Stalker sul grande schermo: due esempi al femminile!

Come già esplicitato nella precedente parte “Stalker sul grande Schermo: due esempi al maschile”, stiamo offrendo una panoramica al mondo dello stalking nelle sue espressioni cinematografiche, che sicuramente non esaurisce il problema ma ce ne offre spunti interessanti.

Nella prima parte, abbiamo potuto vedere due interessanti esempi di vittime uomini, tormentati da due stalker uomini, entrambi spinti da un desiderio di vendetta personale.

Come anticipato, proseguiremo questa trattazione attraverso altre due pellicole che raccontano la storia di due vittime donne perseguitate, rispettivamente, da un’altra donna e da un uomo.

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La tematica della vendetta viene trattata al femminile da un altro film, “La voltapagine” (di Denis Dercourt). In questo caso, la protagonista persecutrice è una donna, che in seguito ad un evento dell’infanzia, giura di vendicarsi contro la pianista che secondo lei le ha stroncato la carriera musicale.

Da giovane adulta riesce ad entrare nelle grazie della famosa pianista, fino al punto da diventare la sua insostituibile volta pagine, durante i concerti. La ragazza, piena di rancore macerato da anni, rende la donna, che si fida totalmente di lei, succube e dipendente dalla sua presenza. Finché, sul più bello, al momento di un concerto importante, se ne va e non si fa trovare, restituendo l’antico “favore”.

In questo caso, pur trattandosi di un altro caso di vendetta, come nei precedenti, non si può parlare di stalking.

Nel film “Cape fear”, infatti il molestatore perseguita visibilmente la vittima: la pedina, la segue, si apposta e spia tutta la famiglia, si introduce in casa loro, fino a rapirli e a fargli violenza.

Si tratta di una serie di azioni indesiderate, violente e intrusive, ripetute, che la vittima rifiuta visibilmente e da cui cerca di difendersi.

Nel caso de “La voltapagine“, invece, non c’è un’azione persecutoria, non c’è un’azione ossessiva, un quadro delirante, ma un piano ben preciso e chiaramente formulato, per ottenere un obiettivo specifico senza produrre violenza diretta, ripetitiva. La ragazza crea volutamente un legame di dipendenza, per poter poi lasciare nel vuoto la vittima; ma una volta concluso il piano, non ci sono più mire di vendetta.

Lo stalker invece non si da pace finché non ha raggiunto lo scopo ultimo: o riavere la relazione o vendicarsi in modo definitivo, dove definitivo è spesso segnato da sofferenza psicologica, fisica e spesso la morte.

La differenza è assai sottile, ma di fondo lo stalker non sa fermarsi da solo!

E’ preso in un vortice ossessivo-persecutorio, di cui lui stesso è vittima. Lui stesso non mangia più, non dorme più, non pensa ad altro che alla sua vittima, i suoi stessi ritmi si basano sulla vita della vittima, sulla sua persecuzione, un legame d’amore e d’odio, difficilmente scindibile.

Stalking. La storia di Casey” è un’altra pellicola che ci fornisce un esempio esplicito di stalking.

Casey, una ragazza laureata, socialmente interessata e costruttiva, lavora in un locale come barista. Qui conosce il suo futuro persecutore, Morgan, un neo assunto giovane, timido, isolato e un po’ imbranato.

Il giovane, sembra legarsi alla vittima grazie alla loro comune condizione: entrambi sono orfani di madre, un legame che si insinua più nella sua testa che nella realtà e che si frantuma assai velocemente in seguito ad un “rimprovero” di Casey, dovuto ad un suo comportamento aggressivo nei confronti di un cliente.

Di lì inizia la persecuzione: telefonate a lavoro e di seguito a casa, a decine e decine, messaggi sulla segreteria, pedinamenti, appostamenti, braccaggi, minacce verbali, pressioni psicologiche.

Il persecutore, come la maggior parte degli stalker, è riuscito abilmente a conoscere molti particolari sulla vittima e li usa a suo piacimento.

Di lì a poco, esploderà la sua violenza con l’aggressione della cugina e col tentativo di uccidere Casey stessa. Il tormento finisce lì, nel momento in cui la polizia riesce a prendere in flagranza di reato il persecutore, che in realtà è malato psichiatrico, recidivo rispetto al reato di stalking.

La protezione del padre, figura di spicco nel mondo della politica, ha creato lo spazio per la recidiva e per una violenza sempre più elevata, mettendo a rischio l’incolumità di molte persone.

La storia di Casey è una storia vera ed è la storia di una vittima che, per quanto si tratti di una donna forte, determinata, intelligente, capace e colta, alla fine rimane schiacciata da una pressione costante, continua e progressivamente in crescita.

Prima viene invasa la sua libertà, lo spazio di privacy; poi la sua serenità, la lucidità, per andare infine a danneggiare fisicamente la salute, la psiche, ecc.

Questo, come le prime due pellicole citate, ci mostra come la condizione di vittima non sia appannaggio esclusivo di persone fragili, economicamente svantaggiate, deprivate, socialmente isolate, ma di fatto la vittima non ha una condizione di base che la rende tale, ma diventa vittima ad opera della violenza stessa, sia essa di tipo psicologico, morale, fisico, patrimoniale, ecc.

Anche le persone intelligenti, realizzate, socialmente inserite, possono diventare vittime! E questo avvicina tutti noi a questa condizione!

Questo film ci mostra un tipo di stalker, per la verità non il più frequente, ovvero l’individuo con patologia psichiatrica conclamata, contraddistinto da deliri, allucinazioni, manie di persecuzione, all’interno di un quadro di schizofrenia lucida, che conduce alla programmazione di una vendetta che termina con l’omicidio.

Morgan però mostra dei tratti tipici dello stalker, primo fra tutti una perdita precoce. Infatti come Casey è orfano di madre e in un certo senso costituisce l’elemento di riconoscimento e di aggancio con la ragazza. Quest’aggancio crea uno spazio di relazione fantasticato e desiderato, che finisce ben presto.

Tanta è stata l’idealizzazione, quanta poi la delusione e la svalutazione.

La relazione non ha avuto luogo, ma sta unicamente nella testa del persecutore. Casey viene vissuta come l’assoluta rovina della sua vita, colei che lo ha ferito all’estremo e lui deve assolutamente vendicarsi ed eliminarla.

Per gran parte della vicenda, l’intrusione è sottile e quasi invisibile. Le telefonate all’inizio hanno un contenuto timidamente seduttivo, la vittima si sente spiata, perseguitata, sottratta gradualmente della propria vita. Nonostante lei tenti di resistere, la libertà le viene rosicchiata piano piano. Cerca di mantenere le proprie abitudini ma l’emotività è continuamente sotto pressione: l’ansia è costante e in aumento, lo stato di stress raggiunge livelli intollerabili. L’insonnia, le difficoltà nell’alimentazione, il disturbo nelle relazioni sociali, nella progettazione.

La sua vita non le appartiene più, si guarda continuamente le spalle e vive unicamente a lavoro e a casa. Vive con porte sprangate, allarmi e persiane abbassate, al buio, nascosta!

Inoltre, in questo caso vediamo una delle tante possibili condotte dello stalker, ovvero l’utilizzo di persone care alla vittima per ricattare, manipolare, indurre o minacciare la vittima stessa. Qui infatti, la prima aggressione fisica la subisce la cugina, allo scopo di obbligare Casey a comportarsi come desiderato.

Le vittime, in seguito a molestie assillanti, a minacce velate o esplicite, ad azioni legali o reati, sviluppano tutta una serie di evitamenti e cambiamenti di vita (numero di telefono, percorsi, luoghi frequentati, abitudini, ecc.). Un quadro di sofferenza psicologica che si esprime su vari versanti, quali ansia, angoscia, depressione, somatizzazioni, disturbi del pensiero, disturbi della relazione, disturbi sessuali, ecc.

Il grado di malessere dipende sostanzialmente dalla capacità di resilienza della vittima e dal grado di violenza e persistenza della stessa.

Come già detto, più la vittima è una persona con un buon equilibrio psichico e in possesso di una buona rete sociale, più, una volta terminata la persecuzione, sarà in grado di riprendere velocemente la propria vita. In ogni caso, l’impatto è inevitabile e grande.

Un elemento comune ai vari stalker, di carattere più psicologico, è rappresentato dai traumi passati non elaborati, che rappresentano la nota dolente che risuona al momento dello scioglimento di una relazione, di un cambiamento importante. Lì, riemerge il senso di perdita riguardo al controllo sull’altro e sul proprio mondo interno.

La vittima quindi, inscrive il proprio ruolo e responsabilità proprio all’interno di queste fratture non risolte del persecutore, andando ad assumere un peso eccessivo, rispetto al suo effettivo ruolo.

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Consigli di lettura per approfondire la tematica dello stalking:

Gargiulo B.C., Damiani R. (2008). Lo stalker, ovvero il persecutore in agguato. Classificazioni, assessment e profili psicocomportamentali. Franco Angeli.

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Dott.ssa Sabrina Costantini

Psicologa - Psicoterapeuta redattrice EMAIL:sabrina.costantinips@virgilio.it Mi chiamo Sabrina Costantini, sono Psicologa Psicoterapeuta ed ho un orientamento che ha attraversato vari ambiti, trascinando con sé ciò che più si confaceva. Sono passata da un orientamento Psicoanalitico, per incontrare poi l’Analisi Transazionale, la Bioenergetica, tecniche di Arteterapia e Danzaterapia, producendo un risultato assai singolare. Amo questo lavoro e non escludo nessuna forma di disagio. Mi occupo di: disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, problemi di dipendenza affettiva, dipendenza da sostanze, nuove dipendenze (cellulare, internet, play station, gioco patologico, sesso compulsivo, shopping compulsivo, ecc.), consulenze alla genitorialità, disturbi psicosomatici, patologie organiche acute e croniche, ecc. Sono altresì presidente dell'associazione Oltretutto, abbiamo aperto uno sportello gratuito sullo stalking, per le vittime e i persecutori, donne e uomini. Si può accedere attraverso: tel.: 366 2753616 e-mail: sportellostalking@gmail.com blog: http://stalking-fra-vittima-e-persecutore.over-blog.com

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