Il corpo in adolescenza: la body modification

Adolescenti…non più bambini, non ancora adulti!

Sono spesso vittime di luoghi comuni, generalizzazioni e stereotipi da parte della società adulta, specie quando, in questa fase così contorta e delicata di esplorazione di se stessi e del mondo esterno, finiscono per formulare quella richiesta che ogni genitore attende con timore e apprensione: “ho deciso, voglio farmi un tatuaggio“!

Tatoo e piercing sono la forma più comune di body modification, ovvero quel desiderio di trasformazione, decorazione, abbellimento del proprio corpo troppo spesso liquidato come un “capriccio adolescenziale” ma che spesso nasconde qualcosa di diverso dall’adeguarsi a una semplice moda passeggera.

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LAdolescenza è un periodo della vita umana complesso e delicato, contrassegnato da grandi cambiamenti sul piano fisiologico e psicologico, che comporta necessariamente un profondo riadattamento alla famiglia, alla scuola, al lavoro e alla vita sociale. Nell’età considerata, le modificazioni corporee sono così rapide, vistose e talmente particolari che hanno una forte risonanza nella coscienza e nel comportamento dell’adolescente, venendo a costituire la sua principale fonte di preoccupazione ed interesse, soprattutto nel corso dei primi anni di tale fase.

Il ragazzo o la ragazza possono sentire di perdere uno schema di riferimento (il proprio corpo) che si erano abituati ad avvertire in modo stabile, e questo può creare loro problemi consistenti in quanto non sono ancora psicologicamente attrezzati per comprendere il cambiamento e interpretarlo in modo equilibrato (Palmonari, 1997, 2001).

Chiunque abbia a che fare con gli adolescenti, potrà facilmente notare la quantità di azioni, di riti, di investimenti individuali e di gruppo che essi dedicano al loro corpo: lo adornano, lo travestono, lo dipingono, lo marchiano e lo manipolano in mille modi diversi.

Martin (1997) ha considerato l’adolescenza come un periodo in cui diviene particolarmente attraente e ricercata la modificazione corporale, o body modification (BM), termine utilizzato per indicare tecniche permanenti o semipermanenti di alterazione-decorazione del corpo anatomico, non giustificate da ragioni di natura medica.

Essa è una pratica che racchiude numerose varianti: le forme più comuni e blande di modificazione del corpo annoverano il tatuaggio e il piercing; le forme più estreme e meno diffuse comprendono le scarificazioni che possono essere compiute attraverso la tecnica del branding (marchiare a fuoco la pelle attraverso barre di metallo appositamente modificate per formare il disegno voluto) o la tecnica del cutting (rimozione della pelle secondo un disegno preciso precedentemente stampato che consente di avere cicatrici in rilievo sulla pelle), l’impianto di materiale sottocutaneo e le mutilazioni di parti del corpo (come ad esempio il “Tongue splitting”, che consiste nel taglio longitudinale della lingua per darle una forma serpentina e l'”Ear Cropping” che consente di avere un orecchio elfico).

Le ricerche epidemiologiche effettuate negli ultimi trent’anni hanno riscontrato un considerevole incremento di tale fenomeno sia nella popolazione adolescenziale che in quella adulta e, attualmente, le stime più attendibili, (riferite in particolar modo a piercing e tatuaggi), parlano di una prevalenza in adolescenza attorno al 4%. Tali stime accrescono considerevolmente se si esaminano classi di età superiori (ad es. giovani dai 18 anni in su) e campioni appartenenti a popolazioni particolari (adolescenti detenuti in riformatorio o segnalati per patologie psichiatriche).

Per gli psicologi le ragioni o motivazioni psicologiche o sociologiche per cui gli adolescenti effettuano una body modification sono varie, ad esempio per:

  • esprimere la propria identità personale, affermarsi ed essere considerati individui originali e unici;
  • abbellire il proprio corpo al fine di adeguarsi a tendenze e mode giovanili (“ce li hanno tutti”);
  • identificare ed esprimere l’affiliazione ad un gruppo o a gang devianti e antisociali;
  • manifestare sentimenti antisociali o anticonformisti;
  • rappresentare sulla propria pelle o registrare sul corpo una storia o un’esperienza personale significativa;
  • un atto impulsivo compiuto sotto l’effetto di alcol o sostanze stupefacenti.

Ci può essere un ricorso moderato a tali forme di modificazione corporale, fino ad arrivare, nei casi più estremi, alla vera e propria dipendenza da esse, nel momento in cui viene attuata una ricerca eccessiva – ossessiva – di tali pratiche, che potrebbe segnalare un disturbo profondo nel rapporto con il proprio corpo (Grief e Hewitt, 1999).

Alcuni studi sottolineano, infatti, che tali pratiche rivestono la funzione di meccanismo di difesa e di strategia di coping centrate sulle emozioni, per fronteggiare una situazione dolorosa. Romans, Martin, Morris, e Harrison (1998) hanno indagato la relazione esistente tra l’avere tatuaggi e piercing e le esperienze traumatiche. In tale studio è stato evidenziato come le donne tatuate riferivano più episodi di abuso fisico e sessuale rispetto alle non tatuate. Anche Atkinson (2002) asserisce che le donne che sono state abusate, tentano di riappropriarsi della parte del corpo danneggiato attraverso la procedura intenzionale e dolorosa della modificazione del corpo che diventa una forma di auto-aiuto.

Infine, alcuni autori ritengono che le pratiche estetiche più estreme e invasive di body modification, quali, ad esempio, il farsi piercing in punti inusuali e particolarmente sensibili o l’eccedere in quantità, il farsi tatuaggi che si estendono su tutta la superficie corporea e che vanno, quindi, ben oltre i concetti di “abbellimento” o “moda”, la scarificazione, l’implantation e le amputation, sembrano avvicinarsi a delle forme conclamate di comportamento autolesivo.

La letteratura psicologica ci impone, dunque, di diversificare i ragazzi che attuano singoli o limitati interventi di modificazione, che effettivamente possono avere un fine meramente estetico e decorativo o comunque spiegazioni più banali, da quelli che agiscono ripetutamente e ostinatamente sul proprio corpo, con modificazioni eccessive o estremamente invasive e che possono essere espressione di un disagio profondo (Sarno, Di Mattei, Epifanio, Prunas e Raso, 2004).

In questi casi, si consiglia di rivolgersi ad uno specialista o idonea struttura per far sottoporre l’adolescente ad una valutazione accurata delle sue difficoltà.

Al di là dell’accettazione o del rifiuto che, inevitabilmente, è possibile avvertire nei confronti di questi interventi di trasformazione, i genitori, gli insegnanti, gli educatori, dovrebbero cercare di comprendere le motivazioni dietro al gesto, evitare di disapprovare e denigrare i giovani che scelgono di sottoporsi a modificazioni corporali e non dovrebbero soprattutto commettere l’errore di etichettarli automaticamente come devianti o portatori di qualche disturbo psicologico, perché sbaglierebbero.

Sarebbe, invece, auspicabile che accompagnassero il giovane, orientato a ricorrere ad una qualche forma di modificazione corporea, nella presa di coscienza dei possibili rischi per la salute associati a queste pratiche, della natura permanente delle stesse e della necessità di realizzare eventualmente la scelta ricorrendo a personale altamente specializzato.

É opportuno dunque rafforzare nei ragazzi il loro senso critico, stimolando la riflessione, la presa di coscienza e la libertà di scelta.

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Dott.ssa Daniela Mauro

Psicologa - Psicoterapeuta redattrice EMAIL: info@danielamauro.it Sono psicologa e psicoterapeuta cognitivo - comportamentale e il mio intervento si rivolge a giovani adulti, minori, coppie e genitori. Sono formata anche in psicologia giuridica, investigativa e psicodiagnostica clinico - giuridica, particolarmente nel test di Rorschach secondo il metodo della Scuola Romana Rorschach. Iscritta all'Ordine degli Psicologi - Psicoterapeuti del Lazio (con n. 18510), svolgo la mia attività professionale a Catanzaro presso il centro Polispecialistico Mater Dei, in Piazza Duomo 5. Mi occupo di consulenze, psicoterapie, interventi di sostegno psicologico, educativo e scolastico, incontri di Parent Training e collaboro nella progettazione ed implementazione di progetti di psicologia scolastica integrata e promozione del benessere a favore di docenti, alunni e genitori. Opero anche come consulente tecnico di parte (CTP) nell’ambito di procedimenti penali, civili e minorili. Da sempre, nutro un amore profondo per la Psicologia e l'essere umano; ciò mi spinge a lavorare con grande entusiasmo e a continuare a studiare per aggiornarmi sui nuovi sviluppi della Psicologia e della Psicoterapia. La conoscenza dell'Assertività e dei suoi principi mi ha cambiata professionalmente e personalmente; mi ha insegnato ad esprimere in modo efficace opinioni, pensieri, emozioni, desideri, abbandonando ogni spiacevole sensazione d'ansia o disagio. Principali aree di interesse: disturbi comportamentali ed emotivi, metacognizione, temperamento, stress genitoriale, endometriosi, traumi.

1 Response

  1. 8 agosto 2013

    […] Dott.ssa Laura Caminiti Adolescenti…non più bambini, non ancora adulti! Sono spesso vittime di luoghi comuni, […]

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