La mente che va in tilt: il disturbo da attacchi di panico

Chi lo ha vissuto, anche solo una volta, sa bene quanto sia spiacevole e farebbe di tutto per evitare di provarlo di nuovo: è l’attacco di panico.

Le sensazioni sperimentate generano un fortissimo disagio legato al terrore ingiustificato e fuori controllo che colpisce all’improvviso. Si tratta, come abbiamo visto, di un problema legato all’ansia, tant’è che gran parte dei pazienti che si rivolgono ad uno psicologo/psicoterapeuta presenta una sintomatologia ansiosa.

E’ un disturbo piuttosto diffuso che può colpire in momenti particolari della propria vita e non presentarsi mai più, oppure può diventare una presenza ricorrente che condizionerà inevitabilmente le scelte e i comportamenti di chi ne soffre. Quello che spesso non si sa, è che esistono molte strategie e rimedi che, a seconda dei casi, possono essere efficacemente adottati per liberarsi di questa ingombrante presenza.

Se vuoi sapere di più sugli attacchi di panico, continua a leggere. Ma se non l’hai mai sperimentato, prima…

…chiudi gli occhi e prova ad immaginare…

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Sei in una piazza in mezzo a tanta gente, oppure comodamente seduto nella tua poltrona e ad un tratto, come se nulla fosse, senti i battiti del tuo cuore accelerare, la sudorazione aumentare, il respiro farsi sempre più veloce ed irregolare e, improvvisamente, nella tua mente si affaccia un’idea mai avuta prima: “sto per morire!“. Il tuo fisico inizia a non rispondere più ai comandi della tua mente, è come se ogni singolo muscolo si animasse e tu non potessi fare nulla per fermarlo. E’ una sensazione strana ma nello stesso tempo profondamente angosciante: si chiama attacco di panico.

Il DAP, disturbo da attacchi di panico, rientra nei cosiddetti “disturbi d’ansia” (DSM V) e, oltre a quelli già esposti in precedenza, comprende i seguenti sintomi:

  • tremori
  • vertigini
  • terrore senza nome accompagnato da paura di morire o impazzire
  • nausea
  • sensazione di soffocamento
  • sensazione di freddo o di calore esagerati
  • dolori al torace e all’addome
  • disturbi dell’attenzione e della concentrazione…

Dati epidemiologici dimostrano che è una delle patologie più diffuse nel mondo occidentale e che circa una persona su 25-30 soffre, o ha sofferto, di attacchi di panico. L’età d’insorgenza può variare ma si attesta maggiormente tra l’adolescenza e la prima età adulta, con maggior frequenza tra le donne che tra gli uomini.

Spesso a complicare ulteriormente la situazione sono proprio le tentate soluzioni (Nardone, 1993) che il soggetto colpito da attacchi di panico, in buona fede, attua: nella maggior parte dei casi si cerca protezione negli affetti e ci si impegna in un graduale evitamento delle situazioni a “rischio”, arrivando fino ad un evitamento totale.

Si entra così in un circolo vizioso dal quale è difficile, se non impossibile, uscire senza l’aiuto di un esperto.

Quasi sempre, il panico viene vissuto come un nemico incontrollabile, un qualcosa che ci piomba addosso e su cui non possiamo assolutamente agire! La persona si trova in balia di un mare in tempesta, scombussolata da onde che non riesce a domare nonostante i tentativi di non affogare.

La passività diventa una compagna quotidiana… “io non posso fare nulla, è lui che decide”. Si sente di aver perso ogni potere sulla propria vita e l’impotenza si affaccia in tutta la sua forza!

Il primo passo da compiere è quello di non cedere a questi pensieri ma di credere che, nonostante tutte le emozioni negative e devastanti vissute, si è sempre e comunque padroni della propria vita e che qualcosa si può (e si deve) fare per riacquistare il controllo. Bisogna essere in grado di accettare e sfidare la propria paura: “Non si può evitare la paura, è accettandola e utilizzandola che si diviene coraggiosi” (Nardone, 2003 p. 118).

In fin dei conti l’attacco di panico altro non è se non un qualcosa di incontrollato che sentiamo piombarci addosso all’improvviso, su cui perdiamo ogni tipo di potere. È tale condizione, l’incontrollabilità, a terrorizzarci sopra ogni altra cosa, ed è proprio su questa che dobbiamo agire, riprendendo il nostro potere, accettando la nostra paura e assumendone il controllo.

Infatti, anche se per chi lo vive il problema ansia assume un carattere esclusivo, un macigno che viene portato quotidianamente e che inficia ogni ambito della propria vita, è necessario sapere che una soluzione c’è!

E non deve essere per forza accompagnata da dolore e sofferenza…nella nostra cultura c’è ancora la convinzione, ad esempio, che andare dallo psicoterapeuta significa stare male, piangere, disperarsi riportando alla luce vecchi traumi e sofferenze!

Nulla è più lontano dalla realtà!

Le cause del disturbo possono essere molte come anche le cure per gli attacchi di panico che variano dall’assunzione di psicofarmaci (che non guariscono ma alleviano il sintomo) alle terapie prettamente psicologiche/psicoterapeutiche (fondamentali per la risoluzione del problema), passando attraverso tecniche di rilassamento, visualizzazioni e fantasie guidate, training autogeno ed esercizi di respirazione.

Le tecniche per superare gli attacchi di panico sono quindi numerose e tutte ugualmente efficaci, ma è fondamentale che siano tarate sul caso individuale. Ogni persona, infatti, è diversa dall’altra e ciò che può andar bene per una può non essere altrettanto valida per un’altra. Partendo dal presupposto che la conoscenza del problema non porta direttamente ed inevitabilmente alla sua soluzione, è stato dimostrato che le psicoterapie maggiormente efficaci per gli attacchi di panico sono quelle che pongono una centratura ed una focalizzazione diretta sul problema stesso, in modo tale da favorire il superamento del disturbo in tempi brevi e senza ulteriori sofferenze.

E’ indispensabile, inoltre, un coinvolgimento dell’individuo nella terapia, facendo leva sulle risorse individuali e permettendo, allo stesso, di diventare protagonista del suo cambiamento. I nuovi approcci insegnano che il percorso migliore è quello che permette alla persona di acquisire fiducia in se stessa, di mettersi alla prova, di sviluppare la propria creatività.

Inoltre, bisogna superare l’idea che la psicoterapia sia un percorso lungo e decennale: le nuove terapie cosiddette “brevi” si focalizzano sul sintomo e portano a risultati in tempi relativamente rapidi (a seconda ovviamente del tipo di disagio e della persona).

Uscire dalla morsa dell’ansia e degli attacchi di panico, quindi, si può!

Fondamentale, però, è rivolgersi ad uno spe­cialista in grado di aiutare la persona a ritrovare il benessere perduto e ritornare ad essere padrona della propria vita!

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Dott.ssa Chiara Illiano

Psicologa clinica, psicoterapeuta, esperta in psicologia giuridica, formatrice redattrice EMAIL: c.illiano@tiscali.it Nel 2005 ho conseguito la laurea in psicologia presso l’Università La Sapienza di Roma e, come la maggior parte degli psicologi, sognavo di fare la psicoanalista. Il destino e, soprattutto, le mie scelte, mi hanno invece portato a specializzarmi in psicoterapia breve ad approccio strategico e a diventare psicologa giuridica. Amo la pragmaticità, la creatività, credo che il cambiamento passi attraverso una nuova visione della realtà, di noi stessi e di chi ci circonda. Come dice Huxley “la realtà non è ciò che ci accade ma ciò che facciamo di quello che ci accade”. Ho iniziato la mia “vita” da professionista, collaborando con un’associazione che si occupa di “minori a rischio” e di “anziani fragili”, per poi passare al Telefono Azzurro, in cui ho lavorato per circa 3 anni. Dal 2010 ho iniziato la mia avventura da libero professionista come psicoterapeuta, psicologa giuridica, esperta in tecniche di rilassamento ed ipnosi e formatrice/docente presso enti pubblici e privati. Collaboro, inoltre, con un’associazione che si occupa di dipendenze (da sostanze, da alcool, da internet, da gioco e affettive) e di disagi psicologici individuali e relazionali. Non ho certezze nella mia vita e non credo nelle verità assolute, ma il paradosso sta proprio qui, infatti sono certa che questo sia il MIO lavoro e lo faccio in primis con passione e amore.

2 Responses

  1. angelo ha detto:

    Gli attacchi di panico… non si attaccano con le tecniche ma con le dinamiche… sarebbe bello se la ‘vita’ avesse uguale dignità, se non più, delle ‘conoscenze’

  2. Dott.ssa Chiara Illiano ha detto:

    @ angelo:
    Buonasera Angelo, ovviamente ogni approccio terapeutico ha il suo modo di agire e nulla vieta un lavoro sulle dinamiche (proprie soprattutto dell’approccio psicodinamico per l’appunto), mentre altri agiscono sul comportamento o sulle cognizioni che, nel caso degli attacchi di panico, risultano gravemente inficiate. È come se la persona in preda all’attacco di panico “imparasse” un nuovo modo di vedere le cose, disfunzionale. Ad esempio nel caso dell’agorafobia, fare due metri di strada a piedi può equivalere a 2 km oppure 2 minuti di tempo per arrivare al panettiere sotto casa possono risultare “pesanti” come 1 ora di corsa. La persona deve apprendere (o riprendere possesso di) un modo funzionale di agire e pensare. Dinamiche interne, comportamenti, cognizioni quindi, a seconda dell’approccio. Il mio è strategico, nasce dal lavoro svolto da un gruppo di esperti (tra cui Watzlawick) a Palo Alto, California. In italia è arrivato proprio per la cura dei disturbi legati all’ansia (anche se poi ha esteso il suo intervento a tutti i disturbi psicologici) e, in molti anni di attività e ricerca, si è mostrato uno dei più efficaci nella risoluzione dei problemi generati da questa patologia (circa il 95% dei casi, dati del “Centro di terapia strategica di Arezzo”).
    Visti i tempi in cui viviamo, è fondamentale agire tempestivamente nei confronti del sintomo che, in questi casi, risulta essere particolarmente invalidante. Bisogna restituire all’individuo una sensazione di autoefficacia, permettendogli di riprendere possesso della propria vita. L’approccio strategico (come tutte le psicoterapie brevi) non è diretto solo alla cura del sintomo ma, come affermato dall’approccio sistemico relazionale, c’è un cambiamento globale della personalità in quanto cambiando una parte del sistema si effettuano modifiche in tutto il sistema. E’ la persona stessa a cambiare e questi cambiamenti si vedono in tutte le aree: psicologica, relazionale, lavorativa…Spero di aver in parte risposto al Suo commento, anche se mi rendo conto che poche righe non possono spiegare un approccio psicoterapeutico che vanta parecchi anni di storia alle spalle. Un saluto

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