Problemi con la matematica. E se fosse discalculia?

Dislexia_nensLa discalculia evolutiva è definita come uno dei disturbi specifici di apprendimento (DSA), caratterizzato da compromissioni nelle procedure di calcolo, in assenza di ritardo mentale o di altre patologie neurologiche.

Secondo il DSM IV-TR, è una capacità di calcolo che si situa sostanzialmente al di sotto di quanto previsto in base all’età cronologica del soggetto, alla valutazione psicometrica dell’intelligenza e a un’istruzione adeguata all’età (Crit.A).

  • Il disturbo del calcolo interferisce in modo significativo con l’apprendimento scolastico o con le attività quotidiane di calcolo (Crit.B).
  • Se è presente un deficit sensoriale, le difficoltà nelle capacità di calcolo vanno al di là di quelle di solito associate con esse (Crit.C).

Cerchiamo di conoscerla meglio per poterla affrontare nel modo giusto…

Leggi l'articolo completo

Esistono tre tipologie di discalculie, individuate da Temple nel 1993 :

  1. Dislessia per le cifre, la difficoltà di utilizzare regole che permettono di dare il corretto nome ai diversi numeri. Gli errori possono riguardare gli aspetti lessicali, cioè il nome delle singole cifre è sbagliato, anche se vengono tenute conto le posizioni dei numeri.

Es: 2= “sei” ; 54= “dodici”; 324= trecentosedici

Riguardano anche aspetti sintattici, dove l’errore sta nell’attribuire il giusto valore alle cifre

Es 320= “trentadue” o 1002= “centodue”.

  1. La discalculia procedurale, in cui il bambino riesce a leggere e a scrivere correttamente i numeri ma non è in grado di applicare le procedure necessarie all’esecuzione del calcolo come le tabelline, i riporti o i prestiti.
  2. La discalculia per i fatti aritmetici, una difficoltà a recuperare velocemente e senza sforzo risultati di operazioni note, che abbiamo quasi tutti appreso.

Es:15+15=30, 6+4=10.

numbers136890Ciò che rende la matematica una disciplina diversa dalle altre è il suo paradosso cognitivo (Duval,1993). Questo significa che, mentre per le altre materie lo studente ha un accesso diretto allo “oggetto” di studio, come le parole per l’italiano; per la matematica non è così: lo studente ha una sola rappresentazione semiotica, ovvero di segni, e trova difficoltà ad usarne altre.

Le difficoltà specifiche gravi relative al calcolo, le cosiddette discalculie specifiche evolutive, sono scarsamente frequenti, solo 0.2 % della popolazione; mentre altri problemi di matematica compaiono con maggiore frequenza associati ad un’ampia gamma di difficoltà di apprendimento.

Per aiutare il bambino, occorre comprendere gli errori che commette.

Alcuni di questi possono riguardare la semplice presentazione di due cifre che può produrre un’attivazione automatica della somma

Es:2 e 4 —>6

o l’effetto confusione tra il recupero di fatti aritmetici di addizione e quelli di moltiplicazione.

Es: 3+3= 9

Altre difficoltà possono essere di tipo visuo-spaziali come la scrittura del numero, il suo orientamento o la sua posizione nell’incolonnamento.

A questo proposito, dalle ultime ricerche effettuate (Simonetta 2011), la discalculia può essere ricondotta ad un disturbo di motricità oculare e di percezione spaziale, che induce problemi di lettura e collocamento dei numeri. Secondo questi studi, gli aspetti funzionali carenti che si individuano nelle persone con disturbi di apprendimento, tra cui la discalculia, riguardano difficoltà attenzionali, problematiche a livello di equilibrio posturale, di orientamento spaziale e carente organizzazione della motricità visiva. Secondo il modello multifattoriale alla base delle ricerche, l’origine di questi disturbi è da attribuire all’inadeguato funzionamento del Sistema Nervoso Vestibolare, una struttura sottocorticale responsabile della regolazione posturale e dell’equilibrio dinamico.

È opportuno quindi che il bambino abbia un buono sviluppo di tutti i suoi sensi, che abbia maturato esperienze sull’equilibrio, sull’orientamento del suo corpo nello spazio e che si sia esercitato nella capacità di osservare.

learning-the-rulesTutte queste esperienze sono importanti successivamente per effettuare correttamente le operazioni in colonna, per imparare a scrivere le cifre, per dare il giusto valore a seconda del posto occupato nella scrittura del numero, ma anche per comprendere meglio il concetto di peso e misura.

Dato che il bambino trascorre la metà della sua giornata a scuola, occorre rendere l’apprendimento soprattutto della matematica meno ansiogeno. Alcuni suggerimenti sono:

  • Basare l’insegnamento su una comprensione ragionata: sembra che i discalculici non ricordino fatti e procedure appresi meccanicamente;
  • Privilegiare un linguaggio semplice con disponibilità a riformulare le spiegazioni;
  • Offrire un programma di insegnamento intensivo e ciclico, carico di motivazione, inserendo anche giochi semplici e veloci, aiutando sempre i ragazzi a ricordare come ragionare;
  • Evitare lunghe spiegazioni o dimostrazioni e preferire l’elaborazione di semplici domande selezionate per approfondire la comprensione, invitando gli studenti ad esporre modalità di risoluzione adottate;
  • Fornire un sostegno individualizzato, perché i discalculici vengono superati anche da chi ha difficoltà in matematica (ma non è discalculico), partecipando comunque ai lavori collettivi;
  • Utilizzare materiali semplici, per esempio gettoni in plastica o monete nella scuola secondaria, accertandosi che le usino tramite ragionamento.

Esistono delle batterie di test che permettono di evidenziare le difficoltà in matematica, ad esempio quelle proposte dal gruppo MT (AC-MT 6-11 e 11-14) e da Lucangeli e Tressoldi (ABCA).

little_friends_at_the_classroomNella scuola dell’Infanzia tuttavia non è possibile somministrare questo genere di prove. A quest’età non i può ancora parlare di vera e propria discalculia, dato che la vera è propria insorgenza del disturbo è diagnosticabile intorno ai 7-8 anni. È possibile tuttavia rilevare eventuali anomalie nelle abilità considerate prerequisiti per il successivo apprendimento attraverso altri strumenti diagnostici in forma di questionario.

Se il bambino, ad esempio, ha avuto difficoltà non nell’individuare, ma solo nel raggruppare gli elementi simili e nel collocarli dentro un’area delimitata da un semplice filo sul pavimento, non diremo semplicemente che quel bambino ha difficoltà nel classificare gli oggetti, ma che ha soprattutto dei problemi di orientamento spaziale. In questi casi è molto utile fare dei giochi motori che sviluppino le sue capacità di orientamento e favoriscano l’acquisizione di concetti spaziali di base, come ad esempio la distinzione dei concetti sopra/sotto, dentro/fuori, davanti/dietro.

Se la difficoltà principale consiste nel nominare gli oggetti possiamo proporre giochi linguistici, filastrocche con o senza accompagnamento musicale.

La conoscenza dei fatti aritmetici è legata al concetto di tempo, al concetto di quantità e alle trasformazioni. Il concetto di tempo può essere sviluppato attraverso l’ascolto e l’invenzione di storie, la manipolazione di oggetti e materiali diversi favorisce l’acquisizione dei concetti di quantità e di trasformazione.

PsychologyPer migliorare la qualità della vita è importante poter realizzare un progetto di prevenzione nelle prime classi delle scuole primarie, per poter informare sia gli insegnanti che le famiglie su queste problematiche.

La tempistica gioca un ruolo fondamentale, prima si individuano i casi a rischi prima si potrà intervenire e rendere più semplice l’apprendimento di questi soggetti.

GD Star Rating
loading...

Dott.ssa Annalisa Sarno

Psicologa redattrice EMAIL: lisa.sa@libero.it Sono la Dott.ssa Annalisa Sarno, iscritta all’Ordine degli Psicologi del Veneto con il n. 8384. Ho conseguito la laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche presso l’Università degli Studi di Bari nel 2007 e successivamente la laurea specialistica in Psicologia Clinico-Dinamica presso l’Università degli Studi di Padova nel 2010. Attualmente frequento un Master sui Disturbi di Apprendimento a Milano. Da due anni sono volontaria presso la Cooperativa Codess di Padova, affiancando vari educatori in attività di doposcuola in diversi istituti scolastici. Svolgo sostegno psicologico come libero professionista presso lo studio di Psicologia a Padova. Collaboro con la cooperativa Coves di Padova in progetti di prevenzione sulle dipendenze giovanili e sulla promozione del benessere nelle scuole. Avendo maturato esperienza dopo la laurea presso il Dipartimento Dipendenze di Padova, mi occupo anche di consulenza e sostegno di soggetti con varie tipologie di dipendenze ma soprattutto quella del gioco d’azzardo. La competenze acquisite nel corso della mia esperienza formativa, mi portano ad essere una professionista sensibile al bisogno del paziente, soffermandomi sul contesto in cui vive e sul suo background familiare e sociale. Lavorare con i bambini e affacciarsi al mondo della scuola, mi ha permesso di prestare attenzione alle esigenze giovanili, al loro bisogno di avere un punto di riferimento obiettivo e rassicurante, in una fase della crescita piena di dubbi e di cambiamenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *