Stalker sul grande schermo: la collusione della vittima!

street_at_nightStiamo trattando lo stalker attraverso gli occhi della telecamera e di come ci viene descritto in alcune sue sfaccettature. In “Stalker sul grande schermo: due esempi al maschile” e in “Stalker sul grande schermo: due esempi al femminile”, abbiamo avuto modo di vedere due storie che coinvolgevano vittime uomini e due che con vittime donne.

Nelle precedenti trattazioni abbiamo già intravisto la complessità del fenomeno, da vari punti di vista: personalità, ruolo, condizione psicologica, emotiva, condizione economica, responsabilità, dinamiche relazionali, ecc. Infatti, ciò che rende oltremodo complesso il fenomeno, risulta l’intreccio di variabili esterne e di quelle interne, intrapsichiche, inconsce, relazionali, di ciascun membro della coppia.

Analizziamo, ora, più da vicino il ruolo della vittima.

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tidoimieiocchiUn esempio chiaro della responsabilità e della collusione della vittima, ce lo fornisce il film “Ti do i miei occhi” di Icíar Bollain. In questo caso si tratta più di violenza al limite fra il tipo intrafamiliare e lo stalking vero e proprio.
Infatti, per parlare di stalking è necessario che la relazione non sia più in essere, in questo film la relazione è cessata ma non definitivamente.

Pilar subisce per dieci anni le violenze fisiche, psicologiche e morali del marito Antonio; una notte, dopo l’ennesima vessazione, fugge di casa col figlio, rifugiandosi dalla sorella. Questa volta è decisa a farla finita. Il marito, dopo reazioni di rabbia intensa, cerca di riconquistarla con scuse, regali e poesie. Pilar, all’inizio mantiene la posizione, ma dopo un pò, illudendosi sulla sua capacità di cambiamento, ci finisce a letto e lì rinnova il suo copione relazionale.

Fra loro esiste un antico un gioco, si dichiarano il loro amore donandosi parti di sé: lei gli dona i suoi occhi!

Lei infatti rinuncia a vedere, nega la realtà dei fatti, concretizzati per anni e anni con botte, percosse e violenze di ogni tipo, di un uomo profondamente violento e incapace di dare. Una realtà che le si ripresenterà ben presto. Lui le dona tutto, in effetti prende lei come oggetto esclusivo della sua vita e dei suoi interessi, tutto dipende da lei, da quello che fa, dice, da quanto lo ama e via dicendo. Mostrando l’altra faccia della medaglia, ovvero il persecutore stesso è ossessionato dalla vittima, lui stesso perde la propria vita.

Appena Pilar comincia a riprendere in mano le proprie aspirazioni, il lavoro, gli interessi, lui si sente abbandonato e furioso. Antonio geloso, ma anche invidioso dei suoi successi professionali, scatenerà tutta la sua violenza, denudandola totalmente e chiudendola fuori dal balcone. Ritrovandosi nuda sul balcone alla mercè di tutti, alla vista di tutti, in preda al dolore e alla vergogna, Pilar aprirà realmente gli occhi. Lì, avviene dentro di lei, la rottura definitiva del legame patologico.

Questo film ci narra bene una delle tante storie di umani perseguitati, molestati, aggrediti, violati nella loro integrità, nella diginità, nelle scelte, nella libertà.

Eppure, altrettanto frequentemente assistiamo al perpetuarsi dei legami persecutori e molestanti. La vittima, come Pilar, anziché sottrarsi e andarsene, rimane, subisce, accetta, giustifica, nasconde, spera di cambiare l’altro…..

locandinaVoglio citare un ultimo film “Non ti muovere”, di Sergio Castellitto. E’ interessante soprattutto nel mostrare la dinamica violenza-collusione, si tratta di un legame disperante, che ricorda quello originario col padre di lei.

In questo caso Timoteo (Castellitto), medico affermato, finisce in casa di Italia (Penlope Cruz), una giovane che vive in un quartiere popolare, sola e depredata dalla vita. Lì, lui la violenta con l’ingiunzione “Non ti muovere”, che traduce l’ingiunzione, caratterizzante la loro relazione successiva. Lui la vuole lì, a disposizione per i suoi bisogni di casa alternativa a quella familiare, di donna generatrice, di donna non fallica (diversamente dalla moglie). E lei ci sta.

Ci vuole stare?

Non è chiaro, di fatto lui l’ha violentata contro la sua volontà, ma lei non si oppone, lei rimane lì, lei finisce per impersonare, almeno in gran parte, il ruolo che lui le assegna. Non si muove, non sa farlo, non può farlo, quello è l’unico legame che conosce, riuscirà ad uscirne solo procurandosi la morte.

Questa storia non rappresenta un esempio di stalking, ma di legame violento e perverso, forse l’inizio di tante storie che poi al loro termine, diventano stalking vero e proprio. Che sia stalking oppure no, di fatto la vittima finché rimane soggiogata dal suo torturatore mantiene il legame, gli fornisce potere e mantiene ella stessa la persecuzione.

Nei panni di Timoteo vediamo bene anche come il tormentatore si ossessionato dalla sua vittima, ne sia legato in modo inscindibile e disperato. Lui ha tutto: denaro, posizione, lavoro, famiglia, buone maniere, cultura, rispetto per le persone…eppure è inscindibilmente legato ad Italia in una relazione violenta e disperata.

Le varie situazioni e altre, qui non rappresentate, ci mostrano tante condizioni diverse, tanti ruoli della vittima. Non sempre è facile sottrarsi, non sempre si è effettivamente entrati in relazione col futuro persecutore, ma di fatto ciò che conta è che la vittima riprenda la propria posizione ed il proprio potere.

Non sempre si riesce a gestire quanto avviene nel mondo esterno, ma di sicuro abbiamo il potere di gestire il proprio mondo interno e lo stalking gioca sempre questo doppio ruolo, fra esterno ed interno.

Il ruolo delle continue telefonate, sms, e-mail, pedinamenti, ecc. hanno proprio la funzione di mantenere il legame.

Il persecutore non può assolutamente tollerare di essere dimenticato, di non avere più l’altro a sua disposizione, deve sentire di avere ancora potere sulla sua vittima, di possederla, di essere pensato, aspettato, di essere al centro del suo mondo.

E la paura della vittima, tutti i pensieri che girano intorno al proprio tormentatore, i tentativi per redimerlo, la fiducia e lo sforzo per farlo cambiare, la fuga dal proprio vuoto, il timore del proprio cambiamento, tutto ciò mantiene il legame di violenza all’esterno, ma sicuramente ancora di più all’interno.

Fear2La vittima è tormentata nei propri pensieri, minata nella sicurezza, nella fiducia e nell’autonomia. E tutto ciò comincia dall’interno.

Tutte queste storie vere, parzialmente vere, inventate, di fatto descrivono un mondo reale, che accade tutti i giorni in ogni angolo della terra, descrive legami patologici, disperanti, legami insani, violenti con i propri oggetti interni e quelli esterni. Sono testimoni di una doppia sofferenza. Non c’è reale piacere, né serenità, né solidità, né sicurezza da parte di nessuno dei due membri della coppia. Questa sofferenza spesso culmina con la violenza efferata, il suicidio, l’omicidio …. La perdita di ogni dignità.

Chiedere aiuto, riconoscere la propria sofferenza, significa guardare al di là e vedere la possibilità di cambiare, di trovare legami affettivi con sé e con gli altri! Un progetto importante, che spesso le vittime riescono a prendere su sé, seppur dopo tante sofferenze. Purtroppo, troppo poche volte possiamo dire lo stesso dei persecutori.

Finchè la violenza costituisce l’illusione di un potere, allora sarà difficile che il tormentatore veda il proprio tormento. E’ un vero spreco di possibilità, di strade e alternative.

Ci auguriamo che l’intervento congiunto di noi tutti, aiuti ad avvicinarci sempre più e meglio, a questo doppio obiettivo.

Questa patologia della relazione, più di ogni altra, necessita di un intervento nella e attraverso la relazione curativa, di una rete forte e congiunta, che permetta di sostenere vittima e persecutore nel momento in cui cadono.

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Consigli di lettura per approfondire la tematica dello stalking:

Angeli F., Radice E. (2009). Rose al veleno, stalking. Storie d’amore e d’odio. Grandi Assaggi Bompiani.
Gargiulo B.C., Damiani R.
(2008). Lo stalker, ovvero il persecutore in agguato. Classificazioni, assessment e profili psicocomportamentali. Franco Angeli.

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Dott.ssa Sabrina Costantini

Psicologa - Psicoterapeuta redattrice EMAIL:sabrina.costantinips@virgilio.it Mi chiamo Sabrina Costantini, sono Psicologa Psicoterapeuta ed ho un orientamento che ha attraversato vari ambiti, trascinando con sé ciò che più si confaceva. Sono passata da un orientamento Psicoanalitico, per incontrare poi l’Analisi Transazionale, la Bioenergetica, tecniche di Arteterapia e Danzaterapia, producendo un risultato assai singolare. Amo questo lavoro e non escludo nessuna forma di disagio. Mi occupo di: disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, problemi di dipendenza affettiva, dipendenza da sostanze, nuove dipendenze (cellulare, internet, play station, gioco patologico, sesso compulsivo, shopping compulsivo, ecc.), consulenze alla genitorialità, disturbi psicosomatici, patologie organiche acute e croniche, ecc. Sono altresì presidente dell'associazione Oltretutto, abbiamo aperto uno sportello gratuito sullo stalking, per le vittime e i persecutori, donne e uomini. Si può accedere attraverso: tel.: 366 2753616 e-mail: sportellostalking@gmail.com blog: http://stalking-fra-vittima-e-persecutore.over-blog.com

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