Crescere in coppia: 10 regole di buonsenso per la coppia emotivamente intelligente

Comunicare col partner a volte può risultare particolarmente difficile. Cimentarsi con un rapporto stabile e duraturo, puntare alla crescita della coppia, progettare un futuro a due, sfuggire alla trappola della routine, mantenere viva la fiamma della passione non è un gioco da ragazzi ma nemmeno totalmente fuori dalla nostra portata. Conoscere il modo in cui funzioniamo come individui singoli e le dinamiche di coppia, acquisire le abilità necessarie a gestire i conflitti, imparare a comunicare meglio a parole e attraverso i gesti e condire il tutto con un po’ di sano buonsenso può fare la differenza fra un rapporto che funziona e uno destinato a naufragare. Cerchiamo di capire come.

Abbiamo già visto altrove cosa si intende per intelligenza emotiva e come incrementare questa abilità possa avere ripercussioni positive nella vita quotidiana.

Tra gli altri benefici, abbiamo visto come un’intelligenza emotiva ben sviluppata faciliti la comunicazione con l’altro, aiuti a mettersi nei suoi panni e a comprendere ciò che prova e abbia un ruolo fondamentale nel farci riconoscere i nostri sentimenti e nella loro regolazione. Appare chiaro come tutto ciò sia funzionale alla gestione dei rapporti in generale e in quello di coppia in particolare.

Certamente non si può affermare che essere emotivamente intelligenti sia sufficiente per la buona riuscita di una relazione amorosa. Ci sono altri presupposti fondamentali e imprescindibili senza i quali avere una spiccata intelligenza emotiva non può essere di alcun aiuto per far funzionare una coppia. Tuttavia non di rado succede alle coppie di trovarsi in difficoltà non perché manchino l’amore e l’attrazione reciproca o perché non ci sia un progetto comune o manchino valori da condividere, ma perché a volte capita di non dare il giusto spazio alla conoscenza profonda dell’altro. Capita di dare per scontato che l’altro ragioni come noi, provi quello che proviamo noi nello stesso modo in cui lo proviamo noi, abbia i nostri stessi bisogni. Capita anche che la routine o i problemi quotidiani (dal lavoro alle bollette da pagare, dalla gestione dei figli alle pulizie domestiche, dal rapporto con le famiglie d’origine alle grane di condominio) influiscano sulla nostra disponibilità a “sintonizzarci” sull’altro e quindi ad ascoltarlo ma anche a comunicare apertamente finendo per chiuderci nel nostro guscio, salvo poi accusare il partner di non essere in grado di capirci.

I suggerimenti che seguono sono semplici “regole di buon senso”, per dirla con le parole di Angelo Battista, sociologo del lavoro, docente di “empowerment organizzativo” e autore del libro “Vocabolario dell’intelligenza emotiva ed altro…” da cui è tratto il decalogo. Regole che possono aiutarci a inquadrare noi stessi e il nostro partner nella relazione che stiamo vivendo. Ciò che stiamo dando e ciò che stiamo ricevendo. I nostri punti di forza e gli spazi di miglioramento.

Leggi il decalogo


Il decalogo di Angelo Battista

1. Fare spazio all’amore: trovare sempre nell’arco della giornata il tempo e il modo per dire al proprio partner “ti amo”. Qualsiasi modo va bene: può bastare un fiore, una carezza, un pensiero gentile, una telefonata, un sms, una sorpresa o piccole attenzioni per far capire alla persona che si ama quanto è importante.

2. Essere coerenti: l’amore va dimostrato e non solo dichiarato a parole. Comportarsi in maniera coerente è una strategia “salva rapporto” infallibile, se si vogliono evitare vistose contraddizioni tra quello che viene detto e ciò che viene comunicato con i fatti e le azioni quotidiane.

3. Comunicare in maniera aperta e leale: in situazioni di divergenza di opinioni o di contrasto è importante confrontarsi serenamente e ascoltare con calma anche le ragioni e i punti di vista dell’altro (empatia). Senza alcun pregiudizio e soprattutto con la piena consapevolezza che l’eventuale vittoria dell’uno sull’altro equivale in realtà alla sconfitta di entrambi. Inoltre, tener presente che i conflitti affrontati con buon senso e con l’approccio giusto possono rappresentare un momento di riflessione, di confronto, di crescita e di evoluzione della coppia. Ma, se mal gestiti o repressi, possono trasformarsi in una trappola mortale per il rapporto, che verrebbe sabotato da violenti scontri, diretti solo ad annientare psicologicamente l’altro.

