Arte introspettiva e Psicologia: il “mestiere di madre”

RO1_1735Abbiamo già avuto modo di “esplorare” alcuni principi su cui si fonda l’Arte Introspettiva e come essa abbia la possibilità di incontrare la psicologia configurandosi come strumento terapeutico in grado di avvicinare le persone ai propri vissuti emotivi in maniera diretta e immediata (dal latino inmediàtus = non mediato, da mèdius = che sta nel mezzo: senza interposizione, quindi…della ragione, delle paure, dei pregiudizi).

Ma concretamente che tipo di lavoro psicologico si può portare avanti con l’aiuto dei quadri introspettivi? E quale utenza può trarre beneficio da questo connubio fra arte e psicologia?

Una delle applicazioni possibili, forse la più frequente, chiama in causa un rapporto tanto stretto quanto complesso: quello fra madri e figli.

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Aurora Mazzoldi - Complicità, acrilico su tela, cm. 70 x 50Una tra le dinamiche interne che incontro più frequentemente nella mia attività di psicologa, è l’interazione tra genitori e figli, nello specifico ho avuto modo di conoscere molte madri che si rivolgevano a me soprattutto perché si percepivano inadeguate a crescere in modo sano il proprio figlio/a e che si attribuivano, molto spesso, dei  gravosi sensi di colpa che appesantivano la loro quotidianità; madri dominate da costanti paure e preoccupazioni per il futuro dei figli inseriti in un mondo pericoloso e pregno di tentazioni malsane.

Ma soprattutto madri che negavano parti di sé stesse, giudicandole sbagliate.

La mamma perfetta , ahimè,  rappresenta un ruolo sociale, largamente condiviso, interpretato e culturalmente radicato nelle nostre strutture di personalità. La mamma deve essere perfetta.  Questo significa che l’immaginario collettivo riversa sulla figura materna una serie infinita di aspettative che non prendono assolutamente in considerazione la fallibilità, la limitatezza fisiologica, e l’imperfezione insite negli essere umani.

Quello che più di ogni altra cosa  giustifica un serio lavoro con le mie pazienti è che questo ruolo è talmente penetrato e radicato dentro ognuno di noi da rendercene  prigionieri  in modo inconsapevole. Spesso durante le sedute,  mi trovo a dover centrare l’intero intervento  sulla messa in discussione di vincoli e condizionamenti che le madri stesse si impongono interiormente, giudicandosi, condannandosi e percependosi come cattive madri, solo per aver provato una determinata emozione negativa nei confronti dei figli.

Ora tutto ciò, è tutt’altro che fisiologico e sano, reprimere le emozioni e condannarsi per averle provate è una garanzia di squilibrio interno e di malessere psicologico.

Aurora Mazzoldi - Serie Le Madri – La solitudine, acrilico su tela, cm. 90 x 135Ecco perché io seguo un programma dove cerco di addestrare queste persone ad autorizzarsi ad essere “umane” e quindi inevitabilmente “imperfette”, provando il sollievo di poter riconoscere e accogliere, almeno con sé stesse, le onde emotive che fisiologicamente emergono in qualsiasi interazione umana, siano esse belle o meno belle.

Si può cosi sperimentare nella propria vita un alleggerimento esistenziale che si ottiene grazie alla riduzione del dispendio energetico necessario per negare, principalmente a sé stessi e poi agli altri, quelle parti di noi che giudichiamo sbagliate, ma che  comunque rimangono sempre parte di noi.

L’artista Aurora Mazzoldi ha dipinto sei quadri specificamente riferiti a queste argomentazioni, quadri che rappresentano sei differenti modalità di interazione tra due figure (madre-figlio, ma non solo) in cui tutti noi possiamo facilmente riconoscerci.

Successivamente ha scritto anche un libro “Le mie madri – Arte Introspettiva”, che risulta essere uno strumento unico per  la comprensione profonda di quanto i quadri simboleggiano, ossia dei nostri meccanismi e funzionamenti interni più profondi.

Con le pazienti, il porsi dinnanzi al quadro introspettivo permetteva di riconoscere quelle loro parti che per paura del giudizio o del moralismo venivano rimosse o soffocate. Sappiamo bene che il primo passo per il cambiamento è VEDERE dove ci troviamo e come ci stiamo ponendo nelle nostre interazioni con gli altri, e la tela consente proprio questo, in modo chiaro e diretto.

