Droghe leggere e dipendenza: quando è la “canna” la vera protagonista

cs01Il tema delle cosiddette droghe leggere è spesso oggetto di dibattito e interesse soprattutto per quanto riguarda i giovani e le eventuali conseguenze a cui questi potrebbero andare incontro. Informazioni fallaci o incomplete possono inoltre contribuire a mantenere il tema su un livello superficiale di comprensione favorendo pregiudizi come comportamenti che poi generano situazioni impreviste.

Visto che i dati attuali mostrano che l’Italia è addirittura il paese in Europa con il maggior numero di consumatori di droghe leggere, ovvero cannabis, hashish e marijuana, il tema non può non rivestire per noi una certo rilievo.

Cerchiamo quindi di analizzare il rapporto che si può instaurare con tali sostanze e le possibilità per uscire da eventuali situazioni di abuso e dipendenza.

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roachDal punto di vista psicologico l’argomento è importante visto che capita di affrontare situazioni di uso e abuso di droghe leggere all’interno del setting psicoterapeutico; compito dello psicoterapeuta, in accordo con la richiesta del cliente, può essere quello di pianificare e seguire passo dopo passo, un programma di diminuzione e/o eliminazione dell’uso di cannabis.

Qualora il soggetto in questione abbia deciso di richiedere un aiuto, decisione che lo pone già in un’ottica di cambiamento importante.

Bisogna infatti chiarire che la reazione alle suddette sostanze è assolutamente individuale. Vale a dire che non si può affermare che se “ad un amico”.. “ad altre persone .. le canne non hanno creato dipendenza o non hanno prodotto effetti indesiderati allora questo sarà vero anche per me”. La reazione può essere molto diversa da un soggetto a un altro, non è perciò possibile prevedere le conseguenze che tale pratica potrebbe comportare su nessuno. Né tanto meno affermare che non creano dipendenza in assoluto.

Per alcuni soggetti è possibile maturare dipendenza e assuefazione anche dal solo uso di canne, trovandosi in una situazione imprevista la cui gestione richiede poi un impegno notevole in termini di forza, determinazione e volontà di cambiare.

pass-itSoprattutto per quanto riguarda i giovani e gli adolescenti, il fumo ha un grande valore socializzante ed aggregante, vuoi perché diventa un’esperienza condivisa, vuoi perché rende le persone più rilassate…fatto sta che mentre per alcuni resta un passatempo altri si accorgono a un certo punto che sono disposti a mettere da parte ragazza, interessi, attività importanti, sacrificare soldi pur di continuare a fumare da soli o con le poche persone con cui si condivide quest’abitudine, finendo via via per isolarsi, perdere concentrazione per le attività quotidiane e tuttavia, pur essendo consapevoli di ciò, non riuscire più a fermarsi.

La motivazione a smettere o il continuare dipendono da molti fattori fra cui il ruolo che assume appunto la droga nell’esistenza di un giovane, la volontà individuale, e non ultimo il sostegno familiare, poiché di sostegno sociale non si può parlare a meno che non ci si riferisca a operatori sociosanitari e nuove amicizie che non condividano questa pratica.

Quali sono gli effetti positivi dell’uso di droghe leggere?

  • Un senso di benessere
  • Divertimento e socializzazione, la relazione con i pari è in alcuni casi facilitata
  • Sensazione di rilassamento
  • Sensazione di break/distaccare dallo stress
  • Aumento della creatività e dei sensi
  • E ‘qualcosa che si condivide con persone vicine

Di contro gli effetti negativi potrebbero essere:

a breve termine

  • ansia o paranoia
  • problemi di memoria o concentrazione per cui c’è interferenza con le quotidiane attività del soggetto
  • pensieri bizzarri o allucinazione, soprattutto per quei soggetti che hanno una precedente familiarità con i disturbi mentali
  • problemi legali

a lungo termine

  • aumento del rischio di malattie della gola o del polmone
  • isolamento sociale
  • problemi finanziari
  • diminuzione della concentrazione e motivazione
  • in situazioni già a rischio si possono innescare malattie mentali

brainAlcuni dei maggiori esperti del settore in campo internazionale (vedi: Prof. Fabrizio Schifano University of Heartfordshire, Londra, Centre for Clinical Practice, Safe Medicines and Drug Misuse Research) affermano che in adolescenza l’uso di cannabis può intervenire sulle connessioni nervose, allentandole, a volte, in modo irreversibile.

Per quanto riguarda l’ingresso verso droghe più pesanti, non sembra essere vero che tutti coloro che usano droghe leggere finiscono per usare droghe pesanti, ma viceversa chi sviluppa una dipendenza da droghe pesanti è prima passato da quelle leggere. Sembra che nella personalità di chi usa droghe ci sia una disposizione particolare alla sperimentazione e qui entriamo nel quadro di personalità che viene definito sensation seeker letteralmente: “cercatori di sensazioni”. Un tipo di personalità in continua ricerca di sensazioni nuove e intense unita alla disponibilità a correre rischi per ottenerle. Questi individui non cercano il rischio di per sé, esso è però una conseguenza del fatto che le sensazioni più forti possono essere sperimentate, spesso, solo in situazioni estreme.

Ciò che il seeker non sopporta è la noia. È come se queste persone avessero una soglia della noia tarata su un livello molto basso, potendo restare solo un breve tempo senza attivarsi per scrollarsela di dosso. Questo continuo bisogno di esplorazione dell’ambiente, che lo mette in situazioni rischiose, altro non è che l’esagerazione di un tratto umano responsabile della nostra sopravvivenza come specie.

Quale perciò la differenza fra uso e abuso di sostanze?

L’abuso è una modalità patologica di uso di una sostanza che porta a menomazione o disagio clinicamente significativi, come manifestato da una o più delle condizioni seguenti in un periodo di 12 mesi:

  • Uso ricorrente della sostanza risultante in una incapacità a adempiere ai principali compiti connessi con il ruolo sul lavoro, a scuola o a casa
  • Uso in condizioni fisicamente rischiose (es: alla guida dell’auto)
  • Ricorrenti problemi legali correlati all’uso di sostanze
  • Persistenti e ricorrenti problemi sociali o interpersonali causati o esacerbati dagli effetti della sostanza

Si può richiedere aiuto psicologico in questi casi?

helpNaturalmente si, la psicologia offre diversi approcci per l’aiuto nella riduzione dell’uso di sostanze o nel suo graduale abbandono. La distinzione è importante poiché non tutti possono essere necessariamente interessati a smettere completamente ma alcuni potrebbero desiderare di ridurre solo l’assunzione, affinché questa ad esempio non interferisca troppo sulla propria condotta. Il clinico rispetterà chiaramente la richiesta del paziente.

Non è escluso che il comportamento potrebbe poi estinguersi gradualmente non appena le motivazioni che lo rendono attraente cessino di esistere. In generale il trattamento più indicato richiede l’uso di strategie terapeutiche che implicano la partecipazione attiva del paziente nel dirigere i propri cambiamenti comportamentali attraverso l’acquisizione di strategie di automonitoraggio, controllo dello stimolo e autoricompensa, che acquisiti sotto la guida dello psicoterapeuta possono essere messi in pratica in autonomia, anzi ‘devono’! Tornando poi settimanalmente a registrare ed osservare insieme l’andamento, i progressi, le eventuali ricadute e la pianificazione delle attività alternative e sostitutive del fumo.

L’uso regolare delle strategie terapeutiche è un fattore decisivo sul raggiungimento degli obiettivi, che diventano impossibili quando la loro applicazione è irregolare e sporadica. Fondamentali pertanto elencandoli in ordine di importanza: la volontà del paziente, la guida costante del terapeuta, il sostegno familiare e sociale. Rimanendo sul tema dell’aiuto psicologico, qualora l’uso di sostanze si accompagni a stati depressivi o ansiosi, in generale a quadri psicologici più complessi, è chiaro che non si farà più riferimento esclusivo alle sole strategie terapeutiche sopra esposte ma il clinico selezionerà ulteriori formule di intervento da integrare alle precedenti.

Nel prossimo articolo verrà presentato un caso clinico che consentirà, attraverso il racconto di una situazione concreta, l’analisi delle dinamiche terapeutiche nel trattamento della dipendenza da droghe leggere.

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Dott.ssa Valentina Marchetti

Psicoterapeuta - Psicologo Giuridico redattrice EMAIL: dr.vmarchetti@gmail.com Contatto Skype: valentina.marchetti12 Da sempre appassionata alle diverse applicazioni della psicologia a diversi ambiti del sapere, ho maturato molta esperienza pratica collaborando con strutture sia pubbliche che private e parallelamente cominciando a svolgere da subito attività di consulenza privata presso studio professionale. L’ultimo settore di cui mi sono appassionata e in cui mi sto specializzando è l’Internet marketing ovvero la divulgazione di conoscenze e informazioni (per quanto mi riguarda di tipo psicologico naturalmente) attraverso il web.

