Fratelli e sorelle: un legame che dura una vita

brother-and-sisterBiologicamente il legame tra fratelli e sorelle è imprescindibile.

Alcuni rapporti sono “buoni”, stretti, intimi; altri possono essere poco uniti, competitivi, ostili, conflittuali ed è per questo facile pensare a questo rapporto in termini di polarità: da una parte, cooperazione, solidarietà e supporto reciproco, dall’ altro competizione, conflitto che possono innescare  rifiuto reciproco e odio.

Analizziamo meglio questo rapporto che ha in sé il potenziale per diventare uno dei legami più significativi di un uomo e una donna adulti…

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new-brotherIl fratello è il primo pari con cui il bambino viene in contatto e, come tale, gli offre una grande possibilità di rispecchiamento e di imitazione ma anche di ambivalenza. Secondo Minuchin infatti nella famiglia i fratelli funzionano come un sottosistema: si tratta del “primo laboratorio sociale in cui i figli possono cimentarsi nelle loro relazioni tra coetanei. In questo contesto i figli si appoggiano, si isolano, si accusano reciprocamente ed imparano l’uno dall’altro. In questo mondo di coetanei i figli imparano a negoziare, a cooperare ed a competere” (Minuchin, 1974).

La  presenza di un fratello o di una sorella rende quindi l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta differente, rispetto all’essere dei cosiddetti “figli unici”. Sin da quando si è piccoli, il processo di differenziazione tra sé e l’altro inizia in anticipo; ovvero da subito, soprattutto se la differenza di età è minima, il bambino sperimenta costantemente e quotidianamente altro da sé, si confronta con un’altra personalità, con altri modi di comunicare e di esprimersi, altri modi di vivere l’emotività. Inoltre, la presenza di un fratello o di una sorella aiuta a ridurre l’idealizzazione e la visione onnipotente che si ha nei confronti dei genitori, poiché ci si confronta con una relazione alla pari, quindi la mamma e il papà sono moderatamente visti e percepiti come coloro che non sbagliano mai, poiché la vicinanza di un altro bambino, favorisce il confronto con modalità comportamentali non adulte.

L’ordine di nascita è importante, non solo per il particolare significato che può avere la nascita del primo figlio, ma anche perché, come rilevano Bank e Kahn, nella maggior parte delle famiglie un solo soggetto può occupare un certo spazio psicologico in un determinato periodo di tempo. Ciò vuol dire che il primo figlio acquisisce una sorta di  “diritto di prelazione” su una determinata posizione , che di solito non potrà essere occupata da un fratello successivo, se il primo non l’avrà lasciata libera. Gli altri figli dovranno diventare qualcos’altro.

Anche i genitori hanno la possibilità di condizionare le posizioni dei figli.

a-mother-s-loveUna connotazione positiva può essere rinforzata dai genitori per anni fino a diventare un’identità positiva soddisfacente (il buono, l’intelligente, etc.).
Al contrario una connotazione negativa può essere di peso per lo sviluppo di un figlio e può condizionarlo pesantemente. Nella maggior parte delle famiglie fortunatamente questi ruoli sono assegnati e modificati in modo flessibile e questo garantisce la possibilità di crescita per tutti.

Ma se, viceversa,  una posizione acquisita deve essere difesa o  diviene stabile per richiesta implicita di uno o entrambi i genitori e con la complicità dei fratelli, si sta preparando lo spazio per un sintomo.

Nel film “La Famiglia” di E. Scola (1987), il primogenito Carlo viene connotato positivamente dal padre come “onesto e sincero”, mentre Giulio viene definito “cattivo e bugiardo”. Questa attribuzione, rigida nel tempo, finirà per condizionare i due fratelli nel rapporto fra di loro e con il mondo familiare, nel bene e nel male per anni. Carlo diverrà professore universitario, sposerà una donna saggia, resterà nella casa familiare prendendosi in carico la famiglia estesa. Giulio, dopo una disastrosa esperienza bellica, disadattato, sposerà la cameriera di casa e proverà numerosi lavori, riuscendo sempre a fallire. Solo a settanta anni Carlo riconoscerà di aver sottovalutato il fratello.

Ci sono anche influenze indirette che possono condizionare i rapporti tra fratelli.

Per esempio, l’eredità fraterna: i bambini crescono sentendo parlare in maniera esplicita o indiretta delle esperienze dei genitori con i rispettivi fratelli o sorelle, di conseguenza sono influenzati da questo a ripeterle o a comportarsi in maniera completamente diversa, onde evitare il ripetersi degli errori fatti dai genitori.

alleanzaA questo proposito alcune buone pratiche posono aiutare i genitori a facilitare il crearsi di un legame fraterno solido:

 

  • Condividere

Insegnare ai figli a “dividere” attenzioni, privilegi, spazi con il fratello, non limitandosi a impartire l’ordine di “fare a metà” ma premiandoli e lodandoli ogni volta che riescono a farlo con naturalezza. I bambini devono cioè essere incoraggiati affettuosamente a convivere e condividere, senza forzature, senza avere la sensazione che questo sia una pesante costrizione proveniente dall’esterno.

 

  • Ogni figlio è speciale

Far sentire ogni figlio in qualche modo speciale, allo scopo di non far nascere sentimenti di ostilità tra fratelli. Ogni bambino deve cioè sviluppare la sensazione di essere amato per quello che è a prescindere dalla presenza del fratello (più grande o più piccolo che sia). Ogni figlio dovrebbe dunque essere gratificato e valorizzato, senza però essere citato come modello per il fratello.

 

  • No ai paragoni!

Non fare mai e in nessun caso paragoni. Frasi del tipo “Guarda tuo fratello com’è bravo, mentre tu sei stato cattivomortificano il bambino che viene sgridato e gli suggeriscono il più cattivo tra i pensieri cattivi: vogliono più bene a mio fratello (a mia sorella) che a me.

 

  • Sempre insieme?

Non obbligare i fratelli a trascorrere tutto il tempo libero insieme, magari nella stessa stanza. Se anche solo uno dei bambini manifesta il desiderio di giocare un po’ da solo (o di stare da solo con un suo amichetto) è opportuno accontentarlo.
La presenza del fratello non dovrebbe mai diventare incombente.

 

  • Non interferire

Lasciare nei limiti del possibile che i bambini se la sbrighino da soli. Si deve però intervenire in caso di atteggiamenti violenti o di eccessiva aggressività. In queste circostanze va sottolineato che certi comportamenti sono inaccettabili, ma allo stesso tempo bisognerebbe essere pronti a incoraggiare e poi a premiare e lodare l’eventuale cambio di atteggiamento.

 

  • Fin da piccoli…

Aiutare i fratelli (anche se molto piccoli) a comunicare tra loro, evitando di fare da tramite e di agire in modo diretto. Se uno dei due bambini dice: “Marco ha preso la mia macchinina” è consigliabile rispondergli: “Digli di ridartela” e non “Ci penso io a fartela ridare!”.

sistersCome è naturale, nel corso della crescita, i rapporti tra fratelli possono modificarsi: ciò dipende dalle diverse esperienze che si fanno, dalla differenza naturale di tratti caratteriali e comportamentali e dalla posizione ricoperta all’interno del nucleo familiare. Nonostante questi cambiamenti però i rapporti di fratelli possomo durare più di qualunque altro rapporto di famiglia, a volte 20 o 30 anni di più dei rapporti con i genitori. Ciò significa che i fratelli sono i veri testimoni del legame di famiglia.

Esaminando i rapporti di fratelli adulti si rivela che tali rapporti concedono più spazio per le scelte e le decisioni personali e che i rapporti fra i fratelli sono meno “obbligatori” di quelli con i genitori, gli sposi ed i bambini (rossi & rossi, 1990; scabini & cigoli, 1998). Cioè i fratelli adulti sono liberi di legare tra loro se vogliono.

Studi psicosociali inoltre indicano che la distanza che si presenta fra i fratelli quando si sposano o scelgono di vivere vite separate è “reversibile” nel senso che i lunghi periodi di raro contatto (oltre alle occasioni ed agli eventi rituali della famiglia) possono essere seguiti da altri in cui i fratelli siano estremamente vicini, particolarmente quando hanno bisogno dell’aiuto. Quando gli eventi critici come il divorzio, la morte di uno sposo e problemi finanziari accadono, c’è un’importante crescita nella prossimità e nella frequenza del contatto fra i fratelli

Infine non va dimenticato il sempre più frequente caso  delle cosiddette famiglie allargate: la presenza di figli appartenenti a più matrimoni di uno o dell’altro genitore o di entrambi, crea delle dinamiche familiari differenti.

L’integrazione di figli appartenenti ad una coppia con fratellastri o sorellastre frutto di altri legami tra i genitori è una funzione che spetta molto alla coppia genitoriale. L’educazione impartita aiuterà ad accettare meglio presenze di fratelli che non sono biologicamente naturali. Ciò dipende anche dall’età dei figli. Se la differenza tra fratellastri è minima potrà essere più semplice creare un buon rapporto in cui si possano condividere esperienze come se fossero sempre state vissute insieme; se invece la differenza è notevole, potrebbe essere più difficile entrare in sintonia ed empatia reciproca.

happinessL’instaurazione di un buon rapporto tra fratellastri e sorellastre può dipendere anche dal livello di accettazione personale della separazione della vecchia coppia genitoriale, nel senso che se, essa è stata vissuta positivamente e più o meno serenamente sarà più semplice accettare di conseguenza nuove figure familiari; se al contrario si vive ancora la sofferenza e il conflitto relativamente alla situazione, probabilmente le “nuove figure familiari” saranno viste con ostilità e rivalità come causa della rottura tra i propri genitori.

