Essere perfetti: obiettivo o trappola?

QSoap_bubble_skyuando si parla di perfezione siamo subito portati a pensare all’assenza di difetto, a una condizione suprema da cercare assiduamente, ma è davvero così?

Già Gaio Velleio Patercolo nelle Historiae Romanae affermava: “È difficile mantenersi a lungo in uno stato di perfezione, e per legge naturale ciò che non può progredire, regredisce”.

Ed effettivamente se ci pensiamo bene è proprio così: i piccoli difetti sono spesso il motore del cambiamento per raggiungere uno stato migliore, inoltre sono distintivi della nostra individualità!

Infatti la perfezione da un lato rende impossibile il miglioramento (e ciò che non può progredire, regredisce! -cit-) dall’altro tende ad omologare le persone ad uno stesso modello, opprimendo l’individualità di ognuno.

Chi tende al perfezionismo sarà eccessivamente attento ai dettagli mettendo a repentaglio il compimento di qualsiasi progetto con conseguenti sensi di frustrazione per il mancato “progetto perfetto”. In questo caso la perfezione è motore e trappola per ogni comportamento: chi segue la perfezione sarà attento ad avere sotto controllo ogni minimo dettaglio per far sì che risulti perfetto e nel fare questo perderà di vista l’obiettivo finale, non raggiungendolo mai.

perfezioneIn alcune persone poi il raggiungimento della perfezione può assumere tratti ossessivi con conseguenze a volte molto pericolose. Basti pensare a coloro che soffrono di disturbi alimentari ad esempio, dove il perfezionismo ovviamente si lega a molteplici cause, ma sicuramente l’ossessione di un corpo perfetto è una componente importante nello sviluppo di questi disturbi.

Le persone che soffrono di disturbi alimentari percepiscono come insopportabile ogni minimo difetto fisico relativamente al peso e all’immagine corporea perché il forte desiderio di essere perfette le porta a considerare ogni minimo difetto come irrimediabile.

A proposito del perfezionismo e delle sue possibili conseguenze negative è molto calzante questo racconto intitolato “Alla ricerca della bellezza assoluta”, tratto dal libro “Il bambino perduto e ritrovato. Favole per far pace col bambino che siamo stati” di Alba Marcoli (1999):

Leggi il racconto

Un giorno il vento trasportò lontano il seme di un fiore di campagna e lo depose vicino ad un vivaio pieno di fiori coltivati, perfetti, piantati per essere ammirati e comprati, tutti uguali e con i petali perfettamente identici. Il terreno era buono, il clima ottimo e dal seme spuntò presto una piantina. Quando fu abbastanza grande, si guardò intorno e si disse: “Come sono piccola e brutta rispetto a quei fiori dal portamento così nobile! E come sono piene di imperfezioni anche le piantine che mi circondano! Voglio fare amicizia solo con i fiori perfetti!”.

E così cercò di parlare con loro e ogni giorno gli mandava dei messaggi col vento, ma i fiori perfetti non rispondevano mai: avevano troppi pensieri a occuparsi di sé per poterne avere anche per un fiore di campagna così diverso e poco appariscente. Ma la nostra piantina ne soffrì moltissimo e ne fu tanto umiliata che invece di seguire il suo progetto, che era di quello di essere un bel fiore spontaneo e vigoroso, decise di diventare un fiore coltivato, come quelli che vedeva da lontano nel vivaio e che non volevano essere suoi amici.

Devo essere perfetta” si disse allora. “Non devo sbagliare proprio in nulla!”. E si mise alla ricerca della perfezione, pretendendo sempre di più da sé e dal mondo che la circondava. Ma per fare questo dovette amputare tutti i suoi germogli più vigorosi, come aveva visto fare al potatore con i fiori coltivati, che per poter essere venduti dovevano essere tutti uguali e senza anima, altrimenti l’anima li avrebbe resi unici e diversi.

fiori di campoE così, giorno dopo giorno, la piantina cercò di imitare sempre di più i fiori dal portamento nobile e tutte le sue energie erano dedicate a questo sforzo. Ma amputa oggi, amputa domani, alla fine si ritrovò senza più rami. Si guardò intorno e vide le altre piantine del prato: erano tutte cariche di rami, di foglie, di fiori, di frutti. Le farfalle vi si posavano, le api andavano e venivano col loro carico di nettare, il vento scivolava scherzoso facendole ondeggiare nella brezza.

Ma qui c’è la vita!” si disse all’improvviso con grande sorpresa. “Ognuno è contento di essere sé stesso insieme agli altri!”.
La piantina ebbe una stretta al cuore e guardò i suoi rami più vigorosi che giacevano a terra secchi da quando lei li aveva amputati. Guardò le altre piantine del campo che la circondavano e le vide come erano, nessuna perfetta, ma tutte diverse l’una dall’altra. Ognuna era unica perché aveva un’anima, unica anche lei, che bisbigliava nel vento raccontando la sua storia e quelle della terra nel corso del tempo e nessuna era uguale ad un’altra.

Allora una lacrima scese silenziosa lungo il suo stelo: si fermò nel punto dove c’era una vecchia ferita da ramo amputato e da lì a poco a poco spuntò un nuovo germoglio. La piantina lo guardò felice: da quel giorno ne ebbe molta cura e ritornò ad essere un fiore spontaneo e ad amare il prato che la circondava, carico di vita, sempre uguale e sempre diversa, come è sempre successo, da che mondo è mondo, dall’inizio degli inizi di tutti i cicli del tempo.

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Dott.ssa Erika Patracchini

Psicologa - Mediatrice Familiare in formazione redattrice EMAIL: erikapatracchini@hotmail.it Credo di aver sempre saputo di voler intraprendere un percorso di studi in psicologia, sono sempre stata affascinata dai diversi modi di pensare e di comportarsi delle persone! La mia passione per la psicologia è quindi stata mossa in primis dalla curiosità. Appena laureata ho scelto di svolgere il tirocinio post lauream in due diverse strutture che si occupavano del reinserimento sociale di persone con problemi di dipendenza patologica, settore nel quale in seguito ho lavorato. Mediante le mie esperienze lavorative ho sempre più maturato la convinzione dell'importanza della famiglia nelle scelte personali dell'individuo e ho deciso di intraprendere un percorso di formazione in mediazione familiare, in modo da poter aiutare le coppie a gestire al meglio un evento complesso e delicato come la separazione, avendo come obiettivo principale il benessere dei figli. Al momento mi occupo di sostegno psicologico individuale e di mediazione familiare in provincia di Firenze e a Prato, è un lavoro che adoro anche perchè "Le difficoltà superate sono opportunità guadagnate". (Winston Churchill) e mi piace pensare di poter aiutare le persone a vedere sempre le proprie opportunità anche nei momenti difficili!

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