Fratelli e sorelle: un legame che dura una vita

brother-and-sisterBiologicamente il legame tra fratelli e sorelle è imprescindibile.

Alcuni rapporti sono “buoni”, stretti, intimi; altri possono essere poco uniti, competitivi, ostili, conflittuali ed è per questo facile pensare a questo rapporto in termini di polarità: da una parte, cooperazione, solidarietà e supporto reciproco, dall’ altro competizione, conflitto che possono innescare  rifiuto reciproco e odio.

Analizziamo meglio questo rapporto che ha in sé il potenziale per diventare uno dei legami più significativi di un uomo e una donna adulti…

Leggi l'articolo completo

new-brotherIl fratello è il primo pari con cui il bambino viene in contatto e, come tale, gli offre una grande possibilità di rispecchiamento e di imitazione ma anche di ambivalenza. Secondo Minuchin infatti nella famiglia i fratelli funzionano come un sottosistema: si tratta del “primo laboratorio sociale in cui i figli possono cimentarsi nelle loro relazioni tra coetanei. In questo contesto i figli si appoggiano, si isolano, si accusano reciprocamente ed imparano l’uno dall’altro. In questo mondo di coetanei i figli imparano a negoziare, a cooperare ed a competere” (Minuchin, 1974).

La  presenza di un fratello o di una sorella rende quindi l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta differente, rispetto all’essere dei cosiddetti “figli unici”. Sin da quando si è piccoli, il processo di differenziazione tra sé e l’altro inizia in anticipo; ovvero da subito, soprattutto se la differenza di età è minima, il bambino sperimenta costantemente e quotidianamente altro da sé, si confronta con un’altra personalità, con altri modi di comunicare e di esprimersi, altri modi di vivere l’emotività. Inoltre, la presenza di un fratello o di una sorella aiuta a ridurre l’idealizzazione e la visione onnipotente che si ha nei confronti dei genitori, poiché ci si confronta con una relazione alla pari, quindi la mamma e il papà sono moderatamente visti e percepiti come coloro che non sbagliano mai, poiché la vicinanza di un altro bambino, favorisce il confronto con modalità comportamentali non adulte.

L’ordine di nascita è importante, non solo per il particolare significato che può avere la nascita del primo figlio, ma anche perché, come rilevano Bank e Kahn, nella maggior parte delle famiglie un solo soggetto può occupare un certo spazio psicologico in un determinato periodo di tempo. Ciò vuol dire che il primo figlio acquisisce una sorta di  “diritto di prelazione” su una determinata posizione , che di solito non potrà essere occupata da un fratello successivo, se il primo non l’avrà lasciata libera. Gli altri figli dovranno diventare qualcos’altro.

Anche i genitori hanno la possibilità di condizionare le posizioni dei figli.

a-mother-s-loveUna connotazione positiva può essere rinforzata dai genitori per anni fino a diventare un’identità positiva soddisfacente (il buono, l’intelligente, etc.).
Al contrario una connotazione negativa può essere di peso per lo sviluppo di un figlio e può condizionarlo pesantemente. Nella maggior parte delle famiglie fortunatamente questi ruoli sono assegnati e modificati in modo flessibile e questo garantisce la possibilità di crescita per tutti.

Ma se, viceversa,  una posizione acquisita deve essere difesa o  diviene stabile per richiesta implicita di uno o entrambi i genitori e con la complicità dei fratelli, si sta preparando lo spazio per un sintomo.

Nel film “La Famiglia” di E. Scola (1987), il primogenito Carlo viene connotato positivamente dal padre come “onesto e sincero”, mentre Giulio viene definito “cattivo e bugiardo”. Questa attribuzione, rigida nel tempo, finirà per condizionare i due fratelli nel rapporto fra di loro e con il mondo familiare, nel bene e nel male per anni. Carlo diverrà professore universitario, sposerà una donna saggia, resterà nella casa familiare prendendosi in carico la famiglia estesa. Giulio, dopo una disastrosa esperienza bellica, disadattato, sposerà la cameriera di casa e proverà numerosi lavori, riuscendo sempre a fallire. Solo a settanta anni Carlo riconoscerà di aver sottovalutato il fratello.

Ci sono anche influenze indirette che possono condizionare i rapporti tra fratelli.

Per esempio, l’eredità fraterna: i bambini crescono sentendo parlare in maniera esplicita o indiretta delle esperienze dei genitori con i rispettivi fratelli o sorelle, di conseguenza sono influenzati da questo a ripeterle o a comportarsi in maniera completamente diversa, onde evitare il ripetersi degli errori fatti dai genitori.

alleanzaA questo proposito alcune buone pratiche posono aiutare i genitori a facilitare il crearsi di un legame fraterno solido:

 

  • Condividere

Insegnare ai figli a “dividere” attenzioni, privilegi, spazi con il fratello, non limitandosi a impartire l’ordine di “fare a metà” ma premiandoli e lodandoli ogni volta che riescono a farlo con naturalezza. I bambini devono cioè essere incoraggiati affettuosamente a convivere e condividere, senza forzature, senza avere la sensazione che questo sia una pesante costrizione proveniente dall’esterno.

 

  • Ogni figlio è speciale

Far sentire ogni figlio in qualche modo speciale, allo scopo di non far nascere sentimenti di ostilità tra fratelli. Ogni bambino deve cioè sviluppare la sensazione di essere amato per quello che è a prescindere dalla presenza del fratello (più grande o più piccolo che sia). Ogni figlio dovrebbe dunque essere gratificato e valorizzato, senza però essere citato come modello per il fratello.

 

  • No ai paragoni!

Non fare mai e in nessun caso paragoni. Frasi del tipo “Guarda tuo fratello com’è bravo, mentre tu sei stato cattivomortificano il bambino che viene sgridato e gli suggeriscono il più cattivo tra i pensieri cattivi: vogliono più bene a mio fratello (a mia sorella) che a me.

 

  • Sempre insieme?

Non obbligare i fratelli a trascorrere tutto il tempo libero insieme, magari nella stessa stanza. Se anche solo uno dei bambini manifesta il desiderio di giocare un po’ da solo (o di stare da solo con un suo amichetto) è opportuno accontentarlo.
La presenza del fratello non dovrebbe mai diventare incombente.

 

  • Non interferire

Lasciare nei limiti del possibile che i bambini se la sbrighino da soli. Si deve però intervenire in caso di atteggiamenti violenti o di eccessiva aggressività. In queste circostanze va sottolineato che certi comportamenti sono inaccettabili, ma allo stesso tempo bisognerebbe essere pronti a incoraggiare e poi a premiare e lodare l’eventuale cambio di atteggiamento.

 

  • Fin da piccoli…

Aiutare i fratelli (anche se molto piccoli) a comunicare tra loro, evitando di fare da tramite e di agire in modo diretto. Se uno dei due bambini dice: “Marco ha preso la mia macchinina” è consigliabile rispondergli: “Digli di ridartela” e non “Ci penso io a fartela ridare!”.

sistersCome è naturale, nel corso della crescita, i rapporti tra fratelli possono modificarsi: ciò dipende dalle diverse esperienze che si fanno, dalla differenza naturale di tratti caratteriali e comportamentali e dalla posizione ricoperta all’interno del nucleo familiare. Nonostante questi cambiamenti però i rapporti di fratelli possomo durare più di qualunque altro rapporto di famiglia, a volte 20 o 30 anni di più dei rapporti con i genitori. Ciò significa che i fratelli sono i veri testimoni del legame di famiglia.

Esaminando i rapporti di fratelli adulti si rivela che tali rapporti concedono più spazio per le scelte e le decisioni personali e che i rapporti fra i fratelli sono meno “obbligatori” di quelli con i genitori, gli sposi ed i bambini (rossi & rossi, 1990; scabini & cigoli, 1998). Cioè i fratelli adulti sono liberi di legare tra loro se vogliono.

Studi psicosociali inoltre indicano che la distanza che si presenta fra i fratelli quando si sposano o scelgono di vivere vite separate è “reversibile” nel senso che i lunghi periodi di raro contatto (oltre alle occasioni ed agli eventi rituali della famiglia) possono essere seguiti da altri in cui i fratelli siano estremamente vicini, particolarmente quando hanno bisogno dell’aiuto. Quando gli eventi critici come il divorzio, la morte di uno sposo e problemi finanziari accadono, c’è un’importante crescita nella prossimità e nella frequenza del contatto fra i fratelli

Infine non va dimenticato il sempre più frequente caso  delle cosiddette famiglie allargate: la presenza di figli appartenenti a più matrimoni di uno o dell’altro genitore o di entrambi, crea delle dinamiche familiari differenti.

L’integrazione di figli appartenenti ad una coppia con fratellastri o sorellastre frutto di altri legami tra i genitori è una funzione che spetta molto alla coppia genitoriale. L’educazione impartita aiuterà ad accettare meglio presenze di fratelli che non sono biologicamente naturali. Ciò dipende anche dall’età dei figli. Se la differenza tra fratellastri è minima potrà essere più semplice creare un buon rapporto in cui si possano condividere esperienze come se fossero sempre state vissute insieme; se invece la differenza è notevole, potrebbe essere più difficile entrare in sintonia ed empatia reciproca.

happinessL’instaurazione di un buon rapporto tra fratellastri e sorellastre può dipendere anche dal livello di accettazione personale della separazione della vecchia coppia genitoriale, nel senso che se, essa è stata vissuta positivamente e più o meno serenamente sarà più semplice accettare di conseguenza nuove figure familiari; se al contrario si vive ancora la sofferenza e il conflitto relativamente alla situazione, probabilmente le “nuove figure familiari” saranno viste con ostilità e rivalità come causa della rottura tra i propri genitori.

GD Star Rating
loading...

Dott.ssa Valeria Buono

Psicologa dello sviluppo e dell'educazione Specializzanda in psicoterapia sistemico-familiare redattrice EMAIL: VALERIA_BUONO@libero.it Credo fermamente che l'identità individuale sia frutto delle relazioni significative che la persona ha intrattenuto e intrattiene nel corso della vita e professionalmente mi muovo a partire da questo principio (disturbi della condotta alimentare, sostegno psicologico ai familiari di malati di Alzheimer e sclerosi multipla, consulenze psico-educative nelle scuole). Considero ogni eventuale problematica non come una caratteristica insita nell'individuo o nel sistema familiare, ma come una modalità di comunicare agli altri significativi, a partire dalle esperienze relazionali e dalla peculiare posizione occupata all'interno del sistema di riferimento. Una frase celebre che è anche un principio attraverso il quale approcciarsi al lavoro è "la mappa non è il territorio, e il nome non è la cosa designata" di Gregory Bateson.

30 Responses

  1. Io ha detto:

    Vi chiedo aiuto. Sono l unica femmina e ho 3 fratelli maschi. Mi chiedo come mai non riesco a abbracciare e baciare nessuno dei tre. Il contatto von qualunque altra persona non è un problema ma quando si tratta di loro o dei miei genitori mi blocco

  2. antonella ha detto:

    Per la psicologia introspettiva che io tratto ed utilizzo, quando ci sentiamo bloccati nel contatto con l’altro significa che abbiamo attivato una CHIUSURA emotiva a livello inconscio. La chiusura emotiva solitamente si genera in seguito a dei nodi emotivi che ci siamo trovati “costretti” ad “ingoiare” nel corso degli anni e che a forza di sedimentarsi ed accumularsi hanno portato al blocco.
    Sarebbe interessante fare un lavoro di ricerca sulle Sue emozioni di rabbia, rancore, vendetta, senso di ingiustizia e percezione di aver subito.
    Una volta esplorato questo ambito, si dovrebbe passare ad accogliere senza giudizi tutto quanto emerge, e piano piano, dando ascolto a quella parte che si sente vittima, sciogliere i nodi e le chiusure interne,
    Quello che ho descritto è un percorso terapeutico introspettivo, difficilmente ci si riesce da soli, penso sia necessario l’accompagnamento di un terapeuta.
    Provi a cercarne uno che “sente di pancia”…che possa fare al caso Suo…e vedrà che i blocchi si sciolgono..
    Nulla è definitivo all’interno di noi…dipende tutto dal livello di conoscenza di noi stessi che riusciamo a raggiungere.
    La comprensione dissolverà il Suo malessere.
    Spero di averLe fornito un minimo spunto .
    un cordiale saluto…e “buon viaggio di esplorazione interiore”
    dott.ssa Giannini Antonella

  3. Elisa ha detto:

    Ciao, volevo chiedere un consiglio una sera mi sono messa a riguardare vecchi filmati che ci facevamo io e mio fratello quando eravamo piccolini ora lui ha 12 anni e siamo enormemente affezionati, riguardandoli però mi sono accorta che a volte ero molto cattiva nei suoi confronti. In questo momento mi sento in colpa di avergli rovinato quei momenti di infanzia potrò mai chiedergli scusa per tutto ciò ?

  4. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Elisa:
    Ciao Elisa,
    stai tranquilla 🙂 I dispetti fra bambini, e ancor più tra fratelli, fanno parte del normale processo di crescita: gelosia, rivalità, desiderio di affermazione sono dinamiche comuni che si sviluppano in ogni famiglia, specie se i fratelli in questione sono vicini per età. Se però questi momenti sono ben gestiti dai genitori, la competizione viene presto soppiantata dalla complicità, dall’affetto, da sentimenti di accudimento e protezione. Tu stessa dici che ora siete molto affezionati e questo indica che le “cattiverie” per cui ti senti in colpa in realtà non hanno minato il vostro rapporto.

    Ora sei cresciuta, maturata, sei in grado di riconoscere che i comportamenti che hai adottato da piccola non erano corretti ma, credimi, sono stati funzionali comunque a creare il legame che oggi vi unisce. Ti posso assicurare che ci saranno altri momenti di crisi, a volte forse anche di allontanamento…ma starà a voi saper coltivare il vostro rapporto e dimostrare la presenza e l’amore l’uno per l’altra ogni volta che sarà necessario. Te lo dice una psicologa…sorella maggiore! 😉

  5. ENZA CARNEVALE ha detto:

    CARA DOTTORESSA VORREI CAPIRE COME INSTAURARE UN RAPPORTO CON LE MIE SORELLE E FRATELLI AVUTI DA PADRI DIVERSI.
    OSSIA UN RAPPORTO BASATO NON DA INVIDIA E GELOSIA MA DI AMORE E COMPRENSIONE PER AVERE AVUTO LA STESSA MAMMA CHE CI HA GENERATO E CHE E’ ANDATA CON PADRI DIVERSI NON PERCHE’ IL RAPPORTO NON ANDAVA BENE MA PER QUESTIONI LEGALI.

  6. @ ENZA CARNEVALE:
    Cara Enza,
    intanto trovo molto bello questo suo desiderio di stringere un rapporto con questi fratelli e sorelle che, mi pare di capire, di fatto non conosce.
    Mi chiedo quali siano i rapporti attuali e quanti anni di differenza ci siano tra voi.
    Nel suo breve commento parla di invidia e gelosia, immagino ci siano dei vissuti di competizione e chissà quanti non detti si siano susseguiti negli anni.
    Non è facile esprimere un opinione e meno che mai dare consigli basandosi su poche frasi. Quello che posso dire è che dalle sue parole emerge un bisogno, un bisogno di unione, di rispetto, di un legame e credo che trovare il modo di esprimerlo a loro possa essere un ottimo passo per costruire le prime basi.
    Resto a sua disposizione, se ne ha bisogno.
    Coraggio! 🙂

  7. Anna ha detto:

    Mio fratello si è sposato da poco
    Tra noi ci sono 8 anni di differenza,lui il calmo il delicato il sensibile io la “ruspa”di casa quella che risponde che deve pulire e sottomettersi ma nn lo fa io sono sposata da 15 anni 2 bambine di 8 e 12 anni che tratto e cerco di trattare allo stesso modo le amo alla follia anche se nn mi tirò indietro quando c’è da impatto egli qualche punizione .Mio marito è amorevole con me e con loro e va d’accordo con i miei genitori viviamo tutti nello stesso appezzamento di terra anche se io sono in casa singola e i miei e mio fratello chi sopra e chi dotto nella stessa palazzina da quando ha deciso di sposarsi Totti si è rotto destabilizzato e più passa il tempo più si frantuma il nostro rapporto io e M andavamo d’accordo ci scornavamo ma poi o torto o ragione ero sempre io a tornare da lui x nn complicare le cose.
    Ora nn lo riconosco più non mi guarda neanche in viso nn gioca con le nipoti e mi viene riferito che parla alle mie spalle la cosa che mi da rabbia è che io non ho mai fatto tutto quello quello che mi viene riportato tipo dispetti vendette o che io manco di educazione nei confronti di sua moglie quando ho provato a chiedergli se aveva qualche problema mi ha risposto no nessuno ,io gli ho detto ma allora perché parli di me ??la risposta è stara vaga accompagnata di gridi e insulti atti di sfida e più gli dicevo così nn si va avanti più strillava più dicevo confronti amici educatamente più si innervosisce fino a che ha girato i tacchi e è andato via mia cognata in tutto questo non si vede e nn si sente pur vivendo a 50 metri di distanza io sono salita due volte nella loro casa gli ho offerto dei dolcetti quando li facevo x rompere il ghiaccio sai è venuta a vivere qui….. ma lei nn ha mai sbalzi di gentilezza fredda come un iceberg i miei genitori fanno come le scimmiette nn vedo nn sento nn parlo nn hanno posizione io vi soffro da morire
    E Pur avendo la mia vita la mia famiglia mi sento incompleta mio fratello il bambino che ho cresciuto che ho difeso cheho protetto ora non mi guarda più in faccia e mi Odia che fare???

