Paura del buio e dell’uomo nero: riconoscere e affrontare le paure dei bambini

Il coraggio è resistenza alla paura e dominio della paura, ma non assenza di paura” (Mark Twain)

La paura è un’emozione primaria. Senza paura non si può vivere!
Essa ha carattere adattivo e per questo non va assolutamente demonizzata. L’attivazione della paura consente infatti di allertarci e indurci all’azione in situazioni di pericolo, meccanismo in grado di salvarci la vita in moltissime occasioni. Avere paura in determinate situazioni è normale e sano perché ci impedisce di correre rischi inutili o compiere azioni avventate.

Esiste però una soglia oltre la quale la paura diventa paralizzante e ci impedisce di reagire adeguatamente agli stimoli ambientali. Inoltre, può comparire in maniera ingiustificata di fronte a stimoli che nella maggior parte delle persone non suscitano sentimenti di paura, come succede nelle fobie.

Se questo costituisce un problema per gli adulti, a maggior ragione può suscitare apprensione nei genitori che vedono i loro bambini angosciati da qualche strana paura. E’ per questo importante comprendere quando una paura è “normale” e quando, invece, rischia di trasformarsi in fobia. E’ importante comprendere l’origine della paura del proprio bambino per potersi confrontare con essa e aiutare il piccolo a gestirla e superarla.

Leggi l'articolo completo

Alzi la mano chi non ha mai pensato che le madri si preoccupano troppo!

In effetti questo è vero, ancor più quando siamo all’inizio della vita, quando la preoccupazione di una madre consente al neonato una gratificazione quasi completa di tutti i suoi bisogni.

Tuttavia a volte vengono a crearsi quelle piccole ed inevitabili insoddisfazioni tra madre e bambino, che porteranno quest’ultimo a rinunciare a quel senso (illusorio) di completezza, ed egli comincerà ad avvertire una mancanza, e questa mancanza porterà alla paura.. la prima paura che sperimenta un bambino…

Ma quali sono le paure dei bambini?

Iniziamo dalle quelle che vengono definite paure “arcaiche”, come la paura del buio, della solitudine, la paura degli estranei, la paura di scene e situazioni nuove e insolite, che in genere scompaiono con la maturazione e la crescita.

Tra i sei e gli otto mesi di età, la capacità del bambino di percepire e di ricordare è abbastanza sviluppata e ciò fa si che egli dimostri apprensione o ansia quando viene separato da sua madre o all’avvicinarsi di una persona sconosciuta, proprio perché “ricorda” che quella persona non è la madre! E questo evento per il bambino rappresenta una minaccia dalla quale difendersi.

A ben vedere, le paure rappresentano per la loro frequenza un evento quasi costante durante la crescita: paura del nero a partire dai diciotto mesi fino ai due anni, paura dei piccoli animali, paura degli animali che mordono, ad esempio il lupo; ancora: paura degli estranei, paura dei fantasmi o degli orchi, ecc.

Verso gli otto anni circa, compare la paura della morte, a volte espressa direttamente, a volte sotto forma di paura ipocondriaca.
Secondo Freud (Inibizione, sintomo e angoscia, 1925), le “strane” paure dei bambini, pur con le dovute differenze, hanno tutte un denominatore comune: la paura di perdere l’oggetto d’amore (una persona significativa per il bambino). Se lo sviluppo procede nella norma, queste paure vengono via via superate e si affievoliscono nel corso del tempo; se il percorso evolutivo non è sano, le paure infantili persistono e quei bambini paurosi potrebbero diventare degli adulti che restano infantili nei loro atteggiamenti di fronte al pericolo.

Ma come facciamo a capire quando una paura è “normale” oppure no?

Possiamo dire che una paura è “normale “quando il bambino ha una buona capacità di controllare l’angoscia, di riconoscerla e di gestirla.

E se ciò non avviene?

Le paure si trasformano in fobie.

Le fobie sono paure ingiustificate di un oggetto o di un evento, il contatto con i quali è causa nel soggetto, adulto o bambino che sia, di un’intensa reazione di angoscia.

Tra i fattori che intervengono in queste paure è importante ricordare l’emergere di un sentimento di individualità, del “chi sono io” che il bambino sente di dover difendere. Il clima familiare è altrettanto importante, infatti una paura, ad esempio la paura dei cani, può essere indotta proprio da un eccessivo timore dei genitori, terrorizzati ogni volta che il proprio figlio si avvicina ad un animale.

Ma può accadere anche il contrario: i genitori sottovalutano la paura del bambino e lo forzano in ogni modo. Così non fanno altro che aumentare la sua angoscia ponendolo di fronte alla situazione temuta. La paura dell’acqua può essere un esempio di questo tipo.
Anche la ripetizione di quella prima esperienza, forzata e imposta da parte dell’ambiente, libera un’angoscia che innesca poi la paura.

Quando questa angoscia diventa troppo forte per il bambino, egli ha bisogno di “scaricarla” ed assisteremo a grandi crisi di agitazione, di automutilazione (i bambini che si “tagliuzzano”) o di collera che hanno proprio la funzione di sfuggire all’angoscia.

È comunque importante differenziare quelle situazioni in cui il bambino di notte attraversa correndo il corridoio per andare a fare la pipì, con una leggera stretta al cuore, e quella in cui il bambino strilla nella sua stanza, paralizzato tra la paura di bagnare il letto e il terrore di dover attraversare questo stesso corridoio.

In questo caso, la paura diventa patologica nella misura in cui impedisce al bambino di assolvere ad un suo bisogno e prende il sopravvento su di esso. Inoltre, l’angoscia terrificante del bambino è un segnale forte di disagio che va e deve essere approfondito consultando al più presto uno psicologo o psicoterapeuta in grado di decodificare tale segnale.