4. Riconoscere i propri errori: non è da tutti riuscire a farlo perché riconoscere di aver sbagliato richiede umiltà, maturità, coraggio e soprattutto intelligenza sociale ed emotiva. Un comportamento socialmente adeguato ed emotivamente intelligente prevede una strategia infallibile in tre punti:

  •  riconoscere i propri errori senza mezzi termini;
  • scusarsi sinceramente per l’accaduto;
  • impegnarsi a non ripetere l’errore commesso, e rimediare con ogni modo o mezzo possibile.

Le coppie che fanno proprio questo fondamentale principio di comunicazione interpersonale, hanno vita lunga e danno smalto al rapporto, insieme alla certezza di una maggiore intimità.

5. Imparare a perdonare: l’amore è anche capacità di perdonare e chi non sa perdonare non può dire di saper amare! Ci sono situazioni in cui il perdono, di per sé difficile da concedere, rappresenta l’unica via d’uscita, a volte da pagare a caro prezzo, ma è un investimento pur sempre conveniente se si tratta di vero amore. L’alternativa è quella di non cedere per orgoglio con il rischio di ritrovarsi soli con se stessi a “leccarsi” le proprie ferite narcisistiche.

6. Rinunciare alla perfezione: convincersi che nessuno è perfetto serve ad evitare inutili tensioni, ansia da prestazione e stress nella coppia. Se non si accettano i limiti del partner (insieme ai propri), o non si tollerano i suoi difetti o le sue imperfezioni, probabilmente non lo si ama abbastanza, o forse (peggio ancora) si ha una visione infantile e anacronistica dell’amore.

7. Far prevalere il “senso del noi”: la coppia è composta da due persone con bisogni, motivazioni, obiettivi, aspettative e desideri diversi, ma fino a quando in essa prevalgono interessi personali o forme di egoismo, non si va molto lontano sul cammino della crescita emotiva, dell’amore e della felicità. Questo traguardo invece è possibile se i partner sono entrambi capaci di creare da subito il “senso del noi”, che è un sentimento profondo, basato sulla condivisione di tutto ciò che crea e rinforza nel tempo un legame affettivo. Ma come si costruisce il senso del noi? Innanzitutto con quella complicità, tipica delle coppie molto unite, fatta di piccole cose, di rituali piacevoli e di momenti di intimità emotivamente coinvolgenti, che scandiscono e rafforzano il rapporto di coppia. Fare progetti insieme e impegnarsi a realizzarli, viaggiare, condividere i piaceri della buona tavola, passeggiare tenendosi per mano, giocare, far l’amore, incontrare amici. “Senso del noi” significa anche affrontare uniti le situazioni dolorose, le inevitabili difficoltà della vita e le decisioni riguardanti il lavoro, la carriera, la salute, l’educazione e il futuro dei figli, la casa. E a proposito di casa, un bell’esempio del “senso del noi” potrebbe essere quello di due innamorati che pian piano e passo dopo passo realizzano un loro sogno: quello di abitare insieme nella “casa del mare e dei fiori”. Ovviamente non si può dimenticare l’importanza di avere un linguaggio comune che faccia da sfondo al rapporto di coppia, caratterizzandone in modo esclusivo le fasi evolutive. Il “senso del noi” è in sintesi un potente collante e allo stesso tempo un efficace antidoto allo stress relazionale. Che comporta un “affidarsi reciproco” in una dimensione affettiva, psicologica ed emotiva che unisce e gratifica; nella quale ognuno si sente protetto da un rassicurante “noi”, capace di rinsaldare il rapporto e rafforzare progressivamente la fiducia reciproca.

8. Alimentare la passione: significa desiderare l’altro e sentirsi fisicamente ed emotivamente attratti, ma allo stesso tempo rendersi a propria volta desiderabili e attraenti agli occhi del proprio partner senza tuttavia snaturarsi. Insieme all’intimità e all’impegno, la passione è un elemento fondamentale nel rapporto di coppia, non facile da gestire. E la difficoltà consiste nel fatto che la passione viene generalmente associata alla bellezza e all’attrazione fisica e meno ad elementi più intangibili come il “fascino”, che è invece una qualità distintiva che una bella persona può avere indipendentemente dalla sua età anagrafica. La chiave per alimentare la “fiamma” della passione risiede nella capacità della coppia di evolvere e di rinnovarsi, per riuscire ad essere sempre all’altezza delle aspettative del partner.

9. Creare intimità nella coppia: la stabilità di una coppia è direttamente proporzionale al suo grado di intimità. Che è uno straordinario collante ancora più forte della passione, ma che per funzionare ha bisogno di essere continuamente alimentato attraverso una fiducia reciproca totale, profonda e incondizionata. Solo su queste basi è possibile rivelarsi completamente all’altro, svelare i propri segreti, mettere a nudo le proprie debolezze o paure senza il timore di apparire fragili, vulnerabili o di essere giudicati negativamente per le proprie “zone erronee”. Una profonda intimità richiede tuttavia coraggio ed onestà per affermare la propria vera identità, con la consapevolezza che essa non è mai un punto di partenza, ma di arrivo, un traguardo che si conquista giorno dopo giorno e a piccoli passi.

10. Impegnarsi verso l’altro: è uno degli aspetti più critici del rapporto di coppia. Infatti, l’impegno implica da un lato l’assunzione di responsabilità nei confronti del partner, dall’altro il desiderio di non deludere, mantenendo in qualsiasi situazione un comportamento corretto, responsabile e adeguato. Che garantisca condizioni di equilibrio emotivo, di scambio e stabilità. L’impegno deve comprendere tutte le dimensioni del rapporto: relazionale, psicologica, affettiva e professionale, che sono tra loro interdipendenti. Dal punto di vista relazionale, impegno vuol dire innanzitutto fedeltà, lealtà, sincerità e rispetto per l’altro coniugato a 360°. Nella dimensione psicologica l’impegno assume il significato di fiducia e di sostegno fornito al partner per affiancarlo nel suo percorso di crescita personale, ed essere presenti nei momenti di bisogno. In ambito affettivo l’impegno vuol dire amore, declinato in tutte le sue molteplici espressioni, compresa quella sessuale. Dove si esprime con la capacità di comprendere e soddisfare (nei limiti del possibile) esigenze e desideri del partner. Infine, dal punto di vista professionale, l’impegno verso il partner che lavora si dimostra concretamente con la disponibilità ad ascoltarlo e a condividere i suoi successi, i problemi, le delusioni e le eventuali sconfitte. Ma si dimostra anche nel cercare insieme occasioni e opportunità che lo aiutino ad affermarsi, magari attraverso una più efficace strategia di valorizzazione delle sue risorse e qualità personali, che gli consenta di sentirsi auto­realizzato.

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Dott.ssa Laura Caminiti

HR Consultant, specialista in selezione e formazione delle Risorse Umane Socia fondatrice, amministratrice e responsabile di PsicologiaOK EMAIL: caminiti.laura@gmail.com Sono una persona socievole e dinamica, aperta alle novità e al cambiamento. Da bambina ho sognato di fare il prestigiatore, il meccanico, lo scienziato, l’artista, il veterinario...poi a un certo punto mi sono accorta che mi piaceva osservare le persone. Volevo conoscere le loro storie, comprendere i motivi per cui si comportavano in un certo modo, scovare cosa le accomuna e cosa le rende così diverse, sapere dove si trovano le risorse per reagire ai momenti difficili che la vita a volte ci impone. Così ho scelto la Psicologia e, poco più avanti nel percorso, ho conosciuto e mi sono innamorata della Psicologia del Lavoro e di tutto ciò che ruota intorno al settore delle Risorse Umane. Oggi sono una Psicologa del Lavoro e delle Organizzazioni (iscrizione all’Albo n° 18846 - Ordine degli Psicologi del Lazio), laureata a Firenze con ordinamento quinquennale. Ho un master in Gestione, Sviluppo e Amministrazione del Personale. Attualmente lavoro presso la Baby & Job s.r.l., società che opera nell'ambito dei servizi dedicati all'infanzia. Mi occupo di selezione, sviluppo, progettazione e supporto alla Direzione. Coordino anche il centro di ricerca e formazione interno, Infanzia & Dintorni. In passato, ho acquisito una discreta esperienza nel campo dell’accoglienza e del supporto al disagio sociale grazie al mio lavoro di educatrice di sostegno ai bambini disabili nelle scuole d’infanzia e operatrice in casa famiglia; ma anche di ricerca e sviluppo nel campo degli strumenti di assessment psicologico. La mia frase preferita: “Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde” (Alessandro Baricco)

