Il prezzo del tradimento: se sono i figli a pagare

Gli_AmantiTradimento è una parola che suona fin da subito molto dura e irreversibile, tanto che difficilmente un simile accadimento consente  poi  reali ed autentiche ricostruzioni  del rapporto.

O, se questo accade, è necessario un lungo e profondo lavoro su se stessi, per riuscire a lasciar fluire  le emozioni di odio che pervadono il “tradito”, e portare il “traditore” alla reale comprensione delle motivazioni subconscie del proprio atto.

Esistono poi quelle coppie che scelgono di ignorare questo percorso di comprensione interiore.

Stabiliscono di tacitare le paure, gestendo  il mondo emotivo con la razionalità, la logica e la superficialità decisionale, si ripromettono di rimanere assieme, malgrado e nonostante tutto, solo “per il bene dei figli”.

Ma è davvero questo il loro bene?

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sfidaQuando  un gioco di potere si attiva, non è così facile interromperlo, soprattutto perché l’alimentatore per eccellenza della meccanicità, è l’identificazione e la non-consapevolezza.

Parliamo di trappole e tranelli subconsci, che talvolta rendono difficile una ripartenza relazionale realmente depurata dal vissuto passato, e introdurremo  un’ulteriore componente di complessità, rappresentata dalla presenza di figli.

Uno dei punti più critici è quello in cui gli adulti dovrebbero riuscire a non cadere nel gioco e nella manipolazione, tenendosi saldamente ancorati al proprio ruolo di adulto/educatore, forti dell’equità delle proprie posizioni e della necessità di dare priorità al benessere dei figli, dico dovrebbero, perché spesso questo non accade.

All’interno di una coppia che ha attraversato un tradimento, si possono generare inevitabilmente delle forze emotive di ritorno, dilaga la sfiducia, il senso di colpa, la disistima, il sospetto, si intensifica il controllo, la manipolazione, e la prevaricazione, si entra dunque in un primo intervallo alimentato da basse energie, fino a giungere a dei picchi di odio incondizionato.

Quella che viene messa in discussione, non è solo la stabilità e l’armonia di coppia, ma anche e soprattutto la robustezza strutturale del rapporto costruito fino a quel momento.

E l’onda di sfiducia e intossicazione va a colpire anche il ruolo genitoriale, non solo quello di coppia.

Sì, perché, quello che molti si ostinano ad ignorare è che gli effetti dei giochi di potere sono assimilabili al lancio di una pietra in uno stagno; gli anelli di onde che si generano, si propagano nell’intera superficie acquatica, perché sono delle “vibrazioni energetiche” e come tali inarrestabili.

cerchi nell'acquaOra se in tutto questo turbinio di reazioni emotive, inseriamo la presenza dei figli (forse ignari dei fatti, ma molto consapevoli delle onde emotive che serpeggiano in casa), ecco che  il quadro assume un ulteriore inevitabile complessità.

Come sempre ritengo che per procedere in modo fruttuoso nell’analisi dei funzionamenti interiori sia necessario evitare moralismi e giudizi, per cui ritengo assolutamente comprensibile che un genitore coinvolto in un aperto conflitto con l’altro, come quello descritto sopra, dove si attivano delle dinamiche estremamente distruttive e rivendicative, perda di vista le priorità familiari.

In questo tipo di frangenti spesso, si attivano nei due coniugi delle esigenze dicotomiche che esulano dal buon senso o dal benessere dei figli:

  • il genitore che ha tradito, ha bisogno di non sentirsi condannato anche dai figli (oltre che dal coniuge, dalla società e dal proprio Giudice Interiore) per cui farà tutto quanto in suo potere per evitare di essere giudicato: con loro diventerà  probabilmente molto comprensivo, disponibile e accomodante, in modo da elicitare ammirazione e preferenza, venendo meno però, al ruolo educativo che gli competerebbe e di cui i figli necessitano per una crescita sana;
  • di converso il genitore che ha subito il tradimento esige che anche i figli riconoscano l’indegnità del traditore, spesso farà di tutto per fare in modo che l’accaduto venga a galla (e questo accadrà….magari “casualmente”… ma accadrà prima o poi).

E qui non è necessario essere psicologi dell’età evolutiva per sapere che in una crescita sana, il figlio deve costruire una visione armonica delle figure primarie di attaccamento, figure che andrà ad introiettare dentro di sé e che quindi di default, non andrebbero immerse in un clima conflittuale e concorrenziale, altrimenti questa disarmonia diverrà una componente interna del ragazzo.

Si ignorano quindi i potenziali danni che si arrecano ai figli nel momento in cui si esige uno schieramento emotivo o addirittura un giudizio negativo nei confronti di una delle due figure genitoriali

Queste dal mio punto di vista sono conseguenze inevitabili, ma non voglio scadere nel determinismo o nel fatalismo, tutt’altro, ritengo che noi siamo sempre i soli e unici registi della nostra vita, dico solo che il primo passo in queste situazioni è quello di vedere la realtà per quella che è, solo così si può scegliere di cambiare le cose.

MEDIATEDiciamo che il quadro che ho espresso, può essere uno dei possibili quadri di una famiglia in cui si realizza un tradimento tra i coniugi, e diciamo anche che alcuni dei meccanismi automatici che possono scattare all’interno, a livello subconscio, sono quelli da me descritti.

Ebbene, quello che io inizio a suggerire è di accogliere tutta quella matassa di emozioni negate, censurate e limitate, che il nostro giudice interiore non ci concede, ma che proprio per questo rischiano un’implosione interna che ci porta ad identificarci con esse perdendo il potere su noi stessi, e vivendo in balia di reazioni meccaniche imprevedibili.

Vorrei concludere sottolineando, che dal mio modesto punto di vista, uno dei compiti genitoriali più importanti, consiste nel fornire ai propri figli dei modelli funzionali e sani.

Per questo in linea con quanto emerso fino ad ora, posso senz’altro assicurare che la scelta del genitore di non ignorare, giudicare, censurare o negare le proprie emozioni, anche se non positive, fornirà al figlio un’eredità inestimabile.

Consentirà al figlio, se quest’ultimo lo vorrà, di adottare il medesimo modello garantendosi una vita serena e appagante, intrisa di libertà e di rispetto verso se stesso e i propri bisogni, lontana dal buonismo e dal moralismo, ma in perfetta sintonia con il proprio sentire, ingrediente necessario per ampliare il proprio potenziale di adulti.

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Dott.ssa Antonella Giannini

Psicologa - Psicoterapeuta redattrice EMAIL: antonellagiannini7@hotmail.com Mi sono laureata in psicologia perché fin da adolescente mi sentivo particolarmente attratta dai meccanismi che determinano i comportamenti e gli stati d’animo delle persone. Mi affascinava notare piccoli dettagli e sfumature che celavano in realtà un lavorio interiore tutt’altro che semplice e lineare. Ho iniziato la mia carriera con una grande fame di conoscere e comprendere la personalità umana nella sua interezza, i suoi meccanismi, le difese, le consapevolezze, le motivazioni, i nodi del passato, le proiezioni, gli attaccamenti, i bisogni, le dipendenze, le paure, e tutte quelle pulsioni apparentemente ingestibili che ci portano a tracciare il nostro percorso esistenziale. Ad oggi sono psicologa clinica e psicoterapeuta introspettiva, iscritta all’Albo degli psicologi di Trento, psicoterapeuta cognitivo comportamentale, con ulteriore specializzazione presso la Scuola della Gestalt, presidente dell'Associazione di Promozione Sociale : l'Osservatorio Interiore, socia dell’International Association for Art & Psychology, con decennale esperienza nel lavoro di ricerca interiore rivolto al mondo emotivo e agli stati mentali interni. Ideatrice di una nuova Psicologia Introspettiva, gestisco le rubriche di Arte e Psicologia Introspettiva presso la rivista “La Voce del Trentino” e di Psicologia Introspettiva all’interno del sito Arteintrospettiva.com, del sito psichedomanderisposte.com e del sito osservatorioInteriore.com; tengo seminari, gruppi terapeutici, conferenze, presentazioni di Psicologia e Arte Introspettiva in Trentino, Veneto, Toscana e Lazio Ma come nasce il sodalizio tra arte e psicologia? Ad un certo punto, dopo anni di studio e di approfondimenti, ha iniziato a maturare dentro di me una percezione di incompletezza, come se mancasse un tassello alla mia preparazione... Questo qualcosa era l’approfondimento del mondo emotivo, avevo sviscerato a livello nozionistico e pratico, il pensiero, l’azione, il comportamento, ma il mondo emotivo era ancora poco esplorato, ed erano necessari degli strumenti che mi permettessero di addentrarmi nelle emozioni degli individui, percependole, distinguendole e portandole alla consapevolezza, all’accoglimento e all’accettazione. Per attuare questo mio progetto ho avuto la grande fortuna di incontrare sul mio cammino l’arte introspettiva della pittrice Aurora Mazzoldi, grazie alle sue tele ho subito compreso di aver finalmente trovato il giusto strumento per esplorare “il sentire”. Ho iniziato ad utilizzare con successo, nelle sedute terapeutiche individuali delle tavole rappresentanti le opere in oggetto, e a seguire ho iniziato a condurre dei gruppi di arte introspettiva durante i quali i colori, le immagini, i toni e i piccoli dettagli delle tele, se osservati con la giusta centratura , consentivano di portare in superficie delle energie emotive profonde, apparentemente celate dentro noi stessi, ma in realtà costantemente attivate ed operative, malgrado e nonostante la nostra volontà razionale. Ad oggi il lavoro con l’arte introspettiva (sia individuale che di gruppo) prosegue in maniera esponenziale perché mai come con questo strumento ho avuto modo di avvicinarmi al mondo interiore dei miei pazienti, aiutandoli ad un ascolto autentico di sé stessi e dei propri bisogni, fornendo i giusti input per delle risposte realmente ed autenticamente risolutive dei malesseri sottoposti alla mia attenzione.

2 Responses

  1. irma ha detto:

    Sto vivendo questa drammatica situazione in famiglia in seguito al tradimento di mio marito e tutte le conseguenze del caso i miei figli sarebbero felici in una separazione. io ho deciso di perdonare. Trovo molto interessante l’articolo ma credo che non sempre alcuni punti possano essere utilizzati

  2. antonella ha detto:

    gentile Irma
    innanzitutto mi sento di trasmetterLe la mia personale empatia per un momento senza dubbio difficile e molto pesante a livello emotivo.
    poi ritengo assolutamente corretto il suo appunto, nel senso che il mio articolo si rivolge ad una casistica aspecifica, ma quello che ci tocca è la nostra personale unicità, la nostra peculiare esperienza e quella non ha regole e difficilmente rientra negli schemi degli altri.
    Per cui, in riferimento al mio articolo, sottoscrivo che non sempre alcuni punti possono essere utilizzati, forse a volte neppure uno.
    Ma la cosa più importante e funzionale è scegliere di avere il coraggio di vedere le cose per quello che REALMENTE sono, e soprattutto a prescindere dalle decisioni esterne che si prendono (che mi creda sono ben poca cosa rispetto al nostro Mondo Interno) quello che CONTA VERAMENTE dal mio modesto punto di vista, è lavorare dentro sé stessi.
    Penso infatti che il perdono sia il punto di arrivo di un lungo percorso interiore, senza tale elaborazione interna stiamo parlando di razionalità, mentalizzazione, e livelli emotivi di superficie.
    Io penso che qualsiasi scelta un essere umano compia, non esiste il giusto o lo sbagliato, ma debba esistere la REALE CONSAPEVOLEZZA dell’individuo e l’EQUILIBRIO INTERIORE che emerge a fronte di tale consapevolezza.
    Solitamente per giungere a questo può essere necessario aver risolto o ridimensionato gli innati conflitti interiori che tormentano costantemente ed inevitabilmente le nostre vite.

    La ringrazio dell’intervento che mi ha regalato, lo ritengo estremamente interessante e stimolante.

    Le auguro quanta più serenità possibile, nel rispetto della situazione, ma soprattutto Irma, mi consenta di invitarLa a non dimenticare mai sé stessa, nel viscerale bisogno di proteggere gli altri.

    un caro saluto
    e un grazie
    Giannini Antonella

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