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Dott.ssa Valeria Buono

Psicologa dello sviluppo e dell'educazione Specializzanda in psicoterapia sistemico-familiare redattrice EMAIL: VALERIA_BUONO@libero.it Credo fermamente che l'identità individuale sia frutto delle relazioni significative che la persona ha intrattenuto e intrattiene nel corso della vita e professionalmente mi muovo a partire da questo principio (disturbi della condotta alimentare, sostegno psicologico ai familiari di malati di Alzheimer e sclerosi multipla, consulenze psico-educative nelle scuole). Considero ogni eventuale problematica non come una caratteristica insita nell'individuo o nel sistema familiare, ma come una modalità di comunicare agli altri significativi, a partire dalle esperienze relazionali e dalla peculiare posizione occupata all'interno del sistema di riferimento. Una frase celebre che è anche un principio attraverso il quale approcciarsi al lavoro è "la mappa non è il territorio, e il nome non è la cosa designata" di Gregory Bateson.

48 Responses

  1. Io ha detto:

    Vi chiedo aiuto. Sono l unica femmina e ho 3 fratelli maschi. Mi chiedo come mai non riesco a abbracciare e baciare nessuno dei tre. Il contatto von qualunque altra persona non è un problema ma quando si tratta di loro o dei miei genitori mi blocco

  2. antonella ha detto:

    Per la psicologia introspettiva che io tratto ed utilizzo, quando ci sentiamo bloccati nel contatto con l’altro significa che abbiamo attivato una CHIUSURA emotiva a livello inconscio. La chiusura emotiva solitamente si genera in seguito a dei nodi emotivi che ci siamo trovati “costretti” ad “ingoiare” nel corso degli anni e che a forza di sedimentarsi ed accumularsi hanno portato al blocco.
    Sarebbe interessante fare un lavoro di ricerca sulle Sue emozioni di rabbia, rancore, vendetta, senso di ingiustizia e percezione di aver subito.
    Una volta esplorato questo ambito, si dovrebbe passare ad accogliere senza giudizi tutto quanto emerge, e piano piano, dando ascolto a quella parte che si sente vittima, sciogliere i nodi e le chiusure interne,
    Quello che ho descritto è un percorso terapeutico introspettivo, difficilmente ci si riesce da soli, penso sia necessario l’accompagnamento di un terapeuta.
    Provi a cercarne uno che “sente di pancia”…che possa fare al caso Suo…e vedrà che i blocchi si sciolgono..
    Nulla è definitivo all’interno di noi…dipende tutto dal livello di conoscenza di noi stessi che riusciamo a raggiungere.
    La comprensione dissolverà il Suo malessere.
    Spero di averLe fornito un minimo spunto .
    un cordiale saluto…e “buon viaggio di esplorazione interiore”
    dott.ssa Giannini Antonella

  3. Elisa ha detto:

    Ciao, volevo chiedere un consiglio una sera mi sono messa a riguardare vecchi filmati che ci facevamo io e mio fratello quando eravamo piccolini ora lui ha 12 anni e siamo enormemente affezionati, riguardandoli però mi sono accorta che a volte ero molto cattiva nei suoi confronti. In questo momento mi sento in colpa di avergli rovinato quei momenti di infanzia potrò mai chiedergli scusa per tutto ciò ?

  4. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Elisa:
    Ciao Elisa,
    stai tranquilla 🙂 I dispetti fra bambini, e ancor più tra fratelli, fanno parte del normale processo di crescita: gelosia, rivalità, desiderio di affermazione sono dinamiche comuni che si sviluppano in ogni famiglia, specie se i fratelli in questione sono vicini per età. Se però questi momenti sono ben gestiti dai genitori, la competizione viene presto soppiantata dalla complicità, dall’affetto, da sentimenti di accudimento e protezione. Tu stessa dici che ora siete molto affezionati e questo indica che le “cattiverie” per cui ti senti in colpa in realtà non hanno minato il vostro rapporto.

    Ora sei cresciuta, maturata, sei in grado di riconoscere che i comportamenti che hai adottato da piccola non erano corretti ma, credimi, sono stati funzionali comunque a creare il legame che oggi vi unisce. Ti posso assicurare che ci saranno altri momenti di crisi, a volte forse anche di allontanamento…ma starà a voi saper coltivare il vostro rapporto e dimostrare la presenza e l’amore l’uno per l’altra ogni volta che sarà necessario. Te lo dice una psicologa…sorella maggiore! 😉

  5. ENZA CARNEVALE ha detto:

    CARA DOTTORESSA VORREI CAPIRE COME INSTAURARE UN RAPPORTO CON LE MIE SORELLE E FRATELLI AVUTI DA PADRI DIVERSI.
    OSSIA UN RAPPORTO BASATO NON DA INVIDIA E GELOSIA MA DI AMORE E COMPRENSIONE PER AVERE AVUTO LA STESSA MAMMA CHE CI HA GENERATO E CHE E’ ANDATA CON PADRI DIVERSI NON PERCHE’ IL RAPPORTO NON ANDAVA BENE MA PER QUESTIONI LEGALI.

  6. @ ENZA CARNEVALE:
    Cara Enza,
    intanto trovo molto bello questo suo desiderio di stringere un rapporto con questi fratelli e sorelle che, mi pare di capire, di fatto non conosce.
    Mi chiedo quali siano i rapporti attuali e quanti anni di differenza ci siano tra voi.
    Nel suo breve commento parla di invidia e gelosia, immagino ci siano dei vissuti di competizione e chissà quanti non detti si siano susseguiti negli anni.
    Non è facile esprimere un opinione e meno che mai dare consigli basandosi su poche frasi. Quello che posso dire è che dalle sue parole emerge un bisogno, un bisogno di unione, di rispetto, di un legame e credo che trovare il modo di esprimerlo a loro possa essere un ottimo passo per costruire le prime basi.
    Resto a sua disposizione, se ne ha bisogno.
    Coraggio! 🙂

  7. Anna ha detto:

    Mio fratello si è sposato da poco
    Tra noi ci sono 8 anni di differenza,lui il calmo il delicato il sensibile io la “ruspa”di casa quella che risponde che deve pulire e sottomettersi ma nn lo fa io sono sposata da 15 anni 2 bambine di 8 e 12 anni che tratto e cerco di trattare allo stesso modo le amo alla follia anche se nn mi tirò indietro quando c’è da impatto egli qualche punizione .Mio marito è amorevole con me e con loro e va d’accordo con i miei genitori viviamo tutti nello stesso appezzamento di terra anche se io sono in casa singola e i miei e mio fratello chi sopra e chi dotto nella stessa palazzina da quando ha deciso di sposarsi Totti si è rotto destabilizzato e più passa il tempo più si frantuma il nostro rapporto io e M andavamo d’accordo ci scornavamo ma poi o torto o ragione ero sempre io a tornare da lui x nn complicare le cose.
    Ora nn lo riconosco più non mi guarda neanche in viso nn gioca con le nipoti e mi viene riferito che parla alle mie spalle la cosa che mi da rabbia è che io non ho mai fatto tutto quello quello che mi viene riportato tipo dispetti vendette o che io manco di educazione nei confronti di sua moglie quando ho provato a chiedergli se aveva qualche problema mi ha risposto no nessuno ,io gli ho detto ma allora perché parli di me ??la risposta è stara vaga accompagnata di gridi e insulti atti di sfida e più gli dicevo così nn si va avanti più strillava più dicevo confronti amici educatamente più si innervosisce fino a che ha girato i tacchi e è andato via mia cognata in tutto questo non si vede e nn si sente pur vivendo a 50 metri di distanza io sono salita due volte nella loro casa gli ho offerto dei dolcetti quando li facevo x rompere il ghiaccio sai è venuta a vivere qui….. ma lei nn ha mai sbalzi di gentilezza fredda come un iceberg i miei genitori fanno come le scimmiette nn vedo nn sento nn parlo nn hanno posizione io vi soffro da morire
    E Pur avendo la mia vita la mia famiglia mi sento incompleta mio fratello il bambino che ho cresciuto che ho difeso cheho protetto ora non mi guarda più in faccia e mi Odia che fare???

  8. Lorenzo Borbetti ha detto:

    Ciao Ilaria volevo chiederti una roba:

    => Io sono figlio unico , quello che HO notato (e tendo a notare) che molto spesso “tende a mancare” il famoso SPIRITO di competizione.

    Mi spiego meglio, vedo molto spesso soprattutto nell’ambito di chi ha (o possiede attività)

    che sono persone che hanno fratelli o sorelle.

    => Ovvio che c’è anche il “figlio di papà” da solo. Ma intendo che “chi parte da 0” senza una lira

    e riesce ad emergere sono sempre persone che hanno dei forti legami.

    Tu sapresti dirmi il perché di questa cosa?

    P.S scusami per questa “supercazzola” prematurata 😀 ma devo capire il perché di questa cosa. Se sei “solo” a far le cose , si è meno “stimolati” di quando si hanno dei legami 😉

    Un saluto Lorenzo

  9. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Anna:
    Ciao Anna,
    la situazione che descrivi non è completamente chiara e ci sono molti fattori che possono essere intervenuti a “turbare” l’equilibrio familiare.

