Malati di gioco: riconoscere la dipendenza da gioco d’azzardo

Slot_machineOgni giorno basta accendere il televisore per essere “bombardati” da pubblicità che esortano a tentare la fortuna nei modi più svariati: i gratta e vinci, il poker online, le slot machine virtuali, per non parlare della proliferazione di sale da gioco nelle nostre città.

In questo quadro sempre più spesso si sente parlare di dipendenza da gioco d’azzardo. Si tratta di un problema serio che, se non adeguatamente affrontato, è potenzialmente in grado di condurre intere famiglie alla rovina, non solo economica ma anche dal punto di vista dei legami affettivi.

La difficoltà più grande consiste nel prendere coscienza del fatto che il problema esiste e nel superare le resistenze a chiedere un aiuto competente.

Come possiamo allora riconoscere i segnali della dipendenza da gioco?

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superenalottoInnanzitutto bisogna distinguere tra le persone che giocano spesso e chi invece soffre di un disturbo detto gioco d’azzardo patologico. Molte persone infatti giocano solo per divertimento, prefissano un budget da investire nel gioco e sono consapevoli che la vincita non è assicurata.

Per altre persone invece il gioco d’azzardo può diventare un problema in quanto inseguono la vincita a tutti i costi, si convincono che maggiori saranno le giocate e maggiore sarà la possibilità di vincere e in molti casi sviluppano una sorta di dipendenza da gioco d’azzardo molto simile alle più note dipendenze da alcol o da sostanze stupefacenti.

Pertanto il giocare diventa come una droga, mentre si gioca si prova una sorta di euforia simile all’ebbrezza e in questa euforia si tende a giocare sempre di più.

Certamente non è facile uscire da questo “circolo vizioso” in cui il gioco diventa una delle attività principali della giornata e viene utilizzato come modo per passare il tempo, con la speranza di una vincita che “potrebbe cambiare la vita”.

A questo proposito non dimentichiamoci che in un momento di crisi economica come quello che stiamo vivendo, con le conseguenti incertezze sul futuro, la situazione spesso critica  in cui vivono molte famiglie anziché essere un deterrente al giocare eccessivamente è spesso uno dei fattori che contribuisce alla voglia di tentare la fortuna. Ed ecco che la slot diventa un’occasione di “dare una svolta” alla propria vita, diventa anziché un problema, una possibile soluzione ai propri disagi economici, perché nell’ottica di chi gioca viene vista come un “investimento” che prima o poi darà i suoi frutti.

A tutto ciò spesso si aggiunge il senso di colpa associato alle perdite, la paura di essere scoperti dai propri cari e di non essere compresi, la vergogna di ammettere di avere un problema e di chiedere aiuto, la solitudine in cui spesso si trovano le persone che si dedicano al gioco.

moneyCome si può dunque intuire, il gioco d’azzardo nella maggior parte dei casi è la conseguenza di tutta una serie di problematiche che la persona sta vivendo e che non sa come risolvere, e si configura come malattia e cura della  medesima situazione, come le due facce di una stessa medaglia.

Secondo il DSM-IV-TR (2000) si può diagnosticare un quadro di disturbo da gioco d’azzardo patologico se la persona presenta almeno cinque delle seguenti caratteristiche:

  1. È eccessivamente assorbito dal gioco d’azzardo (per esempio, il soggetto è continuamente intento a rivivere esperienze trascorse di gioco, a valutare o pianificare la prossima impresa di gioco, a escogitare i modi per procurarsi denaro con cui giocare)
  2. Ha bisogno di giocare somme di denaro sempre maggiori per raggiungere lo stato di eccitazione desiderato
  3. Ha ripetutamente tentato di ridurre, controllare o interrompere il gioco d’azzardo, ma senza successo
  4. È irrequieto o irritabile quando tenta di ridurre o interrompere il gioco d’azzardo
  5. Gioca d’azzardo per sfuggire problemi o per alleviare un umore disforico (per esempio, sentimenti di impotenza, colpa, ansia, depressione)
  6. Dopo aver perso al gioco, spesso torna un altro giorno per giocare ancora (rincorrendo le proprie perdite)
  7. Mente ai membri della propria famiglia, al terapeuta, o ad altri per occultare l’entità del proprio coinvolgimento nel gioco d’azzardo
  8. Ha commesso azioni illegali come falsificazione, frode, furto o appropriazione indebita per finanziare il gioco d’azzardo
  9. Ha messo a repentaglio o perso una relazione significativa, il lavoro, oppure opportunità scolastiche o di carriera per il gioco d’azzardo
  10. Fa affidamento sugli altri per reperire il denaro per alleviare una situazione economica disperata causata dal gioco (una “operazione di salvataggio”).

