Aiutare il bambino a parlare a se stesso: l’importanza del dialogo interno positivo

Nella mia pratica clinica, mi capita spesso di ascoltare genitori che esprimono le seguenti affermazioni: “vorrei eliminare i brutti pensieri di mio figlio”, “vorrei che fosse sempre felice, allegro e spensierato”, “non voglio che provi ansia o dolore”, “Non gli ho detto nulla, per non farlo soffrire”.

crybabySarebbe bello potersi sbarazzare di tutti i pensieri e le emozioni negativi che sperimentiamo noi e i nostri figli nella quotidianità dell’esistenza, ma, di fatto, questo risulta un obiettivo del tutto irrealizzabile. Non possiamo impedire ai piccoli di provare emozioni quali la rabbia, l’ansia, la tristezza, la paura, la delusione ecc. o evitargli pensieri e sentimenti dolorosi, perché fanno parte della vita di ciascuno e di un armonico sviluppo della personalità. Un bambino dovrà sperimentare tutte la gamma dell’emozioni possibili ed imparare a rispondere ad esse, prima con l’aiuto dei genitori e di altre figure significative e poi, gradualmente, da solo.

I genitori possono solo favorire l’apprendimento di modi migliori di rispondere e trattare emozioni, ricordi e pensieri spiacevoli, ad esempio, promuovendo nei figli il dialogo interno positivo.

Cos’è questo dialogo interno?

Leggi l'articolo completo

bullyLe persone hanno la tendenza a parlare continuamente con loro stesse, nella loro mente oppure ad alta voce, e nella maggior parte dei casi lo fanno in maniera automatica. Questo “parlottìo” interiore quotidiano prende il nome proprio di dialogo interno, un processo normale e molto importante, poiché in grado di esercitare una grande influenza sul nostro stato d’animo e sui comportamenti che mettiamo in atto.

Anche i bambini parlano in continuazione a se stessi e commentano ciò che accade nella loro vita quotidiana, ma il loro pensieri, talvolta, possono essere disfunzionali, cioè poco realistici o contenenti errori di ragionamento, che gli provocano sofferenza emotiva. Più il dialogo interno sarà positivo e costruttivo, più i piccoli riusciranno ad affrontare le situazioni problematiche della vita e a raggiungere obiettivi per loro importanti, con benefici che si ripercuoteranno sulla loro crescita psicoaffettiva e sulla vita relazionale futura (Goleman, 1995; Di Pietro, Bassi, 2013; Montano, Annichiarico, Misuraca, 2015).

Due esempi ci possono fa comprendere meglio il dialogo interno negativo di due bambini:

Situazione: Francesco non è stato scelto dai compagni nella squadra di pallavolo per il torneo scolastico annuale.
Dialogo interno di Francesco: “Non è giusto! Perché non mi hanno scelto? Non posso assolutamente sopportarlo. Sono tutti degli stupidi!”
Emozioni: Tristezza, delusione, rabbia.

Situazione: Giulia è in camera sua per svolgere il problema di matematica ma durante l’esecuzione, commette degli errori di calcolo.
Dialogo interno di Giulia: “Ecco, lo sapevo! Sono proprio una stupida. Non sarò mai capace di fare niente. Sicuramente prenderò un brutto voto e mamma non mi manderà alla festa di Sara”.
Emozioni: tristezza, ansia

I pensieri di tipo irrazionale che possono presentarsi nel dialogo interno dei bambini, rientrano in queste tipologie (Di Pietro, 1999) :

  • Pensieri assolutistici, che indicano esigenze assolute ed espressi con frasi del tipo “Il mio amico deve assolutamente fare…”; “Bisogna per forza andare al cinema”; “Devo assolutamente avere quel gioco”.
  • Pensieri catastrofici, quando s’immaginano disastri e catastrofi, cioè si pensa che succederà la cosa peggiora che possa accadere. Ad esempio: “Se non vado alla festa di Maria, nessuno mi parlerà più e mi vorrà più nel gruppo”;
  • Pensieri che esprimono intolleranza e insopportabilità, espressi attraverso frasi del tipo “Non posso sopportare di prendere 5 in matematica”; “Non tollero la professoressa d’Italiano”. Questi pensieri mostrano che il piccolo ha una bassa tolleranza nei confronti delle frustrazioni.
  • Pensieri di svalutazione globale di se stessi o degli altri che consistono nel ritenere se stessi o gli altri un totale fallimento, perché non si è riusciti bene in qualcosa o sono stati commessi degli errori. Un pensiero del genere potrebbe essere, ad esempio, “ho preso 5 in matematica, sono un fallimento totale”, “ho sbagliato il balletto, faccio schifo”.
  • Pensieri che generalizzano, formulati con termini, quali “mai”, “sempre”, “tutti”, “nessuno”. Ad esempio: “Mi va sempre tutto male”, “Nessuno mi vuole bene”; “Devo sempre fare quello che dici tu”.

a-mother-s-loveAiutare il bambino a sintonizzarsi sul proprio dialogo interno, riconoscendo i pensieri che lo costituiscono ed eventualmente a modificarlo, cioè a mettere in discussione il modo in cui interpreta e valuta ciò che gli succede, sarà indispensabile per favorire il suo equilibrio interiore.

Come potrà intervenire il genitore per aiutare il proprio bambino a pensare in modo più realistico e positivo?

Di Pietro (1999) individua 5 fasi attraverso cui i genitori possono insegnare al bambino il dialogo interno positivo, che qui verranno solo brevemente esposte:

  1. Esaminate prima di tutto il vostro dialogo interno, affinché possiate diventare consapevoli dei vostri abituali modi di pensare e reagire agli eventi, correggendo eventuali pensieri irrazionali.
  2. Osservate vostro figlio (almeno 3 settimane) e provate a raccogliere un campione dei commenti abituali del bambino e delle situazioni in cui si presentano (ad esempio: a casa quando deve fare i compiti; prima di andare a scuola; quando i genitori lo lasciano solo, ecc.). Le frasi che tende ad utilizzare di più, vi faranno capire il suo modo consueto di pensare.
  3. Fate comprendere al bambino il concetto di dialogo interno, soffermandovi su una situazione per lui problematica e comunicandogli cosa succedeva a voi quando eravate piccoli. Ad esempio, ad un bambino ansioso per l’interrogazione di geografia, potreste dire: “ Quando ero piccolo, anche io ero molto agitato prima di un’interrogazione e cominciavo a dire a me stesso che non ce l’avrei mai fatta ad imparare tutte quelle informazioni e che avrei fatto una figuraccia davanti a tutta la classe e che gli altri mi avrebbero preso in giro. Pensare queste cose mi faceva sentire ancora più ansioso e non riuscivo proprio a combinare nulla. Questo succedeva per colpa di certi pensieri che ci passano per la testa. Tu invece cos’hai pensato?”. Oppure fategli esempi su episodi della vostra vita recente. La cosa importante è far capire al bambino il concetto che tutte le persone parlano a loro stesse e a seconda di quello che si dicono possono sentirsi meglio o peggio.
  4. Dimostrate al bambino come pensare in modo positivo, pronunciando spesso ad alta voce frasi che dimostrano un modo razionale di fronteggiare le difficoltà. Ad esempio: “è difficile ma posso farcela se mi impegno e ci riprovo”.
  5. Se il bambino è in grado di comprendere la relazione che si stabilisce tra pensieri, emozioni e comportamento e mostra di accettarla, si può provare ad intervenire per correggere tali pensieri negativi. Si possono fare delle riflessioni che mettono alla prova la veridicità di certi suoi pensieri, per portare il bambino a porsi delle domande, che lo aiuteranno a comprendere la falsità, illogicità oppure esagerazione di essi. Oppure l’adulto può porsi di nuovo come modello positivo, raccontando esempi personali di come prova a modificare il suo dialogo interno, esplicitando cioè quello che si dice per motivarsi. Il processo di correzione del dialogo interno termina con la formulazione di un nuovo pensiero costruttivo in sostituzione di quello negativo. Tale pensiero dovrebbe essere costituito da un messaggio semplice, breve, formulato in termini positivi (senza usare la negazione) ed in linea con gli scopi che il bambino si prefigge. Ad esempio: “Posso farcela se rimango calmo e concentrato”, “Riuscirò a sopportarlo”, “E’ fastidioso ma presto finirà”.

PsychologyÈ necessaria una certa pratica quotidiana prima di riuscire ad avere dei risultati concreti. Per questo è importante che il piccolo si eserciti nel ripetere alcune volte al giorno il pensiero positivo, prima in situazioni piacevoli o momenti tranquilli della giornata, anche scrivendolo su un cartoncino e tenendolo come promemoria, da leggere facilmente. Gradualmente quando lo avrà interiorizzato, potrà utilizzarlo mentre affronta la situazione problematica o difficile.

In conclusione, è bene precisare che l’intento di apprendere un dialogo interiore positivo non è quello di eliminare le emozioni negative del bambino, che continuerà giustamente a sperimentarle nella sua vita, ma quello di renderle meno intense, frequenti e prolungate nel tempo, al fine di aumentare il suo benessere psicologico ed accrescere la sua capacità di fronteggiare gli eventi.

GD Star Rating
loading...

Dott.ssa Daniela Mauro

Psicologa - Psicoterapeuta redattrice EMAIL: info@danielamauro.it Sono psicologa e psicoterapeuta cognitivo - comportamentale e il mio intervento si rivolge a giovani adulti, minori, coppie e genitori. Sono formata anche in psicologia giuridica, investigativa e psicodiagnostica clinico - giuridica, particolarmente nel test di Rorschach secondo il metodo della Scuola Romana Rorschach. Iscritta all'Ordine degli Psicologi - Psicoterapeuti del Lazio (con n. 18510), svolgo la mia attività professionale a Catanzaro presso il centro Polispecialistico Mater Dei, in Piazza Duomo 5. Mi occupo di consulenze, psicoterapie, interventi di sostegno psicologico, educativo e scolastico, incontri di Parent Training e collaboro nella progettazione ed implementazione di progetti di psicologia scolastica integrata e promozione del benessere a favore di docenti, alunni e genitori. Opero anche come consulente tecnico di parte (CTP) nell’ambito di procedimenti penali, civili e minorili. Da sempre, nutro un amore profondo per la Psicologia e l'essere umano; ciò mi spinge a lavorare con grande entusiasmo e a continuare a studiare per aggiornarmi sui nuovi sviluppi della Psicologia e della Psicoterapia. La conoscenza dell'Assertività e dei suoi principi mi ha cambiata professionalmente e personalmente; mi ha insegnato ad esprimere in modo efficace opinioni, pensieri, emozioni, desideri, abbandonando ogni spiacevole sensazione d'ansia o disagio. Principali aree di interesse: disturbi comportamentali ed emotivi, metacognizione, temperamento, stress genitoriale, endometriosi, traumi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *