Quando finisce una storia: ma lui mi piaceva veramente?

Quante volte ci siamo sentite dire, o abbiamo pronunciato noi stesse, la seguente frase: “perché non gli piaccio?

Un tormentone che per noi donne nasce sin dall’adolescenza, dal primo amore che ci fa battere il cuore e che ci portiamo dietro nel corso degli anni, nonostante una apparente maturità che, di fronte ai “fatti di cuore”, molte volte scompare come neve al sole.

Questo è l’amore: un cuore che batte, un pensiero quotidiano fisso, uno sguardo sognante, le famose farfalle nello stomaco…l’amore dovrebbe essere qualcosa di positivo, che ci arricchisce e che ci fa sentire meglio.

In alcuni casi, però, si trasforma esattamente nell’opposto: sofferenza, dolore, ansia, umiliazione, senso di inferiorità.

Ma che ruolo abbiamo noi stessi nel determinare se una relazione ci renderà felici o ci farà soffrire? I nostri pensieri e il nostro atteggiamento verso gli altri, ma soprattutto verso noi stessi, possono fare la differenza…

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C’è chi dice che proprio l’amore sia il motore della nostra vita e nel corso della mia carriera di psicoterapeuta ho incontrato molto spesso persone che hanno chiesto aiuto proprio per problematiche relazionali.

Una relazione è definita come “rapporto, legame o vincolo reciproco” (dizionario Treccani) . Il termine non è quindi riferito solo ed esclusivamente ad una sfera sentimentale, ma ad ogni tipo di rapporto che vede come protagoniste due o più persone che condividono  emozioni, intenti, condizioni di vita, etc.

Nella maggior parte dei casi le donne, ma sovente anche gli uomini,  in questione lamentavano una scarsa capacità di individualizzarsi nella relazione, di assumerne il “potere”, inteso come senso di autoefficacia, ossia come convinzione di poter affrontare al meglio le situazioni in cui ci si viene a trovare, di agire affermando i propri bisogni e sentendosi libere di essere se stesse. Molto spesso queste persone si sentivano “vittime” dell’altro, dei suoi desideri, delle sue necessità e della paura che prima o poi tutto potesse finire, che potessero stufarsi di loro.

E tutto ciò non solo durante una relazione consolidata, ma anche all’inizio, nella fase dell’innamoramento, quando tutto dovrebbe essere semplice, spontaneo e bello.

Da cosa deriva ciò? Sicuramente dalla paura, ma anche dall’insicurezza. Dalla percezione di sé come debole, inferiore, come qualcuno che non può meritarsi nulla…tutte noi abbiamo sperimentato nel corso della vita questa sensazione, soprattutto durante la fase adolescenziale, e molto spesso ci troviamo bloccate in una trappola da cui a stento riusciamo ad uscire.

Nella nostra mente si affollano dubbi e domande, ci chiediamo “dove ho sbagliato?”, “che cosa ho che non va?”, “perché non gli piaccio?”. Ebbene, questo è il primo errore da non commettere mai! Non si tratta di sbagli, di errori, di mancanze!

Certo, una sana autocritica è sempre costruttiva e utile, ma il problema sorge nel momento in cui la nostra mente si blocca ossessivamente in questa ricerca spasmodica di eventuali cause alla base di una frequentazione finita male, di una relazione andata a monte, e, in questa situazione, ci dimentichiamo del nostro ruolo, ci chiudiamo in una posizione di sottomissione in cui la nostra autostima viene messa in un angolo.

Molte volte siamo persino in grado di imputarci carenze ed errori che non sono nostri.

Il tutto confluisce in una drastica caduta della nostra autostima, autonomia e persino della capacita di agire. E’ come se la mente andasse in tilt. Diventiamo vere e proprie vittime di noi stesse, mentre l’unica domanda che in certi casi dovremmo farci è: ma lui mi piaceva veramente?

Questa è la chiave della questione, quella che apre nuovi mondi, nuovi modi di vedere quel rapporto che fino ad allora ci aveva tolto forze e speranze. Troppo prese dall’analisi delle nostre azioni e comunicazioni, abbiamo dimenticato la componente fondamentale: in una relazione si è sempre in due!

Ritrovare una posizione attiva, assertiva e costruttiva, questo è il fine di ogni terapia e questo è l’obiettivo che dobbiamo restituire a noi stesse.

Molto spesso nelle relazioni siamo talmente tanto attente a dare il meglio di noi che non riflettiamo su quello che ci sta dando l’altro.

 

  • È veramente quello che vogliamo?
  • Ci fa stare bene?
  • Siamo sicure che sia la persona con cui vogliamo passare del tempo e condividere parte della nostra vita?

Cambiando il nostro modo di percepire e vedere la realtà, cambia anche il nostro modo di posizionarci rispetto ad essa, si modificano le comunicazioni che inviamo, il nostro modo di agire, le relazioni che instauriamo e migliora la qualità della nostra vita.

Come affermano Nardone e Watzlawick (1999), due dei più grandi esperti della comunicazione umana, la vita è fatta di profezie che si autodeterminano, ossia “effetti immaginati producono cause concrete; il futuro (non il passato) determina il presente; la profezia dell’evento porta al realizzarsi della profezia”.

Sta a noi creare profezie costruttive e in grado di indirizzare al meglio i nostri sforzi: il solo credere che tutto andrà male ci porterà a mettere in atto azioni in grado di confermare questa “profezia”. Nel nostro caso, il solo pensare di essere “sbagliate” ci porterà ad agire in modo “sbagliato”!

L’essere invece consapevoli delle nostre qualità, delle capacità e possibilità, di ciò che vogliamo e che non vogliamo, ci aiuterà a ricercare quelle persone che veramente ci piacciono e che siano in grado di donarci quel qualcosa in più, una ricchezza ed un benessere che dovrebbe accompagnare ogni storia sentimentale.

E ricordiamoci sempre che “se una persona non ha il desiderio o il coraggio di rischiare per te, non vale la pena di correre il rischio di stare con lei”  (G. Nardone, 2007)

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Dott.ssa Chiara Illiano

Psicologa clinica, psicoterapeuta, esperta in psicologia giuridica, formatrice redattrice EMAIL: c.illiano@tiscali.it Nel 2005 ho conseguito la laurea in psicologia presso l’Università La Sapienza di Roma e, come la maggior parte degli psicologi, sognavo di fare la psicoanalista. Il destino e, soprattutto, le mie scelte, mi hanno invece portato a specializzarmi in psicoterapia breve ad approccio strategico e a diventare psicologa giuridica. Amo la pragmaticità, la creatività, credo che il cambiamento passi attraverso una nuova visione della realtà, di noi stessi e di chi ci circonda. Come dice Huxley “la realtà non è ciò che ci accade ma ciò che facciamo di quello che ci accade”. Ho iniziato la mia “vita” da professionista, collaborando con un’associazione che si occupa di “minori a rischio” e di “anziani fragili”, per poi passare al Telefono Azzurro, in cui ho lavorato per circa 3 anni. Dal 2010 ho iniziato la mia avventura da libero professionista come psicoterapeuta, psicologa giuridica, esperta in tecniche di rilassamento ed ipnosi e formatrice/docente presso enti pubblici e privati. Collaboro, inoltre, con un’associazione che si occupa di dipendenze (da sostanze, da alcool, da internet, da gioco e affettive) e di disagi psicologici individuali e relazionali. Non ho certezze nella mia vita e non credo nelle verità assolute, ma il paradosso sta proprio qui, infatti sono certa che questo sia il MIO lavoro e lo faccio in primis con passione e amore.

6 Responses

  1. sabrina ha detto:

    Molto interessante!
    Stare in relazione è una delle cose più difficili in assoluto, perchè il nostro modo stare con l’altro implica una qualità del modo di stare con noi stessi, che richiede equilibrio, solidità, capacità di vedersi, di mettersi in discussione, ma anche esame di realtà e reciprocità.
    Tutte qualità che crescono con noi, sempre che siamo disposti a crescere con noi e con gli altri!

  2. Dott.ssa Chiara Illiano ha detto:

    @ sabrina:

    Sabrina hai detto una cosa importantissima e profondamente vera!!! grazie per il tuo contributo!!

  3. sabrina ha detto:

    Grazie a te,
    per gli stimoli che ci hai offerto!

  1. 17 settembre 2013

    […]   […]

  2. 18 ottobre 2013

    […] Dott.ssa Chiara Illiano Quante volte ci siamo sentite dire, o abbiamo pronunciato noi stesse, la seguente frase: “perché […]

  3. 7 aprile 2015

    […] propongo un articolo sull’argomento che ho scritto qualche […]

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