    A prescindere da quali siano i fattori scatenanti le incomprensioni, che non posso conoscere e su cui, quindi, non posso pronunciarmi, sarebbe importante che tu guardassi a tuo fratello non come al bambinetto che hai cresciuto ma come all’uomo che è diventato, in grado di compiere le sue scelte e responsabile dei suoi comportamenti e atteggiamenti. Le relazioni intime/familiari sono tanto più genuine e fuzionali quanto più caratterizzate da accettazione, rispetto (per sé e per l’altro), riconoscimento dell’altrui individualità.

    Spesso il partner del proprio fratello/sorella/figlio/figlia è vissuto come un intruso nelle dinamiche presenti nella famiglia d’origine e questo mette tutti sulla difensiva. Chi vede “attaccato” il proprio coniuge ha un naturale moto di difesa verso la persona che ama e verso la scelta che ha compiuto e che, fra le righe, viene messa in discussione! La cognata/nuora, ad esempio, potrebbe aver percepito mancanza di accettazione e accoglienza nei suoi confronti e aver reagito di conseguenza…. E questo non sempre è direttamente correlato alle intenzioni dei familiari, che possono essere anche nobili, ma a una modalità di comunicare che spesso non riesce a tenere pienamente conto dei bisogni dell’altro.

    L’invito, pertanto, è che entrambi vi mettiate empaticamente in ascolto rispetto alle vostre reciproche necessità e che impariate a comunicare le vostre emozioni in maniera rispettosa del “vissuto” dell’altro, che è importante quanto se non più dell’intenzione con cui un comportamento viene attuato o una frase pronunciata. I “non detti” rischiano di esacerbare gli equivoci e incancrenire le situazioni di conflittualità. Parla pertanto con tuo fratello cominciando con l’unica verità che possiedi: il bene che provi nei suoi confronti!

  10. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Lorenzo Borbetti:
    Ciao Lorenzo,
    interessante la tua supercazzola! 😉

    Ti confesso che non ho condotto studi specifici in merito quindi non so con certezza se quello che tu osservi corrisponde effettivamente al vero…però ti dico che non mi stupirebbe affatto se fosse davvero così! Tu parli di competizione e “stimoli” e può darsi che in qualche modo in effetti sia plausibile che tra fratelli si instauri un po’ di quella sana competizione che serve da pungolo per cercare di ottenere buoni risultati. Tuttavia aggiungo un elemento alla tua riflessione: il supporto! Abbiamo provato tutti quanto sia importante sentirsi supportati e incoraggiati quando abbiamo a che fare con decisioni difficili, ostacoli da superare, risultati da raggiungere. Un fratello o una sorella con cui abbiamo costruito un legame affettivo solido e positivo sono i migliori supporter che una persona possa sperare di avere, che non conoscono gelosia e invidia. Gioiscono delle tue gioie, condividono le sofferenze. Ti conoscono meglio di chiunque altro e per capirsi basta uno sguardo. Sai che puoi contare sul loro aiuto e che se le cose dovessero mettersi male non ti farebbero mancare il loro sostegno morale e materiale, fin oltre le loro possibilità. Poter contare su questo tipo di supporto regala coraggio per lanciarsi in imprese che da soli avremmo paura di affrontare. Sono la nostra “rete di sicurezza”.
    Detto questo, sebbene un fratello o una sorella costituiscano un legame naturale molto forte; credo che anche i figli unici possano godere di questo tipo di affetto costruendo legami amicali altrettanto solidi. In fondo, a differenza dei familiari che ti “capitano”, gli amici sono i fratelli che ti scegli! 😉

  11. teresa di mauro ha detto:

    Siamo 3 sorelle ultracinquantenni. Io vivo al nord con la mia famiglia. Le altre 2 sorelle abitano al sud. Una è sposata e vive con la sua famiglia, l’altra nubile vive con nostro padre.. Il problema è la sorella che vive con mio padre che negli ultimi tempi è sempre più agitata, nervosa, sembra che solo lei abbia problemi, solo lei ha tanto da lavorare in casa, tratta male mio padre, litiga con l’altra mia sorella, odia nostra cognata, le amiche pensano solo ai fatti loro. E’ pigra di natura e pure quando si presenta l’occasione di uscire quasi sempre rifiuta. E’ tanto attenta nell’accudire mio padre, ma nello stesso momento lo tratta anche male. Mi sento a telefono con loro solo per sentire lamentele. Vorrebbero farmi sentire in colpa, cosa che ho metabolizzato un po.Cmq ci resto sempre male e poi si criticano a vicenda. Sono stufa di fare da paciere. La situazione di mio padre non migliora, anzi andando avanti con l’età peggiora e non c’è soluzione per ridimensionare la faccenda. Almeno io non ne ho. Mi fanno passare la voglia anche di andare da mio padre che è l’unica cosa che mi interessa alla fine. Stare un po con lui. La situazione si stempera un po’ per poi ricominciare di nuovo quando torno a casa. Cosa e come comportarmi.

  12. Serena ha detto:

    Ciao a tutti,
    Ho bisogno di qualche consiglio per aiutare un amico: lui ha 18 anni e il rapporto con suo fratello (12 anni) è da sempre quasi del tutto nullo (a stento si parlano e ma sempre con un tono distaccato). Il mio amico vorrebbe che le cose si sitemassero ma non sa come fare perché non è mai stato abituato a curare un rapporto del genere…cosa posso fare? Vi ringrazio in anticipo
    Serena B.

  13. Emma ha detto:

    Buona sera, ho 29 anni e ho una sorella più grande di me di 8 anni con la quale non parlo più da quasi un anno. Sono sorte incomprensioni che ormai sono insanabili. Il punto è che staccandomi da lei mi sono resa conto di certe cose. Ho iniziato a vederla come persona,non più come familiare. E ho capito che mi ha fatto del male. Lei era più grande di me ma io non la sentivo tale. Un giorno mi ricordo che io avevo 8 anni e lei 16 e mi disse una cosa molto pesante che ancora oggi mi condiziona, mi disse che mia mamma tradiva mio papa’. Allora non me ne rendevo conto ma oggi mi chiedo come possa una ragazza dire queste cose a una bambina? Ho il sospetto che volesse farmi del male…cosa ne pensate? Grazie

  14. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ teresa di mauro:
    Buongiorno Teresa,
    d’impatto mi viene da pensare che sua sorella sia bisognosa di ascolto e supporto. Può darsi che senta di essere in una posizione di “svantaggio” e che si stia “sacrificando” per potervi consentire di vivere la vostra vita con le vostre rispettive famiglie. Sono certa che esistono motivi per cui le cose sono andate in un certo modo, ma i vissuti sono reali per le persone quanto se non più delle situazioni oggettive.
    Avete mai provato a porvi in posizione di ascolto empatico? Per comprendere davvero le difficoltà di vostra sorella e comprendere i suoi reali bisogni andando oltre il “fastidio” per la modalità lamentosa? A volte si tende ad essere influenzati dall’idea che ci siamo costruiti di una persona, di una situazione, di un atteggiamento o comportamento, ma quando si riesce a creare una crepa in quel muro di certezze e a cambiare modalità di reazione e comunicazione si possono ottenere risultati inaspettati!

  15. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Emma:
    Ciao Emma,
    a 16 anni si è in piena adolescenza. Tratti di aggressività e accessi di rabbia possono essere considerati normali in questa fase di particolare confusione emotiva e l’oggetto di tali reazioni con ogni probabilità è da indentificarsi nell’autorità genitoriale. A 16 anni, lo saprai perché ci sei passata, si vive un conflitto fra il desiderio di protezione familiare e di indipendenza dal nucleo. Questo conflitto può essere sperimentato con più o meno forza ed espresso con più o meno violenza. Mi sento pertanto di dire che non parlerei di “cattiveria” (che sottende intenzionalità), soprattutto non diretta espressamente verso di te…anche se tu in qualche modo ne hai pagato le conseguenze. Capisco che questo ancora oggi ti condizioni, ma una lettura diversa di quella dinamica può sicuramente aiutarti ad analizzarla sotto una luce diversa. Hai mai detto apertamente a tua sorella come ti sei sentita e come ti senti? Come suggerito poco sopra, spezzare il circolo vizioso con una modalità diversa di comunicazione e relazione può sciogliere alcuni nodi e, magari, consentire un riavvicinamento…

  16. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Serena:
    Ciao Serena,
    il tuo ruolo è quello di amica e, in quanto tale, è importante non tanto che tu risolva il problema (non hai i mezzi per farlo!) quanto piuttosto che tu stia vicino e supporti il tuo amico in questa sua difficoltà, anche incoraggiandolo a non rifugiarsi dietro l’orgoglio e a fare lui per primo dei passi verso il fratello. Non esistono soluzioni preconfezionate e immediatamente applicabili quando si parla di rapporti umani…devono trovare la loro strada per imparare a relazionarsi in maniera costruttiva, sperimentando modalità diverse di dialogo, occasioni di incontro…e a volte, perché no, anche di scontro! L’importante è che ci sia il desiderio di superare questo muro di diffidenza e di costruire un legame aprendosi autenticamente all’altro. La sofferenza legata a questa situazione potrà anche essere affrontata con il sostegno di uno psicologo che potrà aiutare il tuo amico a gestire le emozioni e i pensieri che in qualche modo “ostacolano” una relazione sana di fratellanza…

  17. Giuseppe ha detto:

    Io ho una sorella. Siamo sicuri che ci tiene a me? Perché io vedo che tutte le altre sorelle ci tengono molto ai fratelli e intanto vorrei che anche con me sia così

  18. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Giuseppe:
    Salve Giuseppe, ha provato a domandarlo a sua sorella in modo esplicito? 🙂
    L’affetto, l’interesse, la cura…possono esprimersi in modi diversi e non sempre la modalità con cui una persona esprime il suo amore viene “compresa” appieno dal destinatario che, magari, ha aspettative diverse e finisce per non sentirsi “sufficientemente amato” solo perché i linguaggi dell’amore non coincidono. Il miglior modo per avere risposta alla sua domanda è esprimere apertamente i propri bisogni e mettersi in posizione di ascolto e accoglienza nei confronti dell’altro/a.