Cosa si può fare quando un conoscente o un familiare presenta queste caratteristiche?

 Parola d’ordine: NON GIUDICARE

Se ci accorgiamo che un nostro conoscente o familiare si è lasciato ammaliare dal fascino di una “vincita facile” e adesso ha un problema di gioco, la prima cosa da fare è parlarci cercando di capire le sue motivazioni e mai dando giudizi negativi che potrebbero ancor più spingerlo ad “estraniarsi” giocando. Bisogna al contrario cercare di capire e comprendere la sua situazione e aiutarlo nel riconoscere di avere un problema, rassicurandolo infine del fatto che non c’è niente di cui vergognarsi nel chiedere aiuto.

A questo proposito può essere utile sapere in molte città di Italia il Ser.T o il Comune o delle associazioni promuovono  servizi  che si propongono  di sostenere e aiutare non solo chi si accorge di “essere malato di gioco d’azzardo” ma anche i suoi familiari.

Principalmente i familiari giocano un ruolo importantissimo sia nella presa di coscienza del problema che nella sua risoluzione, aiutando il giocatore ad affrontare il proprio disagio, non facendolo sentire solo in questa “battaglia” contro il gioco e riconoscendo i suoi sforzi, anche e soprattutto quando non danno gli esiti sperati.

playerCombattere questo tipo di dipendenza è tutt’altro che facile e le persone che si trovano ad affrontare questo problema non di rado hanno delle ricadute, soprattutto in questi momenti è essenziale la vicinanza dei propri cari e la giusta motivazione che questi possono dare!

Combattere questo disturbo è possibile con il giusto sostegno: l’importante  è non avere paura di chiedere aiuto!

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Dott.ssa Erika Patracchini

Psicologa - Mediatrice Familiare in formazione redattrice EMAIL: erikapatracchini@hotmail.it Credo di aver sempre saputo di voler intraprendere un percorso di studi in psicologia, sono sempre stata affascinata dai diversi modi di pensare e di comportarsi delle persone! La mia passione per la psicologia è quindi stata mossa in primis dalla curiosità. Appena laureata ho scelto di svolgere il tirocinio post lauream in due diverse strutture che si occupavano del reinserimento sociale di persone con problemi di dipendenza patologica, settore nel quale in seguito ho lavorato. Mediante le mie esperienze lavorative ho sempre più maturato la convinzione dell'importanza della famiglia nelle scelte personali dell'individuo e ho deciso di intraprendere un percorso di formazione in mediazione familiare, in modo da poter aiutare le coppie a gestire al meglio un evento complesso e delicato come la separazione, avendo come obiettivo principale il benessere dei figli. Al momento mi occupo di sostegno psicologico individuale e di mediazione familiare in provincia di Firenze e a Prato, è un lavoro che adoro anche perchè "Le difficoltà superate sono opportunità guadagnate". (Winston Churchill) e mi piace pensare di poter aiutare le persone a vedere sempre le proprie opportunità anche nei momenti difficili!

2 Responses

  1. VALENTINA ha detto:

    Buon giorno io sono la figlia di una signora affetta da questa malattia però lei anche se gliene si parla dice che non è vero e che lei non ha bisogno però la situazione continua a peggiorare sempre di piu

  2. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ VALENTINA:
    Buongiorno Valentina, purtroppo la situazione che descrive è tutt’altro che rara e capita di frequente che si debba arrivare a toccare il fondo prima di rendersi conto che ci sia un problema. La invito comunque a contattare la dott.ssa Patracchini, autrice dell’articolo, al suo indirizzo email erikapatracchini@hotmail.it per farsi orientare rispetto al percorso da intraprendere.

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