Gruppo di lavoro e lavoro in gruppo: l’unione che fa la forza!

Sempre più spesso si lavora in contesti in cui vengono costituiti dei veri e propri gruppi di lavoro (o team) per portare a termine specifici progetti o attività. La capacità di lavorare in gruppo diventa pertanto un requisito indispensabile per tutti coloro i quali si muovono nell’attuale mercato del lavoro.

Le moderne organizzazioni, infatti, puntano molto sul lavoro di gruppo come strategia per ottenere migliori risultati derivanti dai talenti collettivi del team, dalla capacità dei membri di sostenersi l’un l’altro per superare i momenti difficili, dalla possibilità di moltiplicare le opzioni grazie alla creatività che deriva dal confronto di idee.

L’abilità di team-working diventa quindi un requisito richiesto dalle aziende che selezionano personale, ma non solo. Partendo dal presupposto che in tutti i luoghi di lavoro, o quasi, è necessario interfacciarsi con altre persone per portare avanti la propria attività, appare chiaro come dotarsi di tale capacità possa portare a vivere meglio l’ambiente lavorativo e a migliorare il proprio livello di performance.

Le caratteristiche che definiscono un team rispetto ad altri tipi di gruppo sono sostanzialmente:

  • la condivisione degli obiettivi
  • l’interdipendenza e la collaborazione fra i membri
  • il senso di appartenenza al gruppo
  • la presenza di ruoli definiti

Per potersi considerare membri efficaci di un gruppo di lavoro è necessario, quindi, non solo possedere le conoscenze e capacità richieste dall’attività specifica del gruppo, ma anche tutta una serie di competenze più specificatamente comunicativo-relazionali che rendano possibile un’interazione proficua e costruttiva con gli altri membri.

In tale ottica divenda fondamentale il concetto di team-building, cioè quell’insieme di attività volte a trasformare un gruppo di persone in un team di lavoro vincente.

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A fare le cose non sono le procedure ma chi le esegue.

Le politiche sul personale sono pertanto il fattore strategico principale da tenere in considerazione per assicurare il successo delle attività.

Oggi sempre più spesso ai lavoratori è richiesto di saper lavorare in gruppo, la cosiddetta abilità di team-working. Una competenza trasversale che, essendo di grande importanza nei contesti organizzativi modernamente strutturati, viene valutata anche in fase di selezione delle risorse umane.

Ma cosa vuol dire esattamente lavorare in gruppo?

Innanzitutto cerchiamo di capire cosa si deve intendere per gruppo. Kurt Lewin (1948) definiva il gruppo “un insieme dinamico, costituito da individui che si percepiscono vicendevolmente come più o meno interdipendenti per qualche aspetto”.

Partendo dai concetti della teoria della Gestalt e dall’osservazione che le persone nei gruppi si comportano in maniera diversa da come si comportano individualmente, Lewin ha coniato il termine dinamica di gruppo. La dinamica di gruppo viene definita come un processo che genera forze psicologiche e che ha una forte influenza sul comportamento.

Lo spazio vitale comprende persone e ambiente come un unico campo dinamico, in cui ogni individuo viene modificato dall’ambiente e lo modifica a sua volta. Il concetto di campo si riferisce a un sistema globale di forze in movimento, le cui leggi non dipendono tanto dagli elementi presenti nel campo stesso, quanto piuttosto dalle loro relazioni.

In base ai fattori chiave che vengono maggiormente posti in luce e al livello di coesione presente, possiamo distinguere diversi tipi di gruppi: sono un gruppo le persone che stanno aspettando l’autobus o dei ragazzini che giocano, la famiglia, la squadra di calcio, gli abitanti di un quartiere, gli esercenti una certa professione, gli appartenenti a una nazione o a una etnia.

Il gruppo esiste quando gli individui divengono consapevoli che in qualche modo il loro destino è collegato a quello del gruppo stesso (“interdipendenza del destino”, Lewin) e non è riducibile alla somma degli individui che lo compongono.

Nel gruppo di lavoro oltre alla interdipendenza del destino emerge un altro aspetto caratterizzante che si può definire “interdipendenza del compito”. I gruppi di lavoro, infatti, nascono perché c’è un obiettivo da raggiungere, un compito da assolvere, tale che i risultati di ciascun membro hanno implicazioni per i risultati degli altri. Questa interdipendenza sarà tanto più positiva quanto più sarà in grado di far emergere sentimenti di cooperazione e coesione tra i membri, favorendo una migliore prestazione del gruppo. Assumerà invece una connotazione negativa quando prevarrà la competizione.

Cooperando infatti i membri del gruppo coordinano i loro sforzi, si suddividono i compiti, si attivano per raggiungere l’obiettivo comune prestando attenzione ai colleghi e comprendendo le reciproche necessità e i reciproci punti di vista, lavorano in un clima amichevole e tutto questo genera un livello superiore di performance.

Ma vediamo quali caratteristiche occorrono per essere dei buoni membri per un team di lavoro. Oltre alle conoscenze e alle abilità che garantiscono l’apporto in termini di contenuti e che sono comunque fondamentali, per lavorare bene in team servono quelle competenze sociali e personali (soft skills) che consentono di interagire proficuamente con gli altri membri del gruppo al fine di raggiungere l’obiettivo comune, come ad esempio:

  • Capacità di ascolto attivo
  • Comprensione ed empatia
  • Capacità di dimostrare sincero interesse
  • Attenzione ai particolari
  • Capacità di riconoscere i propri errori
  • Capacità di negoziazione e mediazione nei conflitti
  • Capacità di comunicare attraverso un linguaggio comune (specie nei team multidisciplinari)
  • Disponibilità a porre l’obiettivo del gruppo al di sopra dei propri obiettivi personali.

Anche se non ci è mai capitato di cimentarci con un lavoro di gruppo a livello professionale, per comprendere quali di queste competenze possediamo o quali potremmo migliorare ci basterà analizzare situazioni che facilmente fanno parte del bagaglio di esperienza di ognuno di noi come ad esempio praticare uno sport di squadra o lavorare a un progetto universitario. Persino organizzare una vacanza o una festa con i nostri amici. Insomma, tutte quelle situazioni che sono caratterizzate da un obiettivo comune che dev’essere raggiunto in un tempo stabilito e dove sia necessario assegnare dei ruoli o degli incarichi a tutti i membri del gruppo.

Potremo focalizzare l’attenzione sugli aspetti di quest’esperienza che hanno condotto a un buon risultato e su quelli che invece avrebbero potuto essere gestiti meglio, sul nostro ruolo all’interno del gruppo e su come abbiamo agito o ci siamo sentiti nel ricoprirlo, su come sono state superate situazioni problematiche o di conflitto.

Questo esercizio di riflessione ci può portare a scoprire quali doti possediamo e potremmo mettere in campo per creare valore aggiunto in un team di lavoro e quali invece dovremmo curare maggiormente perché allo stato attuale potrebbero esserci da ostacolo o comunque non consentirci di dare il nostro meglio in questo tipo di attività.

Da qualche anno stanno prendendo sempre più piede in Italia metodologie di formazione non convenzionale che mettono l’esperienza al centro del processo di apprendimento con lo scopo di facilitare la trasferibilità nella propria realtà lavorativa dei comportamenti appresi nelle situazioni proposte dai trainer.

Si tratta della formazione esperienziale e outdoor che vuole approfondire il modo di essere e di relazionarsi delle persone nei contesti organizzativi. Lo specifico campo d’azione di questo tipo di formazione comprende l’analisi delle dimensioni socioaffettive legate ai rapporti interpersonali sul lavoro, la gestione dei conflitti, il senso e i significati che ogni persona attribuisce al contesto di appartenenza. Da qualche tempo, comprende anche l’opportunità di lavorare sullo sviluppo di qualità personali e sulla creazione di stati di benessere individuale e organizzativo.

Attraverso role play, business game, simulazioni e, nel caso della formazione outdoor, anche attraverso lo svolgimento di prove pratiche e attività fuori dall’aula, in contesti naturali, i partecipanti vengono coinvolti in attività dal taglio estremamente concreto, divertenti, creative e coinvolgenti in cui il gruppo di formazione diventa una sorta di laboratorio per la ricerca, l’osservazione, l’approfondimento e la condivisione di relazioni, comunicazioni, emozioni e vissuti tra le persone.

Il principio guida è l’apprendimento in azione e attraverso l’azione e l’analisi dell’attività svolta (debriefing) consentirà poi di uscire dalla metafora e focalizzarsi su come ciò che è emerso in questo contesto esperienziale possa trovare applicazione nella vita lavorativa di ogni giorno.

Possiamo quindi ben comprendere come questo possa rivelarsi utile in particolare per le attività di team working e di team building che si basano proprio sulla promozione della coesione e dell’affiatamento tra i membri di un gruppo di lavoro.

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Dott.ssa Laura Caminiti

HR Consultant, specialista in selezione e formazione delle Risorse Umane Socia fondatrice, amministratrice e responsabile di PsicologiaOK EMAIL: caminiti.laura@gmail.com Sono una persona socievole e dinamica, aperta alle novità e al cambiamento. Da bambina ho sognato di fare il prestigiatore, il meccanico, lo scienziato, l’artista, il veterinario...poi a un certo punto mi sono accorta che mi piaceva osservare le persone. Volevo conoscere le loro storie, comprendere i motivi per cui si comportavano in un certo modo, scovare cosa le accomuna e cosa le rende così diverse, sapere dove si trovano le risorse per reagire ai momenti difficili che la vita a volte ci impone. Così ho scelto la Psicologia e, poco più avanti nel percorso, ho conosciuto e mi sono innamorata della Psicologia del Lavoro e di tutto ciò che ruota intorno al settore delle Risorse Umane. Oggi sono una Psicologa del Lavoro e delle Organizzazioni (iscrizione all’Albo n° 18846 - Ordine degli Psicologi del Lazio), laureata a Firenze con ordinamento quinquennale. Ho un master in Gestione, Sviluppo e Amministrazione del Personale. Attualmente lavoro presso la Baby & Job s.r.l., società che opera nell'ambito dei servizi dedicati all'infanzia. Mi occupo di selezione, sviluppo, progettazione e supporto alla Direzione. Coordino anche il centro di ricerca e formazione interno, Infanzia & Dintorni. In passato, ho acquisito una discreta esperienza nel campo dell’accoglienza e del supporto al disagio sociale grazie al mio lavoro di educatrice di sostegno ai bambini disabili nelle scuole d’infanzia e operatrice in casa famiglia; ma anche di ricerca e sviluppo nel campo degli strumenti di assessment psicologico. La mia frase preferita: “Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde” (Alessandro Baricco)

5 Responses

  1. Ottimo articolo, sto prendendo alcune idee importanti da sviluppare nella mia pagina di home page. L’argomento calza moltissimo con la nostra professione – team di traduttori e redattori di testi in formati multimediali.

  2. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Elisabetta Bertinotti traduttore professionale:
    Grazie Elisabetta, felice che abbia trovato spunti interessanti.
    In bocca al lupo e buon lavoro!