  19. Giuseppe ha detto:

    Cmq volevo dirvi che sto incavolato nero e poi non vedo qual’è il motivo che la risposta sia stata negativa e cmq non me la aspettavo. E sappiate che io sono molto pazzo.

  20. Elisabetta ha detto:

    Salve a tutti. Sono la primogénita di quattro figli, unica femmina, tre fratelli maschi. L’ultimo ha la sindrome di down. Le dinamiche familiari, già delicate a causa della presenza di un ragazzo con bisogni speciali, si è complicata cinque anni fa per la morte di mio padre. Siamo sempre stati una famiglia unita, con alti e bassi chiaramente. Con fatica siamo ancora in piedi a costruire le nostre vite, dato che per me e per il mio primo fratello, la scomparsa di mio padre è coincisa con la fine di una relazione. Siamo ormai grandi, io 37 anni, l’ultimo venti, e i due più piccoli hanno certamente sofferto tutto questo più dei primi due, cosa di cui, per quanto non responsabile, mi sono addirittura sentita in colpa. Siamo ancora tutti a casa con mia madre, per una serie di circostanze, anche se io sono più indipendente, sono spesso altrove per lavoro e studio.
    Ma quando capita di stare a casa ormai è il delirio. Sotto una parvenza di collaborazione, volano frecciate e insulti nei confronti miei e di mia madre, particolarmente da parte del mio primo fratello. Nulla è sufficiente per lui, lui solo è capace di fare le cose, e offende pesantemente mia madre per motivi futili. Il mio tempo a casa è limitato, ma anche a distanza e con tutte le mie scadenze, cerco di aiutare mia madre come posso. Se serve la consulenza su qualcosa dal mio primofratello, apriti cielo… siamo incompetenti, dobbiamo vergognarti… Non è detto che ci aiuti. Io non riesco a far cadere sempre queste accuse, e mi difendo. questo scatena l’ira del secondo fratello. Lui, invece di piccarmi continuamente giorno per giorno, esplode senza preavviso. Già In due occasioni, mentre mi difendevo argomentando la mia posizione, ha tirato fuori un repertorio di presunte offese con intenzioni molto pesanti. Sinceramente per me essere accusata di essere ancora single, o di non saper cucinare (non sono ancora morta di fame, per la cronaca) non è un’offesa, e i punti che lui riteneva deboli per me non lo sono affatto. Ma L’intenzione era più che chiara, ed è questo che mi ha fatto male. Non ci parliamo né incontriamo in casa da allora. Di parlare tranquillamente, per quanto io lo voglia, ho perso le speranze. Col primo fratello, il limite di tempo prima di essere mandata in malo modo è di circa due minuti. Con l’altro non riesco nemmeno a raccontare di una mia esperienza all’estero in una tavolata familiare che scatta la risatina e la frecciatina, subito accolta dal resto dei cugini maschi. Devo riderci anch’io, secondo mia madre, perché non tutti capiscono quello che faccio. (dopo la morte di mio padre, avendo solo un part time e avendo bisogno di prendermi cura di me, anche a causa della fine della relazione, ho ricominciato a studiare e adesso sto per finire la laurea specialistica). Non c’è rispetto per ciò che faccio è ciò che sono. Come se avessi tolto qualcosa alle loro vite. Hanno le loro vite comunque, lavorano entrambi adesso. Ho imparato a perdere chi non mi vuole. Non crollerei se non ci parlassimo più. Ma lo schifo che suscito non lo comprendo. Mia madre mi fa notare che quando mi difendo sono anch’io aggressiva. Può essere, perché ho imparato a non farmi schiacciare. È ciò che ho imparato dalla fine della relazione. Mia madre assorbe le accuse e le male parole. Ma io no, non posso, non più.
    Cerco di tornare a casa il meno possibile, sto lottando molto per essere indipendente ed esserci per il mio fratello più piccolo in futuro, e per essere felice. Devo per forza passare dalla rottura con un miei fratelli? Perché mia madre giustifica la loro aggressività se attaccano ma non la mia se mi difendo? Non solo non attacco io per prima, ma non dico nulla, lascio campo libero, ma la scusa per attaccarmi esce comunque.

    Mi scuso per la prolissità… grazie, anche per lo sfogo.

  21. Dott.ssa Valeria Buono ha detto:

    @ Elisabetta:
    Buongiorno Elisabetta, ho letto il suo lungo e interessante messaggio. Interessante perchè sicuramente svela una dinamica familiare piuttosto complessa, che probabilmente ha perso il suo equilibrio dopo la perdita di suo padre (del quale però ha raccontato poco). Una prima ipotesi grossolana che posso fare è che probabilmente suo fratello, dopo la fine della sua relazione sentimentale, senta, da una parte, il carico e la responsabilità di assumere il ruolo di nuovo “capofamiglia”, ma dall’altra, all’opposto, senta che questa responsabilità tutta dentro la sua famiglia d’origine, possa in qualche modo “sabotare” il naturale progetto di farsi una famiglia fuori tutta sua. Altro elemento è la sua presenza. Credo che nella sua famiglia lei rappresenti l’immagine di una donna nuova: i suoi interessi sono tutti fuori, è autonoma (credo più di loro), non assorbe come fa la mamma senza rispondere e potenzialmente, quando incontrerà un nuovo amore, sarà pronta a spiccare finalmente il volo piena delle esperienze fatte in precedenza (i viaggi, lo studio). Forse è proprio questo che fa rabbia ai suoi fratelli, che in questo momento, pur essendo “i maschi”si sentono in una posizione più difficile e precaria e quindi attaccano un modello di donna che fa un pò paura, e una sorella che forse li lascerà molto presto per costruire la sua strada. Gli dia tempo Elisabetta, faccia esercizio di tolleranza e pazienza perchè credo che entrambi siano in difficoltà, non smettendo però di rimarcare che ci sono dei limiti oltre i quali non possono andare. Coltivi le sue passioni e i suoi spazi che la arricchiscono e la aiutano ad essere felice e soddisfatta di sè, perchè è questa completezza che la aiuta a porgersi con altri occhi nei loro riguardi e a guardarli come persone che stanno facendo fatica a trovarsi, che attaccano per non essere attaccati, che forse denigrano ciò che anche loro vorrebbero…

  22. Sandra ha detto:

    Buongiorno, mi.piacerebbe sentire un parere esterno sulla mia situazione. Sono.la prima di tre figli. Ho un fratello di 5 anni meno di me e uno di 8 anni piu piccolo. In famiglia tra i.miei genitori ci sono stati grossi litigi e problemi per anni fino al divorzio avvenuto quando io ero diciottenne. Mi sono occupata spesso dei miei fratelli quasi come una mamma che come una sorella ero per loro un gran punto di riferimento e ora che sono mamma posso dire di amarli quasi come i miei figli e questa cosa non cambiera mai per me. Ma è cambiata per loro soprattutto per il fratello mezzano. Quando sono andata a vivere con mio marito ho preso casa a 100 km da loro per ragioni lavorative ed economiche. Mio fratello carattere chiuso, penso si cobfidasse solo con me ricordo che un giorno mi disse da quando non ci sei piu tu in casa non c’è piu nessuno. Lui e l’altrofratello tra l altro sono sempre stati profondamente legati e lo sono ancora. Dopo meno di un anno sempre per lavoro mi sono trasferita all estero ormsi ci sobo da,sei anni. La sera prima della partenza lui mi ha detto diventeremo degli estranei chevsi vedranno una volta l anno ,lhsi voluto tu io.non ti chiamerò mai e non ti verro a trovare perche sono fatto cosi. E cosi è stato. Ho provato in tutti i modi per anni a chiamarlo gli.ho scritto lettere sono arrivata l anno scorso a insultarlo pur di avere una risposta niente nel senso che proprio non mi risponde non alza la cornetta legge le mie lettere e restano li. Adesso dico di non oensarci piu ma dentro ho un dolore immenso. Vorrei solo riavvicinarmi a lui non vedere tutto l amore che provo sprecato. Tra una settimana torno.in vacanza dopo un anno e io..vorrei solo.passare tempo con lui.

  23. Dott.ssa Valeria Buono ha detto:

    Buonasera Sandra,
    da quanto leggo, nella sua famiglia non c’è stato un solo divorzio: di quello dei suoi genitori non racconta nulla, se non che è avvenuto dopo un lungo periodo di litigi ai quali, presumo, avete assistito tutti e tre. Quello invece riguardante lei, sicuramente non è stato consensuale ma le è stato “imposto” da suo fratello. Ho pochi elementi per abbozzare anche solo un’ipotesi, ma a quanto pare per il mezzano lontananza significa anche distacco emotivo, come se la sua decisione di trasferirsi abbia costituito in realtà la rottura di un “patto affettivo” di sostegno e confidenza reciproca che non è rinsaldabile. Mi sembra di capire infatti che suo fratello sia irremovibile e che non voglia rinunciare al suo doloroso mutismo. Rispetto a questo perciò posso dirle poco, ma siccome il suo ritorno è imminente forse occorre che lei valuti cosa potrebbe farla soffrire di meno, tralasciando il risultato. Se il tentare di riavvicinarlo per l’ennesima volta può servire comunque a manifestare il suo affetto e a lenire momentaneamente il dolore, allora provi di nuovo, con la consapevolezza però che dall’altra parte c’è una persona che ha chiaramente espresso la sua posizione (per proteggersi dal dolore di quello che ha vissuto come un abbandono, per cancellare la tristezza della solitudine, questo non ci è dato saperlo! ). Se invece intende tutelarsi dall’ennesima delusione, che potrebbe avere ripercussioni sui rapporti con gli altri suoi familiari, allora forse vale la pena di godersi il resto e stare ad osservare se succede qualcosa, senza rincorrere chi dice di non voler essere preso. Questo però lo può valutare soltanto lei, prendendo in considerazione i pro e i contro di ciascuna posizione.

