Gelosia: le sue molte sfaccettature

Gelosia: un sentire complesso che coinvolge emozioni multiple.

Dall’etimologia greca si evince il suo senso primigenio “emulazione”, “brama” “desiderio”. Nel tempo assume il significato del “timore di perdere o non ottenere un bene, un affetto, qualcosa che entri in possesso di qualcun altro”.

La gelosia fa parte delle umane emozioni, Shakespeare nell’Otello la definisce “un mostro dagli occhi verdi  che dileggia il cibo di cui si nutre”.

Boccaccio ne descrive il carattere tormentoso, assillante e sgradevole: “un amaro frutto (la gelosia) che nasce da una dolce radice (l’amore)”.

Si evince il timore della perdita affettiva, il bisogno di esclusività e il conseguente comportamento indagatore, includendo l’invidia nei confronti del potenziale rivale.

Il “desiderio”, frenato da alcun limite, si esalta fino a diventare brama, conduce all’impulso irrefrenabile di tenere legato a sé l’altro/oggetto/condizione. La definizione in cui si è scivolati ne rimarca l’accezione predatoria, successiva al desiderio, con condotte e idee ossessive, incentrate sul legame. L’elemento tormentoso e tormentato traduce anche il nesso con il significato originario di “emulazione”, apparentemente slegato con il resto.

Emulazione infatti corrisponde all’atteggiamento di chi cerca di raggiungere o superare gli altri, per lo più in un ambito di valori positivi, con una sorta di fervore competitivo. La gelosia non solo brama di tenere legato a sé “l’oggetto”-  che sia una persona, una proprietà o un ruolo – ma anche di dimostrare a sé e all’oggetto la propria superiorità, come se costituisse uno strumento per garantirsi il “possesso”.

Ma che cos’è la gelosia e da che cosa ha origine? E soprattutto, quando è  sana e quando è patologica?

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La gelosia fa parte delle esperienze umane e come tale, comprende una connotazione protettiva ed istintiva. Pertanto,  quando vi è una minaccia reale alla relazione, la gelosia viene a configurarsi come un segnale in difesa della relazione stessa. Quando però manca una motivazione concreta, la gelosia si configura come un’ossessione distruttiva che conduce a  disorientamento, squilibri e violenza.

Il timore dell’abbandono è una chiave di lettura importante per comprendere la dinamica di quest’emozione, quella più evidente si ravvisa all’interno di un rapporto di coppia e può assumere diverse forme, che vanno dal controllo (con parole, controllando il cellulare, mettendo insieme le informazioni e spostamenti del partner, con pedinamenti, ecc.) alla possessività  (sentendo il compagno come proprietà e vivendo su lui/lei tutti i diritti, compreso quello di direzionarlo nelle scelte, azioni e sentimenti). Non si può far a meno di avere tutto il quadro della vita dell’altro, come se si osservasse da un monitor.

Ma la paura dell’abbandono e i conseguenti vissuti di gelosia, nella concretezza possono essere scatenati da diversi eventi: la nascita di un figlio che sposta l’attenzione del/la partner; la nascita  di un fratello, dove la gelosia si combina con la rivalità per avere l’attenzione esclusiva dei genitori; un nuovo nato nella cerchia familiare, che diventa il piccolo di casa;  l’arrivo di un nuovo componente nel gruppo di amici, portatore di curiosità e cose nuove; un nuovo dipendente, assunto per doti speciali; un/a nuovo partner del proprio/a ex, ecc.

Secondo Freud, infatti, la gelosia non è solamente rivolta a persone che si teme di perdere ma anche a persone verso cui prova rivalità, nel senso che il rivale sembra possedere qualità, doti desiderate e inafferrabili, che ci potrebbero rendere dei perdenti nella competizione.

La gelosia può essere presente ovunque: tra le mura di casa, a scuola, negli ambienti sportivi, negli ambienti lavorativi…dentro di noi.

Già…dentro di noi, perché a volte il timore di perdere chi amiamo ci porta a sviluppare pensieri persecutori “l’hai guardata!”, pensieri di angoscia “non mi vuoi più bene” ed allora, inconsapevolmente, l’altro/a diventa una rivale e la persona amata l’oggetto di possesso ed ossessione, di cui conoscere le idee, i progetti, gli amici/conoscenti/colleghi, tutti gli spostamenti, la password di facebook… Ma non basta mai. I dubbi continuano a divorare, le incertezze assalgono di giorno e notte, la gelosia logora. Tutto avviene dentro di noi, costruiamo e distruggiamo castelli senza fondamenta di realtà.

Il mondo sembra crollare addosso, le lacrime sono le uniche compagne. Ci si ritrova soli e non permettiamo ad alcuno la funzione consolatoria, niente è sufficiente. Se questa condizione persiste, incistandosi in elementi fragili di personalità, sociali, relazionali, allora il rischio è di cadere in condotte patologiche staccate dalla realtà, quali fobie sociali, deliri persecutori, stalking, mobbing, bullismo, condotte antisociali, ecc.

Perché tutto questo?

Secondo un punto di vista evoluzionistico  le donne vedrebbero nel compagno colui che si prende cura di loro e della successiva prole, fondamentali per la sopravvivenza. Da qui discende la gelosia intesa come timore dell’abbandono a favore di un’altra donna.

Invece gli uomini, preoccupati più dell’aspetto sessuale, sarebbero gelosi perché istintivamente sono tesi ad assicurarsi la perpetuazione della specie e ad avere la sicurezza genetica dei propri figli.

Filogeneticamente la specie si è evoluta, a livello fisiologico e culturale-sociale, rendendo meno significativo il senso originale e la funzionalità fondamentale del possesso.  Il genere umano si è svincolato in modo importante dalla sopravvivenza base, grazie all’accrescimento dell’intelligenza e dell’acculturazione, che ha reso la società e le relazioni uno spazio più complesso.

Ma se la paura di perdere l’altro può essere un’emozione naturale come primo sentire (quasi il richiamo dell’origine umana come specie, ma anche ontogeneticamente come individui), nel corso dello sviluppo individuale è necessario che venga elaborata affinché non si scateni in una forma poco matura che può arrivare a sconfinare nella patologia. Se comprendiamo che l’altro non ci appartiene, ma sta solo in relazione con noi, allora riusciamo a vedere il legame come qualcosa in divenire, costruttivo e condiviso, dove ciascun membro della relazione può avere emozioni e pensieri diversi.

Il centro non è più l’altro che mi abbandona, ma due persone che interagiscono e l’individuo in questione ha pari diritto e responsabilità nel legame. Scompare il senso stesso della gelosia possessiva.

In quest’ottica la gelosia fa parte del sentire ed è naturale provarla in una prima fase del rapporto o in momenti critici dove si innescano dei cambiamenti. Ma per parlare d’Amore (in vari tipi di legame) è necessario che questo sentimento lasci spazio ad altri aspetti della relazione, quali la fiducia, la stima reciproca, la conoscenza, la complicità, la fiducia in sé.

Ci si può chiedere quindi se la gelosia può lasciare il posto a forme di relazione più matura in tutte le sue manifestazioni.

Sotto lo stesso sentimento, si nascondono livelli diversi. Se la persona è sufficientemente sana, equilibrata e stabile, può migliorare la propria capacità di stare in relazione e progredire in una relazione d’amore sana. Se, viceversa, alla base c’è una struttura patologica o non evoluta, allora la gelosia non riesce a lasciare spazio ad altri livelli. Alcuni elementi risultano particolarmente negativi: l’assenza di mentalizzazione (o introspezione), la mancanza della costanza dell’oggetto (interiorizzazione della presenza dell’altro), dell’esame di realtà (da cui deriva la distorsione del pensiero e dell’interpretazione), il ritardo mentale, l’assenza di empatia, ecc.

In presenza di tali elementi non c’è possibilità né spazio per valutare le reciproche responsabilità e competenze nelle relazioni, tanto meno fare il bilancio degli aspetti positivi e negativi. L’altro in questo caso non esiste, non esiste come persona con un suo sentire e una sua volontà, ma è solo funzione dei propri bisogni, come fosse un oggetto; o come un genitore che deve soddisfare a tutti i costi i bisogni di un bambino molto piccolo.

Lo stalker ad esempio ha bisogno del legame con il partner, non riesce a cogliere il volere dell’altro e il malessere procurato con le sue insistenze. La sua sofferenza e l’incapacità di tollerarla, impedisce di valutare anche il sentire, la posizione e le decisioni del partner.

