Sindrome di Peter Pan: l’eterno bambino in fuga dalla realtà

peter panLa Sindrome di Peter Pan non è una vera e propria malattia, in quanto non esiste, in letteratura, una definizione vera e propria del termine. Quando se ne parla pertanto ci si riferisce più che altro ad una tendenza estremamente presente nella cultura occidentale attuale, a non voler crescere ed assumersi le proprie responsabilità (Cataluccio, 2003).

Proprio come l’omonimo personaggio di Barrie (1904), che dopo aver sentito i genitori parlare del suo futuro, decide di scappare nell’“isola che non c’è”, i Peter Pan moderni si allontanano ogni volta che possono, da tutti gli impegni e le incombenze a cui ognuno di noi si trova di fronte nel momento in cui diventa adulto.

Sicuramente lo svilupparsi ed il perpetuarsi di tale fenomeno non può non essere legato ad una serie di cambiamenti connessi ai processi sociali, per cui, rispetto ai decenni trascorsi, i giovani impiegano più tempo a diventare indipendenti da un punto di vista economico ed emotivo (Cataluccio, 2003) e ciò determina conseguenze sugli andamenti della società , in particolare, si osservano lavoratori sempre più precari, genitori meno giovani e legami emotivi più instabili.

Ma vediamo meglio quali sono le caratteristiche distintive dei Peter Pan…

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baby necktieNel 2006, uno psichiatra inglese, Charlton, ha introdotto, il termine di “neotenia psicologica” (Charlton, 2006) per riferirsi al mantenimento di caratteristiche infantili in età adulta, ritenendo che la causa vada ricercata nella diffusione di professioni mobili che spingono le persone ad adottare stili di vita sempre più flessibili, caratteristica questa che, mentre è spontanea nei più giovani, viene acquisita per necessità dagli adulti al fine di adattarsi ai nuovi ritmi della società, ostacolandoli nello sviluppo della maturità.

Lo psichiatra individua come tale tendenza coinvolga un target specifico di persone, in particolare uomini piuttosto che donne, socialmente attivi e con elevati livelli di istruzione in quanto, probabilmente, perseguire a lungo gli studi può ostacolare il processo di indipendenza ed autonomizzazione dalla famiglia di origine (Charlton, 2007).

Il punto di vista di Charlton, quindi, attribuisce la causa in modo esclusivo all’influenza della società che, essendo caratterizzata da ritmi frenetici e tempi di scolarizzazione molto lunghi, scoraggia l’autonomia e favorisce invece una dipendenza dalle figure genitoriali; ciò determina spesso una maggiore permanenza presso la famiglia d’origine con conseguente infantilizzazione del soggetto trattato a lungo come il “piccino di casa” e quindi rallentato nel suo processo di indipendenza.

Diversa è la posizione di Dan Kiley, psicologo americano che affronta lo stesso tema focalizzando l’attenzione sull’aspetto emotivo più che su quello sociale. In particolare Kiley guarda alla Sindrome di Peter Pan come al risultato di un trauma che blocca la vita del soggetto quando è ancora un bambino determinando uno sviluppo sul piano intellettivo normale ma un’emotività bloccata nell’infanzia; tale situazione getta le basi per lo svilupparsi del disturbo conclamato in età adulta (Kiley, 1985).

Ed è proprio nella primissima infanzia, infatti, che secondo lo psicologo devono essere ricercate le cause a tale comportamento in quanto è questa la fase di vita in cui ognuno costruisce il proprio equilibrio emotivo, sulla base dell’amore trasmesso dai genitori.

In particolare, Kiley ritiene che la Sindrome si sviluppi per lo più nelle persone che, già da piccolissime, percepiscono una carenza affettiva a causa della quale, una volta adulte, tenderanno ad avere una percezione di sé come persona indifesa di fronte al mondo e angosciata dagli ostacoli che la vita propone e questo li porterà a fare di tutto per evitare tale circostanza. Situazione identica, del resto, a quella del personaggio Peter Pan, il quale viene abbandonato dalla madre che, oltre a dimenticarsi della sua esistenza, lo sostituisce con un altro bambino, rendendo chiaro come di fronte a tutto ciò, a Peter non resta altro che scappare nell’Isola che non c’è e vivere con gli altri bimbi perduti (Barrie, 1904). Tale sofferenza emotiva potrebbe avere dei gravi effetti sul benessere psicologico di chi la sperimenta.

identityMa qual è l’“identikit” del moderno Peter Pan?

Kiley (1983) fa notare come questa tendenza sia prevalentemente maschile e ne individua alcuni tratti caratteristici.

A livello emotivo, spiega, si assiste ad una sorta di “paralisi”, in particolare, le emozioni tendono a restare bloccate, inespresse e, qualora emergano, ciò non avviene mai palesemente ma celandosi dietro ad altre, spesso antagoniste (per esempio, la tristezza viene manifestata sottoforma di allegria forzata).

Un altro tratto distintivo è la tendenza a rimandare ad un momento successivo gli impegni presi, aspetto questo strettamente legato all’ incapacità, tipica dei Peter Pan, di non sapersi prendere le proprie responsabilità.

Anche da un punto di vista sociale sono presenti notevoli difficoltà e sono relative per lo più alla difficoltà nell’instaurare legami di amicizia solidi e sinceri. Il senso di forte solitudine che molti soggetti sperimentano, li porta ad avvertire un disperato bisogno di sentirsi parte di un gruppo e il desiderio di integrarsi pare talmente forte che possono verificarsi anche tentativi di manipolare gli altri, di “comprarsi” le amicizie che, pertanto, difficilmente si rivelano essere autentiche.

I rapporti con i genitori sono solitamente problematici, sebbene su piani differenti. Mentre con la madre, infatti, c’è un rapporto ambivalente a causa del quale al desiderio di prenderne le distanze, si alterna un senso di colpa quando effettivamente il soggetto riesce a crearne, il padre viene percepito distante emotivamente e ciò impedisce loro di trovare con lui un rapporto intimo.

Infine, l’immaturità, tratto distintivo di chi soffre della Sindrome di Peter Pan, determina spesso problematiche anche nella sfera sessuale, in particolare i comportamenti infantili possono produrre difficoltà nell’avvicinare le ragazze. Ne consegue che i rapporti sessuali possono presentarsi in ritardo ma, una volta che l’individuo ne ha fatto esperienza, può presentare difficoltà nel modulare le emozioni connesse andando anche incontro, talvolta, a comportamenti sessuali promiscui. Le donne di cui tende ad innamorarsi sono quelle che dipendono da lui in quanto il confronto con chi potrebbe presentarsi sicuro si sé, intaccherebbe la sua autostima.

selfEmerge come molte delle caratteristiche di chi soffre della Sindrome di Peter Pan siano assimilabili a quelle della personalità narcisistica.

I soggetti narcisisti hanno un’idea grandiosa di sé e delle proprie capacità alle quali si associa una forte necessità di ammirazione e mancanza di empatia. Contrariamente a quanto possa sembrare, chi soffre di disturbo narcisistico di personalità è molto vulnerabile alle critiche e ciò lo spinge ad una disperata ricerca di amore e approvazione.

Quando pensiamo ad una persona narcisista ci viene in mente una personalità forte, sicura di sé e delle proprie capacità, che ama stare al centro dell’attenzione e primeggiare sugli altri. È fondamentale però tenere conto dell’altra faccia della medaglia, ossia, il fatto che tale atteggiamento è soltanto una maschera, dietro la quale si celano insicurezza e vulnerabilità nonché forte ricerca di amore ed approvazione da parte degli altri.

Lo stesso Kiley (1983) aveva individuato il narcisismo come tratto presente nei Peter Pan moderni, in quanto la ricerca sfrenata della perfezione, fortemente legata al livello di insicurezza del soggetto, è presente in entrambe le problematiche.

Di certo anche il fatto che sia la Sindrome di Peter Pan che il Disturbo Narcisistico di Personalità si sviluppino e continuino a diffondersi in epoca attuale, per lo più nel contesto di una cultura occidentale improntata su ideali spesso frivoli e valori basati sulle apparenze, è molto significativo.

Sia il narcisista che il Peter Pan, sono terrorizzati all’idea di invecchiare e frequentemente è proprio questa paura che li spinge ad affrontare tale disagio gettandosi in relazioni di breve durata generalmente superficiali, sia per quanto riguarda i rapporti intimi che relativamente alle relazioni interpersonali in genere. Similmente anche la sfera sessuale risulta, in entrambi casi, è vissuta negativamente, essendo caratterizzata da aspettative eccezionali che determino, non di rado, problemi legati alla prestazione.

Si ritiene che alla base di questi due disturbi così simili tra loro, le radici vadano ricercate nelle modalità usate dai genitori nel rapportarsi ai figli, in particolare nell’incapacità di comprendere i desideri ed i bisogni dei bambini e la difficoltà di esprimere loro amore.

In entrambi i casi, infatti, si ha a che fare con bambini alla costante ricerca di risposte e attenzione da parte di chi si prende cura di loro, aspettative che sono, generalmente, disilluse e tendono quindi a generare incertezza rispetto a sé e al proprio valore determinando risposte diverse, ma simili al tempo stesso.
In particolare, da una parte si assiste alla tendenza del Peter Pan a percepirsi debole e vulnerabile rispetto al mondo, con i conseguenti tentativi di sfuggire ad un ambiente che spaventa perché percepito come minaccioso e troppo ostile. Dall’altra, invece, si osserva un’incapacità, nel paziente narcisista, di mantenere un Sé coeso che lo spinge a crearsi una corazza difensiva per celare la propria debolezza ponendosi agli altri con senso di superiorità, arroganza ed aggressività.

Chi soffre della Sindrome di Peter Pan presenta delle fragilità che, come abbiamo visto, affondano le radici in un passato caratterizzato da vissuti di abbandono spesso inconsci che potrebbero portarlo, col tempo, a sviluppare difficoltà relazionali.

In particolare, il rischio è che le modalità fobiche tipiche del Peter Pan, che “si sente mancare l’aria” ogni volta che viene posto di fronte alle proprie responsabilità, lo spingano ad evitare continuamente persone e situazioni vissute come “asfissianti” e ad allontanarsene, sperimentando vissuti di solitudine e vuoto interiore.

genitoriUn percorso terapeutico potrebbe aiutare chi soffre di questa condizione a comprendere le ragioni che stanno alla base dei propri comportamenti, prenderne coscienza e quindi modificarli, imparando pian piano ad allontanare la paura di stabilire legami autentici e duraturi e vivendo serenamente i rapporti interpersonali.

 

Per approfondire:

  • Cataluccio, M. (2003). (introduzione di) Peter Pan e Wendy. Il bambino che non voleva crescere di J. M. Barrie. Feltrinelli Editore.
  • Kiley, D. (1983). The Peter Pan Syndrome, (trad. it. Gli uomini che hanno paura di crescere. Rizzoli Editore, Milano 1985).

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Dott.ssa Ilaria Visconti

Psicologa Psicoterapeuta, specialista in Psicoterapia Comparata redattrice EMAIL: doc.ilariavisconti@gmail.com TELEFONO: 339.6034157 Mi chiamo Ilaria Visconti, sono una Psicologa Psicoterapeuta e vivo a lavoro a Firenze, città che adoro. È molto difficile, per me, pensarmi svincolata dalla psicologia. Sebbene da piccola, infatti, sognassi di fare l’attrice, già alle superiori, scegliendo il Liceo Socio-Psico-Pedagogico è stato facile immaginare cosa sarei diventata da grande. Ed è così che d’istinto (forse nemmeno troppo), a 19 anni mi sono trasferita a Firenze per studiare Psicologia all’Università; nel 2009 mi sono laureata in Psicologia Clinica e della Salute e, dopo il tirocinio e l’esame di stato, mi sono iscritta alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Comparata coronando, finalmente, nel 2014 il sogno di una vita di diventare Psicoterapeuta. Svolgo a Firenze, con tanta passione e dedizione, attività di libera professione dal 2010 nel lavoro clinico con adolescenti, adulti e coppie e continuo a pensare, sempre di più, che il mio lavoro, sia il più bello che esista.

1 Response

  1. 10 novembre 2015

    […] Per approfondire: Sindrome di Peter Pan: l’ eterno bambino in fuga dalla realtà. […]

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