Stalker sul grande schermo: due esempi al maschile!

It’s not a Joke.
It’s not Romantic.
It’s not Ok.
It’s a Crime.

Stop Stalking

The National Center for Victims of Crime

 Queste affermazioni così nette, ma chiare e risolutive, esprimono in poche parole la condotta dello Stalker, ovvero una forma di aggressione psicologica, non di rado anche fisica, messa in atto da un persecutore che irrompe in maniera ripetitiva, indesiderata e distruttiva nella vita privata di un altro individuo, con gravi conseguenze fisiche e psicologiche (Gargiullo, Damiani, 2008).

Per la vittima, la condotta molestante, qualunque ne sia la motivazione, non è un gioco (It’s not a Joke), non è un gesto romantico (It’s not Romantic), non è gradito (It’s not Ok), è sostanzialmente un crimine e un abuso (It’s a Crime).

Queste frasi, ben tradiscono la complessità del fenomeno, tradiscono la verità di rose al veleno, rivelano che talvolta sotto atti romantici e doni piacevoli, si nasconde un’invasione indesiderata, una pressione che il persecutore attua nei confronti della vittima. Lo stalking infatti è un fenomeno variegato e complesso, si manifesta sotto varie sfaccettature, con condotte, motivazioni, contesti, personalità assai diverse e questo accresce confusione e insicurezza.

In questo spazio, vogliamo affrontare il tema guardandolo attraverso l’immagine che ne viene fornita sullo schermo, grande e piccolo schermo.

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Da una parte, i film rappresentano uno strumento che permette la fruizione e la diffusione di una tematica articolata ed importante. Dall’altra, attraverso essi possiamo verificare e sfatare alcune rappresentazioni del fenomeno, non sempre del tutto corrette o rappresentative.

Talvolta il grande e il piccolo schermo mettono in scena le varianti più drammatiche dei fenomeni, lasciando in ombra molti altri elementi significativi, ma spesso più diffusi. Proporremo quindi, una serie di pellicole che ci permetteranno di vedere meglio alcuni elementi del fenomeno stalking e di altri fenomeni, che potrebbero essere confusi con esso.

Cominciamo ad avvicinarci al fenomeno attraverso il film “Niente da nascondere” (titolo originale Caché) di Michael Haneke.

Una coppia (interpretata da Daniel Auteil e Juliette Binoche) comincia a trovare davanti alla porta, misteriose videocassette che ritraggono la loro vita fuori dalla loro abitazione, le uscite e le entrate; niente di particolare, ma l’elemento che svela la presenza di qualcuno, che li spia e li riprende da non molto lontano. Gradualmente le cassette saranno accompagnate da inquietanti disegni, telefonate, strani avvertimenti ed un sogno legato all’infanzia, ad un evento pressante e angosciante, fanno riemergere il segreto nascosto (caché): il passato del protagonista è tragicamente legato a quella di Majid, un algerino figlio dei domestici di famiglia.

L’invio delle cassette mette in crisi il rapporto di Georges con la moglie e con il figlio adolescente, lo costringe a fare i conti con se stesso e con il suo passato rimosso di bambino viziato, ricco e unico erede. Il figlio dei domestici, rimasto solo nella prima infanzia, a causa della scomparsa dei genitori, viene inserito nel nucleo familiare di George, che ha solo 6 anni, ma in seguito alle sue bugie, il bimbo viene mandato in un orfanotrofio.

Majid, dopo aver ritrovato sullo schermo Georges da grande, ormai critico letterario conduttore di un programma TV, riattiva odio e vendetta e inizia la persecuzione, fatta di passi progressivi e incalzanti. La vendetta culmina con il proprio macabro suicidio, architettato e compiuto in modo che Georges ne sia lo spettatore indiscusso ed esclusivo.

L’algerino perseguita in modo sottile l’antico compagno di giochi, ma per gran parte del film, Majid appare come la vittima e si vive come tale. Alla sua morte, il figlio espliciterà a Georges l’origine dell’odio e dell’invidia paterna: lui gli ha impedito una buona istruzione! Del resto gli istituti coltivano solo l’odio. Georges, dovrà averlo sulla coscienza per tutta la vita! Ed invece Georges finalmente se ne libera, si libera di un segreto nascosto, di un senso di colpa pesante quanto un macigno enorme, reso intollerabile dal silenzio e dal nascondimento.

Il film ci aiuta qui a comprendere la dinamica dello stalking, perchè mostra la collusione inconsapevole fra vittima e persecutore.

Il protagonista non ha realmente nulla da nascondere, eppure per tutta la storia aleggia il sospetto che abbia commesso chissà quale colpa inconfessabile. E’ vero che per molto tempo, non racconta alla moglie il suo legame con lo stalker, ma per un senso di colpa infantile, legato a sentimenti di gelosia, che lo hanno portato a mentire. Del resto i suoi stessi genitori non ne hanno mai più parlato.

E’ anche vero che la sua menzogna ha prodotto una serie di reazioni a catena, le conseguenze sono gravi, ma non sono altro che il frutto di qualcosa di già predisposto, è crollata solo una tessera del domino. In fin dei conti, sono gli adulti (i genitori di Georges) che non hanno capito, non hanno indagato e protetto e ancora prima, sono i genitori di Majid ad essersi esposti al rischio e ad averlo abbondato.

Eppure il tormentatore non riesce ad accogliere su sè i propri sentimenti, la responsabilità degli altri adulti (che vive come buoni) e la propria responsabilità. Dopo aver incolpato Georges, per tutta l’esistenza delle sue mancanze, lo incolpa anche della sua morte, pensata, preannunciata ed esibita in modo sadico.

Majid descrive abbastanza bene un tipo di stalking, quello di un uomo verso un altro uomo, mosso da vendetta e odio, mosso dalla sensazione di essere lui la vittima, di essere stato impotente di fronte agli eventi, ai lutti multipli che la vita gli ha riservato. Questo rappresenta un aspetto frequente in molti molestatori: il sentirsi maltrattati da familiari, amici, dalla società intera. Questo vissuto conduce alla sete di vendetta, portata avanti a tutti i costi.

All’inizio della vicenda, Majid era solo un bambino e ha vissuto situazioni traumatiche multiple, da cui non è mai uscito, quali la scomparsa dei genitori, la perdita di una casa nota, l’ingresso nell’orfanotrofio. Ha impiegato tutte le sue energie di bimbo e poi di adulto, ad odiare e vendicarsi, piuttosto che a curarsi, cambiare e vivere.

Dall’altra parte abbiamo una vittima, che poi così vittima non è. Il senso di colpa lo induce a colludere con l’odio del persecutore e lo porta proprio nella trappola disegnata per lui. Georges infatti, si reca a casa dell’algerino più volte, sottoponendosi a vari rischi, tiene segrete le vicende d’infanzia per gran parte della narrazione, rischiando di perdere quanto ha guadagnato fino ad allora.

Ma come capita spesso (Angeli, Radice, 2009), la vittima svela a sé stessa l’ingaggio emotivo con il persecutore, proprio nel momento della persecuzione e cede alla trappola, proprio perché intimamente connesso a questa dinamica comune.

Ecco perché il molestatore ha così tanta presa fin dall’inizio, talvolta in modo inspiegabile.

Il legame con lo stalker riattiva una ferita interna, un tema irrisolto. Da qui tutta una serie di conseguenze psicologiche, economiche, relazionali, materiali, esistenziali, ecc. Capita che la vittima si isoli e cambi abitudini, abitazione, lavoro, ecc., questo non è il caso del protagonista, ma la reazione di ansia, tensione, di ritiro, di mancata condivisione lo rappresenta in modo forte. Si svela il forte senso di colpa, la sensazione di avere qualcosa da nascondere che lo ferisce psicologicamente in modo marcato!

Il film ci mostra una vittima forte, un individuo affermato socialmente, emotivamente e lavorativamente, che nonostante subisca le pressioni emotive, alla fine comunque avrà la meglio e non ne sarà così tanto disturbato. Questo pone rilievo appunto sulla condizione precedente della vittima, con altrettanta importanza di quella del molestatore. Più entrambe hanno elementi da perdere, in quanto individui ben inseriti socialmente e lavorativamente, con una struttura psico-sociale sufficientemente stabile, più sarà facile che anche la molestia si concluda in modo moderatamente pacifico, senza atti estremi.

In questo caso, l’atto estremo c’è stato da parte del molestatore su sé stesso, mostrando il livello di psicopatologia e di sofferenza. Mentre il molestato riesce a riprendere la propria vita, traendo anche sollievo dalla conclusione della vicenda.

Un’altra pellicola che sa di vendetta al maschile, è rappresentata da CapeFear, Il promontorio della paura, del 1991 (remake di Martin Scorsese, di una pellicola del 1962).

Ritroviamo il bravissimo Robert De Niro, nei panni di Candy Max, un brutale e perverso assassino, appena uscito di carcere. La sua detenzione per stupro, violenza, lesioni e assassinii di varie vittime, è trascorsa studiando e laurearsi in giurisprudenza, a macchinare vendetta nei confronti del suo avvocato Sam Bowden e della famiglia. L’avvocato infatti, riconoscendo la brutalità del suo difeso, non ha fatto ricorso e Max trascorre tutta la pena in carcere, senza sconti. In questo caso, la persecuzione inizialmente a distanza e sottile, perversa, manipolatoria, sfocerà in un diabolico piano per violentare, massacrare e uccidere l’intera famiglia.

Come spesso accade, il tormentatore prima cerca di avvicinare la vittima in vari modi, recuperando informazioni da parenti, amici e collaboratori e poi mette in atto il suo piano vendicativo.

Max infatti ha programmato tutto molto lucidamente, non è affatto in preda ad impulsi inconsapevoli, ma tutto è agito in modo mirato, volto a circuire la vittima, facendogli sentire la sua presenza, proprio come fa il cacciatore con la preda, amicandosi le persone a lui vicine, per poi colpire inesorabilmente.

Questo film ci mostra uno stalker particolarmente efferato, un assassino recidivo con disturbo di personalità antisociale (cluster B del DSM), che ha buone risorse, sia economiche che di capacità, intelligenza, ecc., ciò lo rende particolarmente pericoloso per la vittima e per le persone circostanti.

Per fortuna, questo tipo di persecutore, rappresenta solo una tipologia ristretta.

Inoltre, questo film ci rammenta una tipologia particolare di vittima, ovvero quella dei legali, che insieme alle equipe di curanti (psichiatri, psicologi, assistenti sociali e medici in genere), rappresentano una tipologia di vittima assai frequente.

Come vediamo, nei due film abbiamo due stalker uomini, che prendono di mira due vittime uomini, per lo stesso motivo: vendetta. Ma in un caso si tratta di un individuo effettivamente debole, con poche risorse intellettive, economiche, sociali e con una personalità fragile, probabilmente tendente ad una reazione depressiva e di ritiro, tale da produrre un suicidio come atto estremo; nell’altro si tratta di un disturbo di personalità importante, accompagnato da risorse che ne fanno un pericoloso killer, che dispensa tortura e omicidio a proprio piacimento.

Si tratta di quello che viene definito lo stalker “predatore”. Caccia la sua vittima a tutti i costi, fino a che non ce l’ha in pugno.

Nel prossimo articolo proseguiremo nella narrazione portando due esempi di stalking al femminile

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Consigli di lettura per approfondire la tematica dello stalking:

Angeli F., Radice E. (2009). Rose al veleno, stalking. Storie d’amore e d’odio. Grandi Assaggi Bompiani.
Gargiulo B.C., Damiani R.
(2008). Lo stalker, ovvero il persecutore in agguato. Classificazioni, assessment e profili psicocomportamentali. Franco Angeli.

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Dott.ssa Sabrina Costantini

Psicologa - Psicoterapeuta redattrice EMAIL:sabrina.costantinips@virgilio.it Mi chiamo Sabrina Costantini, sono Psicologa Psicoterapeuta ed ho un orientamento che ha attraversato vari ambiti, trascinando con sé ciò che più si confaceva. Sono passata da un orientamento Psicoanalitico, per incontrare poi l’Analisi Transazionale, la Bioenergetica, tecniche di Arteterapia e Danzaterapia, producendo un risultato assai singolare. Amo questo lavoro e non escludo nessuna forma di disagio. Mi occupo di: disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, problemi di dipendenza affettiva, dipendenza da sostanze, nuove dipendenze (cellulare, internet, play station, gioco patologico, sesso compulsivo, shopping compulsivo, ecc.), consulenze alla genitorialità, disturbi psicosomatici, patologie organiche acute e croniche, ecc. Sono altresì presidente dell'associazione Oltretutto, abbiamo aperto uno sportello gratuito sullo stalking, per le vittime e i persecutori, donne e uomini. Si può accedere attraverso: tel.: 366 2753616 e-mail: sportellostalking@gmail.com blog: http://stalking-fra-vittima-e-persecutore.over-blog.com

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