Piacersi o piacere? Questo è il dilemma!

FacebookLikeHandIl bisogno di approvazione e riconoscimento delle proprie qualità credo sia innato in ognuno di noi, in altre parole “a tutti piace piacere!”. Ma se riflettiamo un attimo sembra quasi che oggi questo bisogno innato sia portato all’estremo…proviamo a pensarci su: spesso gli/le adolescenti misurano la propria popolarità (e di conseguenza la propria autostima ) secondo i “mi piace” ottenuti su Facebook o secondo la quantità di “follower” su Twitter e su altri social network, e molte volte a seguito di insulti o offese ricevute  sul web si hanno risvolti tragici.

Certo non si può semplificare e alla base di gesti estremi a seguito di una messa alla gogna pubblica ci sono senz’altro cause concomitanti e fragilità personali, ma non bisogna sottovalutare il potere che la popolarità/impopolarità ha su noi tutti.

In fondo siamo tutti un po’ narcisisti e con questo termine non mi riferisco al disturbo narcisistico di personalità*, ma alla voglia e spesso al bisogno di essere in qualche modo accettati e apprezzati dagli altri.

Questa esigenza viene soddisfatta in molti casi aderendo ai modelli più popolari proposti/imposti dai media, secondo i quali bisogna essere: fisicamente attraenti, intelligenti, simpatici, dinamici, ottimi genitori e instancabili lavoratori, e chi più ne ha più ne metta…ma…

è possibile possedere tutte queste qualità?

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ken_and_barbieCredo sia normale che una persona che tenti di adeguarsi ai modelli proposti per soddisfare il proprio bisogno di accettazione  soffra, nel migliore dei casi, di ansia da prestazione.

Mi spiego meglio…ad esempio molti neo-genitori leggono qualsiasi manuale teorico o pratico sulla genitorialità per essere all’altezza del ruolo di genitore, con conseguenti ansie e paure rispetto al proprio comportamento con i figli. Ma… invece di cercare di aderire ad un modello ideale, non sarebbe più produttivo (e meno ansiogeno aggiungerei) riflettere sulla propria situazione e accettare che si può essere bravi genitori anche senza “imbottirsi” di teorie e perdere di vista la propria realtà?

E se alla base della paura di sbagliare c’è una fragilità, non è più opportuno chiedere un aiuto per risolvere tale fragilità, che affidarsi alla miriade di consigli dispensati dai manuali, che magari sono ottimi, ma di certo non si riferiscono alla situazione particolare in cui si trovano?

Questo perchè ognuno ha la sua storia, è personale e non generalizzabile e come tale va interpretata, accettata e (quando necessario) risolta!

Come possiamo comportarci per essere meno “dipendenti” dalla accettazione degli altri e di conseguenza meno ansiosi?

Ovviamente non c’è una sola risposta in quanto ogni storia è diversa dall’altra. In linea generale un consiglio che mi trovo a dare spesso è cercare di acquistare maggiore autostima pensando alle piccole/grandi cose che facciamo ogni giorno e che ci danno soddisfazione…anche le più banali!

Troppo spesso ci concentriamo solo sui grandi obiettivi e ci perdiamo le piccole conquiste quotidiane, parlo davvero di piccole cose, ad esempio per un ragazzino un compito svolto in modo soddisfacente, per un ritardatario cronico il fatto di essere arrivato in orario, insomma, piccoli gesti o conquiste che riescono a farci percepire le nostre qualità e potenzialità.

Bisogna, per dirlo in altri termini, cercare l’accettazione e  l’approvazione in noi stessi, prima che negli altri!

Solo con questo lavoro su di sé si arriva alla consapevolezza delle nostre qualità (che saranno molte più di quelle che ci si aspetta!) e dei nostri difetti, i quali possono essere dei punti di partenza per migliorarci e acquisire sempre più fiducia in noi stessi!

perfect-plumUn altro mito da sfatare (sempre secondo il mio modesto parere) è la perfezione ad ogni costo: la perfezione non esiste e sbagliare è umano! Per dirla in latino “errare humanum est, perseverare autem diabolicum”: è il continuare a sbagliare dopo aver preso coscienza dell’errore che è controproducente, non l’errore in sé!

Inoltre avere coscienza dei propri errori e dei propri difetti ci impone dei limiti per quanto riguarda gli obiettivi che ci poniamo, ed è molto più proficuo per il benessere personale inseguire mete raggiungibili, che porsi obiettivi irrealistici per le nostre possibilità, i quali, in caso di fallimento, alimenteranno ansie e frustrazioni.

Infine, aumentando la propria autostima e acquistando allo stesso tempo una maggiore consapevolezza dei propri limiti, si incrementa la fiducia in sé stessi, che è fondamentale non soltanto per gli obiettivi da raggiungere, ma anche per le relazioni con gli altri!

“Se non ami te stesso, non puoi amare gli altri” (Dalai Lama)

*Disturbo narcisistico di personalità: consiste in un atteggiamento generalizzato e pervasivo di grandiosità ed elevata autostima, di necessità di ammirazione incondizionata e mancanza di empatia, nonché in una mancanza di considerazione e rispetto dei diritti e delle emozioni altrui, motivata dalla certezza che tutto sia dovuto al paziente data limportanza della sua persona. (Dizionario di medicina, 2010)

Consigli di lettura:

  • M.M.Antony & R.P. Swinson, “Nessuno è perfetto – Strategie per superare il perfezionismo” – Ed Italiana a cura di N.Marsigli & G. Melli
  • N. Branden “I sei pilastri dell’autostima” – Edizioni Tea Libri

 

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Dott.ssa Erika Patracchini

Psicologa - Mediatrice Familiare in formazione redattrice EMAIL: erikapatracchini@hotmail.it Credo di aver sempre saputo di voler intraprendere un percorso di studi in psicologia, sono sempre stata affascinata dai diversi modi di pensare e di comportarsi delle persone! La mia passione per la psicologia è quindi stata mossa in primis dalla curiosità. Appena laureata ho scelto di svolgere il tirocinio post lauream in due diverse strutture che si occupavano del reinserimento sociale di persone con problemi di dipendenza patologica, settore nel quale in seguito ho lavorato. Mediante le mie esperienze lavorative ho sempre più maturato la convinzione dell'importanza della famiglia nelle scelte personali dell'individuo e ho deciso di intraprendere un percorso di formazione in mediazione familiare, in modo da poter aiutare le coppie a gestire al meglio un evento complesso e delicato come la separazione, avendo come obiettivo principale il benessere dei figli. Al momento mi occupo di sostegno psicologico individuale e di mediazione familiare in provincia di Firenze e a Prato, è un lavoro che adoro anche perchè "Le difficoltà superate sono opportunità guadagnate". (Winston Churchill) e mi piace pensare di poter aiutare le persone a vedere sempre le proprie opportunità anche nei momenti difficili!

1 Response

  1. Vito ha detto:

    Salve sono un ragazzo di 30 anni,della bilancia e il mio segno e’ uno di quelli che gli piace il bello è l eleganza,ora la mia autostima si è’ abbassata perché io non mi reputo bello ed elegante

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