  3. Gabriella ha detto:

    In questo ultimo periodo mi trovo a svolgere dei Project Work con un gruppo in cui non mi trovo per niente bene. Quando provo a collaborare apportando il mio contributo non mi sento ascoltata, faccio fatica a seguire le fasi del lavoro, credo sia dovuto al fatto che in realtà non ci sono vere e proprie fasi infatti è sempre tutto allo sbaraglio e, non a caso, il gruppo non raggiunge alcun risultato. Ho imputato la causa al mix delle personalità dei componenti e alla mancanza di ascolto attivo: le personalità più forti non lasciano spazio agli altri componenti, si pongono con presunzione e vivono il contributo degli altri come una controbattuta generando conflitto e penalizzando la collaborazione di tutti. Quest’ atmosfera rende la mia esperienza frustrante e sento l’esigenza di cambiare questa situazione. Mi rivolgo a lei, dott.ssa Caminiti, chiedendole consigli su cosa posso fare per sbloccare questa dinamica davvero sconfortante. Grazie.

  4. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Gabriella:
    Salve Gabriella,
    la frase “è sempre tutto allo sbaraglio” è indicativa e identifica un nodo fondamentale del problema. ” Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuol approdare” (Seneca)…pertanto qualunque contributo ognuno di voi possa apportare al gruppo non può essere riconosciuto come utile al raggiungimento degli obiettivi, in quanto non sono chiari gli obiettivi!

    Allora forse il vero contributo che può sbloccare la dinamica è innanzitutto quello di focalizzare questi obiettivi (ricordi l’acronimo SMART per definire le caratteristiche di ogni obiettivo: Specifico, cioè che non lascia spazio ad ambiguità; Misurabile senza equivoci e verificabile in fase di controllo; raggiungibile – dall’inglese Achievable -, poiché un obiettivo non raggiungibile demotiva all’azione; Rilevante per il gruppo; definito nel Tempo). Non so se è nella posizione di essere lei stessa a promuovere questo tipo di cambiamento, ma può magari sollevare il problema e suggerire il percorso.

    Poi in gioco ci sono molte altre cose….dalla consapevolezza delle competenze che ognuno può mettere in campo, alla definizione di ruoli chiari che non creino confusione circa le responsabilità, alla presenza di un leader (e lo stile di leadership che adotta), alla definizione degli standard qualitativi….

    Da parte sua, può certamente provare a interrompere questo circolo di frustrazione sperimentando nuove vie per relazionarsi con i suoi colleghi. E’ importante, ad esempio, nelle situazioni conflittuali concentrarsi esclusivamente sui comportamenti e non sulle persone. E’ importante esprimere sempre le proprie idee, ma anche i propri sentimenti e bisogni. E’ importante creare coinvolgimento attraverso la condivisione (di modalità di lavoro, strategie e strumenti utilizzati, difficoltà incontrate…). E’ importante non avere remore nel chiedere aiuto, ma anche offrire supporto. E’ importante non incoraggiare le critiche e le lamentele continue, concentrandosi sempre più sui risultati raggiunti e sulle possibili soluzioni ai problemi.

    Ed è anche importante capire che gli esseri umani sono estremamente complessi! Possiamo sempre individuare gli aspetti positivi del carattere di ciascuno per cercare di creare un feeling che si basa su quelle caratteristiche maggiormente complementari con le nostre. Possiamo avvicinarci empaticamente ai nostri interlocutori per provare a capire cosa li spinge a reagire in un certo modo o ad adottare un certo comportamento, anche quando non lo condividiamo. Sarà poi più facile spiegare per quale motivo non possiamo accettarlo se dimostriamo di averne compreso le ragioni e, soprattutto, i sentimenti e le emozioni che lo determinano.

  1. 6 febbraio 2014

    […] Secondo la Psicologia Sociale una situazione di lavoro collettivo porterebbe ad una diminuzione dell’ansia e quindi ad una miglior performance. Ci sono occasioni in cui è davvero così, come afferma questo articolo scritto dalla dottoressa Laura Caminiti, specialista in selezione e formazione delle Risorse Umane: http://www.psicologiaok.com/517/lavorare-in-gruppo-lunione-che-fa-la-forza/ […]

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