8 Responses

  1. Laura Buccino ha detto:

    Ogni volta che un Paese che non sia la nostra solatia Italia legalizza la vendita di droghe leggere, si scatena il ballo degli strizzacervelli che ci insegnano tutto di una cosa di cuio non sanno nulla.
    Anche i cani sanno che le droghe, tutte, anche la SIGARETTA fanno male e chi è malato di mente si deve far curare e non si deve far le canne. Pensateci quandi liberate i serial Killer dai manicomi criminali.
    Un po’ come a scuola quando ci facevano vedere i filmini sulle droghe pesanti ed i loro effetti, invece di chiamare a parlare i nostri compagni drogati che erano tutti lì, in prima fila
    Un po’ come i preti che pretendono di insegnare alle mamme come si educano i figli.
    Un po’ come uno spettatore di una gara di equitazione dà consigli al cavaliere in campo, tanto mica sa che è D’Inzeo…

  2. valentina ha detto:

    @ Laura Buccino:
    Cara Laura,
    non è che le persone che fanno uso di canne lo fanno sempre perché sono “malate di mente” come dici tu. Ti assicuro che il disturbo psichico non è necessariamente legato all’uso di droghe. il motivo per cui a trattare l’argomento sia uno psicoterapeuta, come in questo caso, è che anche in presenza di situazioni di questo genere, la psicoterapia può fornire delle strategie operative per aiutare l’utente che ne faccia esplicitamente richiesta allo psicoterapeuta.
    Per concludere ti assicuro che tutto ciò che viene trascritto nell’articolo è frutto di esperienza pratica sul campo, tant’è che la seconda parte verterà sul caso clinico ovvero la storia e il trattamento di un paziente REALE, trattato da chi ha scritto l’articolo.
    Ciao

  3. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Laura Buccino:

    Ciao Laura,
    innanzitutto grazie per aver espresso il tuo punto di vista…
    Penso tuttavia che nel tuo commento si intersechino piani diversi. Mettere insieme malattia mentale, manicomi criminali, scelte politiche, droghe, rischi per la salute e competenza degli educatori a mio avviso significa confondere le acque. Sono certamente tutti aspetti importanti che, a volte, possono ruotare attorno ad un unico problema ma che meritano di essere trattati separatamente e da figure professionali diverse.

    Il punto di vista portato avanti dagli autori degli articoli in questo sito è un punto di vista prettamente psicologico/psicoterapeutico e si focalizza sul contributo che la consulenza psicologica e la psicoterapia possono fornire nei vari contesti, sia che si parli di cura del disagio, sia che si faccia riferimento alla prevenzione e alla promozione del benessere. Ma tornando all’articolo…

    Le “canne”, ricordiamolo, hanno anche una funzione aggregante e la maggior parte dei giovani che sperimentano l’uso di droghe leggere lo fa per emulazione, desiderio di mettersi alla prova, per non sentirsi “esclusi dal gruppo” in un momento in cui il giudizio dei pari riveste un ruolo molto importante… Nella normalità dei casi si tratta di un comportamento che tende a estinguersi da solo e che non nasconde disagi più profondi di quelli legati alle normali difficoltà adolescenziali. Certamente anche in tale comportamento si nascondono dei rischi, legati soprattutto ad altri comportamenti correlati come mettersi al volante dopo aver fumato e quindi con i riflessi rallentati e le capacità percettive offuscate. Ma per questo basterebbe una corretta “educazione all’uso” e ragionare in chiave di riduzione del danno. Qualcuno rabbrividirà all’idea, ma se sono i comportamenti che ruotano “attorno” al fumo a produrre il rischio più consistente forse si dovrebbe valutare la possibilità di correggere quelli attraverso interventi psicoeducativi!

    Il problema assume maggiore rilevanza e desta maggior preoccupazione quando questo uso (di solito limitato alle occasioni di socializzazione) diventa abuso e fumare assume un’importanza che trascende altri aspetti della vita e interferisce pesantemente con le normali attività di un adolescente in crescita. Si può parlare infatti di dipendenza che è sia fisica che psicologica. In più, un uso regolare e consistente può provocare danni neurologici e facilitare, come detto nell’articolo, l’esplosione di malattie mentali a cui il soggetto potrebbe essere predisposto. L’intervento psicologico in questo caso non solo è utile ma si rivela determinante!

