Droghe leggere e dipendenza (II parte): un caso clinico

pass-itAbbiamo già avuto modo di discutere il tema della dipendenza da droghe leggere, mettendo in evidenza come siano molti i fattori che possono concorrere alla scelta dell’uso di tali sostanze e di come esso debba essere distinto dall’abuso.

Solo alcuni soggetti, infatti, finiscono per maturare una vera e propria dipendenza e solo per alcuni le droghe leggere costituiscono il trampolino di lancio per sperimentare altri tipi di sostanze, più “pesanti“.

Abbiamo visto come l’elemento caratterizzante dell’abuso sia la “patologicità” dell’uso legata al disagio che esso genera nella vita del soggetto, impedendogli di adempiere ai normali compiti legati alla sua fase di vita, facendo degenerare la qualità delle sue relazioni, spingendolo a correre rischi e a mettersi in pericolo, causandogli problemi legali.

Il rapporto con le droghe leggere può essere “ridimensionato” e, quando lo si desideri, l’abitudine può essere estinta grazie alla consulenza psicoterapeutica.

Vediamo un esempio concreto di uso della psicoterapia analizzando il caso clinico di Simone (nome di fantasia)…

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despair2Conosco Simone quando lui ha 19 anni, è giunge in consulenza psicoterapeutica inizialmente a causa di un evento familiare che aveva influito negativamente sulla sua serenità.

Successivamente a questo episodio, aveva cominciato a manifestare dei disturbi a livello del sistema gastrointestinale ma le visite mediche effettuate, non avevano riscontrato problemi a livello organico. Decide quindi di recarsi in consulenza psicoterapeutica.

Ma come a volte capita nei trattamenti psicologici, la richiesta iniziale “copre” un’altra situazione anche più importante, che inizialmente non viene menzionata e che, eventualmente, emergerà in un secondo tempo.

Dopo che si è costruita una buona alleanza terapeutica, S. mi informa che fa uso regolare di cannabis da circa cinque anni e si rende conto che, non solo per lui ora è difficile interrompere, ma che quest’abitudine sta modificando la sua vita. Tutto: relazioni, affetti, comportamenti…sono spesso influenzati e ruotano intorno al fumo.

Riferisce infatti, che via via che l’abitudine è diventata regolare, ha cominciato a mettere in atto comportamenti falsi o di evitamento, nei confronti non solo dei familiari ma anche della sua ragazza, con cui c’è un rapporto duraturo.

Nota inoltre che con il gruppetto con cui condivide la sua abitudine, si stanno isolando, poiché anche se inizialmente nei giovani le droghe leggere hanno un effetto aggregante, in realtà con l’andare del tempo, chi diventa fumatore abituale, tende ad isolarsi…per non essere visto, per non subire commenti…per il giudizio negativo all’interno dell’ambiente sociale.

Il desiderio del fumo però, stava diventando quasi una delle cose più importanti della sua giornata, per cui preferiva rinunciare a stare nel gruppo allargato di amici o a vedere la sua ragazza pur di fumare con i soliti 4-5 amici, è così che nasce l’isolamento.

sosChiaramente mi porta a conoscenza di tutto ciò perché si dichiara stufo e insoddisfatto della situazione, riconoscendo che vorrebbe essere aiutato a venirne fuori.

A questo punto il piano di trattamento viene impostato in maniera diversa rispetto alla richiesta iniziale con cui lui si era presentato e richiederà un approccio strategico integrato in quanto:

  • Da una parte Simone aveva bisogno di un supporto di tipo non-direttivo ma empatico per facilitare il processo di elaborazione di forti sentimenti di rabbia e tristezza legati alla situazione familiare che ha subito e in conseguenza della quale, si è lasciato ancor più andare a comportamenti di ritiro e autodistruzione. Non tanto perché fisicamente, si stia autodistruggendo ma perché il riscontro sulla percezione di sé, come lui riferisce, è pessimo, contribuendo ancor più, come in un circolo vizioso, a farlo ritirare in abitudini passive e improduttive perché sta perdendo autostima e pertanto fiducia sul fatto che possa concludere qualcosa di buono. Parla di sé come di “uno che ha fatto solo guai”… per ciò è stato utile restituirgli ed abituarlo ad una lettura della sua situazione esistenziale meno drastica, di tipo tutto o nulla e più orientata verso una visione adulta (nel senso di logica e obiettiva). Rispecchiandogli sistematicamente, alla luce di esempi concreti della sua vita reale, come non tutto il suo percorso di vita (che peraltro si potrebbe dire quasi appena iniziato) era stato costellato di fallimenti, reinquadrando gli eventi in modo tale da far spiccare anche ciò che di positivo c’era stato e che lui, in un tono ormai depresso, ometteva o minimizzava.
  • D’altra parte però, fu indispensabile applicare quasi parallelamente, uno specifico programma sulla gestione di sé, con delle apposite strategie di self-managment considerato in genere uno dei trattamenti d’elezione in problematiche connesse all’uso di sostanze, perché il paziente in questi casi ha bisogno di imparare ad auto monitorarsi, controllando lo stimolo, manipolando gli antecedenti e così via…seguendo un’impostazione di tipo cognitivo – comportamentale.

alleanzaPer questo il trattamento si può definire integrato, puntando la sua efficacia proprio sulla scelta di tecniche diverse a seconda della problematica e anche della situazione che si va lì per lì presentando.

E’ così che Simone si è indirizzato, prima timidamente e  nervosamente ma poi con sempre più disinvoltura, verso la sua scelta universitaria, tirandosi fuori da un contesto vecchio e sicuramente inferiore rispetto alle sue potenzialità.

Il cambiamento di concezione su di sé, il contesto e le prospettive ha generato anche a dei cambiamenti nella vita sentimentale. Per quanto riguarda il fumo si è verificata una riduzione importante del consumo di cannabis, che lui controlla, nel senso che decide quando e se farne uso, essendo l’obiettivo esplicitamente orientato, al momento e per scelta del paziente, alla diminuzione graduale piuttosto che all’estinzione totale immediata, situazione di costrizione che riteneva, gli avrebbe creato un effetto di maggior desiderio.

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Dott.ssa Valentina Marchetti

Psicoterapeuta - Psicologo Giuridico redattrice EMAIL: dr.vmarchetti@gmail.com Contatto Skype: valentina.marchetti12 Da sempre appassionata alle diverse applicazioni della psicologia a diversi ambiti del sapere, ho maturato molta esperienza pratica collaborando con strutture sia pubbliche che private e parallelamente cominciando a svolgere da subito attività di consulenza privata presso studio professionale. L’ultimo settore di cui mi sono appassionata e in cui mi sto specializzando è l’Internet marketing ovvero la divulgazione di conoscenze e informazioni (per quanto mi riguarda di tipo psicologico naturalmente) attraverso il web.

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