10 Responses

  1. stefania ha detto:

    molto interessante questo sito…e concordo pienamente sull’articolo..interessante e utile per riflettere

  2. francesca romana ha detto:

    E’ stato molto interessante leggere tutto l’articolo.
    Concordo pienamente, si dovrebbe avere la pazienza e la volontà di metterli in pratica..

  3. Marcello ha detto:

    Leggendo questo inserto della D.ssa Caminiti e il decalogo dello psicologo Angelo Battista al quale la D.ssa Caminiti fa riferimento mi vien voglia di ringraziarli per il modo, semplice e facilmente comprensibile cui ricorrono, di trattare l’argomento della crescita del rapporto coniugale. Una cosa è leggere, un’altra è concretizzare le loro indicazioni. Per metterle in pratica e ottenere i risultati che si vogliono, che si devono ottenere, bisogna essere “sempre” in due, mai da soli perchè il rischio che si corre nell’essere soli in questi casi è quello di andare incontro a sofferenze spesso atroci, stancanti e umilianti. Se uno dei due parteners non ha la stessa disponibilità dell’altro, si può diventare vittime di mobbing , verso l’uno o verso l’altra, venendosi a trovare in una posizione di sottomissione morale o di reazione anche inconsulta ed è per questo che, al momento in cui il rischio del quale parlo diventa presente e concreto, molti abbandonano, forse vigliaccamente e non per debolezza ma per eccessivo amore non ricambiato o non compreso.

  4. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Marcello:
    Marcello, innanzitutto grazie per il commento che stimola importanti riflessioni. Ha ragione, la coppia è formata da due individui e presupposto fondamentale affinché si possano mettere in pratica le “regole” citate nell’articolo è una visione condivisa dell’essere “noi”. In effetti il messaggio di questo post è diretto a quelle coppie che si amano e desiderano far funzionare la relazione con il partner solo che, a volte, fanno fatica a tenere presenti i bisogni della coppia rispetto a quelli individuali o legati alle circostanze.

    Nessuno ha il potere di far funzionare una relazione da solo. Per quanti sforzi possa fare, è una battaglia persa in partenza. L’amore, il rispetto, il supporto, la capacità di comprendere, accogliere e comunicare con l’altro, per quanto profondi, non sono in grado di sostenere la coppia se non appartengono al vissuto entrambi. Può succedere che ci siano momenti della vita in cui uno dei due fa più fatica nella dinamica di coppia, momenti in cui si ritira e appare meno disponibile. Può succedere che senta di non avere energie sufficienti per far fronte alle sfide che un particolare periodo impone e non ce la fa a rimanere sintonizzato anche sui bisogni del partner. Questo potrebbe a tratti farci sentire feriti o non compresi ma è inevitabile e possiamo esser sicuri che capiterà anche a noi di far sentire l’altro così, anche senza averne l’intenzione o la consapevolezza.

    E’ quindi importante saper riconoscere e discriminare tali momenti, che vanno affrontati con un dialogo aperto e, se necessario, l’aiuto di un esperto; da un rapporto squilibrato che porta sofferenza e da cui bisogna mettersi al riparo. Mettersi in posizione di ascolto rispetto ai propri reali bisogni, sentirsi meritevoli di amore, stima, rispetto, di solito aiuta a capire se siamo invischiati in una relazione del secondo tipo. Se cambiare l’altro è un’impresa fuori dalla nostra portata, proteggere se stessi da una situazione che genera solo sofferenza psichica è possibile. Ed è ciò che ognuno di noi merita.

  5. ssss ha detto:

    @ Dott.ssa Laura Caminiti:
    e se il senso del noi non c’è?se alle volte ma troppo poche viene percepito il nido e il senso del noi pur amandosi, ma forse anzi sicuro per insicurezze di uno e vita diversa dell’altro (che, estroverso, a suo modo ha aiutato a far vivere l’altro, insicuro e pesante, e ad aprirgli un modo difficile da accettare ma finalmente fuori dalla sua corazza) non si è riuscito a installare?si può installare in futuro?le paure hanno portato a farci nemici aumentando la paura delle proprie diversità,cose che se si vuole integrarle invece risultano un ottimo incastro..come bloccare questo meccanismo di paura di non poter essere complici se ci sono stati momenti,seppur brevi,nei quali questo c’era e quindi ci può essere?