    Ci tengo a fare questa distinzione perché viviamo in un paese proibizionista (a meno che non sia lo Stato stesso a “spacciare”, come fai giustamente notare tu rispetto alle sigarette) in cui le informazioni tendono a circolare in maniera distorta e l’atteggiamento dominante nei confronti delle droghe è fortemente moralizzante e medicalizzante. L’aspetto psicologico è sottovalutato e c’è una forte tendenza alla stigmatizzazione che rende difficile affrontare l’argomento nella giusta ottica, tanto con i giovani quanto con gli adulti.

    Il messaggio che vogliamo far passare è quindi che è importante essere correttamente informati, analizzare le situazioni caso per caso e aprirsi alla possibilità di chiedere sostegno psicologico quando il rapporto con le sostanze diventa difficile da gestire…

  4. zoil ha detto:

    Su Focus la risposta a uno dei quesiti fondamentali dell’umanità: perché fumare cannabis fa venire fame? http://www.focus.it/scienza/salute/perche-la-cannabis-fa-venire-fame_C12.aspx

  5. Alessia ha detto:

    Vivo da anni in Spagna, e qua le cosiddette ‘droghe leggere’ sono legalizzate. Ci sono svariate associazioni a cui ci si iscrive e ciascuno può comprare quello che vuole (limitatamente a marijuana e hashish). Io fumo saltuariamente (una/due volte ogni mese, quando ho problemi ad addormentarmi) da piu di 20 anni, e sinceramente parlare di dipendenza da droghe leggere mi fa sorridere. Nessuno studio serio è mai riuscito a dimostrare che hash e mariijuana diano un qualche tipo di dipendenza, e non mi risulta sia mai stato registrato un solo caso di morte riconducibile all’uso di tali sostanze. Sono perfettamente d’accordo con chi dice che il tabacco fa molti più danni. Le dipendenze vere sono ben altro! Qua un video di animazione che spiega il meccanismo delle dipendenze, quelle VERE 😉 : http://happily.it/nuggets-la-dipendenza-spiegata-in-un-cortometraggio/

  6. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Alessia:

    Cara Alessia,
    se non ti sei soffermata solo sul titolo dell’articolo ma hai letto anche il contenuto e magari i commenti che hanno preceduto il tuo intervento puoi comprendere come la distinzione che è stata fatta fra uso e abuso e fra dipendenza fisica e psicologica sono sufficienti a fornirti una risposta.

    Qui non stiamo parlando di legalità o illegalità delle droghe e se è giusto o meno che alcol e sigarette siano legali mentre hashish e maijuana no. Più semplicemente facciamo riferimento alla relazione con le droghe cosiddette leggere, proprio perché i danni provocati dalle droghe pesanti sono evidenti e comprovati mentre quelli legati alle droghe leggere sono influenzati dal tipo di relazione che si instaura con esse e dai bisogni che esse vanno a soddisfare.

    Dire che non provocano dipendenza è un errore. Tutte quelle pratiche che stimolano sensazioni di piacere nel nostro cervello provocano dipendenza (si pensi allo sport o al sesso!)… Le sostanze psicotrope, fra cui annoveriamo anche il caffè o il cioccolato!, generano diversi gradi di dipendenza. Smettere di fumare non è difficile a causa della nicotina contenuta nelle sigarette, che viene smaltita dall’organismo in pochi giorni, ma per la dipendenza psicologica dalla sigaretta. Per il senso di sicurezza che regala, per il senso di relax legato al gesto di fumare.
    Allo stesso modo, quando fumare cannabis serve come mediatore per ottenere qualcosa che altrimenti non si riesce ad ottenere (tu stessa dici di usarla quando hai problemi ad addormentarti) ci si lega a questa pratica in un rapporto di dipendenza. Quando questa dipendenza diventa “scomoda” o dannosa nella vita di un individuo, ecco che il ricorso a un sostegno psicologico può diventare determinante per riacquistare il controllo e vivere l’uso della sostanza, eventualmente, come una scelta e non come un bisogno che porta il resto della propria vita a ruotare intorno ad esso.

  1. 4 febbraio 2014

    […] Ecco un mio articolo pubblicato sul Portale di Psicologia Psicologia Ok migliora la tua vita segui la strada giusta http://www.psicologiaok.com/4201/droghe-leggere-e-dipendenza-quando-e-la-canna-la-vera-protagonista/ […]

  2. 25 settembre 2014

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