L’Eiaculazione Precoce: un problema esclusivamente medico?

Nell’ultimo periodo veniamo di nuovo bombardati a livello mediatico da informazioni sulla Eiaculazione Precoce… Viene definita una condizione medica, trattabile “finalmente” in modo farmacologico.

Gli uomini che ne soffrono vivono un profondo disagio con se stessi e nei confronti della propria partner e possono essere facilmente portati a lanciarsi nella ricerca di soluzioni, cure, rimedi in grado di risolvere il problema a breve termine oppure, all’opposto, possono sentirsi talmente sopraffatti dal senso di imbarazzo da essere inibiti nel chiedere aiuto, preferendo mettere in atto strategie di evitamento in grado di allontanarli dal problema e dalle situazioni in cui si manifesta.

La prospettiva di riuscire a individuare una soluzione rapida e fai-da-te che permetta, quindi, di non “esporsi” di fronte a una figura esperta può essere allettante, ma allo stesso tempo molto pericolosa.

Ma cosa si sa veramente sull’Eiaculazione Precoce? Quali sono le sue cause ed i possibili trattamenti?

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L’Eiaculazione Precoce (EP) è  la disfunzione sessuale maschile più diffusa con una incidenza addirittura maggiore della Disfunzione Erettile (DE) (Broderick 2006).  Sebbene sembra che circa il 20-30% degli uomini soffra di sintomi o disturbi legati alla EP, tale condizione sessuologica appare ancora sottostimata e poco trattata.

Questa condizione è classificata nel più recente manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali (DSM V, 2013), che ne riconosce come sintomi chiave:

  • breve latenza eiaculatoria (l’uomo raggiunge rapidamente l’eiaculazione);
  • distress connesso a tale situazione o mancanza di soddisfazione nei rapporti sessuali nell’uomo e/o nell’eventuale partner;
  • scarso controllo sull’eiaculazione.

E’ fondamentale sottolineare che la precocità non implica necessariamente ed esclusivamente il concetto di tempo: c’è precocità quando è assente il controllo volontario sul riflesso dell’eiaculazione.

Possiamo distinguere un disturbo Generalizzato ed uno Situazionale, a seconda se questo si presenti in tutte le attività sessuali o solo nella penetrazione e non nelle manipolazioni o nelle stimolazioni orali. Spesso, il disturbo non si presenta nella masturbazione: questo sottolinea l’importanza della componente psico-relazionale come causa principale o, quantomeno, concausa determinante il disturbo.

Possiamo inoltre differenziare una situazione Primaria, quando il problema è presente già prima dell’inizio della vita sessuale vera e propria, ed una Secondaria, ovvero quando il disagio compare dopo un periodo di funzionamento sessuale adeguato.

Storicamente, i tentativi di spiegare le cause della EP hanno attraversato un vasto range di teorie psicologiche e organiche. Molte di queste teorie non sono basate su evidenze scientifiche e, seppure ancora in uso, possono essere definite al massimo speculative.

Ciò che è certo è che le cause di tali problematiche sono complesse e multivariate, con eziologie differenti per le forme primarie e quelle secondarie. 

Fattori genetici ed epigenetici possono sicuramente avere un ruolo nello sviluppo di una EP primaria. Studi animali, genetici e sui gemelli (Pattij et al., 2005; Jern et al. 2007; Janssen et al. 2009) supportano infatti l’idea che il tempo di latenza eiaculatoria sia una variabile biologica, che può mutare nelle diverse culture e popolazioni.

Una forma secondaria può invece essere connessa a cause di natura organica (endocrina, urologica, neurobiologica), psicologica o mista (Donatucci, 2006).

Per quanto riguarda le cause psicologiche, gli individui affetti da questo disturbo sono spesso accomunati da un tentativo di difendersi dall’ansia generata dalla sessualità e, in particolare, dalle intense sensazioni erotiche che precedono l’orgasmo, e sono quindi impossibilitati a controllarlo. L’ansia alla base di questo meccanismo, sovente legata proprio al vissuto del piacere, può derivare da differenti cause:

  • inesperienza sessuale
  • prime esperienze sessuali traumatiche
  • elementi conflittuali inconsci risalenti all’infanzia
  • ambivalenza verso la donna (nel caso di uomini eterosessuali)
  • conflitti di coppia
  • paura del rifiuto e ansia di prestazione.