A volte può succedere che le paure nascano tra i banchi di scuola o, prima ancora, all’asilo. Pensiamo a quei bambini che si rifiutano di disegnare o di colorare e che ogni volta che qualcuno li invita a farlo, iniziano a pestare i piedi e ad urlare. Immaginiamo lo sconcerto dei genitori di fronte a questo comportamento apparentemente inspiegabile!

Cosa può essere successo?

Una delle prime cose da fare è rassicurare il bambino che la mamma gli vuole bene anche se non vuole disegnare e poi, appena possibile, domandare agli insegnanti se all’asilo è accaduto qualcosa di particolare. Magari verrà fuori che il nostro bambino, contrariamente ai suoi compagni di classe è stato “ripreso” perché non riusciva a colorare rimanendo nei bordi; probabilmente, quel bambino, per la paura di non sbagliare, per non sentirsi diverso dai suoi amichetti, e per non essere più ripreso dalle insegnanti, utilizzerà comportamenti oppositivi che lo porteranno ad evitare di confrontarsi con qualsiasi tipo di disegno.

Pertanto un genitore che cerchi di consolare, rassicurare e comprendere il proprio bambino anche di fronte a delle reazioni apparentemente “senza un perché”, eviterà di aggiungere ulteriore ansia ad un vissuto, quello del bambino, già così carico di angoscia.

Occorre sempre tener presente che tutti i bambini tendono ad esteriorizzare i propri “conflitti” interiori trasformandoli in paure nei confronti dell’ambiente circostante. Un genitore deve essere in grado proprio di comprendere tali dinamiche conflittuali: solo così si metterà da parte l’atteggiamento pauroso ma soprattutto il conflitto sottostante, solitamente poco percepito o svalutato.

L’oggetto della paura non è altro che un simbolo a cui quel bambino dà un significato, tutto da comprendere, tenendo bene a mente che ogni comportamento fobico, infantile o adulto che sia, ha bisogno del suo contesto di riferimento per poter essere valutato a fondo ed in maniera completa.

Considerando che una “regola” specifica non esiste, cerchiamo di capire in che modo possono comportarsi i genitori dato che la reazione della famiglia è molto importante e diventa determinante nel dare sostegno, contenimento e rassicurazione al bambino piuttosto che costringerlo a fare delle cose di cui lui ha paura. Le reazioni genitoriali devono essere adeguate e volte a contenere il disagio : le paure vanno comprese e poi gestite, e, prima di chiedere qualunque spiegazione al vostro bambino, abbracciatelo e stringetelo forte, si sentirà protetto e rassicurato e l’angoscia sarà già andata un po’ via…

Se si comincia a considerare la paura dei bambini come una manifestazione di angoscia legata ad un conflitto, il comportamento pauroso andrà man mano estinguendosi ed il bambino, sentendosi capito, vi regalerà un grande sorriso. E’ proprio quel che è successo al papà di P., un bambino che aveva una gran paura di litigare con i suoi amichetti di classe. Il timore sottostante era probabilmente quello di subire una punizione dalla maestra per un comportamento fuori luogo. Il papà ha compreso la reale paura e, rassicurandolo, ha dato al suo bambino dei consigli su come comportarsi correttamente nelle situazioni di litigio con i compagni. P. lo ha guardato come se fosse il suo eroe!

E allora, invece di sminuire e minimizzare, impariamo ad accogliere e ad ascoltare e forse un arcobaleno farà capolino e strizzerà l’occhio ai nostri bambini..

Un modo per contenere e prevenire le paure è la lettura di alcune fiabe. Qui di seguito alcuni suggerimenti per bambini e genitori:

Autori Vari:Chi Legge…non ha Paura”, Ed. Fatatrac
Kare Sapp:Che paura, la notte buia!”, Ed, Crealibri
Nicoletta Bertelle e Maria Loretta Giraldo:Una casa per il Mostro”, Ed. Fatatrac

GD Star Rating
loading...

Dott.ssa Luisa Langone

Psicologa - Psicoterapeuta redattrice EMAIL: luislan1@libero.it “E' l’inconscio a determinare il nostro carattere” - diceva Jung... Nella vita, prima che nel lavoro, ho sempre cercato di andare al di là delle apparenze e di trovare il significato profondo di ogni comportamento. La scelta di essere psicologa nasce dal mio profondo interesse per il “mondo interno” di ciascuno di noi, un interesse che è andato maturando già durante gli anni del liceo; in effetti la lettura di Seneca, lo studio di Euripide, gli scritti di Pirandello e Svevo, hanno tracciato la strada per quella che poi sarebbe diventata una professione. Una professione... una identità... Sono laureata in Psicologia clinica ed ho conseguito la specializzazione in Psicoterapia Psicodinamica; dal 2010 sono referee per la valutazione di eventi E.C.M. e attualmente lavoro come libero professionista in ambito privato.

5 Responses

  1. Ciro Romano ha detto:

    Brava Luisa! Articolo interessante e di pronta comprensione anche da parte di chi non è conoscitore di psicologia. Complimenti! 5 stelle

  2. arianna ha detto:

    Non mi capita mai di fare commenti sui blog che leggo, ma in questo caso faccio un’eccezione, perche’ il blog merita davvero e voglio scriverlo a chiare lettere.

  3. laura ha detto:

    Continuate così, bravi!

  4. martina ha detto:

    Articolo molto interessante… questi di sicuro non sono i soliti consigli triti e ritriti… grazie per lo spunto.

  5. camilla ha detto:

    Ottimo articolo, ne faro’ un punto di riferimento, chissa’ che quanto letto non possa aiutare anche me.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *