La maschera: Energia-Psiche-Corpo

mascheraRiflettiamo su cosa porta un individuo ad essere com’è: a camminare in un certo modo, ad utilizzare la sua energia in una certa direzione, a guardare con una certa intensità/assenza, a parlare con un certo ritmo, cadenza, intonazione, a pensare a certe tematiche piuttosto che ad altre, ecc.

Come si struttura tutto questo? Cosa forma la sua impronta specifica nel mondo? Quello che osserviamo all’esterno, è tutto ciò che dobbiamo conoscere?

In realtà, ciò che osserviamo al primo sguardo è la risultante di una serie di esperienze, emozioni, conoscenze, traumi, tentativi riparativi, adattamento, ecc. Ciò che vediamo all’esterno è la “Maschera”.

La maschera è un meccanismo di difesa, innescato in seguito ad una situazione di forte dolore, al vissuto di una ferita emotiva profonda, avvenuta in tenera età. Non si tratta di meccanismi temporanei, ma solitamente di dinamiche croniche e continuative, tali da costituirne una parte strutturante della personalità.

La maschera non è solo una sorta di pellicola che ricopre l’individuo, ma alla lunga determina e modifica i modi di pensare, di agire, di sentire, di vedere le cose, di muoversi, di presentarsi, di strutturare il corpo, la reazione di tutto il soma, con i suoi segmenti, organi e cellule, dunque il senso di identità globale.

Conosciamo meglio le maschere e le loro conseguenze.

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Sulla base dell’esperienza, della ricerca e del lavoro di eminenti studiosi (Reich, Lowen, Pierracos, Lise Bourbeau), si possono distinguere cinque ferite con le rispettive maschere:

  • la ferita del rifiuto e la corrispettiva maschera del fuggitivo,
  • la ferita d’abbandono e la maschera del dipendente,
  • la ferita dell’umiliazione con la corrispondente maschera del masochista,
  • la ferita del tradimento e la maschera del controllo,
  • la ferita dell’ingiustizia e la maschera del rigido.

sgridareQueste ferite sono procurate dalle persone più vicine, di solito i genitori, in modo inconsapevole. Molto spesso loro stessi sono stati oggetto di questa dinamica nell’infanzia, ma non avendola vista e modificata, la ripropongono automaticamente senza saperlo (copione).

Questa strutturazione, come del resto la maschera della tragedia greca, propone un personaggio, con modi di pensare, di parlare, di presentare il corpo, di camminare, di respirare, ecc. Infatti, possiamo individuare la ferita e la sua difesa proprio dall’osservazione di tutte queste variabili: corpo, qualità cinestesica, impronta energetica, linguaggio, pensiero, affettività, qualità della relazione.

La maschera è la risposta che il bambino ha trovato a suo tempo, per sopravvivere nel modo migliore alla ferita subita, è un meccanismo di difesa, un modo per ritrovare un ruolo attivo, il controllo su una situazione subita, eccessivamente dolorosa. Ma, al contrario dell’attore della tragedia greca, nella vita il bambino, e poi l’individuo adulto, vive come fosse la maschera stessa, non percepisce la diversità fra la propria naturale essenza e ciò che deriva dalle difese inconsce. Quella è l’identità, l’essenza che li caratterizza!

Ad esempio, chi subisce il rifiuto (di solito dal genitore dell’altro sesso), indosserà la maschera del fuggitivo, come tentativo di ripristinare il proprio potere e volere. Avrà un corpo sottile e lungo, con poco peso e spessore “assottigliato”, parlerà in modo non incisivo per rimarcare la non presenza, la presenza non ingombrante, quindi non prenderà l’iniziativa, userà termini e modi così inconsistenti da lasciar intravedere la mancata garanzia di affidabilità, stabilità, ecc. Non si ferma mai abbastanza in un luogo o in una relazione, a tal punto da creare un legame significativo, non crea radici da nessuna parte, non investe in progetti condivisi o non li porta a termine.

E’ un modo per illudersi che non è l’altro ad abbandonarlo, ma è lui che se ne va o comunque non concede la propria presenza, è sua la responsabilità di quanto sta succedendo e quindi può modificare la situazione quando e come vuole: la vita è nelle sue mani! Ci crede e si mostra così, in fuga, con poco peso e poca presenza, come se niente lo interessasse realmente, sempre riluttante, rifiutante verso tutto e tutti.

Ma di fatto è come mettere un cerotto ad una ferita: non si vede, è nascosta ma non è risanata, c’è e pulsa. Vi è un dolore profondo, così grande e intollerabile per un bambino, da portare via il suo naturale sviluppo, a favore di un copione di sopravvivenza.

Smascherarsi” è il primo passo per andare a scoprire la ferita e poterla finalmente curare.

Ciascuno di noi può avere più maschere, anche se generalmente ce n’è  una che risulta predominante e strutturante rispetto alle altre. Capita spesso però che la ferita principale, quella più profonda, sia quella meno visibile, si nasconde sotto le altre più evidenti e superficiali. Quindi una volta guariti da una ferita, ne emerge un’altra, sorprendendoci e lasciandoci nello sgomento.

In realtà la cura e la guarigione, sono un po’ un processo a strati e progressivo.

Quali sono i segni che tradiscono la presenza delle maschere?

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I sintomi del corpo per esempio. Le corazze che irrigidiscono il corpo ed il naturale fluire del movimento, del respiro e delle energie, le malattie acute e croniche, le modalità relazionali disfunzionali (continue rotture relazionali), l’incapacità a stare fermi (col corpo, nelle relazioni, nella concentrazione, ecc.), disequilibrio emotivo (depressione, rabbia cronica, continua insoddisfazione), agitazione psico-motoria, stile di vita disequilibrato (alterazione ritmi sonno-veglia, abuso di sostanze psicoattive compreso farmaci, abuso di cibo, dipendenza da persone o cose, ecc.), fobie, condotte autodistruttive (guida spericolata, sport estremi, guida sotto abuso di alcool, atti auto lesivi, ecc.), scelte di vita fallimentari (di lavoro, di investimenti, di relazione, ecc.).

La presenza della maschera è solo uno scoglio, che tenta di arginare un mare in tempesta, una tempesta di conflitti, fra ciò che realmente si sente, si desidera, ciò che il corpo ha bisogno di esprimere e quanto invece ci impone la maschera, nel tentativo di preservarci dalla sofferenza.

La maschera si struttura nell’infanzia e ci segue nel corso della nostra evoluzione, rimanendo rigida. In età adulta non è più necessaria, la persona ha raggiunto la sufficiente maturazione e forza per elaborare i conflitti antichi, ma non lo sa, come tale, la vecchia struttura permane, pur essendo ormai obsoleta e dannosa.

Tornando all’esempio del rifiuto. Poniamo il caso di un padre che aspettando un figlio maschio, rifiuta  emotivamente la figlia in quanto femmina. La bambina, probabilmente si metterà da parte, risulterà invisibile e rifiutante e da adulta fuggirà le relazioni sentimentali, non riuscirà ad attaccarsi a nessuno, a fidarsi. Si forzerà a ritirarsi ogni volta che intravede un nido caldo, che può predisporla ad un nuovo dolore da rifiuto, troverà uno o più motivi per lasciare l’altro, abbandonarlo. Tutto ciò non ha più senso, ma la donna non avendo mai strutturato relazioni alla pari, continua a temere di non potersi fidare, di ricevere ancora quell’abbandono che la potrebbe far sentire “distrutta”. Inconsciamente pensa e sente profondamente di non poter essere amata, di non avere quelle qualità e caratteristiche che terranno qualcuno legata a lei!

Si innesca un circolo vizioso di frustrazione, fuga, paura, rabbia e risentimento.

Le suddette convinzioni, atteggiamenti ed emozioni obbligano il suo sistema nervoso centrale e periferico ad uno stato di allerta continuo, strutturando una modalità psico-somatica di Attacco o Fuga, vivrà in uno stato di costante stress, esaurendo il sistema immunitario e il proprio corpo. Impedendo quindi all’energia vitale, di fluire liberamente.

Come intervenire?

Abbiamo visto che la maschera coinvolge tutti i sistemi dell’individuo, ciò fa sì che da qualunque punto si parta, tutto il restante universo ne verrà coinvolto. Per cui non è importante quale componente umana o quale disciplina sia la porta d’ingresso per affrontare il conflitto, in una visione olistica della persona, tutti gli elementi sono connessi ed è bene che vengano coinvolti e integrati.

Nell’approccio definito PsicheSoming si lavora in modo più possibile integrato, usando una visione d’insieme che cerca di comprendere la persona nella sua globalità, utilizzando come primo canale d’ingresso quello che emerge dalla predisposizione individuale. Alcune persone sono maggiormente propense per l’uso della mente e preferiscono parlare (sono quindi più sensibili all’uso di tecniche introspettive, verbali, moreniane, gestaltiche), altre prediligono il corpo e sceglieranno un approccio più fisico (Yoga, Shiatsu, Bioenergetica, Danzaterapia, Arti marziali, attività motorie varie, ecc.).

Queste tecniche, che classifichiamo di tipo verbale o corporee, in realtà non sono così separate e distinte, utilizzano solo in modo preferenziale un canale anziché un altro, ma sono strettamente connesse e agiscono mutualmente in un atto di completamento reciproco.

Riteniamo importante lavorare a tutti i livelli per rompere la corazza fisica e psicologica, ma è altrettanto importante sostenere la persona e dare un significato e una direzione a ciò che di nuovo  emerge.

Ogni aspetto della persona deve trovare il suo posto nel nuovo equilibrio, senza tralasciarne alcuno.

soffioneAggiungiamo che il cambiamento spaventa: ciò che ai nostri occhi di osservatori esterni può sembrare utile e funzionale, a chi da sempre vive in un copione non appare chiaramente visibile l’utilità di modificare uno o più ambiti della propria vita.

Le emozioni spaventano, ciò che non conosciamo ci può bloccare, è necessario non lasciare sole le persone che si apprestano a liberare emozioni, energie, muscoli, atteggiamenti, pensieri ….

 

Per approfondire:

  • Bourbeau, L. (2002). Le 5 ferite e come guarirle. Edizioni Amrita, Torino.
  • Lowen, A. (1984). Il linguaggio del corpo. Feltrinelli:
  • Lowen, A. (2000). Bioenergetica. Feltrinelli: Milano.
  • Pierrakos, J. (1984). Impara ad amare ed a guarire. Edizioni Crisalide: Latina.
  • Reich, W. (1994). Bambini del futuro. Sugarco Edizioni: Cesena.
  • Reich, W. (1994). L’analisi del carattere. Sugarco Edizioni: Cesena.

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Dott.ssa Sabrina Costantini

Psicologa - Psicoterapeuta redattrice EMAIL:sabrina.costantinips@virgilio.it Mi chiamo Sabrina Costantini, sono Psicologa Psicoterapeuta ed ho un orientamento che ha attraversato vari ambiti, trascinando con sé ciò che più si confaceva. Sono passata da un orientamento Psicoanalitico, per incontrare poi l’Analisi Transazionale, la Bioenergetica, tecniche di Arteterapia e Danzaterapia, producendo un risultato assai singolare. Amo questo lavoro e non escludo nessuna forma di disagio. Mi occupo di: disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, problemi di dipendenza affettiva, dipendenza da sostanze, nuove dipendenze (cellulare, internet, play station, gioco patologico, sesso compulsivo, shopping compulsivo, ecc.), consulenze alla genitorialità, disturbi psicosomatici, patologie organiche acute e croniche, ecc. Sono altresì presidente dell'associazione Oltretutto, abbiamo aperto uno sportello gratuito sullo stalking, per le vittime e i persecutori, donne e uomini. Si può accedere attraverso: tel.: 366 2753616 e-mail: sportellostalking@gmail.com blog: http://stalking-fra-vittima-e-persecutore.over-blog.com

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