Ovviamente nessuno nasce già con la capacità di amare in modo maturo, è un processo di apprendimento che inizia con le prime relazioni: in principio totalmente asimmetriche e dipendenti, per poi procedere verso forme sempre più bilanciate, paritarie e consapevoli. Da figli totalmente dipendenti, si passa ad essere fratelli, compagni, figli adulti, colleghi, amici, genitori, nonni, ecc. Le relazioni cambiano e così i ruoli, le posizioni e le responsabilità. Questo ci fornisce stimoli per il mutamento continuo e progressivamente sempre più evoluto.

Ciò che veramente conta è fare un lavoro interiore  su di sé, comprendere l’origine ed il perché delle cose, aumentare i propri livelli di autostima  ed autodeterminazione.  Fare in modo che nonostante i dubbi, nonostante le incertezze, ciò che abbiamo costruito sia sufficientemente flessibile da potersi trasformare senza rompersi. Percorrendo a livello ontogenetico lo stesso cammino dell’uomo a livello filogenetico, imparando a sganciarsi dalle contingenze, ad elaborare il possesso, liberandolo da confini e materialità.

Per le persone su un versante più propriamente patologico, il percorso richiede un lavoro terapeutico strutturato e continuo nel tempo, la cui efficacia dipende dal disturbo, dalle esperienze pregresse, dal bilancio delle prime relazioni, dalle risorse attuali (relazionali, sociali, sanitarie, ecologiche, economiche), ecc.

Niente è immutabile, ma richiede sicuramente cura e impegno.

Anche gli individui non così patologici possono talvolta non riuscire a compiere certi passaggi, necessitando di un sostegno psicologico. Spesso quello che succede è che, troppo presi dalla sofferenza, diventiamo preda di pensieri circolari che si ripetono sempre uguali. E’ necessaria una visione esterna che ci permetta di vedere il quadro completo e ci consenta di uscire dal circolo vizioso, aiutandoci ad utilizzare le risorse e le capacità, che in quel momento non riusciamo a cogliere.

In conclusione la gelosia di per sé non è un sentimento negativo. E’ segno dell’importanza che diamo all’altro, al ruolo, o situazione; ma può diventare un passaggio positivo o, all’opposto, una condizione cronica in base alla nostra condizione di partenza e alle nostre risorse.

Come verificarlo? Come essere sicuri di essere sul versante positivo?

Chiediamoci se riusciamo a mettere sul piatto della bilancia quanto gli altri ci dicono, le loro opinioni ed emozioni, quanto riusciamo a pensare di avere una parte di responsabilità in quanto capita e in quello che sentiamo. Chiediamoci se vogliamo cambiare. Chiediamoci se riusciamo a mettere noi stessi in primo piano, come agenti del cambiamento. L’impegno dovrebbe essere diretto a cambiare noi stessi, non gli altri!

Se riusciamo in tutto questo, siamo sulla buona strada!

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Dott.ssa Sabrina Costantini

Psicologa - Psicoterapeuta redattrice EMAIL:sabrina.costantinips@virgilio.it Mi chiamo Sabrina Costantini, sono Psicologa Psicoterapeuta ed ho un orientamento che ha attraversato vari ambiti, trascinando con sé ciò che più si confaceva. Sono passata da un orientamento Psicoanalitico, per incontrare poi l’Analisi Transazionale, la Bioenergetica, tecniche di Arteterapia e Danzaterapia, producendo un risultato assai singolare. Amo questo lavoro e non escludo nessuna forma di disagio. Mi occupo di: disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, problemi di dipendenza affettiva, dipendenza da sostanze, nuove dipendenze (cellulare, internet, play station, gioco patologico, sesso compulsivo, shopping compulsivo, ecc.), consulenze alla genitorialità, disturbi psicosomatici, patologie organiche acute e croniche, ecc. Sono altresì presidente dell'associazione Oltretutto, abbiamo aperto uno sportello gratuito sullo stalking, per le vittime e i persecutori, donne e uomini. Si può accedere attraverso: tel.: 366 2753616 e-mail: sportellostalking@gmail.com blog: http://stalking-fra-vittima-e-persecutore.over-blog.com

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