Il percorso terapeutico risulta così  più veloce, ma soprattutto più efficace,  perché si superano tutti quei blocchi che ci tengono ancorati ad una situazione di vita disfunzionale e sofferta.

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Dott.ssa Antonella Giannini

Psicologa - Psicoterapeuta redattrice EMAIL: antonellagiannini7@hotmail.com Mi sono laureata in psicologia perché fin da adolescente mi sentivo particolarmente attratta dai meccanismi che determinano i comportamenti e gli stati d’animo delle persone. Mi affascinava notare piccoli dettagli e sfumature che celavano in realtà un lavorio interiore tutt’altro che semplice e lineare. Ho iniziato la mia carriera con una grande fame di conoscere e comprendere la personalità umana nella sua interezza, i suoi meccanismi, le difese, le consapevolezze, le motivazioni, i nodi del passato, le proiezioni, gli attaccamenti, i bisogni, le dipendenze, le paure, e tutte quelle pulsioni apparentemente ingestibili che ci portano a tracciare il nostro percorso esistenziale. Ad oggi sono psicologa clinica e psicoterapeuta introspettiva, iscritta all’Albo degli psicologi di Trento, psicoterapeuta cognitivo comportamentale, con ulteriore specializzazione presso la Scuola della Gestalt, presidente dell'Associazione di Promozione Sociale : l'Osservatorio Interiore, socia dell’International Association for Art & Psychology, con decennale esperienza nel lavoro di ricerca interiore rivolto al mondo emotivo e agli stati mentali interni. Ideatrice di una nuova Psicologia Introspettiva, gestisco le rubriche di Arte e Psicologia Introspettiva presso la rivista “La Voce del Trentino” e di Psicologia Introspettiva all’interno del sito Arteintrospettiva.com, del sito psichedomanderisposte.com e del sito osservatorioInteriore.com; tengo seminari, gruppi terapeutici, conferenze, presentazioni di Psicologia e Arte Introspettiva in Trentino, Veneto, Toscana e Lazio Ma come nasce il sodalizio tra arte e psicologia? Ad un certo punto, dopo anni di studio e di approfondimenti, ha iniziato a maturare dentro di me una percezione di incompletezza, come se mancasse un tassello alla mia preparazione... Questo qualcosa era l’approfondimento del mondo emotivo, avevo sviscerato a livello nozionistico e pratico, il pensiero, l’azione, il comportamento, ma il mondo emotivo era ancora poco esplorato, ed erano necessari degli strumenti che mi permettessero di addentrarmi nelle emozioni degli individui, percependole, distinguendole e portandole alla consapevolezza, all’accoglimento e all’accettazione. Per attuare questo mio progetto ho avuto la grande fortuna di incontrare sul mio cammino l’arte introspettiva della pittrice Aurora Mazzoldi, grazie alle sue tele ho subito compreso di aver finalmente trovato il giusto strumento per esplorare “il sentire”. Ho iniziato ad utilizzare con successo, nelle sedute terapeutiche individuali delle tavole rappresentanti le opere in oggetto, e a seguire ho iniziato a condurre dei gruppi di arte introspettiva durante i quali i colori, le immagini, i toni e i piccoli dettagli delle tele, se osservati con la giusta centratura , consentivano di portare in superficie delle energie emotive profonde, apparentemente celate dentro noi stessi, ma in realtà costantemente attivate ed operative, malgrado e nonostante la nostra volontà razionale. Ad oggi il lavoro con l’arte introspettiva (sia individuale che di gruppo) prosegue in maniera esponenziale perché mai come con questo strumento ho avuto modo di avvicinarmi al mondo interiore dei miei pazienti, aiutandoli ad un ascolto autentico di sé stessi e dei propri bisogni, fornendo i giusti input per delle risposte realmente ed autenticamente risolutive dei malesseri sottoposti alla mia attenzione.

1 Response

  1. Anna Maria Tocci ha detto:

    Geniale condivisibile questa forma di autoanalisi attraverso un processo creativo sapientemente guidato da chi vuole condurre e non imporre un percorso che può suscitare reazioni vitali altamente positive per l’atto creativo in se è per quella passione che nasce da una naturale propensione alla bellezza .Si può nascere artisti, studiare da artisti e voler condurre la propria vita verso una strada fatta di scelte che mettano in luce quell’artista che vuole vivere ma non sa ancora come trovare il modo per esternare problemi e farne attraverso una reazione un’opportunità per appassionarsi alla vita

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