  24. Melina ha detto:

    Buongiorno dottoressa, vorrei avere un parere su una situazione in cui mi sono imbattuta. Un mio amico di 55 anni divorziato ha una sorella di 7 anni più giovane che ha un cancro in fase avanzata. Provengono da una famiglia dove il padre ha ripetutamente tradito la moglie ed è stato violento con i figli.
    Il mio amico praticamente fa da padre alla sorella che, ora è malata, ma da anni ha avuto pretese economiche anche perchè lei non è riuscita a trovare un lavoro stabile. Inoltre la sorella non ha mai avuto una storia sentimentale serena e duratura. E’ come se il mio amico si sentisse in colpa della malattia della sorella e del fatto che il loro padre non sia stato all’altezza. Penso abbia divorziato dalla moglie perchè questa non andava d’accordo con la sorella. Secondo lei la psicologia può effettivamente ricreare un rapporto più equilibrato tra fratello e sorella? Grazie del suo eventuale parere

  25. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Melina:
    Buongiorno Melina,
    gli esiti di un lavoro psicologico su dinamiche familiari complesse e delicate come quelle che descrive non possono essere definiti a tavolino, men che meno senza il coinvolgimento diretto dei protagonisti della storia. Gli obiettivi terapeutici nascono da un lavoro di condivisione e alleanza tra il professionista e chi chiede il suo aiuto. Raggiungere un rapporto più equilibrato è certamente possibile, ma bisogna innanzitutto definire cosa si intende per “rapporto equilibrato”, se è questo ciò che il suo amico realmente desidera e se tale equilibrio deve nascere da un lavoro individuale del suo amico su di sé o deve coinvolgere anche la sorella in qualità di protagonista di questo cambiamento.
    Se pensa ci sia una qualche resistenza a rivolgersi a uno psicologo/psicoterapeuta, potrebbe provare ad avvicinarsi insieme al suo amico alle offerte di servizi psicologici proposti da colleghi in tutta Italia approfittando del Festival della Psicologia che si tiene proprio in questo periodo (maggio). Su internet può facilmente reperire informazioni sulle iniziative nella sua zona.

    Un caro saluto e in bocca al lupo
    Laura Caminiti

  26. Lory ha detto:

    Buonasera Dott.ssa mi sono imbattuta per caso in questa sezione è approfitto per un consiglio dunque ho due ragazzi di 25 e 22 anni che l’anno scorso hanno litigato violentemente arrivando alle mani (il grande ha sferrato un pugno colpendo il viso dell’altro il tutto in mia assenza), non si sono più parlati per più di un mese, in seguito dopo che ho cercato di fare da cuscinetto fra i due il grande ha iniziato a rivolgere la parola al fratello per ristabilire un rapporto. A distanza di un anno circa si parlano condividono qualcosa insieme, ma non è più come prima perché il più piccolo serba ancora rancore e in più occasioni mi ha detto frasi del tipo “ancora non hai capito che di lui non me ne frega niente e che non voglio più avere niente a che fare?” mentre per il grande è come se fosse successo niente. Non so come fare per gestire questa situazione, più volte ho cercato di far capire al più piccolo che dovrebbe sciogliersi un po’ ma lui resta sulla difensiva e cambia argomento.

  27. matilde ha detto:

    Salve, ho una sorella maggiore più grande di me di 9 anni, viviamo insieme siamo entrambe single, ma io non la sopporto più non fa altro che cucinare ed ingrassare, vede la sua vita solo all’interno del contesto familiare, non prende decisioni neanche sotto tortura, voglio andarmene voglio cambiare casa ma ho paura della sua reazione. Non so che fare.

  28. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ matilde:
    Cara Matilde, ognuno ha il diritto (e dovere nei confronti di se stesso) di condurre la propria vita in armonia con i propri bisogni e desideri.
    Le scelte a volte possono essere difficili, comportare dei rischi, richiedere coraggio….ma la motivazione, le energie e le risorse che servono per affrontarle sono dentro di noi e si può trovare il modo di attivarle! Magari con un sostegno 🙂
    All’interno di un percorso di sostegno psicologico o psicoterapico per lei sarà infatti possibile non solo lavorare sui motivi che la trattengono dal prendere autonomamente la sua strada ma potrà essere coinvolta anche sua sorella. In particolare l’approccio sistemico-familiare potrà aiutarvi a comprendere la dinamica familiare che si è instaurata fra di voi e a gestire meglio il vostro rapporto affinché nessuna debba mai aver paura delle reazioni dell’altra e possa poter contare piuttosto sul suo supporto nel prendere una decisione importante per la propria vita.

    Un caro saluto e…forza!
    Laura Caminiti

  29. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Lory:
    Salve Lory, dalla sue parole sembra una “ferita” che non riesce a rimarginarsi. Mi domando se la questione è stata affrontata anche a livello “emotivo”. Cioè se i ragazzi hanno avuto modo di confrontarsi sui propri rispettivi sentimenti rispetto a quell’episodio o se, piuttosto, il piccolo ha sentito come una forzatura il fatto di dover passare sopra all’accaduto senza aver affrontato la questione, magari percependo nel fratello autentico dispiacere per quel gesto ed esprimendo il proprio per aver detto o fatto qualcosa che ha scatenato la reazione.
    Per ovvie ragioni, la questione non può essere affrontata in questa sede e non ho neanche gli elementi per farlo. Posso però dirle che il rancore è un sentimento molto potente. Serve certamente tempo per liberarsene ma serve soprattutto evitare che cresca mettendo la polvere sotto il tappeto e facendo finta di niente. Le emozioni vanno attraversate, vissute, espresse affinché possano esaurire la loro energia.

  30. rita ha detto:

    Salve , ho 5 fratelli e sorelle sono la più piccola della famiglia ,però mi sto accorgendo che con il tempo non riesco ad instaurare nessun tipo di rapporto con loro ,anzi mi mettono agitazione e nervosismo cambio umore

  31. Franca ha detto:

    Buonasera
    Ho un fratello di 4 anni più grande, non c’è mai stato un grande rapporto tra noi, da piccola e soprattutto da adolescenti mi allontanava a malo modo e ci soffrivo come un cane. Adesso siamo entrambi sulla 40na, io mi sono sposata lui vive con i miei, non fa niente in casa, nemmeno si rifà il letto. I miei stanno invecchiando e iniziano ad aver bisogno nei lavori di casa, nell’orto, loro non chiedono e lui non alza dito. Ci pensa mio marito ad aiutarli. Guai a dire male in casa di lui che i miei genitori mi attaccano, e lui servito e riverito anzi spesso alza la voce con loro, bestemmia, e fa il gradasso se magari, guardando il TG tutti insieme a cena, io sistemerei tutto ammazzerei qui e la, ben gli sta ai morti dei barconi affondati… e io mi vergogno per lui. Adesso non ci parliamo proprio provo indifferenza per lui, mi rendo conto che non lo conosco affatto non so niente di lui e a volte lo odio proprio. Mi vergogno di quello che provo e mi sento sporca di fronte ai miei figli. Ma come si fa ad accettarlo completamente diverso da me ?

  32. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    Mi viene in mente una storiella Zen che amo molto e che mi piace ripetere a me stessa quando mi scopro a rimuginare sui comportamenti degli altri e su come capita che riescano a influenzare il mio stato d’animo. Probabilmente non risolverà nessuno dei problemi concreti legati ai singoli rapporti che sono stati raccontati nei commenti a questo articolo, anche perché coinvolgono persone che non partecipano alla discussione, non portano i propri vissuti e punti di vista. Spero però possa attivare una riflessione riguardo a come ognuno di noi può “ristrutturare” gli eventi che accadono dentro di sé. Ogni situazione, persona o comportamento non esiste come oggetto reale indipendentemente da noi, dal senso che noi attribuiamo, dalla percezione che ne ricaviamo, da come questa interagisce con le strutture interne della nostra mente e della nostra anima. L’oggettività è un’utopia, siamo noi la lente attraverso cui il mondo prende forma ai nostri occhi. E allora, forse, se sugli altri e sul mondo fuori abbiamo una limitata possibilità di azione, sul nostro mondo interno abbiamo qualche potere in più. Buona lettura!

    Un giorno il saggio diede al discepolo un sacco vuoto e un cesto di patate. “Pensa a tutte le persone che hanno fatto o detto qualcosa contro di te recentemente, specialmente quelle che non riesci a perdonare. Per ciascuna, scrivi il nome su una patata e mettila nel sacco”.

    Il discepolo pensò ad alcune persone e rapidamente il suo sacco si riempì di patate.

    “Porta con te il sacco, dovunque vai, per una settimana” disse il saggio. “Poi ne parleremo.”