Tutti questi fattori possono contribuire con diversa rilevanza alla base psicologica di questo disturbo.

In caso di EP psicogena si tratta spesso di uomini con personalità ansiosa, insicura, che manifestano sentimenti di inferiorità, soprattutto dal punto di vista sessuale. Persone molto vulnerabili alle critiche, soprattutto se derivanti dai partner. Di frequente durante l’atto sessuale c’è una tendenza a “osservarsi“, un comportamento che i sessuologi definiscono “spectatoring“, e che si verifica quando la persona, invece di rilassarsi e lasciarsi andare alle sue sensazioni piacevoli, si concentra solo sul suo organo sessuale e sulle sue reazioni.

Sovente coloro che presentano angosce per il rapporto sessuale vedono il sesso come qualcosa di “sporco” e di “sgradevole” e alla base di questo vissuto possono esservi molti motivi inconsci.

In alcuni casi più rari, il rapporto eterosessuale può essere vissuto con terrore per una distorta percezione dell’organo sessuale femminile che è visto come “aggressivo”.

Tra le varie cause di tipo psicogeno può esserci spesso anche un problema di coppia. Ciò è evidente quando la persona manifesta il disturbo soltanto con il partner fisso e non in occasione di rapporti occasionali.

Nelle coppie eterosessuali l’EP può derivare anche da una reazione importante a problemi sessuali della donna, come la scarsa lubrificazione vaginale, il vaginismo, la disparerunia (dolore durante il rapporto sessuale). In queste situazioni le problematiche femminili possono far sentire l’uomo frustrato e a disagio,  contribuendo a produrre un rapporto affrettato e non controllato.

Infine, tale sintomo può anche insorgere come secondario ad un altro disturbo sessuale, come la disfunzione erettile (Simonelli et al., 2006).

L’EP comporta un significativo distress nell’uomo e nel partner, influenzando quindi in modo profondo la loro relazione (Patrick et al., 2005). Le situazioni sessuate vengono accompagnate da emozioni negative e da sentimenti intensi di imbarazzo, colpa, tensione, preoccupazione, paura di fallire… Queste persone presentano inoltre meno auto-efficacia e maggiori difficoltà interpersonali rispetto a quelli senza problematiche sessuali (Haremann et al., 2005).

Gli uomini spesso trascurano l’Eiaculazione Precoce e la attribuiscono allo stress o si rassegnano perché sono convinti che non ci siano soluzioni (Porst, 2007). Spesso  provano a cercare (ad esempio su internet…) alcune “strategie” alternative che compensino l’eiaculazione precoce e diano sollievo al disagio che questa condizione causa alla relazione con il partner. Tuttavia, questi tentativi non professionali sono spesso frustranti e peggiorano tensione e stress.

L’insoddisfazione sessuale connessa a tale disturbo può causare sentimenti di frustrazione e delusione, avendo un impatto negativo sull’intimità e sull’armonia della coppia. Un disagio dell’uomo dovuto alla limitata soddisfazione sessuale del partner può inoltre causare ulteriori problemi nella vita sia sessuale che emotiva della coppia (McCarty 2012, Althof 2010). L’insicurezza nella possibilità di soddisfare partner sessuali rende difficile anche iniziare e mantenere eventuali nuove relazioni.

A tutt’oggi non esistono studi accreditati che dimostrino l’esistenza di trattamenti d’elezione per tale disfunzione, sebbene vari farmaci (tra i quali gli inibitori selettivi del re-uptake della serotonina, ad esempio la dapoxetina [SSRIs], e alcuni topici anestetici) e la psicoterapia possono risultare efficaci nel posporre la risposta eiaculatoria.

La psicoterapia agisce sul controllo eiaculatorio aiutando l’uomo e la coppia ad apprendere tecniche specifiche per controllare e/o ritardare l’eiaculazione, ad incrementare la confidenza nelle loro performance sessuali, a diminuire l’ansia da prestazione; a modificare rigidi repertori sessuali, a risolvere problemi di coppia che fungono quali fattori precipitanti o mantenenti della disfunzione, a migliorare la comunicazione di coppia e a riflettere sulle emozioni che possono interferire col funzionamento sessuale (Rowland et al., 2010).

Il trattamento può dunque essere farmacologico e/o psicoterapeutico; la scelta di quello più opportuno dipende ovviamente dalla causa del disturbo e dalle preferenze dell’uomo e dell’eventuale partner.

Viste le notevoli implicazioni psicologiche, sia come concausa dell’EP che come conseguenza del disturbo, un trattamento psicoterapeutico, anche qualora venga previlegiata la terapia farmacologica, può ridurre eventuali possibili ricadute e migliorare il benessere e la soddisfazione sessuale della coppia (Rowland et al., 2010).

Di seguito, si offrono alcuni suggerimenti bibliografici e sitografici su come approfondire al meglio l’argomento trattato:

  • Izzo, Mirone: Quando l’amore non aspetta
  • Metz, McCarthy: Superare l’eiaculazione precoce
  • Randone: Eiaculazione Precoce: Riflessioni e Strategie per Risolvere il Problema

 

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Dott. Stefano Eleuteri

Psicologo della Salute, Psicoterapeuta, Consulente in Sessuologia. Presidente Associazione Educere. redattore EMAIL: stefano.eleuteri@gmail.com TELEFONO: 348/4454786 Sono una persona curiosa e piena di interessi. Nel mio tempo libero amo cantare e fare pilates. Mi piace molto viaggiare e credo sia formativo e utile per ampliare i propri orizzonti e punti di vista; anche per questo ho deciso di arricchire il mio percorso di studi universitario in Psicologia Clinica e Dinamica, svolto presso la “Sapienza”, Università di Roma, con un periodo di studi svolto a Colchester (UK) con il programma Erasmus, e di preparare la mia tesi di laurea a Gotenburgh (Svezia). Sono iscritto all’Albo degli Psicologi del Lazio N° 18192 e al Registro Interno dei Consulenti Sessuali della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica; Membro per la Regione Europea della Youth Initiative Committee (World Association for Sexual Health; WAS) e Socio Ordinario della Associazione Andrologi Italiani. Nell’esercizio della professione provo a mantenere un equilibrio costante tra clinica, ricerca e formazione, che sono i tre aspetti che prediligo e che ritengo non possano essere sganciati se si vuole essere efficaci in ognuna di queste aree. Svolgo attività di orientamento, tutorato e counselling agli studenti presso la Facoltà di Medicina e Psicologia della “Sapienza”, Università di Roma e l'attività clinica di psicologo e di consulente in sessuologia a Viterbo e a Roma. Per le attività di ricerca in campo sessuologico e psicogeriatrico collaboro con l’Istituto di Sessuologia Clinica di Roma e con cattedre universitarie. Ho avuto modo di fare esperienza in campo formativo collaborando per le attività didattiche degli insegnamenti di "Psicologia dello sviluppo sessuale" e di "Fattori di rischio e protezione nell’arco di vita” nei Corsi di Laurea in Psicologia, poi con affidamento degli incarichi didattici riguardanti l’ambito psico-sociale nel Corso di Alta Formazione in “Assistenza al Paziente Geriatrico” e in quanto docente di “Psicologia sociale nell’anziano” presso il Master di I livello in “Case Management nella rete integrata dei servizi a favore dell’anziano (Il Case Manager geriatrico)”, tutti presso la Facoltà di Medicina e Psicologia della “Sapienza”, Università di Roma Negli ultimi anni investo molta energia e passione nell’organizzare eventi, percorsi formativi e di crescita personale per l’Associazione “Educere”, di cui sono vice-presidente e fondatore, che svolge le sue attività principalmente nel viterbese e nell’orvietano.

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