Eva Kant: l’emblema della donna moderna

diabolik_fumettoQuest’anno una mostra romana ha festeggiato i 50 anni del fumetto Diabolik e Lucca Comix non ha risparmiato di ricordarlo a sua volta.

Contrariamente a quanto possiamo pensare, lui, Diabolik, alias lord Anthony Kant, non è l’eroe principale e indiscusso di questo storico fumetto, bensì è la coppia al centro del mirino. In questa coppia, c’è lei Eva, l’emblema della donna moderna che, in relazione con lui, mostra obbedienza-disobbedienza, tradizione, indipendenza, trasformazione, capacità, intelligenza. Una Donna.

Una coppia come molte altre, fatta di regole esplicite ed implicite, di rituali, di violenza, di svalutazione, ma che nel finale lascia intravedere una trasformazione vitale, dettando e suggerendo la strada per l’evoluzione sociale ed umana.

Ma partiamo dall’inizio, vi ricordate la storia?

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evakant02Nasce nel 1962 per opera di Angela e Luciana Giussani, sorelle appartenenti alla buona borghesia milanese, indipendenti e ardite, disegnano un fumetto per adulti, l’eroe: un ladro. In verità ve ne sono stati altri nel genere, Arsène Lupin e Fantômas sono due esempi, ma la novità risiede nel vero oggetto principale: lei in relazione a lui!

Ve la ricordate Eva all’inizio? Bionda boccolosa, con le vestaglie corte, i tacchi, il fare leggero e seducente, proprio come la pupa di un boss. Ma ad un certo punto si trasforma, non più boccoli, non più trine e tacchi, orecchini o perle, bensì lupetti, pantaloni di pelle, capelli ben tirati e raccolti dietro, lo sguardo non più incantato, da dolce cerbiatta, bensì vigile e attento come quello di una pantera.

Se cerchiamo di ricordare cosa è successo nel mezzo, cosa ha cancellato la vecchia ed ingenua Eva, vediamo la scena di una violenza.

Lui stringe le mani al collo di lei rabbiosamente, la vuol punire, sta per consumarsi un uxoricidio, quando improvvisamente lui si ravvede e la lascia libera.

Diabolik chiede scusa a Eva, le chiede di perdonarlo, lei piange, si lascia abbracciare e dentro di sé pensa “ci proverò” (a perdonarti), ma sa che non sarà più come prima, non può essere, fra loro e soprattutto dentro sé, si è creata una frattura incolmabile.

Lui la stava punendo perché lei ha disobbedito ad un suo ordine. Eva, durante un colpo è tornata indietro a salvare degli innocenti, contrariamente a quanto ordinato da lui!

Diabolik non perdona i traditori” …“La tua vita è mia”, le dice stringendo le mani al collo.

Fa venire in mente Barbablù con la sua sposa, ricordate la punizione magistrale? Una storia antica e pur ancora moderna e la nostra Eva, così precocemente coi tempi, incarna e svela la donna vittima di violenza, della violenza di un uomo che crede di possedere la sua vita, la sua scelta, la sua consapevolezza, il suo corpo, come fosse un oggetto.

diabolik_evaAbbiamo una coppia ed una condizione di violenza domestica, lui si sente l’uomo, colui che decide e comanda, lei è la sua subordinata, l’esecutrice, la collaboratrice fidata, non può avere idee proprie o dissensi, deve essere femminile e astuta, a sua disposizione, obbediente, conforme ai suoi desideri. Lei, di fronte alla prova visibile di una violenza in atto, comprende, realizza quanto già sentito e rompe dentro di sé il patto di fiducia e d’amore con il suo uomo.

Sa che non può più fidarsi, che lui non la rispetta come persona, ma persevera il rapporto, “si lascia abbracciare”, tacendo l’idea che tutto non può tornare come prima, non dice una parola quando lui le porge la preziosa collana in dono: “Un regalo per farmi perdonare e tu sai a cosa mi riferisco”.

Lei passa una notte insonne, si sente delusa e ferita “Come può aver creduto che bastasse una collana per cancellare tutto?

Ma rimane con lui e si svincola dal rapporto di sudditanza che ha nei suoi confronti, al punto da organizzare da sola un colpo per rubare un famoso quadro, da lui tanto desiderato “Gli occhi della pantera”. Si troverà in varie difficoltà e nel momento più critico, in cui viene catturata, è quasi persa, ricorda due scene: il primo marito che sta per ucciderla e il secondo marito, Diabolik, che le dice “Dove volevi andare senza di me?

