Ecco perché è arrivata l’ora di una settimana corta corta…

hello-fridayNon è un’utopia, e non sentitevi in colpa o ingenui se davvero pensate che 4 giorni lavorativi alla settimana sarebbero sufficienti per soddisfare le richieste dei vostri capi/clienti/collaboratori  e colleghi.

A provarci non sono stati i governi di piccoli paradisi fiscali galleggianti sull’Oceano Pacifico, oppure qualche micro-principato, ovviamente non paragonabili ad un Paese “normale”, ma parliamo per esempio delle amministrazioni pubbliche di Utah e Virginia.

Non è difficile immaginare quali possano essere i vantaggi di una settimana lavorativa di 4 giorni, soprattutto se per un attimo ci si immedesima nel fortunato lavoratore che parte il venerdì mattina per il mare

…ma quali sarebbero i benefici per un’azienda,  per un ente e per la collettività?

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workers1 – Impiegati più produttivi: non è vero che più tempo si lavora e più si è produttivi, e questo non solo quando ci si riferisce a ritmi particolarmente stressanti. Una survey di American Online and Salary.com rileva come ogni 8 ore di lavoro se ne perdano almeno due facendo telefonate personali, chattando, navigando sul web in cerca di notizie e altri stimoli non attinenti all’attività lavorativa. Quando nello Utah si avviò la sperimentazione della 4-day Workweek si registrò un aumento della produttività dei dipendenti, con conseguente aumento del livello di soddisfazione degli utenti. Meno tempo per lavorare = meno tempo da perdere = necessità di concentrarsi sulle priorità. Facile. 

2 – Impiegati più sani: molti lavoratori negli USA sono costretti a prendere permessi dal lavoro proprio per recarsi dal proprio medico, dal momento che tali appuntamenti non sarebbero collocabili fuori dall’orario d’ufficio. Per giunta, una buona parte di questi ha necessità di eseguire dei controlli proprio perché soffre di disturbi derivanti dal troppo lavoro: stress in primo luogo, ma anche mal di schiena, dolori articolari di vario genere, obesità, disturbi del sonno e altri. Secondo Ashton, autorevole medico inglese, sarebbe salutare passare ad una settimana lavorativa di 4 giorni:  le cause di patologie come l’ipertensione e anche le dipendenze sarebbero infatti legate a stress dovuto da una cattiva ed esagerata distribuzione del carico di lavoro.

3 – Impiegati più felici: sì, l’abbiamo detto fin dall’inizio, non è difficile da immaginare. Avremmo più tempo da dedicare ai nostri passatempi, alla famiglia, ai viaggi e – come dice Ryan Carlson fondatore di Treehouse – saremmo felici persino il lunedì , quando torneremo al lavoro. Sempre Ryan Carlson racconta come per la sua azienda sia più facile guadagnare la fedeltà dei propri dipendenti e come stia attirando l’attenzione di ottimi professionisti di aziende come Google o Facebook, desiderosi di far parte anche loro della famiglia dei 4-day worker. 

4 – Risparmio energetico e riduzione dell’inquinamento: una settimana corta, e possibilmente flessibile, riduce il tempo trascorso in auto ad emettere gas nocivi. E riduce il numero di spostamenti casa-lavoro.

Infine, cito anche i risultati di una survey che ha coinvolto alcuni milionari i quali si dicono in larga maggioranza favorevoli ad una riduzione di orario di lavoro e non credono che trascorrere molte ore in ufficio renda più produttivi: loro stessi dichiarano di non lavorare 5 giorni a settimana.

Sembrerebbe fatta, abbiamo dalla parte della 4-day Workweek anche i potenziali datori di lavoro!

Doveroso però ricordare che, sempre  per i suddetti, pare sia invece salutare (e magari assolutamente normale) lavorare anche 10 ore al giorno.

E infine, sappiate che in vacanza loro le mail le leggono sempre e forse si aspettano che anche voi lo facciate.

Fonti:

AlterNet5 reasons it’s time for a 4-day work , 24 luglio 2014

The Washington Post, Virginia considers four-day workweek to save money, 10 Settembre 2010

CNBC, Millionaires support four-day workweek, 9 luglio, 2014

THINKPROGRESS, This Company Has A 4-Day Work Week, Pays Its Workers A Full Salary And Is Super Successful, 18 aprile 2014

… più alcune interpretazioni personali.

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Dott.ssa Elena Amistà

curatrice della rubrica "rassegna stampa scientifica" Psicologa (iscrizione all’Ordine degli Psicologi del Piemonte n°5820), laureata nel 2008 in Scienze della Mente, presso l’Università degli Studi di Torino, ha frequentato master biennale in Metodi Qualitativi per la Ricerca Applicata all’Indagine Sociale e di Marketing dell’Università Cattolica di Milano. Da sempre interessata ai temi della metodologia della ricerca in ambito psicologico e sociale, coltivo la passione della “buona ricerca” prima di tutto tenendomi informata! Svolgo attività di ricercatore e intervistatore per diversi enti e istituti di ricerca e attività didattica presso l’Università della Valle d’Aosta.

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