  8. Lorenzo Borbetti ha detto:

    Ciao Ilaria volevo chiederti una roba:

    => Io sono figlio unico , quello che HO notato (e tendo a notare) che molto spesso “tende a mancare” il famoso SPIRITO di competizione.

    Mi spiego meglio, vedo molto spesso soprattutto nell’ambito di chi ha (o possiede attività)

    che sono persone che hanno fratelli o sorelle.

    => Ovvio che c’è anche il “figlio di papà” da solo. Ma intendo che “chi parte da 0” senza una lira

    e riesce ad emergere sono sempre persone che hanno dei forti legami.

    Tu sapresti dirmi il perché di questa cosa?

    P.S scusami per questa “supercazzola” prematurata 😀 ma devo capire il perché di questa cosa. Se sei “solo” a far le cose , si è meno “stimolati” di quando si hanno dei legami 😉

    Un saluto Lorenzo

  9. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Anna:
    Ciao Anna,
    la situazione che descrivi non è completamente chiara e ci sono molti fattori che possono essere intervenuti a “turbare” l’equilibrio familiare.

    A prescindere da quali siano i fattori scatenanti le incomprensioni, che non posso conoscere e su cui, quindi, non posso pronunciarmi, sarebbe importante che tu guardassi a tuo fratello non come al bambinetto che hai cresciuto ma come all’uomo che è diventato, in grado di compiere le sue scelte e responsabile dei suoi comportamenti e atteggiamenti. Le relazioni intime/familiari sono tanto più genuine e fuzionali quanto più caratterizzate da accettazione, rispetto (per sé e per l’altro), riconoscimento dell’altrui individualità.

    Spesso il partner del proprio fratello/sorella/figlio/figlia è vissuto come un intruso nelle dinamiche presenti nella famiglia d’origine e questo mette tutti sulla difensiva. Chi vede “attaccato” il proprio coniuge ha un naturale moto di difesa verso la persona che ama e verso la scelta che ha compiuto e che, fra le righe, viene messa in discussione! La cognata/nuora, ad esempio, potrebbe aver percepito mancanza di accettazione e accoglienza nei suoi confronti e aver reagito di conseguenza…. E questo non sempre è direttamente correlato alle intenzioni dei familiari, che possono essere anche nobili, ma a una modalità di comunicare che spesso non riesce a tenere pienamente conto dei bisogni dell’altro.

    L’invito, pertanto, è che entrambi vi mettiate empaticamente in ascolto rispetto alle vostre reciproche necessità e che impariate a comunicare le vostre emozioni in maniera rispettosa del “vissuto” dell’altro, che è importante quanto se non più dell’intenzione con cui un comportamento viene attuato o una frase pronunciata. I “non detti” rischiano di esacerbare gli equivoci e incancrenire le situazioni di conflittualità. Parla pertanto con tuo fratello cominciando con l’unica verità che possiedi: il bene che provi nei suoi confronti!

  10. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Lorenzo Borbetti:
    Ciao Lorenzo,
    interessante la tua supercazzola! 😉

    Ti confesso che non ho condotto studi specifici in merito quindi non so con certezza se quello che tu osservi corrisponde effettivamente al vero…però ti dico che non mi stupirebbe affatto se fosse davvero così! Tu parli di competizione e “stimoli” e può darsi che in qualche modo in effetti sia plausibile che tra fratelli si instauri un po’ di quella sana competizione che serve da pungolo per cercare di ottenere buoni risultati. Tuttavia aggiungo un elemento alla tua riflessione: il supporto! Abbiamo provato tutti quanto sia importante sentirsi supportati e incoraggiati quando abbiamo a che fare con decisioni difficili, ostacoli da superare, risultati da raggiungere. Un fratello o una sorella con cui abbiamo costruito un legame affettivo solido e positivo sono i migliori supporter che una persona possa sperare di avere, che non conoscono gelosia e invidia. Gioiscono delle tue gioie, condividono le sofferenze. Ti conoscono meglio di chiunque altro e per capirsi basta uno sguardo. Sai che puoi contare sul loro aiuto e che se le cose dovessero mettersi male non ti farebbero mancare il loro sostegno morale e materiale, fin oltre le loro possibilità. Poter contare su questo tipo di supporto regala coraggio per lanciarsi in imprese che da soli avremmo paura di affrontare. Sono la nostra “rete di sicurezza”.
    Detto questo, sebbene un fratello o una sorella costituiscano un legame naturale molto forte; credo che anche i figli unici possano godere di questo tipo di affetto costruendo legami amicali altrettanto solidi. In fondo, a differenza dei familiari che ti “capitano”, gli amici sono i fratelli che ti scegli! 😉