Una frase che suona come una stilettata, non solo per Eva, per tutte le donne vittime di violenza. Ed Eva reagisce proprio grazie a questo, si libera, si salva, porta a compimento il piano.

pantherLe cose sono cambiate e la pantera possiede occhi profondi che guardano lontano, guardano al cambiamento dei tempi. Eva, questa abile pantera rappresenta l’evoluzione della donna negli ultimi decenni, tutto il lavoro compiuto dal movimento femminista, dalle intellettuali, dalle artiste di ogni arte, dalle donne di tutto il mondo, impegnate in un lavoro di auto-riconoscimento e di espressione umana totale nel mondo sociale, lavorativo, politico, intellettuale.

Questo fumetto, rappresenta l’anima dei tempi e la sua evoluzione, grazie alla lungimiranza di due donne così attuali e precorritrici nell’aver partorito una donna attuale quale Eva.

Eva, la donna abile, intelligente, sensibile, bella, capace di grande amore e grande trasformazione, una donna che lotta quotidianamente per trovare la strada della propria forza e di una relazione paritaria. Il percorso che le donne di oggi non hanno ancora portato a termine, e la violenza domestica ed extradomestica ce lo ricorda.

I numeri della violenza sulle donne ci ricordano quanto sia ancora dura la realizzazione di una realtà fatta, non di identità, ma di parità di genere. Gli uomini e le donne si dibattono e si contrappongono costantemente con i privilegi, le disuguaglianze, con gli stereotipi, i limiti, le aspettative, con i cambiamenti, le necessità e spesso la violenza rappresenta questo triste impatto.

eva_kantIl cambiamento delle idee è lento, ma è in atto ed è inarrestabile. Sicuramente non è possibile fermare tutte le Eva del mondo!

E forse gli uomini più intelligenti e aperti comprendono che è preferibile avere una compagna a fianco con cui arricchirsi reciprocamente, piuttosto che un suddito obbediente da comandare, controllare, punire!

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Dott.ssa Sabrina Costantini

Psicologa - Psicoterapeuta redattrice EMAIL:sabrina.costantinips@virgilio.it Mi chiamo Sabrina Costantini, sono Psicologa Psicoterapeuta ed ho un orientamento che ha attraversato vari ambiti, trascinando con sé ciò che più si confaceva. Sono passata da un orientamento Psicoanalitico, per incontrare poi l’Analisi Transazionale, la Bioenergetica, tecniche di Arteterapia e Danzaterapia, producendo un risultato assai singolare. Amo questo lavoro e non escludo nessuna forma di disagio. Mi occupo di: disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, problemi di dipendenza affettiva, dipendenza da sostanze, nuove dipendenze (cellulare, internet, play station, gioco patologico, sesso compulsivo, shopping compulsivo, ecc.), consulenze alla genitorialità, disturbi psicosomatici, patologie organiche acute e croniche, ecc. Sono altresì presidente dell'associazione Oltretutto, abbiamo aperto uno sportello gratuito sullo stalking, per le vittime e i persecutori, donne e uomini. Si può accedere attraverso: tel.: 366 2753616 e-mail: sportellostalking@gmail.com blog: http://stalking-fra-vittima-e-persecutore.over-blog.com

3 Responses

  1. carlo ha detto:

    Ma questa trasformazione che avete raccontato è una “reazione” non rappresenta il desiderio originario di Eva! Il falso sè che si struttura attorno al vero sè direbbe Winnicott… e tutto provocato da un “uomo” (d’altronde un ladro, il che gia lo differenzia da un uomo che rispetta le Leggi) che ha trattato la donna come oggetto e con violenza… ma se diabolik non avesse usato violenza? se l’avesse “amata e rispettata” come si suol dire?… secondo me la strada della parità non ha niente a che vedere con termini quali “lotta”, gli “occhi della pantera”, etc. credo che una parità ottenuta in base alla “lotta” comporti poi avere sempre l’esercito ben appostato al confine con grande dispendio di energie per tutti; in fondo in guerra non ci sono ne vinti ne vincitori… la strada per una vera parità è la promozione della cultura del rispetto per le differenze (donne e uomini) e soprattutto l’amore reciproco! Una rivoluzione dal basso; ma non credo si insegneranno cose del genere… si insegnerà la “lotta”, il mito dell’indipendenza. Anche Kohut (che è abbastanza recente) critica questo mito, che non può che portare a divisioni… come dice il motto latino “divide et impera” e agli imperatori attuali fanno comodo le famiglie divise!

  2. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ carlo:
    Ciao Carlo, interessante punto di vista…
    perché racconta un modo, diverso dal mio per esempio ma altrettanto valido, in cui “arriva” l’articolo della collega Costantini, che magari interverrà a dire la sua sulle reali intenzioni con cui è stato scritto.

    Nella trasformazione di Eva io non ho visto una reazione ma una liber-azione. L’ingenua Eva degli inizi era prigioniera di uno stereotipo femminile (erano gli anni ’60) che voleva la donna accondiscendente e sottomessa. La violenza subita è ciò che ha fatto scattare in lei la consapevolezza, passo necessario per il cambiamento. Le donne di oggi subiscono quotidianamente delle violenze, non necessariamente (per fortuna!) dai loro compagni ma sicuramente dal “sistema”. E allora alla lotta in qualche misura sono chiamate, per non soccombere. Se Diabolik l’avesse amata e rispettata, dici? Beh, forse se l’avesse fatto avrebbero instaurato sin da subito il rapporto paritario, di collaborazione e complicità che poi in effetti è emerso. Dal momento della liberazione in poi infatti Eva diventa complice nel crimine, diventa ladra a sua volta, prende iniziative e ha un ruolo importante sia nella vita privata che in quella “lavorativa”. E’ compagna e non più discepola. Cammina al fianco del suo uomo a testa alta (gli occhi della pantera) essendosi scrollata di dosso l’immagine della cerbiatta, che evidentemente le calzava stretta.

    Sono molto d’accordo con te quando dici che “la strada per una vera parità è la promozione della cultura del rispetto per le differenze (donne e uomini) e soprattutto l’amore reciproco!” ma è anche vero che per questo tipo di rivoluzione dal basso serve che essa venga promossa e diffusa da persone che, come Eva, si sono liberate. Anche se l’augurio è ovviamente che le chiavi della libertà non debbano passare necessariamente da atti di violenza domestica 😉

  3. carlo paone ha detto:

    @ Dott.ssa Laura Caminiti:
    Dott. Caminiti,
    La ringrazio moltissimo per la risposta che mi ha dedicato!
    Che Eva fosse vittima di uno stereotipo che le stava stretto, penso che lo si potrebbe evincere clinicamente solo “parlando con Eva” 🙂 sennò finisce che gliene affibbiamo un altro, per cui la donna è “la pantera” da liberare…
    Mi trovo invece in perfetta sintonia (Lei ha riassunto meglio di me il concetto che volevo esprimere) sul fatto che diabolik, rispettando l’amata sin dal principio, avrebbe instaurato senza “lotte” la parità… è un po’ ciò che diceva Freud per quanto riguarda l’Edipo, sullo spezzare il ciclo dell’odio… oppure Lacan sulla funzione del padre, nel “sostenere il desiderio del soggetto” (maschio o femmina che sia)… ma se vuole anche Gesù quando insegna “porgi l’altra guancia” o Gandhi con la “non violenza”… che la società sia stata dura con le donne è innegabile! e se anche gli “uomini” dovessero sopportare un po’ la loro rabbia “ci starebbe” 🙂 … però penso che le donne hanno tutte le potenzialità per non ripetere l’errore dell’uomo (di alcuni uomini – comunque lei mi insegna che se nessuno ci avesse mai amati la forza di ribellarci non ce l’avremmo…) Oggi la società è DAVVERO dura: per uomini, donne e chi più ne ha più ne metta, ma rispetto al passato siamo tutti molto inter-connessi. Purtroppo non abbiamo molto tempo per recriminare… Se sta male una donna, sto male anch’io, se sta male un uomo viceversa… non diamo l’arma piu forte ad una delle parti in causa, non riapriamo la guerra fredda fra usa e urss: ma puntiamo a far DEPORRE LE ARMI A TUTTI! E poi scopriamo che è bello vivere da cerbiatti l’un con l’altra… 😉

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