    Inizialmente il discepolo non pensò alla cosa. Portare il sacco non era particolarmente gravoso. Ma dopo un po’, divenne sempre più un gravoso fardello. Sembrava che fosse sempre più faticoso portarlo, anche se il suo peso rimaneva invariato.

    Dopo qualche giorno, il sacco cominciò a puzzare. Le patate marce emettevano un odore acre. Non era solo faticoso portarlo, era diventato anche sgradevole.

    Finalmente, la settimana terminò. Il saggio domandò al discepolo. “Nessuna riflessione sulla cosa?”

    “Sì, maestro” rispose il discepolo. “Quando siamo incapaci di perdonare gli altri, portiamo sempre con noi emozioni negative, proprio come queste patate. Questa negatività diventa un fardello per noi e, dopo un po’, peggiora.”

    “Sì, questo è esattamente quello che accade quando si coltiva il rancore. Allora, come possiamo alleviare questo fardello?”

    “Dobbiamo sforzarci di perdonare.”

    “Perdonare qualcuno equivale a togliere una patata dal sacco. Quante persone per cui provavi rancore sei capace di perdonare?”

    “Ci ho pensato molto, Maestro” disse il discepolo. “Mi è costato molta fatica, ma ho deciso di perdonarli tutti.”

    “Molto bene, possiamo togliere tutte le patate. Ci sono altre persone che ti hanno offeso o irritato nell’ultima settimana?”

    Il discepolo rifletté per un momento e ammise che ce n’erano. Improvvisamente rimase sgomento, quando si rese conto che il sacco vuoto si sarebbe riempito di nuovo.

    “Maestro” chiese, “se continuiamo così, non ci saranno sempre patate nel sacco, settimana dopo settimana?”

    “Sì, finché ci saranno persone che diranno o faranno cose contro di te in qualche modo, tu avrai sempre patate.”

    “Ma Maestro, noi non potremo mai controllare quello che gli altri fanno. Cosa c’è di buono nel Tao allora?”

    “Questo non è ancora il Tao. Quello di cui abbiamo parlato finora è l’approccio convenzionale al perdono. E’ quello che tante filosofie e religioni predicano – dobbiamo costantemente sforzarci di perdonare, perché questa è una virtù importante. Questo non è il Tao, perché non c’è sforzo nel Tao.”

    “Allora cosa è il Tao, Maestro?”

    “Prova ad immaginarlo. Se le patate sono le emozioni negative, allora cosa è il sacco?”

    “Il sacco è… quello che mi permette di trattenere la negatività. E’ qualcosa dentro di noi che ci fa persistere sui sentimenti offesi… Ah, è il mio tronfio senso di auto-stima.”

    “E cosa succede se te ne liberi?”

    “Allora… le cose che la gente fa o dice contro di me non sembrano più un gran problema.”

    “In tal caso, non avrai nessun nome da scrivere sulle patate. Questo significa niente più peso da portare e niente più puzza. Il Tao del perdono è la decisione cosciente non solo di togliere le patate… ma di abbandonare l’intero sacco.”

  33. VORREI UN AIUTO PERCHE’ HO 49 ANNI HO SEMPRE LITIGATO CON MIA SORELLA IN QUANTO E’ PIU’ FORTE DI ME MI HA SEMPRE DATO BATTUTINE PUNGENTI DA APE, E HA IL CARATTERE DI MIO PADRE, CJHE NON C’E’ PIU’ ORMAI DA 10 ANNI, MA ANCHE LUI DICEVA CHE MIA SORELLA E’ UN CALABRONE, IO HO IL CARATTERE DI MIA MADRE CHE E’ PIU’ BUONA, MIA SORELLA E’ SPOSATA CON UN UOMO CHE SI DA UN SACCO DI ARIE, NON MI PARLA PERCHE’ E’ VERO CHE GLI HO FATTO UN TORTO, MA HO CHIESTO SCUSA A MIA SORELLA E LORO NON HANNO CAPITO, COMUNQUE, CON LE MIE NIPOTI VADO ABBASTANZA DACCORDO, IL FATTO E’ CHE LEI HA VOLUTO SAPERE PERCHE’ IO CEL’HO CON LEI DI NON PARLARE MALE DI LEI O DI LITIGARE PERCHE’ NON STA TANTO BENE, HA UNA FORMA LEGGERA DI PARKINSON, E SU QUESTO SONO DACCORDO MA VORREBBE VEDERMI DA SOLA IO HO RIFIUTATO NON CE LA FACCIO LEI E’ PIU’ FORTE DI ME SE IO LE DICO CHE E’ UNA DEFICIENTE LEI MI DICE SEI UNA MONGOLOIDE, PER FARE UN ESEMPIO, IO ORA GLIEL ‘HO FATTO CAPIRE LE HO DETTO CHE HO PAURA DI LEI PERCHE’ FA’ DELLE BATTUTE DA SERPENTE A SONAGLI, E LEI MI HA DETTO CHE QUESTO ASTIO CHE PROVO NEI SUOI CONFRONTI TENDE AD ALLONTANARLA E COSI’ ANCHE LE SUE FIGLIE STARANNO LONTANO DA ME MA NON E’ VERO LORO MI VOGLIONO BENE E GIULIA LA PIU’ GRANDE ME LO HA ANCHE DETTO CHE HA UN BRUTTO CARATTERE E DI LASCIARLA STARE, ORA IO SONO TRANQUILLA IGNORO LEI E SUO MARITO E FACCIO LA MIA VITA, ABITO CON MIA MADRE HO UN COMPAGNO CHE HA 15 ANNI PIU’ DI ME ABITA DA SOLO MA PER FARMI STARE CON MIA MAMMA SIAMO DACCORDO DI SENTIRCI TUTTI I GIORNI, DI VEDERCI IL SABATO E LA DOMENICA E OGNI TANTO DI DORMIRE INSIEME MA VA TUTTO BENISSIMO, L’UNICA COSA CHE MI PREOCCUPA UN PO’ E CHE ORA ARRIVA NATALE E SARO’ COSTRETTA AD ANDARE A CENA ALLA VIGILIA E A PRANZO A CASA LORO IL 25 OK MI FARO’ I FATTI MIEI MA NON E’ BELLO PERCHE’ NATALE E’ SIMBOLO DI SERENITA’ DI PACE, IO VI GIURO CHE NON CE LA FACCIO PIU’ HO ANCHE FATTO UN REGALO A SUO MARITO PER IL SUO COMPLEANNO E MI HA DETTO GRAZIE A STENTO, NON DICO CHE VOLEVO L’INCHINO MA UN MINIMO DI RISPETTO PER ME DEVE AVERLO LUI PROPRIO MI IGNORA E MI CONSIDERA UNA DEFICIENTE SOLO LUI E’ BRAVO, CON LEI NON CE LA FACCIO A PARLARE HO SEMPRE PAURA DI ESSERE CRITICATA, PERCHE’ E’ SEMPRE STATO COSI’ OK CI RINUNCIO, MA VORREI UN CONSIGLIO DA VOI SU COME COMPORTARMI A NATALE, GRAZIE MILLE!!

  34. Francesca ha detto:

    Vivo con due sorelle, una più grande di me di tre anni e un’altra più piccola di me di due anni. Siccome sono una persona molto sensibile, da quando mia sorella maggiore è diventata maggiorenne, ha iniziato a comportarsi come una seconda madre, parlando a me e a mia sorella con un tono genitoriale (severo e rompiscatole, tipico dei genitori). Fra l’altro le due litigano tutti i giorni, soprattutto a tavola, e io, che non posso intervenire perché ho paura di essere etichettata come maleducata (vengo già presa come una deficiente da loro due), sono costretta ad ascoltarle, a piangere e a sentirmi distrutta psicologicamente per causa loro. Inoltre sono persone molto rigide e se succede che io faccia qualcosa per loro e che commetta un errore tralasciabile, invece di usare la gentilezza dicendomi “guarda, hai sbagliato a fare…” mi urlano in faccia dicendomi che non so fare nulla, oppure strillano dicendo “no, non si fa così, che palle”. Se all’inizio sopportavo queste cose, ora vorrei soltanto scappare di casa per non sentire più le mie lacrime scendere dai miei occhi e a volte arrivavo addirittura ad alzare la voce con loro o, nel peggiore dei casi, ad alzare le mani soprattutto con la sorella maggiore, perché purtroppo non ho altra soluzione.
    Sono due sorelle maleducate e perfettine, che mi giudicano male in base ai miei gusti personali e sessuali, per come mi vesto, mi trattano come se avessi cinque anni, fanno fare a me i servizi con la scusa del “dover studiare” (non è veramente una scusa, ma ormai la usano con qualsiasi cosa), trattano male anche mia madre e mio padre, stanno sempre col naso sui libri di scuola ed escono con gli amici senza mai invitarmi e mi dicono sempre come devo fare con gli ospiti (costringendomi a non fare praticamente nulla per provare a comunicare con loro). Tutto questo mi ha portato a chiudermi in me stessa, a fare tutto da sola, a confidarmi solo con gli amici e a provare una forte invidia per chi non ha fratelli o sorelle. A volte provavo il forte impulso di mollare la scuola e scappare di casa soltanto per vedere come si sarebbero comportate con me.
    Per favore non rispondetemi con “ma è una cosa normale, non badarci, fregatene di quello che ti dicono e ti fanno” perché è troppo facile dire ciò, ma alla fine basta provare a mettersi nei panni di chi vive una situazione simile alla mia. Se fossi stata figlia unica sarei rimasta da sola, ma almeno avrei potuto evitare distruzioni psicologiche causate dai loro comportamenti insopportabili.

  35. Caterina Colella ha detto:

    Buongiorno, anch’io vorrei un consiglio. Sono sesta di 10 figli, non abbiamo avuto una bella infanzia, mio padre beveva e picchiava mia madre e non solo lei. Il rapporto tra sorelle e fratelli non è mai stato buono, si litigava di continuo, ora per colpa di uno e dopo per colpa di qualcun altro. Siamo arrivati a 60 anni e la cosa continua ancora così. Molto spesso le litigate sono proprio per delle cretinate (come l’ultima) e a parte qualcuno di noi che se la fa passare subito, gli altri ti isolano per anni. Io sono stanca, è triste, ma ho deciso di non cercarli più, mi sono convinta che è giusto così, non si può essere amici solo perché siamo fratelli, se non ci siamo riusciti in questi lunghi anni non ci riusciremo più. Mi farebbe piacere ricevere una risposta. Grazie

  36. AGRON, ha detto:

    SONO UN RAGAZZO DI 30 ANNI HO UN PROBLEMA, A VOLTE PERDO LA PAZIENZA CON LA MIA MOGLIE E SUCESSO CHE GLI HO DATO UNO SCIAFO PERO NON LO VORREI FARE IL GESTO CHE FACIO IO ,E COME MI COMPORTO IO E SIMILE A QUELLO CHE FACEVA MIO PADRE QUANDO ERO PICCOLO,,,
    LO CAPISCO SEMPRE QUANDO MI NERVOZISCO VEDO PROPOI IL SUO COMPORTAMENTO

  37. Chiara ha detto:

    Si può essere gelosi della sorella del proprio fidanzato?se lo accarezza per fargli una semplice battuta. Si può vedere un rapporto di fidanzamento tra fratello e sorella? Help me!

  38. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Chiara:
    Salve Chiara, non posso rispondere alla sua domanda perché non conosco direttamente la situazione né nessuno di voi.
    Dai pochi elementi che mi dà, ci possono essere molti i fattori in gioco: contesto familiare ed educativo, grado di conoscenza reciproca, forza del legame, fiducia in sé e nella relazione…

    Solo per farle un esempio, la invito a riflettere sulla possibilità che nelle due famiglie (la sua e quella suo fidanzato) ci siano delle differenze significative nelle modalità in cui si manifesta l’affetto.
    Vede, ci sono famiglie in cui il contatto fisico è raro e i gesti affettuosi sono considerati atti da fare in privato. Dove c’è maggior riserbo rispetto ai propri sentimenti ed emozioni. Dove non si piange o non ci si bacia in pubblico, ad esempio.
    Al contrario, in altri contesti familiari l’affettività si esprime più apertamente attraverso baci, abbracci, carezze, parole…intimità, insomma. Ciò che per uno è considerato “naturale”, l’altro può viverlo come strano e lontano dal proprio modo di vedere i rapporti.

    E’ abbastanza naturale che quando due persone che vengono da sistemi familiari molto diversi si incontrano si creino alcuni equivoci. Che alcuni atteggiamenti vengano interpretati alla luce del proprio sistema di credenze e di valori. Che si attribuisca un significato o un’intenzione ad un comportamento che nella mente dell’altro invece ha tutt’altra natura! Se a questo si aggiunge un po’ di insicurezza ecco che facilmente si può saltare a conclusioni affrettate.

    Se però questa situazione le crea forte disagio e non riesce a trovare rassicurazione in quelle che possono essere spiegazioni “razionali”, magari dovrebbe entrare maggiormente a contatto con questo suo malessere per comprenderne le origini emotive. Un confronto con un professionista in tal caso potrebbe esserle utile per scavare più a fondo e fare ordine fra i pensieri e le emozioni che non le consentono di vivere con serenità questa relazione.

  39. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Caterina Colella:
    Caterina, mi spiace sentirla ormai arresa alla situazione. Posso solo immaginare le difficoltà di una vita trascorsa a cercare di tenere in equilibrio così tanti legami che, a quel che dice, hanno alcune caratteristiche di disfunzionalità. Se è vero che i fratelli e le sorelle possono costituire una meravigliosa risorsa su cui poter fare affidamento, quando per vari motivi ciò non avviene questi rapporti si trasformano nell’origine di un grande malessere e di una enorme frustrazione.

    Il fatto che lei dica che “non si può essere amici solo perché si è fratelli” è tuttavia un atteggiamento sano perché protettivo della sua persona. Da adulti abbiamo il diritto, se non il dovere, di emanciparci dai rapporti che ci fanno star male. Ciò non sempre vuol dire tagliare completamente i ponti, ma perlomeno riuscire a mettere una distanza emotiva per proteggerci da quegli atteggiamenti e comportamenti che ci fanno soffrire.

    Non possiamo cambiare gli altri, ma il modo in cui reagiamo ai loro comportamenti sì perché possiamo imparare ad attribuire significati e a individuare le nostre priorità. Possiamo scegliere di circondarci di persone che ci facciano stare bene e lasciare un po’ indietro che invece assorbe troppe delle nostre energie e ci destabilizza.

    Non so se proprio nessuno dei suoi fratelli possa rappresentare per lei un legame da coltivare, magari provando a individuare modalità diverse e più funzionali di relazionarsi. Se necessario, facendosi aiutare. Ma si ricordi sempre che per cambiare un relazione si deve essere almeno in due a volerlo!

  40. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ AGRON,:

    E’ una buona cosa riconoscere di avere un problema nel gestire la rabbia quando si perde la pazienza. L’esempio che viene dato in famiglia da bambini può influenzare il comportamento da adulti ma non si tratta di una condanna immodificabile. La violenza genera violenza…e sofferenza, in chi la subisce e – a volte – anche in chi la pratica.

    Dati i trascorsi, comprendo che può essere difficile per lei agire diversamente quando lo stress diventa molto forte ma credo che se sta chiedendo aiuto, Agron, è perché invece desidera imparare a reagire con più pazienza e calma verso sua moglie.

    E allora si faccia aiutare, magari con sua moglie e il sostegno di un professionista, a trovare un modo diverso di stare insieme. Ne beneficerete entrambi e anche il vostro matrimonio cambierà in meglio e potrà diventare quello che un matrimonio dovrebbe essere: un luogo in cui sentirsi amati e sicuri.

    Ho pochi elementi per essere ulteriormente d’aiuto. Però sono molti i centri a disposizione per autori e vittime di violenze a cui lei e sua moglie potete rivolgervi con fiducia. Vedrà che starà meglio anche lei.

  41. Caterina Colella ha detto:

    La Ringrazio per avermi risposto. Volevo rispondere alla Sua domanda “Non so se proprio nessuno dei suoi fratelli….” con i miei fratelli ho sempre avuto un buon rapporto, come anche, con cognati e cognate. Questa simpatia e anche un pò di complicità con i miei fratelli c’è sempre stata sin da quando eravamo piccoli. Sono sempre stata la cocca del fratello maggiore (purtroppo ci ha lasciati troppo presto) e la preferita dagli altri tre, almeno da quello che hanno sempre detto su di me. Ma aimè, Il problema nasce quando noi sorelle ci sentiamo o ci si trova… Grazie tanto per la Sua gentilezza. in @ Dott.ssa Laura Caminiti:

  42. Domitilla ha detto:

    Buonasera, ho 16 anni e ho un fratello minore che ha da poco compiuto 13 anni. Gli ho sempre voluto tanto bene, ma da qualche anno sento che il legame che ci contraddistingueva è scomparso, lui gioca sempre con i videogiochi o passa il tempo con i suoi amici, quando ci vediamo ci scambiamo giusto tre perole e litighiamo per qualsiasi cosa: chi dei due deve apparecchiare o sparecchiare ecc. Poi a volte ci ritroviamo a ridere e scherzare, ma dura poco perché la maggior parte della giornata ci ignoriamo, poi a volte la sera mi viene a chiedere se posso imboccargli le coperte prima di andare a dormire, e a volte mi fa sentire come se fossi per lui una pessima sorella maggiore. Vorrei rimediare a questa mia assenza, ma non so come fare…non so come provare a riavvicinarmi.

  43. alina ha detto:

    salve dottoressa
    sono una ragazza di 22 anni e ho un fratello quasi 5 anni maggiore di me.
    inizio raccontare un po di storia.
    veniamo da una famiglia con gravi problemi economici , ed lui ha lavorato sin da 16 anni per pagare i suoi corsi o comprare nuovi vestiti, nostro padre e alcolizzato che quando era ubriaco picchiava la mamma e gridava alla note senza lasciati dormire.
    lui (fratello) mi ha protetto sempre, cioe a volte mi allontanava dalle brutte situazioni a casa.
    io sono stata semrpe fragile dal salute e la mamma ha spento tanto tempo e soldi con me.
    12 anni anni fa , lui e andato via da casa perche non riusciva a soppotrare piu la situazione la, e gli ultimi 5 anni ha contribuito tanto portando soldi a casa (lavorava mentre studiava)ha fatto tutto cio che voleva, la resso sestesso felice insieme alla sua fidanzata.
    ed io , nel frattempo sapendo che non contribuivo su niente non faceva niente per fare me stessa felice con cose di ragazzine (compravo vestiti soltanto quando si rovinavano quei vecchi , non usciva a bar con le amiche , non andava nelle feste della scuola etc) anche se non ho niente bello da ricordare dalla mia adolescenza non mi ripenta d’aver fatto cosi.
    Ho iniziato l’Università che lui mi ha consigliato , mi sono laureata (non lavorava , ma aiutava la mia mamma nell’un piccolo negozio che avevamo)
    non gli ho chiesto niente all mio fratello , ne soldi , ne aiuto ne niente. neanche quando nella scuola gli altri mi bullisavano.
    lui invence mi ha comprato telefoni , un laptop etc
    mi ha auitato tanto economicamente senza neanche chiedrela nulla.
    Ma , non abbiamo mai avuto una relazione d’amore fra fratello e sorella.
    mi ha offesso tanto , ho ascoltato da lui le parole piu brutte che una raggaza puo mai sentire.
    nel liceo aveva un amica la qualle aveva un amoroso, un ragazzacio, e quando lui ha saputo questa cosa mi ha detto che lei era una putana , anch’io insieme a lei , siccome era la mia amica. e da anni ascoltava sempre la stessa frase , che se lui mi lascerebbe fare come io voglio , io finerei per strada facciendo la prostituta.
    a 21 anni ho iniziato conoscermi con un ragazzo (per la prima volta , perché non lasciavo nessuno ad essere vicino a me), e quando l’ho detto al mio fratello non gli era piaciuto di niente , perché ‘ragazzi buoni che ti amano gli puoi trovare dappertutto’ ,il fatto che quello ragazzo non aveva uno futuro promettente non era quello giusto per me. mi ha costretto di lascialo dicendomi di nuovo che sono una putana , che non so fare le scelte giuste , che non so pensare , che non so ragionare , che parlo troppo , che di nuovo sono una putana , e se non seguo i suoi consigli finerei in strada etc.
    ho più di 5 messi che sto vivendo con mio fratello, mi ha consigliato di iniziare un nuovo università , e l’ho fatto , mi ha pagato lui l’universita e tutto.
    all inizio quando sono arrivata a casa sua era buono con me , mi diceva parole belle , che amava me piu della sua findazata , che ha pensato tanto per me , mi baciava abbraciava , e io invence niente , mi veniva di piangere quando lo vedevo cosi carino.
    ma questa carezza era per un breve tempo.
    lui mi dicce quando devo dormire , quando devo svegliare , cosa e quando devo mangiare , come devo studiare , cosa devo fare , cosa non devo fare tutto su di tutto
    E se non segui i suoi leggi, si arrabbia , inizia a dire le stesse cose , e in piu…
    si arrabia se non gli chiedo aiuto , qunado gli ho detto che io non ho comunicazione con te perche mi dici ongni volta che io non so parlare, ed io ho scelto di non parlare e chiacherare perche poi lui si sentirebe vergogniato di me
    mi dice ogni volta che ha lavorato per me, che pensando per me adesso e fuori corso e non ha finito l’universita . che a me non me ne frega per lui , che sono egoista , che sono idiota , che ho spento i suoi soldi senza fregarmene niente.
    non gli fregga come mi sento io , perche la sta facciendo tutto per darmi una buona opportunita in vita.
    in questo momento mi sento a pezzi , non ce lo posso fare piu. Non riesce a capire che quello che lui dice mi stano uccidendo , perche e convinto in quello che dice ,e sono tutte cose che io merito ad ascoltare, che e sempre colpa mia per ogni cosa.
    so che anche lui non si sente bene in questa situazione , di littigare ogni giorno , perche mi ama.
    so che e colpa mia , non volgio inizare ad odiarlo..
    cosa mi consiglierebbe fare per avere un rapporto normale con lui ?

  44. adi ha detto:

    Ho letto con attenzione le varie esperienze e sono curiosa di sentire il suo parere.Sono la primogenita di una famiglia del sud, ho 56 anni e due sorelle e due fratelli. Sono stata cacciata da casa nel lontano 1984 a seguito del rifiuto a sposarmi dopo la fuitina e mi sono trasferita a Roma dove faticosamente ho trovato un lavoro, mi sono laureata e costruito una famiglia ma che però non è andata a buon fine. I rapporti con i miei fratelli e sorelle sono stati, dopo l’ evento suddetto, molto conflittuali. Nel tempo si sono fatte alleanze che avevano come risultato la mia esclusione. Io ho lasciato correre, come se fosse normale tale cosa e per anni e la mia vita affettiva ne ha risentito pesantemente. Ma la situazione è ulteriormente peggiorata dopo la morte dei miei genitori con l’ eredità della casa e della campagna. L’ eredità ha acceso ulteriori dissidi al punto che ho interrotto i rapporti con i miei familiari, soprattutto con il secondogenito…Dopo dieci anni un evento molto triste ha colpito mia sorella minore ed io non mi sono tirata indietro ad esserle vicino nonostante i 34 anni di non frequentazione. La mia presenza ha rimesso in moto la faccenda dell’ eredità dalla quale mi volevo sganciare donando la mia quota in quanto non ho risorse economiche insufficienti neanche per mangiare figuriamoci pagare bollette o eventuali ristrutturazioni. La gestione della casa è stata tutta nelle mani di un’ unica persona e i miei tentativi di far valere le mie ragioni o proposte completamente disattese.In questi giorni mi è arrivata una raccomandata con varie recriminazioni per non aver pagato le bollette e varie proposte a cui ho risposto dando mandato a vendere le proprietà e non voler nulla se non un vecchio album di famiglia che avevo messo a punto in un natale di tanti anni fa. Credo che sia molto difficile recuperare una relazionalità in cui ci si rispetti e mi dà molto dispiacere constatarne a mio avviso l’impossibilità ad essere fratelli e sorelle che si vogliono bene oltre che l’avere tutta una serie di problemi affettivi ed emotivi che riscontro anche in loro.

  45. Cla ha detto:

    Salve,sono una ragazza di 33 anni quasi 34 ,vorrei andare a convivere con il mio attuale ragazzo ma mi rendo conto e sono consapevole di aver instaurato un rapporto patologico con il mio fratello più piccolo di sei anni.
    I miei genitori sono stati sempre assenti emotivamente con noi e hanno attribuito a me il ruolo di guidarlo al tal punto di sentirmi io la figura genitoriale ..mi sento responsabile io di lui in tutto e per tutto..in questo momento lui ha avuto una rottura penso temporanea con la sua ragazza dato i vari tira e molla da dieci anni a questa parte .. in questo momento mi sento ancora più di stargli vicino anche solo con poco, visto che non abbiamo linguaggi dolcissimi ma un po’ distanti,ma nello stesso tempo mi rendo conto che mi sto allontanando da me e da i miei bisogni …tutto questo mi fa sentire inadeguata ,ansiosa ,triste,in colpa..arrabbiata con i miei perché mi hanno dato responsabilità non mie.
    Da qualche mese a questa parte sono molto ansiosa ,anche nel momento in cui oggi Il mio ragazzo mi ha detto di andare a vivere insieme (cosa che tanto desidero :staccarmi da casa e vivere in pace con lui )mi ha suscitato tristezza,tachicardia formicolii, quasi pianto perché nel mio inconscio ho avuto sensazione di abbandonare mio fratello e io sono fondamentale per lui ,vitale .. nonostante lui mi tratta anche male a volte ..ho paura di non riuscire a staccarmi, da lui da questo legame strano .. paura di non riuscire ad andare via di casa…cosa devo fare ?

  46. Vale ha detto:

    Salve, vorrei esporle la mia problematica con mia sorella, io ho 26 anni lei 23 abbiamo sempre avuto un rapporto fatto di alti e bassi. Io sono sempre stata iperprotettiva e anche un po asfissiante con lei, tendo a metterla sotto pressione per sapere tutto della sua vita, perché lei con me non si apre, non mi dice davvero cosa succede nella sua vita e la cosa mi pensa perché vorrei avere un rapporto fatto più di complicità e sincerità tra noi,ma non c è mai stato e allora io divento ossessiva perché vorrei a tutti costi far parte della sua vita. Ultimamente è accaduto l’ennesimo litigio pesante, stavolta per colpa mia principalmente, lei doveva partire per milano con degli amici e non mi raccontava con chi e dove avrebbe dormito, io sentivo che non era sincera e allora mi sono messa ad indagare rompendo la sua privacy e quando ho scoperto che infatti aveva detto delle fesserie non ci ho visto più e l’ho affrontata facendomi sgamare su come sapessi queste cose. Diciamo che non è la prima volta che io sono così pensante e che rompo la sua privacy e quindi stavolta dice che ha chiuso tutti i rapporti con me non ne vuole più sapere di me non ci parliamo da un mese. Io mi sono scusata anche perché io non sto bene di mio ho problemi di ansia e depressione e ho iniziato da poco la psicoterapia. I rapporti con lei al di là fu questo episodio erano già pessimi, perché lei non sopporta più la mia ansia e non sopporta più la mia pesantezza. Ora lei forse andrà via di casa per studiare fuori e io ci sto male, perché non avrò il tempo per ricucire il rapporto con lei, quando andrà via le porte saranno chiuse e basta, la conosco troppo bene, forse vivere sotto lo stesso tetto è l’unica cosa che ancora avrebbe potuto salvarci. Cosa mi consiglia di fare per farmi perdonare, oer chiederle scusa? Io al momento non ho fatto nulla, mi sono scusata e basta e poi forse sto solo peggiorando le cose. Perché l’ho rifatto ancora di rompere la sua privacy e mi ha scoperta ancora. Cosa mi consiglia dottoressa ormai non c è più niente che io possa fare

  47. antonella ha detto:

    molto bello utile

  1. 30 marzo 2015

    […] Alcuni spunti utili: […]

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