  6. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ ssss:
    Comprendo bene come l’aver sperimentato la possibilità di una relazione positiva e soddisfacente generi l’aspettativa che, cambiando alcune condizioni, “l’incastro”, come lo ha definito, si possa ricreare. A volte succede e a volte no. Gli esseri umani sono individui in divenire. Il cambiamento che attraversa le nostre vite, a livello comportamentale, cognitivo, emotivo è costante. Il più delle volte le relazioni falliscono perché non si vuole accettare che qualche cambiamento è intervenuto a modificare l’equilibrio precedente. La “crisi” è un momento di rottura dell’equilibrio che può portare alla rottura definitiva della relazione oppure alla costruzione di un nuovo equilibrio. Perché la relazione evolva in un nuovo equilibrio, tuttavia, è necessario innanzitutto accettare che ciò che era prima della crisi non tornerà esattamente come prima ma dovrà evolversi in qualcosa di diverso. Ogni coppia deve cercare la sua strada perché non esiste una ricetta valida per tutti. Ci sono tuttavia alcuni requisiti fondamentali:
    – alla base della relazione ci devono essere sentimenti solidi l’uno per l’altra
    – entrambi devono avere il desiderio di costruire il nuovo equilibrio e la motivazione ad impegnarsi in questo progetto di vita
    – ci dev’essere condivisione di valori e di aspettative per il futuro
    – si deve essere pronti a “lasciar andare” ciò che è stato, perdonare sé stessi e l’altro e concentrarsi sul presente.
    L’aiuto di un esperto può aiutare la coppia a esplicitare paure, desideri, aspettative, credenze e a comunicare meglio e più efficacemente. Non è escluso, comunque, che si possa scoprire che persistere nella relazione non è ciò che davvero si desidera e che la paura di voltare pagina definitivamente stava influenzando la decisione di incaponirsi su una relazione che ormai aveva esaurito il suo potenziale vitale. Accettare di perdere qualcuno che ci fa soffrire è un altro modo per prendersi cura di sé. Il partner deve portare valore nella propria vita, non colmare vuoti.

  7. ssss ha detto:

    @ Dott.ssa Laura Caminiti: più valore di lui che mi fa vedere tutte le prospettive è difficile trovare, grazie comunque della risposta

  8. Fabio ha detto:

    Salve Dott.ssa intanto complimenti, La disturbo per farLe un quesito…..Siamo una coppia nata 4 anni fa e già dopo 1 anno è nata una bimba.
    Dopo la prima fase di innamoramento fantastico sono nati ed usciti i lati negativi di entrambi…..piano piano Muti muti le cose sono andate a precipitare…..un rapporto che è diventato fiacco, spento, incatenato….
    Ultima goccia le bugie e scoprire che negli ultimi giorni chattava con un suo amico che in modo velato ci provava.
    Ancora lei non vuole ammettere che lui ci provava e tantomeno che ha detto una bugia( nascondendomi la chat).
    secondo lei c’è strada, futuro?
    cosa dovremmo fare?
    Ripeto che , secondo me in Lei l’amore è andato via, rimane solo per la piccola e per i suoi genitori….

  9. Dott.ssa Laura Caminiti ha detto:

    @ Fabio:
    Buongiorno Fabio,
    nella prima fase di una relazione è normale idealizzare il partner e concentrarsi sui suoi lati positivi e su come ci faccia sentire bene. C’è coinvolgimento emotivo, passione, attrazione e anche se si scoprono piccoli segnali di incompatibilità caratteriale la tendenza è quella di ignorarli. Poi le cose si stabilizzano e si comincia a progettare il futuro, a vivere la quotidianità, ci si sente più rilassati e maggiormente liberi di essere sé stessi. Niente più “farfalle nello stomaco” in favore di una maggiore complicità e intimità. Allo stesso tempo però si diventa consapevoli delle imperfezioni dell’altro. Cose che prima suscitavano quasi tenerezza diventano fastidiose. I tentativi di cambiarsi vicendevolmente sono innumerevoli e fanno parte del vissuto di chiunque abbia instaurato una relazione stabile. I figli, poi, sono nell’immaginario comune la benedizione che cementifica il legame di coppia. Quasi ci si sente in colpa se viviamo come una difficoltà il loro arrivo. E invece è normale tutto: è normale vivere un sentimento di delusione nei confronti del partner, è normale a volte aver voglia di scappare, è normale che capiti di ferire o sentirsi feriti, è normale attraversare periodi in cui non si ha voglia di intimità, è normale sentirsi a volte distanti, è normale vivere a tratti il legame o le difficoltà legate alla gestione dei figli con un senso di sconforto o ansia o tristezza. Le emozioni negative fanno parte del vissuto di ognuno e pensare che non debbano entrare a inquinare il rapporto di coppia è un’aspettativa irrealistica. Il problema è che spesso parlare di come ci si sente in questi momenti è vissuto come un tabù.

    Se il suo rapporto ha un futuro al di là dell’unione indissolubile data dalla presenza della bambina, potrà scoprirlo solo sviscerando i suoi sentimenti, giocando a carte scoperte, evitando di alimentare sentimenti legati al sospetto e a credenze personali. La nostra mente lavora cercando conferme a queste credenze. Se lei si è convinto che la sua compagna non prova più nulla nei suoi confronti, facilmente cercherà nel suo comportamento conferme di questo ignorando i segnali che invece le indicherebbero il contrario. L’aiuto di uno psicologo/psicoterapeuta in questi casi può rivelarsi un valido strumento di chiarificazione delle dinamiche di coppia, un aiuto a comunicare senza trascendere, a guardare al vostro legame da diverse prospettive. Uno sguardo esterno, obiettivo e competente, che porti nella vostra relazione gli strumenti giusti per gestirla al meglio. Una relazione che sembra al capolinea può trovare nuovo slancio se si interrompe il circolo vizioso che alimenta la negatività.
    Per esempio ha mai riflettuto sul fatto che la sua compagna non consideri una vera e propria bugia l’aver tenuto per sé gli scambi in chat? Che il suo sistema di valori sia diverso e preveda il diritto a mantenere una parte di sé riservata? Che non abbia percepito le parole del suo amico come un tentativo di flirtare? Ha mai pensato che quello che LEI vede come un modo di “provarci” non lo sia affatto ma sia solo un modo di dialogare confidenzialmente fra persone che si conoscono da tempo? Oppure che la sua donna possa vivere come una lusinga i tentativi di approccio del suo amico, che la facciano sentire desiderata, che questa cosa le manca nella coppia o da quando è madre (magari il suo corpo è cambiato…) e le faccia piacere ma che mai penserebbe di tradirla? Che forse aveva paura di dirle apertamente che flirtare innocentemente con il suo amico la faceva stare bene? Le consentiva di sentirsi nuovamente Donna?

    Chiaramente io ho fatto delle ipotesi a caso sulla base delle poche informazioni che mi ha dato e senza conoscervi. Il punto è che non esiste una realtà oggettiva che spieghi il comportamento umano. Esistono solo le nostre percezioni, le spiegazioni che ci diamo degli eventi e che dipendono moltissimo dal nostro sistema valoriale, dalle nostre credenze, dalle esperienze precedenti… Il fatto che abbiate un po’ “bruciato le tappe” nella vostra relazione forse vi ha impedito di portare a termine quel naturale processo di conoscenza reciproca su cui normalmente si costruisce tutto il resto. La bambina è arrivata a farvi sentire una coppia definitiva quando ancora quel processo era in corso. Facilmente la catena di eventi che ne è succeduta vi ha portati a concentrarvi su tutto ciò che vuol dire avere un bambino, trascurando forse un po’ tutto quello che significa essere prima di tutto coppia.

    La buona notizia è che non è troppo tardi per scoprire chi siete e cose volete dalla vita. Ma soprattutto, se le vostre aspettative sul futuro coincidono e prevedono la presenza l’uno dell’altro al proprio fianco.

  1. 21 aprile 2014

    […] grossa differenza tra coppie che funzionano e quelle che non funzionano non è infatti determinata dalla presenza o dall’assenza di […]

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