  11. teresa di mauro ha detto:

    Siamo 3 sorelle ultracinquantenni. Io vivo al nord con la mia famiglia. Le altre 2 sorelle abitano al sud. Una è sposata e vive con la sua famiglia, l’altra nubile vive con nostro padre.. Il problema è la sorella che vive con mio padre che negli ultimi tempi è sempre più agitata, nervosa, sembra che solo lei abbia problemi, solo lei ha tanto da lavorare in casa, tratta male mio padre, litiga con l’altra mia sorella, odia nostra cognata, le amiche pensano solo ai fatti loro. E’ pigra di natura e pure quando si presenta l’occasione di uscire quasi sempre rifiuta. E’ tanto attenta nell’accudire mio padre, ma nello stesso momento lo tratta anche male. Mi sento a telefono con loro solo per sentire lamentele. Vorrebbero farmi sentire in colpa, cosa che ho metabolizzato un po.Cmq ci resto sempre male e poi si criticano a vicenda. Sono stufa di fare da paciere. La situazione di mio padre non migliora, anzi andando avanti con l’età peggiora e non c’è soluzione per ridimensionare la faccenda. Almeno io non ne ho. Mi fanno passare la voglia anche di andare da mio padre che è l’unica cosa che mi interessa alla fine. Stare un po con lui. La situazione si stempera un po’ per poi ricominciare di nuovo quando torno a casa. Cosa e come comportarmi.

  12. Serena ha detto:

    Ciao a tutti,
    Ho bisogno di qualche consiglio per aiutare un amico: lui ha 18 anni e il rapporto con suo fratello (12 anni) è da sempre quasi del tutto nullo (a stento si parlano e ma sempre con un tono distaccato). Il mio amico vorrebbe che le cose si sitemassero ma non sa come fare perché non è mai stato abituato a curare un rapporto del genere…cosa posso fare? Vi ringrazio in anticipo
    Serena B.

  13. Emma ha detto:

    Buona sera, ho 29 anni e ho una sorella più grande di me di 8 anni con la quale non parlo più da quasi un anno. Sono sorte incomprensioni che ormai sono insanabili. Il punto è che staccandomi da lei mi sono resa conto di certe cose. Ho iniziato a vederla come persona,non più come familiare. E ho capito che mi ha fatto del male. Lei era più grande di me ma io non la sentivo tale. Un giorno mi ricordo che io avevo 8 anni e lei 16 e mi disse una cosa molto pesante che ancora oggi mi condiziona, mi disse che mia mamma tradiva mio papa’. Allora non me ne rendevo conto ma oggi mi chiedo come possa una ragazza dire queste cose a una bambina? Ho il sospetto che volesse farmi del male…cosa ne pensate? Grazie

  14. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ teresa di mauro:
    Buongiorno Teresa,
    d’impatto mi viene da pensare che sua sorella sia bisognosa di ascolto e supporto. Può darsi che senta di essere in una posizione di “svantaggio” e che si stia “sacrificando” per potervi consentire di vivere la vostra vita con le vostre rispettive famiglie. Sono certa che esistono motivi per cui le cose sono andate in un certo modo, ma i vissuti sono reali per le persone quanto se non più delle situazioni oggettive.
    Avete mai provato a porvi in posizione di ascolto empatico? Per comprendere davvero le difficoltà di vostra sorella e comprendere i suoi reali bisogni andando oltre il “fastidio” per la modalità lamentosa? A volte si tende ad essere influenzati dall’idea che ci siamo costruiti di una persona, di una situazione, di un atteggiamento o comportamento, ma quando si riesce a creare una crepa in quel muro di certezze e a cambiare modalità di reazione e comunicazione si possono ottenere risultati inaspettati!

  15. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Emma:
    Ciao Emma,
    a 16 anni si è in piena adolescenza. Tratti di aggressività e accessi di rabbia possono essere considerati normali in questa fase di particolare confusione emotiva e l’oggetto di tali reazioni con ogni probabilità è da indentificarsi nell’autorità genitoriale. A 16 anni, lo saprai perché ci sei passata, si vive un conflitto fra il desiderio di protezione familiare e di indipendenza dal nucleo. Questo conflitto può essere sperimentato con più o meno forza ed espresso con più o meno violenza. Mi sento pertanto di dire che non parlerei di “cattiveria” (che sottende intenzionalità), soprattutto non diretta espressamente verso di te…anche se tu in qualche modo ne hai pagato le conseguenze. Capisco che questo ancora oggi ti condizioni, ma una lettura diversa di quella dinamica può sicuramente aiutarti ad analizzarla sotto una luce diversa. Hai mai detto apertamente a tua sorella come ti sei sentita e come ti senti? Come suggerito poco sopra, spezzare il circolo vizioso con una modalità diversa di comunicazione e relazione può sciogliere alcuni nodi e, magari, consentire un riavvicinamento…

  16. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Serena:
    Ciao Serena,
    il tuo ruolo è quello di amica e, in quanto tale, è importante non tanto che tu risolva il problema (non hai i mezzi per farlo!) quanto piuttosto che tu stia vicino e supporti il tuo amico in questa sua difficoltà, anche incoraggiandolo a non rifugiarsi dietro l’orgoglio e a fare lui per primo dei passi verso il fratello. Non esistono soluzioni preconfezionate e immediatamente applicabili quando si parla di rapporti umani…devono trovare la loro strada per imparare a relazionarsi in maniera costruttiva, sperimentando modalità diverse di dialogo, occasioni di incontro…e a volte, perché no, anche di scontro! L’importante è che ci sia il desiderio di superare questo muro di diffidenza e di costruire un legame aprendosi autenticamente all’altro. La sofferenza legata a questa situazione potrà anche essere affrontata con il sostegno di uno psicologo che potrà aiutare il tuo amico a gestire le emozioni e i pensieri che in qualche modo “ostacolano” una relazione sana di fratellanza…

  17. Giuseppe ha detto:

    Io ho una sorella. Siamo sicuri che ci tiene a me? Perché io vedo che tutte le altre sorelle ci tengono molto ai fratelli e intanto vorrei che anche con me sia così

  18. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Giuseppe:
    Salve Giuseppe, ha provato a domandarlo a sua sorella in modo esplicito? 🙂
    L’affetto, l’interesse, la cura…possono esprimersi in modi diversi e non sempre la modalità con cui una persona esprime il suo amore viene “compresa” appieno dal destinatario che, magari, ha aspettative diverse e finisce per non sentirsi “sufficientemente amato” solo perché i linguaggi dell’amore non coincidono. Il miglior modo per avere risposta alla sua domanda è esprimere apertamente i propri bisogni e mettersi in posizione di ascolto e accoglienza nei confronti dell’altro/a.

  19. Giuseppe ha detto:

    Cmq volevo dirvi che sto incavolato nero e poi non vedo qual’è il motivo che la risposta sia stata negativa e cmq non me la aspettavo. E sappiate che io sono molto pazzo.

  20. Elisabetta ha detto:

    Salve a tutti. Sono la primogénita di quattro figli, unica femmina, tre fratelli maschi. L’ultimo ha la sindrome di down. Le dinamiche familiari, già delicate a causa della presenza di un ragazzo con bisogni speciali, si è complicata cinque anni fa per la morte di mio padre. Siamo sempre stati una famiglia unita, con alti e bassi chiaramente. Con fatica siamo ancora in piedi a costruire le nostre vite, dato che per me e per il mio primo fratello, la scomparsa di mio padre è coincisa con la fine di una relazione. Siamo ormai grandi, io 37 anni, l’ultimo venti, e i due più piccoli hanno certamente sofferto tutto questo più dei primi due, cosa di cui, per quanto non responsabile, mi sono addirittura sentita in colpa. Siamo ancora tutti a casa con mia madre, per una serie di circostanze, anche se io sono più indipendente, sono spesso altrove per lavoro e studio.
    Ma quando capita di stare a casa ormai è il delirio. Sotto una parvenza di collaborazione, volano frecciate e insulti nei confronti miei e di mia madre, particolarmente da parte del mio primo fratello. Nulla è sufficiente per lui, lui solo è capace di fare le cose, e offende pesantemente mia madre per motivi futili. Il mio tempo a casa è limitato, ma anche a distanza e con tutte le mie scadenze, cerco di aiutare mia madre come posso. Se serve la consulenza su qualcosa dal mio primofratello, apriti cielo… siamo incompetenti, dobbiamo vergognarti… Non è detto che ci aiuti. Io non riesco a far cadere sempre queste accuse, e mi difendo. questo scatena l’ira del secondo fratello. Lui, invece di piccarmi continuamente giorno per giorno, esplode senza preavviso. Già In due occasioni, mentre mi difendevo argomentando la mia posizione, ha tirato fuori un repertorio di presunte offese con intenzioni molto pesanti. Sinceramente per me essere accusata di essere ancora single, o di non saper cucinare (non sono ancora morta di fame, per la cronaca) non è un’offesa, e i punti che lui riteneva deboli per me non lo sono affatto. Ma L’intenzione era più che chiara, ed è questo che mi ha fatto male. Non ci parliamo né incontriamo in casa da allora. Di parlare tranquillamente, per quanto io lo voglia, ho perso le speranze. Col primo fratello, il limite di tempo prima di essere mandata in malo modo è di circa due minuti. Con l’altro non riesco nemmeno a raccontare di una mia esperienza all’estero in una tavolata familiare che scatta la risatina e la frecciatina, subito accolta dal resto dei cugini maschi. Devo riderci anch’io, secondo mia madre, perché non tutti capiscono quello che faccio. (dopo la morte di mio padre, avendo solo un part time e avendo bisogno di prendermi cura di me, anche a causa della fine della relazione, ho ricominciato a studiare e adesso sto per finire la laurea specialistica). Non c’è rispetto per ciò che faccio è ciò che sono. Come se avessi tolto qualcosa alle loro vite. Hanno le loro vite comunque, lavorano entrambi adesso. Ho imparato a perdere chi non mi vuole. Non crollerei se non ci parlassimo più. Ma lo schifo che suscito non lo comprendo. Mia madre mi fa notare che quando mi difendo sono anch’io aggressiva. Può essere, perché ho imparato a non farmi schiacciare. È ciò che ho imparato dalla fine della relazione. Mia madre assorbe le accuse e le male parole. Ma io no, non posso, non più.
    Cerco di tornare a casa il meno possibile, sto lottando molto per essere indipendente ed esserci per il mio fratello più piccolo in futuro, e per essere felice. Devo per forza passare dalla rottura con un miei fratelli? Perché mia madre giustifica la loro aggressività se attaccano ma non la mia se mi difendo? Non solo non attacco io per prima, ma non dico nulla, lascio campo libero, ma la scusa per attaccarmi esce comunque.

    Mi scuso per la prolissità… grazie, anche per lo sfogo.

  21. Dott.ssa Valeria Buono ha detto:

    @ Elisabetta:
    Buongiorno Elisabetta, ho letto il suo lungo e interessante messaggio. Interessante perchè sicuramente svela una dinamica familiare piuttosto complessa, che probabilmente ha perso il suo equilibrio dopo la perdita di suo padre (del quale però ha raccontato poco). Una prima ipotesi grossolana che posso fare è che probabilmente suo fratello, dopo la fine della sua relazione sentimentale, senta, da una parte, il carico e la responsabilità di assumere il ruolo di nuovo “capofamiglia”, ma dall’altra, all’opposto, senta che questa responsabilità tutta dentro la sua famiglia d’origine, possa in qualche modo “sabotare” il naturale progetto di farsi una famiglia fuori tutta sua. Altro elemento è la sua presenza. Credo che nella sua famiglia lei rappresenti l’immagine di una donna nuova: i suoi interessi sono tutti fuori, è autonoma (credo più di loro), non assorbe come fa la mamma senza rispondere e potenzialmente, quando incontrerà un nuovo amore, sarà pronta a spiccare finalmente il volo piena delle esperienze fatte in precedenza (i viaggi, lo studio). Forse è proprio questo che fa rabbia ai suoi fratelli, che in questo momento, pur essendo “i maschi”si sentono in una posizione più difficile e precaria e quindi attaccano un modello di donna che fa un pò paura, e una sorella che forse li lascerà molto presto per costruire la sua strada. Gli dia tempo Elisabetta, faccia esercizio di tolleranza e pazienza perchè credo che entrambi siano in difficoltà, non smettendo però di rimarcare che ci sono dei limiti oltre i quali non possono andare. Coltivi le sue passioni e i suoi spazi che la arricchiscono e la aiutano ad essere felice e soddisfatta di sè, perchè è questa completezza che la aiuta a porgersi con altri occhi nei loro riguardi e a guardarli come persone che stanno facendo fatica a trovarsi, che attaccano per non essere attaccati, che forse denigrano ciò che anche loro vorrebbero…

  22. Sandra ha detto:

    Buongiorno, mi.piacerebbe sentire un parere esterno sulla mia situazione. Sono.la prima di tre figli. Ho un fratello di 5 anni meno di me e uno di 8 anni piu piccolo. In famiglia tra i.miei genitori ci sono stati grossi litigi e problemi per anni fino al divorzio avvenuto quando io ero diciottenne. Mi sono occupata spesso dei miei fratelli quasi come una mamma che come una sorella ero per loro un gran punto di riferimento e ora che sono mamma posso dire di amarli quasi come i miei figli e questa cosa non cambiera mai per me. Ma è cambiata per loro soprattutto per il fratello mezzano. Quando sono andata a vivere con mio marito ho preso casa a 100 km da loro per ragioni lavorative ed economiche. Mio fratello carattere chiuso, penso si cobfidasse solo con me ricordo che un giorno mi disse da quando non ci sei piu tu in casa non c’è piu nessuno. Lui e l’altrofratello tra l altro sono sempre stati profondamente legati e lo sono ancora. Dopo meno di un anno sempre per lavoro mi sono trasferita all estero ormsi ci sobo da,sei anni. La sera prima della partenza lui mi ha detto diventeremo degli estranei chevsi vedranno una volta l anno ,lhsi voluto tu io.non ti chiamerò mai e non ti verro a trovare perche sono fatto cosi. E cosi è stato. Ho provato in tutti i modi per anni a chiamarlo gli.ho scritto lettere sono arrivata l anno scorso a insultarlo pur di avere una risposta niente nel senso che proprio non mi risponde non alza la cornetta legge le mie lettere e restano li. Adesso dico di non oensarci piu ma dentro ho un dolore immenso. Vorrei solo riavvicinarmi a lui non vedere tutto l amore che provo sprecato. Tra una settimana torno.in vacanza dopo un anno e io..vorrei solo.passare tempo con lui.

  23. Dott.ssa Valeria Buono ha detto:

    Buonasera Sandra,
    da quanto leggo, nella sua famiglia non c’è stato un solo divorzio: di quello dei suoi genitori non racconta nulla, se non che è avvenuto dopo un lungo periodo di litigi ai quali, presumo, avete assistito tutti e tre. Quello invece riguardante lei, sicuramente non è stato consensuale ma le è stato “imposto” da suo fratello. Ho pochi elementi per abbozzare anche solo un’ipotesi, ma a quanto pare per il mezzano lontananza significa anche distacco emotivo, come se la sua decisione di trasferirsi abbia costituito in realtà la rottura di un “patto affettivo” di sostegno e confidenza reciproca che non è rinsaldabile. Mi sembra di capire infatti che suo fratello sia irremovibile e che non voglia rinunciare al suo doloroso mutismo. Rispetto a questo perciò posso dirle poco, ma siccome il suo ritorno è imminente forse occorre che lei valuti cosa potrebbe farla soffrire di meno, tralasciando il risultato. Se il tentare di riavvicinarlo per l’ennesima volta può servire comunque a manifestare il suo affetto e a lenire momentaneamente il dolore, allora provi di nuovo, con la consapevolezza però che dall’altra parte c’è una persona che ha chiaramente espresso la sua posizione (per proteggersi dal dolore di quello che ha vissuto come un abbandono, per cancellare la tristezza della solitudine, questo non ci è dato saperlo! ). Se invece intende tutelarsi dall’ennesima delusione, che potrebbe avere ripercussioni sui rapporti con gli altri suoi familiari, allora forse vale la pena di godersi il resto e stare ad osservare se succede qualcosa, senza rincorrere chi dice di non voler essere preso. Questo però lo può valutare soltanto lei, prendendo in considerazione i pro e i contro di ciascuna posizione.

  24. Melina ha detto:

    Buongiorno dottoressa, vorrei avere un parere su una situazione in cui mi sono imbattuta. Un mio amico di 55 anni divorziato ha una sorella di 7 anni più giovane che ha un cancro in fase avanzata. Provengono da una famiglia dove il padre ha ripetutamente tradito la moglie ed è stato violento con i figli.
    Il mio amico praticamente fa da padre alla sorella che, ora è malata, ma da anni ha avuto pretese economiche anche perchè lei non è riuscita a trovare un lavoro stabile. Inoltre la sorella non ha mai avuto una storia sentimentale serena e duratura. E’ come se il mio amico si sentisse in colpa della malattia della sorella e del fatto che il loro padre non sia stato all’altezza. Penso abbia divorziato dalla moglie perchè questa non andava d’accordo con la sorella. Secondo lei la psicologia può effettivamente ricreare un rapporto più equilibrato tra fratello e sorella? Grazie del suo eventuale parere

  25. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Melina:
    Buongiorno Melina,
    gli esiti di un lavoro psicologico su dinamiche familiari complesse e delicate come quelle che descrive non possono essere definiti a tavolino, men che meno senza il coinvolgimento diretto dei protagonisti della storia. Gli obiettivi terapeutici nascono da un lavoro di condivisione e alleanza tra il professionista e chi chiede il suo aiuto. Raggiungere un rapporto più equilibrato è certamente possibile, ma bisogna innanzitutto definire cosa si intende per “rapporto equilibrato”, se è questo ciò che il suo amico realmente desidera e se tale equilibrio deve nascere da un lavoro individuale del suo amico su di sé o deve coinvolgere anche la sorella in qualità di protagonista di questo cambiamento.
    Se pensa ci sia una qualche resistenza a rivolgersi a uno psicologo/psicoterapeuta, potrebbe provare ad avvicinarsi insieme al suo amico alle offerte di servizi psicologici proposti da colleghi in tutta Italia approfittando del Festival della Psicologia che si tiene proprio in questo periodo (maggio). Su internet può facilmente reperire informazioni sulle iniziative nella sua zona.

    Un caro saluto e in bocca al lupo
    Laura Caminiti

  26. Lory ha detto:

    Buonasera Dott.ssa mi sono imbattuta per caso in questa sezione è approfitto per un consiglio dunque ho due ragazzi di 25 e 22 anni che l’anno scorso hanno litigato violentemente arrivando alle mani (il grande ha sferrato un pugno colpendo il viso dell’altro il tutto in mia assenza), non si sono più parlati per più di un mese, in seguito dopo che ho cercato di fare da cuscinetto fra i due il grande ha iniziato a rivolgere la parola al fratello per ristabilire un rapporto. A distanza di un anno circa si parlano condividono qualcosa insieme, ma non è più come prima perché il più piccolo serba ancora rancore e in più occasioni mi ha detto frasi del tipo “ancora non hai capito che di lui non me ne frega niente e che non voglio più avere niente a che fare?” mentre per il grande è come se fosse successo niente. Non so come fare per gestire questa situazione, più volte ho cercato di far capire al più piccolo che dovrebbe sciogliersi un po’ ma lui resta sulla difensiva e cambia argomento.

  27. matilde ha detto:

    Salve, ho una sorella maggiore più grande di me di 9 anni, viviamo insieme siamo entrambe single, ma io non la sopporto più non fa altro che cucinare ed ingrassare, vede la sua vita solo all’interno del contesto familiare, non prende decisioni neanche sotto tortura, voglio andarmene voglio cambiare casa ma ho paura della sua reazione. Non so che fare.

  28. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ matilde:
    Cara Matilde, ognuno ha il diritto (e dovere nei confronti di se stesso) di condurre la propria vita in armonia con i propri bisogni e desideri.
    Le scelte a volte possono essere difficili, comportare dei rischi, richiedere coraggio….ma la motivazione, le energie e le risorse che servono per affrontarle sono dentro di noi e si può trovare il modo di attivarle! Magari con un sostegno 🙂
    All’interno di un percorso di sostegno psicologico o psicoterapico per lei sarà infatti possibile non solo lavorare sui motivi che la trattengono dal prendere autonomamente la sua strada ma potrà essere coinvolta anche sua sorella. In particolare l’approccio sistemico-familiare potrà aiutarvi a comprendere la dinamica familiare che si è instaurata fra di voi e a gestire meglio il vostro rapporto affinché nessuna debba mai aver paura delle reazioni dell’altra e possa poter contare piuttosto sul suo supporto nel prendere una decisione importante per la propria vita.

    Un caro saluto e…forza!
    Laura Caminiti

  29. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Lory:
    Salve Lory, dalla sue parole sembra una “ferita” che non riesce a rimarginarsi. Mi domando se la questione è stata affrontata anche a livello “emotivo”. Cioè se i ragazzi hanno avuto modo di confrontarsi sui propri rispettivi sentimenti rispetto a quell’episodio o se, piuttosto, il piccolo ha sentito come una forzatura il fatto di dover passare sopra all’accaduto senza aver affrontato la questione, magari percependo nel fratello autentico dispiacere per quel gesto ed esprimendo il proprio per aver detto o fatto qualcosa che ha scatenato la reazione.
    Per ovvie ragioni, la questione non può essere affrontata in questa sede e non ho neanche gli elementi per farlo. Posso però dirle che il rancore è un sentimento molto potente. Serve certamente tempo per liberarsene ma serve soprattutto evitare che cresca mettendo la polvere sotto il tappeto e facendo finta di niente. Le emozioni vanno attraversate, vissute, espresse affinché possano esaurire la loro energia.

  1. 30 marzo 2015

    […] Alcuni spunti utili: […]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *