovuto ad un precoce ed improvviso crollo delle fantasie di “perfezione” naturalmente collegate al figlio, crollo dovuto al brusco scontro con la realtà causato dalla scoperta della diagnosi. Si inizia frequentemente con la paura che sia malato, si teme quindi che possa crescere senza sentirsi “normale”. Si sente spesso parlare delle “cinque tappe del dolore” connesse ad ogni situazione che comporta un senso di perdita; questi sono sentimenti di frequente provati da genitori di bambini con DSD.

Si passa dal rifiuto della verità alla rabbia, dal chiedersi perché è capitato proprio a loro ad un senso di depressione, fino ad arrivare dopo un percorso più o meno lungo all’accettazione della situazione.

Incredulità, shock, desiderio di sapere, confusione, imbarazzo e senso di impotenza sono altri affetti comuni in questa circostanza. Talvolta possono manifestarsi veri e propri disturbi psico-somatici: mal di testa, di stomaco, stanchezza cronica, disturbi del sonno o dell’alimentazione.

Sono la paura e la mancanza di conoscenza a produrre la vergogna. Inoltre nella nostra cultura è già di per sé diffuso il pudore del sesso ed è difficile parlarne: è sicuramente ancora più difficile parlare dello sviluppo sessuale del proprio figlio! Il senso di colpa nasce proprio dal rendersi conto di provare vergogna e imbarazzo nei confronti del bambino. Per sfuggire questi sentimenti negativi risulta fondamentale la riflessione su se stessi e il confronto con gli altri: per questo negli ultimi anni sono nate una serie di associazioni e di gruppi di aiuto indirizzati proprio a tale tematica.

La condivisione elimina l’isolamento e lo stigma.

Una delle più grandi associazioni che in Italia si occupa di questi aspetti è l’Associazione Italiana Sindrome da Insensibilità agli Androgeni (AISIA), che si rivolge soprattutto a ragazze con Sindrome di Morris ma che ultimamente si indirizza anche a diversi DSD.

Comunicare con persone di fiducia (medici, infermieri, familiari, amici, organizzazioni per le situazioni specifiche) può fare sì che si costituisca un buon sistema di sostegno: sviluppare relazioni affettuose e sincere sarà infatti di aiuto nei momenti difficili che possono emergere nel corso degli anni. Il contatto con altri genitori, la lettura di materiali informativi e la partecipazione a gruppi di sostegno anche su Internet possono aiutare in momenti in cui ci si può sentire più insicuri o in “crisi” nel proprio ruolo genitoriale.

Durante lo sviluppo può senz’altro capitare che il bambino provi sentimenti negativi rispetto al suo DSD. Con gli anni e la reciproca esplorazione tipica di alcune fasi di vita, soprattutto se i suoi genitali sono atipici o hanno subito interventi chirurgici, il bambino può iniziare a sentirsi “diverso” o può essere preso in giro dagli altri bambini. La sincerità con il bambino sul suo disordine può senz’altro essere un primo passo per instaurare con lui una relazione di fiducia: parlare dell’argomento trasmette il messaggio che non ci sia niente di cui vergognarsi.

Sarà inoltre necessario, soprattutto in passaggi delicati per lo sviluppo psico-sessuale come l’adolescenza, il confronto con altri ragazzi o adulti con DSD, che possono rinforzare l’idea che lui non è l’unico ad aver vissuto con questo disagio, che anche lui come loro “ce la potrà fare” e possono dare le informazioni di cui il ragazzo ha bisogno con il minor livello di imbarazzo per lui.

Parlare con qualcuno che prova o ha provato i nostri stessi sentimenti facilita un clima relazionale sicuro in cui esprimere anche questioni preoccupanti e/o molto intime. Talvolta può essere utile anche un percorso psicologico, meglio con un esperto che abbia una competenza specifica in campo sessuologico.

Oggi finalmente la vergogna, il segreto, la confusione e la solitudine sono sentimenti che stanno per essere cancellati dal dizionario emotivo delle persone con DSD e le loro famiglie: il lavoro di sensibilizzazione svolto dalle organizzazioni per le condizioni specifiche e le accresciute conoscenze e competenze scientifiche fanno sì che tali problematiche siano più conosciute e che si sappia sempre meglio gestirle secondo un approccio olistico e un’ottica bio-psico-sociale.

Di seguito, si offrono alcuni suggerimenti bibliografici su come approfondire al meglio l’argomento trattato:

AISIA: Insensibilità completa agli androgeni e condizioni simili
AISIA:
Le linee guida cliniche
AISIA:
Manuale per i genitori

GD Star Rating
loading...

Dott. Stefano Eleuteri

Psicologo della Salute, Psicoterapeuta, Consulente in Sessuologia. Presidente Associazione Educere. redattore EMAIL: stefano.eleuteri@gmail.com TELEFONO: 348/4454786 Sono una persona curiosa e piena di interessi. Nel mio tempo libero amo cantare e fare pilates. Mi piace molto viaggiare e credo sia formativo e utile per ampliare i propri orizzonti e punti di vista; anche per questo ho deciso di arricchire il mio percorso di studi universitario in Psicologia Clinica e Dinamica, svolto presso la “Sapienza”, Università di Roma, con un periodo di studi svolto a Colchester (UK) con il programma Erasmus, e di preparare la mia tesi di laurea a Gotenburgh (Svezia). Sono iscritto all’Albo degli Psicologi del Lazio N° 18192 e al Registro Interno dei Consulenti Sessuali della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica; Membro per la Regione Europea della Youth Initiative Committee (World Association for Sexual Health; WAS) e Socio Ordinario della Associazione Andrologi Italiani. Nell’esercizio della professione provo a mantenere un equilibrio costante tra clinica, ricerca e formazione, che sono i tre aspetti che prediligo e che ritengo non possano essere sganciati se si vuole essere efficaci in ognuna di queste aree. Svolgo attività di orientamento, tutorato e counselling agli studenti presso la Facoltà di Medicina e Psicologia della “Sapienza”, Università di Roma e l'attività clinica di psicologo e di consulente in sessuologia a Viterbo e a Roma. Per le attività di ricerca in campo sessuologico e psicogeriatrico collaboro con l’Istituto di Sessuologia Clinica di Roma e con cattedre universitarie. Ho avuto modo di fare esperienza in campo formativo collaborando per le attività didattiche degli insegnamenti di "Psicologia dello sviluppo sessuale" e di "Fattori di rischio e protezione nell’arco di vita” nei Corsi di Laurea in Psicologia, poi con affidamento degli incarichi didattici riguardanti l’ambito psico-sociale nel Corso di Alta Formazione in “Assistenza al Paziente Geriatrico” e in quanto docente di “Psicologia sociale nell’anziano” presso il Master di I livello in “Case Management nella rete integrata dei servizi a favore dell’anziano (Il Case Manager geriatrico)”, tutti presso la Facoltà di Medicina e Psicologia della “Sapienza”, Università di Roma Negli ultimi anni investo molta energia e passione nell’organizzare eventi, percorsi formativi e di crescita personale per l’Associazione “Educere”, di cui sono vice-presidente e fondatore, che svolge le sue attività principalmente nel viterbese e nell’orvietano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *