Lo psicogeriatra: la psicologia a servizio dell’anziano

oldLo status di anziano rappresenta un ruolo emergente che si è consolidato soprattutto in questi decenni poiché i cambiamenti che sono avvenuti negli ultimi 200 anni, dopo la rivoluzione industriale, hanno visto uno stravolgimento della vita non solo sul piano culturale, ma anche sociale ed economico.

Un miglioramento delle condizioni sanitarie, disponibilità di beni di prima necessità e mezzi finanziari hanno contribuito ad un aumento della qualità di vita di tutta la popolazione, garantendo ai nuovi nati aspettative di vita sempre superiori.

Un calcolo approssimativo, che riportiamo a titolo esemplificativo, evidenzia che si è passati dall’aspettativa di vita di 32 anni per un bambino nato in Svezia nel 1800, all’aspettativa di 52 anni nel 1900, agli 82 anni di oggi. In Italia le Fonti Istat confermano che nel 2012 in Italia la speranza di vita è giunta a 79,6 anni per gli uomini (due anni in più rispetto alla media europea) e a 84,4 per le donne (un anno in più rispetto alla media europea), attestandosi il primato di Paese con il più alto indice di vecchiaia.

Ma cosa può comportare questo cambiamento? Vediamolo insieme…

Leggi l'articolo completo

anzianoBisogna innanzitutto sottolineare che l’invecchiamento è caratterizzato da numerose trasformazioni fisiche. Bee e Mitchell (1984) hanno definito l’anziano con cinque espressioni: più piccolo, più fragile, più lento, più debole, più scarso e ridotto. Il declino è graduale ed inizia dopo i sessant’anni, con il bisogno di prestare una maggiore attenzione alla cura della salute e del benessere.

Nonostante le perdite in alcuni ambiti, soprattutto in termini motori e di autonomia, l’anziano conserva un modesto ruolo sociale in qualità di nonno all’interno della famiglia, perdendo invece ruoli attivi nella comunità alcuni anni dopo il pensionamento. A livello personale, è importante il modo in cui vengono percepite le perdite, il controllo che la persona sente di avere ancora e quindi una generale accettazione di tale condizione, poiché ciascuna fantasia avrà future ripercussioni nella gestione della vita quotidiana.

Tra questa popolazione è molto diffuso l’incidente traumatico cui consegue una frattura di femore, associata ad un elevato indice di mortalità (tra il 22 e il 29% dopo un anno) e disabilità nel 50% dei casi. Questi anziani generalmente presentano un quadro polipatologico pregresso e successive complicanze quali il delirium, con incidenza del 50-60%, e depressione in circa 1/3 dei pazienti fratturati.

Secondo il Quaderno del Ministero della Salute (2010) il coinvolgimento del caregiver familiare migliora la prognosi della malattia acuta e incide positivamente nella prevenzione e nel contenimento dello scompenso funzionale e cognitivo.

Il paziente geriatrico si trova di solito in una condizione di forte dipendenza e limitazione nelle proprie funzionalità, procurando continue preoccupazioni e forme di stress al proprio familiare. Ciò che ne consegue è facilmente deducibile: la qualità della vita e il benessere sono nettamente inferiori alla media della popolazione, con ripercussioni sullo stato di salute sia nel familiare che nell’anziano.

caregiverUno studio ancora in corso, infatti, sta evidenziando una possibile relazione diretta e circolare tra il benessere psicologico del paziente e quello del caregiver. Gli obiettivi da perseguire sono quelli di una miglior cura e assistenza per i tanti anziani sempre più vecchi, cercando di aumentare il benessere e la qualità della vita sia dell’anziano che del caregiver. Questi indici possono essere un buon parametro prognostico nella pratica clinica; nonostante un recente studio di Bilotta e collaboratori (2011) sulla popolazione anziana abbia evidenziato che una ridotta qualità di vita predice l’istituzionalizzazione e anche la morte, la qualità della vita non è generalmente oggetto di rilevazione nella pratica medica.

E’ in questo quadro che si propone di dare più spazio e più importanza alla figura dello psicogeriatra, uno specialista che è in grado di fornire consulenze, diagnosi e trattamento dei disturbi e delle patologie psicogeriatriche, nonché organizzazione di servizi e iniziative per la prevenzione.

Questo professionista è ancora poco conosciuto in ambito sanitario ma potrebbe diventare un vantaggioso ponte di congiunzione tra il medico e il paziente; è da tempo che si parla di dare maggior spazio alla figura dello psicologo tra i servizi ospedalieri, infatti, alcune aziende sanitarie, per lo più in regioni del nord Italia, hanno registrato con successo l’inserimento di questa figura. E’ possibile ricollegare a quest’ultimo dato i risultati dell’indagine del 2013 effettuata dalla Public Affairs, una divisione di Ipsos che si occupa di ricerche volte ad offrire una prospettiva sull’evoluzione delle opinioni e dei pensieri di cittadini e consumatori. Tale ricerca, che ha messo a confronto l’indice di soddisfazione generale con la spesa sanitaria regionale, ha indicato Lombardia e Veneto come le regioni più virtuose, con elevata soddisfazione e spesa sanitaria inferiore, evidenziando invece un deficit nella regione Lazio, in cui si registrano bassa soddisfazione dei servizi e una spesa sanitaria superiore.

È possibile spiegare questa bassa soddisfazione dalla scarsa conoscenza che il medico ha della soggettività del paziente; l’affiancamento della figura dello psicologo a quella del medico, invece, potrebbe dare il via ad una collaborazione che lo aiuterebbe a conoscere i pensieri, le necessità di chi si trova davanti, adattando la terapia ai bisogni del paziente. Nel caso dei soggetti anziani, a differenza dei giovani, il quadro polipatologico è frutto di una interazione complessa tra fattori fisici, mentali e sociali, tanto da essere difficile isolare una componente dall’altra e alla fine l’unico elemento unificante è l’anziano stesso con le sue fragilità.

???????????????????Per questo è importante che la valutazione del paziente psicogeriatrico non sia limitata alla sola analisi del disturbo patologico ma che venga integrata ad un approccio bio-psico-sociale che tenga conto di tutti gli aspetti che determinano lo stato di salute del soggetto. Bisogna ricordare che il paziente è il vero protagonista della situazione e, trovandosi coinvolto in questa stretta collaborazione, si sentirebbe al centro delle decisioni e non in balia di un sistema predeterminato e protocollare, ma continuamente attivo per organizzare terapie a misura di persona.

Per concludere, accostando i dati della previsione Istat secondo cui l’indice di dipendenza degli anziani oggi pari al 30.9% crescerà fino ad un livello del 59.7% nel 2065, con un rapporto di 151.4 persone con 65 anni ogni 100 abitanti con più di 15 anni (fonti Istat 2013), si può affermare che un provvedimento orientato maggiormente al benessere non solo dell’anziano ma del suo intero nucleo familiare non è semplicemente auspicabile ma necessario nei confronti delle generazioni future in termini di previdenza e assistenza sanitaria.

Ringrazio per la collaborazione la Dott.ssa Carla Farulla

GD Star Rating
loading...

Dott. Stefano Eleuteri

Psicologo della Salute, Psicoterapeuta, Consulente in Sessuologia. Presidente Associazione Educere. redattore EMAIL: stefano.eleuteri@gmail.com TELEFONO: 348/4454786 Sono una persona curiosa e piena di interessi. Nel mio tempo libero amo cantare e fare pilates. Mi piace molto viaggiare e credo sia formativo e utile per ampliare i propri orizzonti e punti di vista; anche per questo ho deciso di arricchire il mio percorso di studi universitario in Psicologia Clinica e Dinamica, svolto presso la “Sapienza”, Università di Roma, con un periodo di studi svolto a Colchester (UK) con il programma Erasmus, e di preparare la mia tesi di laurea a Gotenburgh (Svezia). Sono iscritto all’Albo degli Psicologi del Lazio N° 18192 e al Registro Interno dei Consulenti Sessuali della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica; Membro per la Regione Europea della Youth Initiative Committee (World Association for Sexual Health; WAS) e Socio Ordinario della Associazione Andrologi Italiani. Nell’esercizio della professione provo a mantenere un equilibrio costante tra clinica, ricerca e formazione, che sono i tre aspetti che prediligo e che ritengo non possano essere sganciati se si vuole essere efficaci in ognuna di queste aree. Svolgo attività di orientamento, tutorato e counselling agli studenti presso la Facoltà di Medicina e Psicologia della “Sapienza”, Università di Roma e l'attività clinica di psicologo e di consulente in sessuologia a Viterbo e a Roma. Per le attività di ricerca in campo sessuologico e psicogeriatrico collaboro con l’Istituto di Sessuologia Clinica di Roma e con cattedre universitarie. Ho avuto modo di fare esperienza in campo formativo collaborando per le attività didattiche degli insegnamenti di "Psicologia dello sviluppo sessuale" e di "Fattori di rischio e protezione nell’arco di vita” nei Corsi di Laurea in Psicologia, poi con affidamento degli incarichi didattici riguardanti l’ambito psico-sociale nel Corso di Alta Formazione in “Assistenza al Paziente Geriatrico” e in quanto docente di “Psicologia sociale nell’anziano” presso il Master di I livello in “Case Management nella rete integrata dei servizi a favore dell’anziano (Il Case Manager geriatrico)”, tutti presso la Facoltà di Medicina e Psicologia della “Sapienza”, Università di Roma Negli ultimi anni investo molta energia e passione nell’organizzare eventi, percorsi formativi e di crescita personale per l’Associazione “Educere”, di cui sono vice-presidente e fondatore, che svolge le sue attività principalmente nel viterbese e nell’orvietano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *